NON TI PIACE? NON LEGGERE!

NOTA IMPORTANTE 1: in questo articolo si fa riferimento a più persone reali. Non darò né i loro nomi, né indizi per scoprirli. Per favore, astenetevi dal muovere critiche a livello personale o offese verso tali persone.

NOTA IMPORTANTE 2: in questo articolo si affronta il tema del suicidio. Spero di riuscire a trattarlo in modo rispettoso e il meno crasso possibile.

twilight al rogo libertà di parola

DRAMATIS PERSONAE:

  • The Someone: narratore e vostra guida alla scoperta del magico mondo della libertà di parola.
  • Miss X: una tizia secondo la quale dovrebbe essere obbligatorio dire a tutti che sono bravi, anche a quelli che non lo sono.
  • Mister Y: un fan dell’ipse dixit.
  • Mister Z: un autore la cui bravura è inversamente proporzionale al suo ego ipertrofico.
  • Fanwriter91: recensore e aspirante scrittore. Compagno di critiche e di fantasy.
  • La Proffa: un’insegnante di liceo classico.

E con la straordinaria partecipazione de…

Il MAHATHMA GANDHI, nel ruolo di SE STESSO IN PERSONA!

Salve a tutti, belli e brutti! Io sono The Someone, Quel Nerd col Pizzetto!

Orbene, quante volte abbiamo sentito questa frase?

“Se non ti piace, non leggere!”.

Infantile, non è vero? Si traduce in “Puoi dire quello che pensi, ma solo se è per farmi dei complimenti!”.

Ora, voglio parlarvi di una persona che crede fermamente in questa baggianata, e che chiameremo Miss X: secondo lei, non v’è alcuna differenza tra “critiche” e “insulti gratuiti dettati da pura cattiveria fine a se stessa”.

Secondo lei, se critico qualcuno sono automaticamente nel torto, perché poi quel qualcuno, poverino, diventa triste e si uccide.

Numero Uno: se non sei in grado di accettare le critiche, non creare nulla. Sai, c’è una bizzarria chiamata “libertà di opinione”, che significa che se voglio criticarti, POSSO.

Numero Due: usare la scusa della depressione e del suicidio per non subire critiche è una delle cose più infami che si possano fare, e uno sputo in faccia a tutti coloro che si sono veramente suicidati per aver subito bullismo o altre ingiustizie.

Inoltre, secondo questa persona, chi critica è come Salvini.

Chiaro, no?

Salvini “critica” le minoranze, io “critico” le fanfiction scritte male, quindi siamo uguali.

Non avevo idea che far notare degli errori fosse la stessa cosa che voler schedare le minoranze etniche, condonare gli abusi di potere della polizia, ignorare i diritti fondamentali dell’uomo, dire che le donne stuprate dai carabinieri mentono per denaro, essere favorevole alla tortura e minacciare uno scrittore che ti critica di fargli togliere la scorta che lo protegge dalla mafia.

Quante cose si imparano ogni giorno!

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L’ultima discussione che ho avuto con lei in materia è stata particolarmente illuminante.

È cominciata con io che parlavo del video in cui The Warden, uno dei miei collaboratori, recensiva delle fanfiction.

[PS: scusate per l’audio nella parte sui Pokemon, YouTube me l’ha importato male]

Il commento di questa persona?

“E allora digli [a The Warden] da parte mia che dovrebbe bruciare in una vasca di acido maleodorante mentre viene trafitto con una stanga di ferro arrugginita e infetta”

Wow.

Ma ricordatevi, i cattivi siamo noi perché critichiamo!

Ha inoltre detto che chi critica è un criminale che va arrestato, perché rubare è un reato e le critiche “rubano” la felicità delle altre persone.

Istituzione del reato di parola, che bello!

Ma ricordatevi, ad essere come Salvini siamo noi, perché critichiamo!

