“Siamo molto diversi, ma qualcosa ci lega.” (Justin Bieber ad Auschwitz!)

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E rieccoci con una fic ambientata nella Germania nazista, questa volta dalla sezione Justin Bieber.

Questa bruttura è già stata recensita da GattaNera61 (ora WooBoiNyoom) e Dio_Over_Heaven nella loro raccolta su Wattpad (Nel territorio nemico: Storie orribili in avvicinamento), ma ci tengo a recensirla pure io, fondamentalmente perché è ancora su EFP.

https://efpfanfic.net/viewstoryv.php?sid=1627142

Per questa recensione, come in “Love me if you dare”, “Il ragazzo ebreo e il soldato nazista – La storia d’amore sbagliata” e “The story of a Jew”, Intissar, l’amica di penna di fanwriter91, ci ha aiutato con delle osservazioni di natura storica (oltre ad alcune battute).

I problemi cominciano già dall’introduzione.

“La storia è ambientata nell’epoca fascista.
Mi raccomando leggetela e fatemi sapere su twitter sono : PrayxAvalanna”

È contro le regole di EFP scrivere un’introduzione che non faccia capire nulla o quasi della storia e chieda solo di leggere e commentare, ma stavolta si va pure oltre: ci viene addirittura dato il contatto Twitter dell’autrice!

Quell’account non esiste più, state tranquilli.

Intissar:- Inoltre, se siamo in Germania, che c’entra il fascismo? Quella era la dittatura italiana.-

Sì, è vero, bisogna usare i termini esatti, ma abbiamo appena cominciato: c’è di peggio.

Iniziamo con il punto di vista della protagonista, Bella. Ovvero, c’è scritto “BELLA” e questo dovrebbe bastare a farci capire: l’autrice non ha manco scritto “POV”. È talmente poco chiaro che l’unico commento negativo, sui tre totali, si lamenta proprio di ciò. D’altra parte, il testo è un blocco unico quasi illeggibile in tutti e tre i cortissimi capitoli, quindi mi pare evidente che questa roba non sia stata scritta con tanto impegno.

Veniamo ora alla protagonista, la quale è ovviamente ebrea: Bella non è un nome ebraico, è di origine latina, o franco-spagnola, se inteso come abbreviazione di Isabella. Perfetto.

Aspetta, l’autrice non avrà per caso scelto questo nome perché fan di Twilight? No, pietà, speriamo di no.

In ogni caso, la fic si apre con un monologo di Bella che ci dovrebbe far comprendere il livello di dolore e di inimmaginabile terrore nel quale vivevano gli ebrei e gli altri deportati nei campi di sterminio. Peccato che questo sia un compito oggettivamente assai difficile: solo scrittori e scrittrici molto dotati che abbiano letto le testimonianze di coloro che sopravvissero potrebbero riuscire a trasmetterci lo stesso senso di orrore. Quindi, non ne faccio una colpa dell’autrice se non ne è stata capace. Quello che mi irrita è che lei non abbia avuto l’umiltà di riconoscere i propri limiti e abbia voluto comunque buttarsi su un tema così estremamente delicato e tragico. E tutto solo per scrivere una fanfiction su Justin Bieber!

Se questo fosse stato un brano con personaggi inventati, scritto da una ragazza che voleva ricordare le vittime della Shoah e della follia nazifascista, io l’avrei giudicato con molta meno severità. Avrei dato più importanza al messaggio che alla forma, e non l’avrei stroncato affatto.

Invece è solo la solita fanfiction dove c’è un personaggio femminile che è il self-insert dell’autrice e che si innamora del figo di turno, in questo caso Justin Bieber.

Per darvi un’idea, frasi come questa:

“Perchè? Perchè devo soffrire cosi tanto qui dentro? Cosa abbiamo fatto di male? Siamo umani, come tutti.“

si alternano a considerazioni da studente liceale sfigata come la seguente:

“A volte cerco di parlare con gli altri, per fare amicizia..perchè mi sento davvero sola. Ogni volta che mi avvicino non parlano,restano zitti a fissarmi. Sono cosi brutta? Cosi diversa da loro?”

È vero che nei lager i detenuti non nutrivano spesso legami di fratellanza, anzi. La fame, la fatica, il freddo e il terrore di essere uccisi per un capriccio li rendeva degli animali, disposti a tutto pur di sopravvivere, pronti a rubare un pezzo di pane, un cucchiaio o un paio di scarpe al proprio compagno morente. Pronti a sperare che un qualche dottore nazista come Mengele mandasse alle camere a gas quello prima di loro nella fila al posto proprio.