Continuiamo, quando parlo della libertà di opinione, lei tira fuori questo:

“Io penso che in questo momento tu sia uno stronzo,un deficente,un insensibile,un imbecille,un coglione storto,un merdoso,un fifone,un cesso scassato,uno scarafaggio;”

Ma io sono il cattivo perché critico le fanfiction!

Inoltre, come mai sarei un fifone? Perché critico da dietro uno schermo, mentre se fossi coraggioso lo farei di persona, così chi non è d’accordo con me potrebbe sbriciolarmi le ossa.

Ricordatevi, picchiare chi non la pensa come voi è okay, avere un’opinione negativa è criminale!

Le ho portato degli esempi pratici di errori nelle fanfiction di un autore che a lei piace.

Ammetto di essermela andata a cercare, ma comunque.

La sua risposta?

“Se le sue storie contengono errori, le tue sono una discarica. Altro che scrittore”.

Ovviamente non ha portato nessuna argomentazione.

Capite? Se criticate, allora anche voi meritate che le VOSTRE opere siano criticate, non importa che ci sia un motivo o no!

Mi ricorda quando andavo alle elementari, Tizio diceva qualcosa che rendeva triste un compagno, anche senza volerlo, e le maestre urlavano “Insultate Tizio e umiliatelo, così capirà cosa si prova!”.

Sì, l’ho visto succedere veramente, ed è educativo quasi quanto il Trattamento Ludovico.

Le ho elencato, nel dettaglio, tutte le cose che andavano oggettivamente male delle fanfiction che lei difendeva: personaggi piatti, intere pagine di niente, gag ripetitive, implicazioni discutibili, eccetera.

Ecco la sua risposta:

“Perché sei un coglione e non capisci un cazzo”

Ricordatevi, siete voi criticatori quelli che hanno sempre torto!

Va detto, ad onor del vero, che dopo ogni raffica di insulti si è scusata, dicendo di averlo detto solo perché arrabbiata, e che “le dita si sono mosse da sole sulla tastiera”, ma la cosa non le ha impedito di insultare di nuovo.

“Ci sono elementi così elaborati che solo con una”mentalità”speciale si possono capire”

Capite? Se notate che un autore fa errori, non è colpa dell’autore che sbaglia, siete voi che non siete abbastanza “speciali” da capire la sua superiorità artistica!

Il punto è che le fanfiction che Miss X si ostina a difendere sono su un forum, e sono scritte dal Founder di tale forum.

Ergo, lei ha detto che, siccome quel forum è suo, il Founder ha il diritto di proibire che gli siano lasciate recensioni negative.

Inoltre, quando ho avuto il buon gusto di farle presente che stavo scrivendo questo articolo, ovviamente dicendole anche che l’avrei mantenuta anonima, ha minacciato di chiamare la polizia, e di denunciarmi per aver commesso l’orrendo crimine di “non essere stato gentile”.

Quindi, vediamo se ho afferrato la logica: lei può insultare, minacciare e augurare la morte, ed è completamente, assolutamente e perfettamente okay, perché io l’ho fatta arrabbiare facendo il “criticone” e quindi me lo merito ed è colpa mia che l’ho irritata.

Io mi lamento di quello che fa lei e devo essere arrestato per oltraggio alle “leggi della gentilezza”, che però si applicano solo a me.

Chiaro.

Ora, vediamo di fare una certa differenza tra critiche e infamate.

Le critiche costruttive sono le migliori amiche di uno scrittore, perché lo aiutano a migliorare, e se tali critiche contengono sarcasmo, non è per cattiveria.

Inoltre, se l’autore che viene criticato si arrocca nelle sue posizioni, rifiutandosi di ammettere i suoi errori, specie se si sente protetto da una legione di sicofanti (leggi:”Leccaculo”) che lo definirebbero un genio se anche pubblicasse fotocopie della sua carta igienica usata, è l’autore ad essere nel torto.

Puro e semplice.

Ora, invece, eccovi un esempio pratico di critiche sterili e inutili, ovvero l’opposto di quello che facciamo noi.

A questo argomento si vuole unire anche fanwriter91: durante uno scambio di lettura, lui ha avuto problemi con un utente che lo ha pesantemente criticato, segnalando diversi errori.

fanwriter91, a quel punto, ha controllato sulle pagine firmate Crusca e Treccani (sezione vocabolario) e ha visto che il criticatore aveva ragione in un solo caso.

Ammesso l’errore, gli fece notare però che il resto era giusto, provvedendo a linkargli i pezzi e a copia-incollare le parti più importanti; ciò non tanto al fine di voler essere nel giusto a tutti i costi, quanto piuttosto per capire davvero le critiche.

L’utente rispose con toni provocatori e arroganti, cosa che spinse fanwriter91 a segnalare il tutto all’organizzatrice dello scambio, che richiamò il criticatore.

Costui si offese, accusò fanwriter91 di arroganza, lo derise, si mise ben al di sopra di lui proclamando di essere un Vero Scrittore® e gli disse qualcosa tipo “lol, voglio vedere che sai fare, io sono uno scrittore vero, gnègnè!”.

Da una parte divertito, dall’altra perplesso e avvilito nel vedere un quarantenne comportarsi così, fanwriter91 segnalò il tutto e la cosa finì lì.

Ma avete capito?

fanwriter91 sarebbe stato l’arrogante perché ha tirato in ballo l’Accademia della Crusca e l’enciclopedia Treccani, e l’altro si è messo al di sopra di queste, accusandolo di non saper accettare le critiche!

Cosa dice Wikipedia dell’Accademia della Crusca? “L’Accademia della Crusca (spesso anche solo la Crusca) è un’istituzione italiana che raccoglie studiosi ed esperti di linguistica e filologia della lingua italiana.

Rappresenta una delle più prestigiose istituzioni linguistiche d’Italia e del mondo”.

Ecco, visto? Chi si basa su quanto stabilito dalla Crusca sbaglia ed è arrogante, chi invece risponde “non m’interessa cosa dice il vocabolario!” (testuali parole) ha ragione!

Questo è un ottimo esempio di critiche infondate.

Ne posso portare un altro, stavolta ad opera di qualcuno che, per ragioni di anonimato, chiameremo Mister Y.

Dopo aver ascoltato una parte del primo capitolo del mio racconto originale, Mister Y ha deciso che stavo plagiando Dragonheart, perché sia nel mio racconto che in Dragonheart c’è un drago buono.

Che è un po’ come dire che “Cujo” e “La Carica dei 101” sono la stessa storia perché entrambe sono spesso narrate attraverso il punto di vista dei cani.

Sorvolando su questo, c’è un altro punto rilevante: che la cosa che lui aveva criticato non era presente nella mia storia, non c’era davvero un drago.

Lui stesso ha ammesso di non aver prestato molta attenzione, ma nonostante questo, ogni volta che cercavo di spiegargli il mio punto di vista, mi interrompeva prima che potessi finire la frase.

QUESTA è una critica infondata.

A differenza di quella che io ho mosso al romanzo, ora ritirato, di tale Mister Z (nome di fantasia).

Tale romanzo era, obiettivamente, scritto male sotto ogni punto di vista.

Il protagonista era piatto come un foglio di carta di riso, la trama si auto-contraddiceva di continuo, e avendo io letto alcuni brani in anteprima, posso dire con certezza che tale romanzo o i sequel già in programmazione contenevano plagi spudorati che includevano, ma non si limitavano a:

  • Drifters, di Kohta Hirano.
  • Warcraft, della Blizzard.
  • Il Ciclo dei Figli del Lupo, di Stan Nicholls
  • Shrek, della Dreamworks
  • Il Ciclo dell’Eredità, di Christopher Paolini
  • Grunts!, di Mary Gentle
  • La Saga dello Strigo, di Andrzej Sapkowski
  • Girl Genius, dei Foglio
  • Dragonero, della Bonelli
  • Vari articoli di Nonciclopedia

Probabilmente voleva farli passare per semplici citazioni.