Quando sentite qualcuno affermare che il nazifascismo ha fatto delle cose buone, ricordate cosa sono stati i lager: nulla può redimere chi creò simili luoghi di distruzione dell’essere umano.

Tornando alla fic, il passaggio che vi ho citato sopra stona in modo atroce con la realtà dei campi di sterminio: la protagonista si sente brutta o diversa dagli altri? A parte il fatto che non dovrebbe sentirsi diversa, dato che la grande maggioranza degli altri deportati sono ebrei come lei, ma non sono pensieri che potrebbero venire a una prigioniera affamata, atterrita e disperata, come lei stessa ci ha detto di essere una riga sopra. Specialmente la considerazione sull’aspetto fisico è grottesca!

“Esco in giardino e vedo una roccia più avanti.”

Adesso, devo essere onesto con voi: in questa fic non c’è scritto da nessuna parte che siamo ad Auschwitz. In effetti, non viene mai detto dove ci troviamo. Sono stato io a supporre quell’ambientazione, poiché è il lager più tristemente famoso, e il suo nome viene insegnato fin dalle scuole elementari, come è giusto che sia.

Ad Auschwitz non c’era né c’è alcun giardino. E credo che lo stesso valesse per tutti gli altri campi di concentramento, lavoro e sterminio: ma dai, i deportati erano lì per lavorare e morire, non è che le SS avevano costruito un’area con delle belle piante e dell’erba verde ben curata per farli rilassare!

Intissar:- Precisazione: delle coltivazioni potevano esserci, ma non erano i «giardini sensoriali» di oggi. Himmler le fece mettere solo perché credeva nelle cure alternative ed era interessato alla natura, poi faceva uccidere persone diverse dallo stereotipo dell’ariano, ma questo è un altro discorso.-

Dunque, Bella esce dalla sua baracca e si siede su una roccia nel mezzo del terreno fangoso: questa è una descrizione realistica.

“C’e un muro davanti a me. Si vede che è vecchio, sono sicura che un giorno di questi cederà.”

Ma certo! I nazisti costruiscono un campo di sterminio e non si preoccupano di controllare che ogni parte della recinzione sia solida e a prova di fuga!

Vuoi mettere? C’era già un vecchio muricciolo costruito da chissà chi, quindi i soldati hanno attaccato le recinzioni col filo spinato ai due lati e sono andati avanti. Poi si sono rivenduti il filo spinato in eccesso al mercato nero, che ne so.

In ogni caso, Bella ci racconta del vestito a righe nere e bianche che deve indossare e di quanto abbia freddo. Ma anche questa descrizione, che potrebbe costituire un tentativo di dare una parvenza di verosimiglianza alla storia, viene seguita da due frasi scritte molto male.

“I soldati tedeschi non hanno un cuore,non hanno pietà..non hanno niente.”

Cosa vuol dire che non hanno niente? Niente cosa?

Va bene, non è tanto grave, immagino intendesse dire che non avevano alcuna umanità.

“Vorrei sapere cos’hanno i tedeschi contro noi ebrei, non abbiamo mai dato fastidio a nessuno, e ci trattano di merda.”

Definire la ferocia delle persecuzioni naziste nei confronti degli ebrei, le deportazioni, le stragi nei ghetti, le camere a gas e i forni crematori come “trattare di merda” è aberrante.

Intissar: – C’è pure da notare una cosa: dubito che ad una ragazza concedessero un linguaggio così sboccato, specie nelle famiglie di alto rango. Questa sembra una versione femminile di Manigoldo di Cancer di Saint Seiya The Lost Canvas, con la piccola differenza che quel personaggio era contestualizzato. Non parlava in maniera volgare per fare il trasgry. –

E, come se non bastasse, neanche in un lager riusciamo a sfuggire al monologo di presentazione da parte della protagonista!

“Mi chiamo Bella, e ho 15 anni. Un’adolescente normale come tutte..con una vita infernale però.”

Ora, immaginate per un istante di non aver letto quanto ho scritto prima, ma solo questa frase: non pensereste forse che questa Bella sia la protagonista di una fic ambientata in una qualche scuola superiore? Magari con qualche problema di bullismo, certo, ma nulla di più.

Questo per me è un esempio lampante di quanto dicevo prima: l’autrice non aveva alcuna reale e approfondita conoscenza di cosa sia stata la Shoah, e dunque non sapeva di cosa parlava, se non a grandi linee. Inoltre, decisamente non possedeva il lessico adatto per esprimere tali concetti. Il risultato è grottesco e sembra una presa in giro.