Ma nonostante tutto, secondo i principi di Miss X, avrei dovuto fare lo stesso i complimenti all’autore di questo “capolavoro”, perché altrimenti, poverino, poi sarebbe diventato triste!

Puntualizziamo: il padre di Mister Z, dopo aver letto che avevo osato dire che il suo “pikolo ancielo shpeziale” non era un genio, ha scritto pubblicamente per dire a tutti di non ascoltare la mia opinione, insultandomi pesantemente.

Ma ricordatevi: siccome sono un “criticone”, sono comunque io ad essere nel torto!

Ora, lo dirò un’ultima volta, il più lentamente possibile: nessuno, con l’eccezione di ASSOLUTAMENTE nessuno, è al di sopra della critica.

Non lo sono io, non lo è Mister Z, non lo è fanwriter91, non lo è l’autore di fanfiction preferito di Miss X, non lo è John Ronald Reuel Tolkien.

Analizziamo il fenomeno del cosiddetto “ipse dixit”, ovvero “l’ha detto lui”: è la pratica di elevare un individuo meritevole al rango di divinità infallibile, nonché di definire una cosa giusta solo perché l’ha detta tale individuo, ed è, nel campo della cultura, quanto di più sbagliato si possa fare.

Cominciamo col dire che tale linea di pensiero ha rallentato lo sviluppo culturale per oltre ventitré secoli. Facciamo solo alcuni esempi:

  • Siccome Ippocrate, Padre della Medicina, non conosceva i germi, allora i germi sono stati considerati a lungo inesistenti. Quando venne dimostrata la loro esistenza, i dotti medici e sapienti, pur di continuare a non contraddire Ippocrate, decisero che i germi non erano la causa della malattia (perché Ippocrate non aveva mai detto che lo fossero), ma una sua conseguenza.
  • Sempre in campo medico, molte delle affermazioni di Galeno sono state ritenute valide, nonostante fossero manifestamente false. Perché questo? Perché, siccome l’aveva detto il famoso Galeno, anche solo indagare scientificamente per verificare se ci fosse del vero, e quindi metterlo in dubbio, equivaleva ad una bestemmia in chiesa.
  • Noi oggi sappiamo che è possibile concentrare la luce per formare fasci di calore, con una comune lente o, in modo più avanzato, creando un laser. Per secoli questa verità, facilmente verificabile da chiunque avesse accesso ad un pezzo di vetro lavorato, venne bollata come falsità, perché Cartesio aveva detto che era impossibile.
  • Tutti poi conoscono la vicenda di Copernico e di Galileo, e di quanto fu difficile smuovere il mondo dalla convinzione aristotelica che la Terra fosse al centro dell’Universo e non il Sole. D’altra parte, va detto che in questo ambito ci fu anche una fortissima ingerenza della Chiesa Cattolica, ma tuttavia anche gli accademici non vollero accettare la nuova verità suggerita dal cannocchiale, e prima ancora dai calcoli, solo perché “l’ha detto Aristotele”.

L’ipse dixit è SEMPRE sbagliato: non c’è nulla di male nel considerare “genio” un individuo meritevole, ma quando entra in gioco l’ipse dixit, comincia un circolo vizioso.

Perché quella cosa è giusta? Perché la dice LUI, che è il genio!

E perché LUI è il genio? Perché tutto ciò che dice è giusto!

E perché tutto ciò che dice è giusto? Perché a dirlo è LUI, che è il genio!

Considerare l’ipse dixit come il Male Assoluto è un imperativo morale di chiunque voglia vantarsi di avere un cervello funzionante, perché accettare l’ipse dixit significa elevare a fonte d’orgoglio il non pensare con la propria testa, l’accettare acriticamente le opinioni di altri uomini come dogmi.

E ciò è doppiamente vero quando si parla di qualunque forma di arte, dalla letteratura alla pittura.

Essendo qui tutti lettori, prenderò come esempio appunto la letteratura: un autore può essere bravissimo, può aver rivoluzionato, o addirittura creato da zero, un intero genere, ma ciò non significa che tale autore sia esente dalla critica.

Lovecraft ha scritto racconti che generano fortissime sensazioni ancora oggi, ma ciò non cancella che il suo orrore per il diverso, per l’ignoto, per l’alieno, si estendeva anche alla vita reale di tutti i giorni, nello specifico alle minoranze etniche, in un periodo in cui era anche normale essere razzisti.

King è il Maestro dell’Horror, ma ciò non gli impedisce di essere un alcolizzato, e soprattutto non significa che la scena di orgia tra ragazzini in “IT” sia agghiacciante per tutti i motivi sbagliati.

Ho sentito Mister Y dire che Caio De Semproniis (nome di fantasia attribuito ad un autore di cui si stava parlando, il cui vero nome è irrilevante ai fini del discorso), essendo un illustrissimo genio del genere letterario Taldeitali (anche qui, quale fosse il genere letterario non è rilevante), era perfetto, e che se anche avesse commesso degli errori, era proibito farli notare.

Perché?

Perché o ero io che non capivo il suo stile, o, se tali errori erano indifendibili, andavano comunque ignorati, in virtù del fatto che Caio De Semproniis era un Genio Rivoluzionario e Grande Professore, e quindi nessuno doveva permettersi di criticarlo, tanto meno io, che non solo non ero neanche un autore pubblicato, ma anche se lo fossi stato, non sarei MAI, e lo ripeto, GIAMMAI E POI MAI, stato bravo quanto lui.

E perché non sarei mai stato bravo quanto lui?

Perché LUI era Caio De Semproniis, il Genio!

Come dicevo, l’ipse dixit fa danni.

Ora, l’errore fondamentale di Mister Y è stato partire dal presupposto che De Semproniis, essendo famoso, fosse immune alla critica, e che essa potesse, al limite, essere mossa solo da qualcuno famoso quanto De Semproniis stesso, se non di più.

Come chiunque si intenda di dibattito intelligente può confermare, questa è una CCC: Cagata, Castroneria & Cazzata.

Pur essendo vero che è più probabile che un individuo acculturato, nonché professionista in un determinato campo, dica cose giuste e sagge in quel campo, esse non sono giuste e sagge perché le dice lui, e non smettono di esserlo se le dice qualcun altro.

A dover essere soppesata deve essere la sensatezza dell’argomentazione, non la fama o la popolarità di chi la pronuncia.

Un romanzo pluri-premiato non può e non deve essere passibile di critica solo da parte di impalpabili entità superiori: se le critiche hanno senso, se viene fatto notare un oggettivo buco di trama, se i personaggi sono piatti, eccetera, a farlo notare può benissimo essere uno stronzo qualsiasi, ciò non renderebbe le critiche meno valide.

Uno dei precetti fondamentali del Mahathma Gandhi era che i suoi discepoli non dovevano ritenere infallibile nessuno, nemmeno lui stesso.

L’intero buddhismo Zen è basato sull’idea che non bisogna elevare a Verità Assoluta nessuno, nemmeno il Buddha stesso: se lo si facesse, si smetterebbe di progredire e di maturare, la filosofia stessa morirebbe, perché tutti non farebbero altro che dirsi d’accordo con quello che è già stato detto da qualcun altro, ripetendo a pappagallo senza mai pensare con la propria testa.

Konstantin Stanislavskij, un mostro sacro del teatro, aveva ad un certo punto notato che tutti i suoi allievi, qualunque cosa lui proponesse, si dimostravano entusiasti.

Colto dal dubbio che essi lo approvassero solo perché era il loro Maestro, e assalito dal terrore di aver fallito e aver creato gente che non avrebbe saputo creare con la propria testa, mollò tutto e dedicò il resto della vita a tentare di distruggere tutto quanto aveva creato.