Comunque, Bella ci racconta di un suo caro amico che probabilmente è stato ucciso: costui non ci viene mai descritto sul serio, dunque risulta inutile ai fini narrativi.

“E’ meglio che vada, non voglio ricevere altre botte e insulti per non essere presente al lavoro con la mia ”famiglia”.”

Cosa? Ma perché dovrebbe definire “famiglia” le altre prigioniere della sua baracca? Perché mai fare simili errori del tutto gratuiti, autrice?!

fanwriter91:- Potrebbe, eventualmente, usare quest’espressione se fosse stata in mezzo a prigionieri con un forte spirito di solidarietà, ma ci ha appena detto che nessuno le rivolgeva la parola.-

Non c’è tempo per queste domande: dobbiamo passare al punto di vista di Justin!

Come da tradizione, il protagonista maschile, interpretato da un cantante che piaceva all’autrice, è un soldato delle SS.

Intissar:- C’è una cosa da notare: in tempi di esasperato e distorto nazionalismo, come può Justin Bieber mantenere il suo nome, che tutto è meno che teutonico? Oltretutto, fosse una SS di origini straniere (che, se non ricordo male, c’erano, ma erano subordinate) sarebbe forse comprensibile, ma non credo sarà così.-

Justin è con suo padre e dei soldati delle SS (anche se nel testo c’è scritto solo “tedeschi”).

“Li [i soldati] vedo aprire il cancello ed entriamo nel giardino di quella ”fabbrica”.”

E dagli con la cretinata del giardino! Caso mai, cortile.

Inoltre, perché “fabbrica” è messo tra virgolette? A Monowitz, il campo di lavoro collegato ad Auschwitz, c’era effettivamente una fabbrica di gomma. Ci ha lavorato come chimico Primo Levi (una volta nella vita dovete leggere Se questo è un uomo) e ciò l’ha aiutato a salvarsi dal freddo dell’inverno del ’44.

I deportati venivano obbligati a lavorare come schiavi in fabbriche possedute da privati o gestite dall’agenzia governativa Todt, che in tedesco vuol dire “Morte”. Sì, i nazisti avevano un mostruoso senso dell’umorismo, come scrivere “Arbeit macht frei”, “Il lavoro rende liberi”, all’ingresso di Auschwitz.

Justin ci dice che suo padre è il capo del lager: che sia il famigerato Rudolf Höss, il gerarca SS responsabile di Auschwitz? No, ovviamente non viene mai detto il suo nome. Figuriamoci: mai che si studi qualcosa in più per scrivere una fic!

“Io a differenza sua ho un cuore, lui no. Sono buono, sono sempre stato buono e gentile con tutti. Forse perchè sono metà ebreo e metà tedesco anche io..ma questo nessuno lo sa.”

Qui devo chiamare in causa una regola spesso citata dal Cavalier Scalogno: show, don’t tell!

A quanto pare, il nostro Justin è tanto buono, buono come il pane azimo, perché è metà tedesco e metà ebreo.

E questa è una cretinata: a parte il fatto che immagino voglia dire che uno dei suoi genitori era un tedesco di religione ebraica, dato che le razze non esistono, non è affatto vero che i tedeschi non ebrei fossero tutti degli assassini nazisti!

Anzi, i comunisti, i socialisti, i liberali e tutti gli oppositori politici tedeschi furono i primi a essere perseguitati, imprigionati e assassinati dai nazisti, fin dal 1933.

Justin poi ammette che il suo nome non è tedesco né ebraico, ma certamente americano! Evviva!

Vi starete chiedendo come sia possibile che un gerarca delle SS abbia un figlio per metà ebreo: ecco la risposta.

“Sono stato adottato..da un uomo senza cuore. Lui non è il mio vero padre, ecco perchè io non sono come lui.”

Per prima cosa, ci sono figli biologici assai diversi dai propri genitori e figli adottivi molto simili, per quel che riguarda il carattere e i pensieri.

E poi, un nazista che adotta un bambino a caso?! Col rischio che possa essere non ariano?!?

Per non parlare del fatto che non so se per un militare in carriera davvero abbia senso accollarsi un figlio adottivo.

Ma dai, questa roba proprio non sta in piedi.

fanwriter91:- E ha pure un nome americano! Il suo padre adottivo non gli ha, non so, almeno cambiato nome per renderlo più adeguato?-

“Mi hanno adottato quando avevo 8 anni, e ho saputo questo fanno circa 1 anno fa. Mi ricordo ancora che sono scappato di casa. Non accettavo il fatto che non me l’abbiamo detto per diciassette anni. Forse perchè mi consideravano piccolo, e probabilmente avevano ragione.”