Ora, dobbiamo porci l’unica domanda che, storicamente parlando, merita di essere posta più di qualunque altra.

“Perché?”

Perché si è sviluppata una generazione che sembra aver maturato un’avversione quasi patologica alla critica?

Perché chiunque sappia pigiare i bottoni di una tastiera per scrivere due cazzate in croce si sente in diritto di poter ordinare a chiunque legga tali cazzate quale opinione può esprimere e quale no?

Beh, innanzitutto, analizziamo la scuola: la scuola sta perdendo il suo valore educativo.

Non intendo “istruttorio”, intendo proprio “educativo”: i genitori interferiscono sempre di più, arrivando a minacciare di cause legali i professori, o addirittura ad aggredirli, qualora non trattassero i paVgoli come degli Dei in Terra.

I genitori, sempre più spesso, vogliono che i loro figli possano non studiare, non impegnarsi e infrangere le regole, e pretendono che ottengano lo stesso buoni voti.

La meritocrazia, ovvero premiare i bravi e punire gli incapaci, viene malvista: è percepita come una prevaricazione, come un accanirsi, come cattiveria.

Tutto questo genera una forma becera e istituzionalizzata di un perverso “o tutti o nessuno”, in cui l’importante non è spronare ad essere migliori, ma dire a tutti che sono bravissimi, anche a quelli che manifestamente non lo sono.

E paradossalmente, meno uno è bravo, più i suoi genitori esigono che venga trattato come se fosse migliore di chi bravo lo è davvero.

Sfido io che viene su una manica di mocciosi viziati, ognuno convinto di essere unico e speciale e migliore e perfetto, perché ad ognuno è stato inculcato in zucca, fin dalla più tenera età, che è DAVVERO unico e speciale e migliore e perfetto, e che chiunque dica il contrario è un cattivo, un invidioso, un hater.

Per restare in tema letteratura, e passando a Roald Dahl, siamo nella Generazione Veruca Salt: una generazione che deve sempre ottenere solo plauso e approvazione, e più in generale tutto quello che vuole, senza mai fare un tantino così per meritarselo.

Cedo ora la parola alla Proffa, che ci fornirà la sua testimonianza in ambito scolastico.

La Proffa:

Nei miei quarant’anni di carriera quasi tutti in classi di istituti superiori, non ho mai incontrato genitori che chiedessero un trattamento migliore per i loro pargoli; piuttosto qualcuno, anche alludendo a misteriose patologie non certificate, ha voluto farmi capire quanto sarebbe stato devastante per il proprio figlio, dover recuperare una materia o, peggio, non essere ammesso alla classe successiva.

Non ho mai badato troppo a queste persone, ho sempre creduto, presuntuosamente, di capire quale fosse la realtà delle cose… e nessuno si è mai stracciato le vesti per le decisioni prese dai docenti.

In questi ultimi anni è subentrato il fenomeno “ certificazione DSA”: cioè ci si è finalmente accorti che molti studenti erano in difficoltà, non per cattiva volontà o per “stupidità”, ma perché affetti da disturbi specifici dell’apprendimento.

Corsi di aggiornamento ci hanno parzialmente preparato ad affrontare la situazione dal punto di vista didattico, non ci hanno preparato però ad affrontare i genitori desiderosi solo di agevolare i…bimbi e gli specialisti che spesso elargiscono diagnosi a tutto spiano e che , soprattutto, danno indicazioni vaghe e imprecise alle famiglie sui metodi di compensazione che possono aiutare studenti volonterosi pronti a superare le loro difficoltà, ma che non possono nulla per studenti svogliati e demotivati.

Mio figlio “è un DSA” deve essere aiutato, è disgrafico ( ha una scrittura illeggibile)… quindi deve avere le interrogazioni programmate…

Boh?

Non si vuole essere sgarbati, ma non si può dar seguito a richieste poco plausibili, coscienti di non fare il bene dei ragazzi…

Per restare in tema, torniamo a parlare di Mister Z.