Belli i numeri scritti in cifre, sono sempre una gioia per gli occhi.

Insomma, Justin ha venticinque anni, e ha tentato di scappare di casa dopo aver saputo di essere stato adottato all’età di ventiquattro anni.

A parte il fatto che il profondo trauma scaturito da una simile scoperta non è esplorato affatto, ma a ventiquattro anni Justin veniva ancora considerato troppo piccolo per sapere la verità?

No, non voglio fare battute sul fatto che sia un vitellone o simili: ricordatevi il contesto storico.

Siamo nella Germania nazista e questo è il figlio adottivo di un ufficiale: nella realtà, il padre l’avrebbe spedito a fare il militare appena possibile. E poi, dopo il 1939, al fronte.

fanwriter91:- Ricordate che qui in Italia, durante la guerra, tra quelli che sono stati mandati a morire di freddo mentre indossavano delle scarpe di cartone c’erano anche dei diciottenni.-

Come dicevo prima: questi sono traumi che, nel contesto della Seconda Guerra Mondiale, sbiadiscono per forza di cose.

fanwriter91:- Vorremmo anche far notare che è stato adottato quando aveva otto anni, non otto mesi. A quell’età doveva avere un minimo grado di consapevolezza, saper distinguere gli adulti e riconoscere i famigliari, non era un pupetto in fasce.-

Justin, il padre e i soldati entrano nella fabbrica, dove a quanto pare gli ebrei dormono… Ma dai, dormivano nelle baracche, mica sul posto di lavoro!

fanwriter91:- E che è, qui li fanno dormire in fabbrica così si velocizzano i lavori?-

“Sentire i loro singhiozzi mi spezza il cuore. Mi giro e vedo i soldati picchiarli. Alcuni vengono anche sputtati in faccia.”

Justin continua a farci sapere quanto lui sia buono e detesti il comportamento dei nazisti. Alla fine non ne può più, e cosa fa?

“”Papà, perchè lo fai?.” ”Sei un mostro, ma non te ne rendi conto.” Urlo, per farmi sentire bene. ”Sta zitto!” Si avvicina a me e mi urla addosso. Riesco a sentire il suo respiro sul mio viso. ”Ma vai al diavolo.” Io me ne vado.” Non ce la faccio più a vederli soffrire.”

Urla addosso al padre adottivo e scappa via.

Wow.

Ciò di sicuro cambierà la vita ai deportati.

O magari, l’ufficiale nazista sfogherà su di loro la propria collera, per poi punire severamente anche il figlio adottivo? Chissà.

“Esco da quella fabbrica e attraverso il campo per andare a casa. Sono una persona per bene, e cosi voglio restare. Non sarò mai come loro.”

Abbiamo capito che sei buono, Justin, basta ripetercelo!

Perché, tanto per cambiare, non fai qualcosa per dimostrarlo?

fanwriter91:- E qui ci chiediamo: il figlio ha mai affrontato l’argomento col padre? Perché questo ufficiale nazista si porta dietro un figlio non ariano, difensore (a parole) degli ebrei, con un nome di un Paese nemico/neutrale (a seconda del periodo)? Sarebbe motivo di vergogna per lui. Potremmo vagamente capire se fosse figlio suo, magari questo sadico massacratore ha qualche remore col sangue del suo sangue, ma è adottato!-

Ma passiamo al punto di vista di Bella, la quale ci dice di non aver avuto problemi il giorno prima (informazione rilevante?) e di aver appena visto la scenata di Justin, senza però capire nulla perché pare non sappia il tedesco. Ha senso, visto che Bella non è un nome tedesco.

Intissar:- Bella non sa il tedesco? C’è da chiedersi come sia ancora viva, visto che i guardiani e le guardiane picchiavano i prigionieri che non obbedivano con solerzia agli ordini perché non li capivano… Mah. Oddio, picchiavano per ogni idiozia, ma questa è un’altra storia.-

“Attraverso il campo secco mi dirigo al mio posto ”segreto” se lo posso chiamare così.”

Ma non era un giardino? Pazienza, adesso almeno questo dettaglio è un po’ più realistico.

“Vedo tante impronte, ci passo sopra in modo da non far sospettare ai tedeschi altre sennò so già le conseguenze. Mi nascondo dietro la roccia e gioco con dei sassolini.”

Basta una roccia per nascondersi dalla sorveglianza delle SS: incredibile! A volte, sono proprio le idee più stupide a essere… No, è una scemenza e basta.

Inoltre, gioca coi sassolini? Sono perplesso.

fanwriter91:- Insomma, le piacciono le rocce, direi.-

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Mentre si dedica a questo peculiare gioco, si ritrova a pensare alla madre.

“Mamma, dove sei? Mi manchi tanto. Ho bisogno di te. Ho bisogno del tuo amore. Mi viene da piangere, ma non voglio. Voglio provare ad essere più forte di così, provare non fa male.”

A parte l’ultima frase, questo pezzo non è scritto male, e potrebbe anche essere l’inizio di un momento di introspezione decente. Peccato che arrivi Justin!

Bella infatti nota Justin che sta arrivando, ne riconosce l’uniforme (da SS, anche se non specificato) e pensa che sia quello che ha visto litigare prima con il comandante del lager.

Dato che lo vede parecchio arrabbiato, la protagonista cerca di nascondersi: a mio parere, avrebbe dovuto cercare di nascondersi a prescindere, ma poco importa, dato che il mezzo ebreo nazista l’ha beccata.

“”Perchè ti nascondi? ti ho già visto.” Non rispondo, deglutisco, voglio solo che se ne vada. ”Ehm, sei sorda? Fatti vedere.””

Sto cercando di immaginarmi Hans Landa pronunciare queste battute: abbastanza agghiacciante.

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Insomma, lei si mostra a lui, e lo osserva con attenzione, deliziandoci con un confronto fra i loro capi di vestiario.

“I suoi vestiti sono firmati, al contrario dei miei..sporchi e bucati.”

Le SS con i vestiti firmati: D&G, Deutsch und Grausam (“tedesco e spietato”).

“”Come ti chiami?” Sorride. Non rispondo, ho lo sguardo in basso. ”Non ce l’hai un nome?” Continua. ”Per loro no.” Rispondo alzando lo sguardo verso di lui. ”Io sono Justin.” Mi sorride di nuovo. ”Bella.” Mi alzo e gli porgo la mano. ”Bel nome.” Lo guardo negli occhi, sorridendo. ”Grazie, anche il tuo.” Risponde gentilmente. ”Quanti anni hai?” mi chiede curioso, aspettando la mia risposta. ”Quindici, tu?” ”Diciotto.””

Ma cosa…?

Non aveva paura di lui?

E soprattutto, in che lingua stanno parlando? Sarà in inglese o francese: Bella non conosce il tedesco.

fanwriter91:- Un attimo… ricopiamo la parte sopra…

“Mi hanno adottato quando avevo 8 anni, e ho saputo questo fanno circa 1 anno fa. Mi ricordo ancora che sono scappato di casa. Non accettavo il fatto che non me l’abbiamo detto per diciassette anni. Forse perchè mi consideravano piccolo, e probabilmente avevano ragione.”

Non aveva sui venticinque anni?
Immagino che l’autrice abbia sbagliato a scrivere e intendesse che Justin avesse diciassette anni al momento della sconvolgente rivelazione.-

“”Com’è stare qui?” Si riferisce alla fabbrica, sicuramente. ”E’ la morte più brutta che ci sia. Vedo morire persone innocenti ogni giorno, come vuoi che sia?” Rispondo fredda. ”Ah, mi dispiace.””

Non riesco a crederci… Le chiede davvero com’è stare in un lager…

Justin, du bist so dumm.

Il lato positivo è che la risposta di lei è sensata, il lato negativo è che è seguita da un “mi dispiace” di lui.

Justin, du bist unglaublich dumm.

Poi, lei pensa di non dovergli dare troppa confidenza, ma per qualche ragione chiede a Justin della sua collana, che è legata alla madre e blabla. Dopo chiacchiere inutili, Bella se ne va.

E passiamo al POV di Justin!

“Questa ragazza è veramente magra. Voglio aiutarla. Le porterò da mangiare quasi ogni giorno, deve ingrassare un po’.”

Vorrei dire qualcosa circa il fatto che Justin decida di aiutare concretamente solo una ragazza, però passiamo pure oltre. Il resto del secondo capitolo è un breve monologo interiore di Bieber che pensa a quanto il suo padre adottivo sia cattivo e quanto sia ingiusto ciò che accade nel lager: ancora una volta, apprezzo l’intento con cui questa parte è stata scritta, ma molto meno la realizzazione.

E passiamo al terzo e ultimo capitolo, pure questo diviso in due POV: prima quello di Bella, poi quello di Justin. Uno schema regolare, devo dire.

Sentiamo cosa ci dice Bella.

“Il ragazzo che ho conosciuto ieri mi ricorda tanto il mio migliore amico, ha il suo stesso colore di occhi. Alla luce del sole diventavano più chiari, e all’ombra più scuri.”

Certo, questi riferimenti al fantomatico migliore amico che non ci è mai stato descritto sono proprio utilissimi.

Segue poi una scena drammatica dove una vecchia offre un pezzo di pane a Bella, e lei decide di dividerlo con tutte le altre prigioniere della baracca.

Tutto molto pieno di buoni sentimenti, peccato che non sia assolutamente realistico, nel contesto dei campi di concentramento e sterminio. Le testimonianze concordano sul fatto che quello che importava ai prigionieri era la propria sopravvivenza, e nient’altro: simili atti di generosità disinteressata erano quasi impossibili.

Intissar: – Oddio, simili atti di generosità potevano esserci. Basta pensare a quell’uomo generoso che è stato Padre Massimiliano Kolbe, che sacrificò la sua vita per salvare un padre di famiglia.

Inoltre, su RaiStoria venne trasmesso tempo fa una parte di un reportage sulla Resistenza in cui parlava una partigiana, che disse di essere stata presa a sberle da una francese, che voleva insegnarle a rimanere solidale con le compagne. In soldoni, le disse «Tu non puoi essere egoista, ma se vuoi fare sabotaggio sei libera».

Tuttavia, mi sembra che simili gesti siano poco contestualizzati. Perché questa donna anziana offre del pane a Bella? Ah, inoltre che ci fa una donna anziana tra i vivi? Voglio dire, le persone di una certa età non potevano sperare in una «sospensione dell’esecuzione», per quanto temporanea, perché erano inabili al lavoro. Insomma, uccidevano le madri giovani e forti, perché non volevano separarsi dai figli, figurarsi le persone anziane?

Credo che l’autrice non abbia capito che molte delle donne ritrovate vive nei lager, pur sembrando anziane a causa delle condizioni di vita inumane, erano di giovane età. Un colonnello statunitense ricordò di avere trovato una donna che sembrava avere settantacinque anni e invece ne aveva diciassette. –

Ancora una volta, questo dimostra come i buoni intenti dell’autrice, ammettendo ne avesse, non potessero purtroppo compensare la sua mancanza di conoscenza sul tema dell’Olocausto.

All’improvviso, si sentono dei passi fuori dalla baracca.

“La porta di apre di colpo, oh mamma.”

Ach, Mutter…

E torniamo al POV di Justin, che entra assieme al padre adottivo e ad altri soldati delle SS.

“Sono tutti terrorizzati nel vedere mio padre con altri due uomini e me davanti alla porta. Hanno paura, si vede. Oh angeli, se potessi vi aiuterei io.”

Va bene, Justin, ci hai ricordato che sei buono, grazie.

“Mio padre vuole qualcuno che sappia parlare bene lo spagnolo. L’ho accompagnato, così forse avrei rivisto Bella.”

Intissar:- Perché? Forse il padre di Bieber desidera che il figlio impari a parlare bene lo spagnolo? Boh? Ci sono prigionieri politici spagnoli in questo lager generico? –

Ovviamente non viene spiegato nulla.

In ogni caso, ottima idea, Justin, magari cerca di non farti sgamare da tuo padre nazista mentre fai cenni d’intesa a un’ebrea, se non la vuoi vedere morta. È solo un consiglio, però, fai come credi.

“Eccola lì, la mia piccola Bella. Appena mi vede mi fa cenno con la mano e fa scappare uno dei suoi bellissimi sorrisi. Ricambio sorridendole, cercando di non farmi notare.”

Lasciamo perdere, il padre per fortuna non s’è accorto.

fanwriter91:- Io devo ancora capire come una prigioniera di un campo di sterminio possa avere un bellissimo sorriso dai denti scintillanti.-

“Mio padre inizia a parlare, in tedesco. ”Ich befehle euch, aufzustehen auf ihren Füßen.” Avanzo di qualche passo e mi schiarisco la voce. ”Vi ordino di alzarvi tutti in piedi.” Tutti si alzano in piedi, compresa Bella. Sono terrorizzati.”

Ah, il tedesco tradotto con Google Traduttore e inserito del tutto a caso, quanto mi mancava!

Va bene, è vero che qui potrebbe servire, dato che Justin e Bella parlano in un’altra lingua, ma in realtà non è strettamente necessario: sarebbe stato sufficiente scrivere che il gerarca nazista stava parlando in tedesco, come appunto c’è scritto.

Inoltre, non sarebbe stato il caso di specificare in quale lingua si parlino i due protagonisti? Non c’è scritto da nessuna parte (se non adesso, dato che si accenna allo spagnolo), ma non è un dettaglio da nulla, visto che ora Justin usa quella stessa lingua per parlare a tutti, nella baracca di Bella. Possiamo presumere che sia francese: avrebbe senso, considerata la deportazione degli ebrei francesi operata anche grazie all’aiuto del governo collaborazionista e fascista di Vichy (ho visto di recente il film Vento di primavera, e ve lo consiglio).

“”Diejenigen von Ihnen, sprechen, können Französisch schreiben einen Schritt nach vorne.” continua, parlando più forte. Inizio a tradurre. ”Chi di voi sa parlare lo spagnolo, faccia un passo avanti.””

Wie, bitte?

“Französisch” significherebbe “spagnolo”, secondo l’autrice?

Giusto per fare una prova, ho chiesto a fanwriter91 e mattheus93 di dirmi secondo loro cosa poteva significare quella parola, dando l’indizio che doveva essere il nome di una lingua: entrambi hanno concluso che il significato doveva essere francese, verosimilmente.

D’accordo, l’autrice non sa il tedesco e ha usato Google Traduttore, ma ha chiaramente cambiato idea circa la lingua in questione, senza però ricordarsi di cambiare anche la traduzione in tedesco. Ma dai!

“Noto un movimento davanti a me. E’ Bella. Fa per avvicinarsi di più a noi, impaurita. Mio padre si mette davanti a lei, ha la testa in basso. Il cuore mi batte a mille. Mi avvicino a lei. ”Devi venire con noi, se sai parlare lo spagnolo.””

Va bene, l’espediente narrativo è chiaro: ora Bella potrà sfruttare questa sua conoscenza per poter ottenere condizioni di vita leggermente migliori, e quindi cercare di sopravvivere. La cosa non è troppo irrealistica, se non per la giovanissima età della protagonista.

“Mi abbraccia spaventata, alzo lo sguardo e vedo che tutti mi guardano come se avessi ucciso qualcuno.”

Cosa?!

Justin, il figlio del comandante nazista, abbraccia la prigioniera ebrea di fronte a tutti?!

Gli altri soldati e suo padre non si dovrebbero affatto limitare a guardarlo male! Sul serio, questo sarebbe un ottimo modo per farla uccidere dolorosamente, e per beccarsi una severa punizione per offesa della razza.

“”Non preoccuparti, io sono qui.” Le sussurro all’orecchio. Sento i suoi singhiozzi, mi fa male il cuore. La prendo per mano e gliela stringo, facendola sentire protetta, protetta da me. Usciamo dalla baracca, con i due soldati dietro che chiudono la porta. Con la coda dell’occhio noto il suo sguardo sul mio. Nessuno le farà del male, se ci sono io.”

E con questo momento “romantico” del tutto irrealistico e inverosimile, la fic si conclude. Molto probabilmente, l’autrice ha smesso di aggiornarla per via dei pochissimi commenti.

Forse, aveva anche compreso di non avere le capacità e le conoscenze per trattare un tema tanto tragico come quello della Shoah e della Seconda Guerra Mondiale, o almeno voglio sperarlo.

Intissar: – Io ho letto un libro, «I fiori non crescevano ad Auschwitz», scritto da tale Eoin Dempsey, in cui c’è la figura di un giovane, Christopher, che, per ritrovare la fidanzata, Rebecca, si finge nazista e si fa assumere come guardia del lager.

È vero, poi si dà da fare per salvare anche altri, perché è di buon cuore e detesta simili atrocità, ma, per evitare di essere scoperto, è costretto a fingersi spietato. Contestualizzazione, questa sconosciuta.-

C’è da dire che questa fic non è irrispettosa quanto altre del genere già recensite, dato che si tentano di mostrare la disumanità e l’orrore dei campi di sterminio, e non ci sono frasi atroci come “Infondo non era stato così terribile andare in quel campo” (cit. “Il ragazzo ebreo e il soldato nazista – La storia d’amore sbagliata”), ma tuttavia questo non giustifica il modo del tutto inverosimile nel quale viene descritta la situazione dei deportati. Forse non viene infranto direttamente il regolamento di EFP, dato che il personaggio di Bieber è senza dubbio positivo (per quanto irrealistico e insensato), ma certamente ciò rappresenta una mancanza di rispetto, oltre a fornire un’immagine sbagliata di eventi storici tanto gravi.

Vorrei concludere questa recensione ricordando che oggi cade un anniversario importante.

Oggi è il 5 maggio: settantatré anni fa, le truppe americane entravano nel campo di sterminio di Mauthausen in Austria, l’ultimo ad essere liberato dalle forze degli Alleati. I soldati statunitensi trovarono cumuli di morti al loro ingresso, e tremila altri prigionieri morirono anche dopo la liberazione, nonostante le cure fornite.

Il 16 maggio 1945 il gruppo dei deportati sovietici venne rimpatriato, e in quell’occasione si tenne una manifestazione antinazista nel piazzale dell’appello del lager, durante la quale venne letto e approvato il testo di un appello all’umanità noto come il “Giuramento di Mauthausen”.

« Si aprono le porte di uno dei campi peggiori e più insanguinati: quello di Mauthausen. Stiamo per ritornare nei nostri paesi liberati dal fascismo, sparsi in tutte le direzioni. I detenuti liberi, ancora ieri minacciati di morte dalle mani dei boia della bestia nazista, ringraziano dal più profondo del loro cuore per l’avvenuta liberazione le vittoriose nazioni alleate, e salutano tutti i popoli con il grido della libertà riconquistata. La pluriennale permanenza nel campo ha rafforzato in noi la consapevolezza del valore della fratellanza tra i popoli.

Fedeli a questi ideali giuriamo di continuare a combattere, solidali e uniti, contro l’imperialismo e contro l’istigazione tra i popoli. Così come con gli sforzi comuni di tutti i popoli il mondo ha saputo liberarsi dalla minaccia della prepotenza hitleriana, dobbiamo considerare la libertà conseguita con la lotta come un bene comune di tutti i popoli. La pace e la libertà sono garanti della felicità dei popoli, e la ricostruzione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola via per la collaborazione pacifica tra stati e popoli. Dopo aver conseguito l’agognata nostra libertà e dopo che i nostri paesi sono riusciti a liberarsi con la lotta, vogliamo:

  • conservare nella nostra memoria la solidarietà internazionale del campo e trarne i dovuti insegnamenti;
  • percorrere una strada comune: quella della libertà indispensabile di tutti i popoli, del rispetto reciproco, della collaborazione nella grande opera di costruzione di un mondo nuovo, libero, giusto per tutti;
  • ricorderemo sempre quanti cruenti sacrifici la conquista di questo nuovo mondo è costata a tutte le nazioni.

Nel ricordo del sangue versato da tutti i popoli, nel ricordo dei milioni di fratelli assassinati dal nazifascismo, giuriamo di non abbandonare mai questa strada. Vogliamo erigere il più bel monumento che si possa dedicare ai soldati caduti per la libertà sulle basi sicure della comunità internazionale: il mondo degli uomini liberi!

Ci rivolgiamo al mondo intero, gridando: aiutateci in questa opera!

Evviva la solidarietà internazionale!

Evviva la libertà! »

Non dimentichiamo mai questo impegno. Studiamo, ricordiamo e agiamo contro il razzismo e il nazifascismo, ora e sempre.

Con speranza,

Evgenij

PS: (Aggiornamento del 10/06/2018) Pochi giorni fa, suinogiallo ha rimosso questa fic! Evviva!

3 pensieri su ““Siamo molto diversi, ma qualcosa ci lega.” (Justin Bieber ad Auschwitz!)

  1. È davvero imbarazzante questa fic… Sono certa che gli occhi hanno insanguinato… Ma perché non limitarsi a scrivere questo genere di fic in un liceo? Che ne so, lui è un asociale e tutti sono spaventati però sono pregiudizi in realtà è un mascarpone con il Cacao insomma qualsiasi cosa!! Ma non eventi terribili per trasmettere un tale schifo… Che fastidio assurdo…quanta superficialità… Non posso farcela mi defilo!
    Non prima però di avervi fatto i complimenti!
    Ironici e severi al punto giusto ma soprattutto molto profondi non credo che mi stuferò mai di leggere le vostre recensioni! Continuate così! A presto!

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  2. Toccante l’ultima parte dell’articolo.
    Sulla fanfiction che dire? Non capirò mai, MAI, perché impelagarsi in una situazione del genere, cercando di trattare un tema come la deportazione nei campi di sterminio, quando è palese che non si hanno le conoscenze per farlo. E mettendo in mezzo Justin Bieber, poi! Diamine, ma perché? È un cantante, se proprio vogliono scrivere di lui lo facciano in modo più coerente…

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