Ne ho letti altri, di scritti di Mister Z il Plagiatore, e sono anche stato suo Maestro, quindi posso dirlo senza timore alcuno di venire contraddetto: ho visto bradipi morti con più voglia di impegnarsi, e falsari professionisti con più immaginazione.

Emblematico della sua pigrizia è un esercizio che avevo assegnato: aveva due settimane di tempo per scrivere quali erano i suoi Tredici Villain Preferiti, spiegando come mai lo erano.

Non ha scritto una sola parola: ha scaricato da Internet le immagini di quei personaggi, senza neanche avere la compiacenza di metterle nel giusto ordine della sua classifica personale.

Altro esercizio, che ho fatto eseguire abbastanza spesso ai miei studenti, era quello di creare personaggi originali; Mister Z si è limitato a copiare da Internet anche quelli, e a spacciarli per suoi.

Per non parlare del primo esercizio che abbiamo fatto durante il corso: “scrivere un riassunto spiritoso di una serie che ti piace, insieme ad un compagno”.

Mister Z ha ignorato il compagno, e non solo non ha scritto un riassunto spiritoso, ma non ha neanche scritto niente di suo: ha copia-incollato da Wikipedia la sezione “trama” della pagina su “L’Attacco dei Giganti”.

Ma il passaggio che forse vi aiuta a capire di più la situazione, è stato quando abbiamo fatto un piccolo test.

Semplicemente, consisteva nel ripassare quanto appreso fino a quel momento.

Mister Z, capendo che per una volta non avrebbe potuto cavarsela con poco o spacciando idee altrui per sue, è corso fuori dalla stanza.

È arrivato suo padre, che per pura coincidenza è il direttore dell’associazione presso cui tenevo il corso, e mi ha ORDINATO di cambiare il corso per trasformarlo in qualcosa che fosse a misura di suo figlio e solo sua, in modo che non ci fosse la possibilità che il piccolo scansafatiche subisse critiche di alcun genere.

Seriamente, Mister Z non riuscirebbe a produrre qualcosa di veramente creativo se la sua vita ne dipendesse.

Ma allora come può, fisicamente, essere così convinto di essere un bravo scrittore?

Beh, è molto semplice: tutta la sua famiglia lo idolatra; pur di non farlo frignare, gli dicono che qualsiasi cosa produca è un capolavoro.

Sfido io che non ha maturato la capacità di accettare la critica, o di esercitare auto-critica.

Il fatto che tutti i commenti positivi al suo “romanzo” (e uso il termine più neutro possibile tra quelli che mi vengono in mente) fossero stati postati da suoi conoscenti personali, non gli ha fatto sorgere dubbi, non gli ha fatto pensare che magari lo dicevano solo per dargli un contentino.

E perché avrebbe dovuto avere dubbi?

Lo lodavano, quindi era OVVIO che dicessero la verità.

L’unico altro commento positivo era di uno che, e se si legge tale commento appare dolorosamente chiaro, l’aveva fatto solo per ricevere recensioni positive in cambio.

E ora, un piccolo aggiornamento su Miss X: proprio mentre scrivevo questo articolo, mi ha contattato di nuovo.

Ne ho approfittato per chiederle ancora una volta come mai, secondo lei, dovrebbe essere proibito esprimere un’opinione negativa.

“Perché per me criticare in pubblico senza il permesso di quello che devi criticare oppure essendo estranei al tipo che si critica è togliere la libertà al tipo,quindi visto che odio queste cose tolgo la libertà di offendere”

Okay, ci sono diverse cose sbagliate con questa frase.

  1. La convinzione che, per esprimere un’opinione su qualcosa, serva il permesso dell’autore di quel qualcosa.
  2. L’idea che, se tu eserciti la tua libertà di parola, questo in qualche modo toglie la libertà a qualcun altro.
  3. Il fatto che, siccome lei odia le critiche, è giusto togliere il diritto di criticare, perché secondo lei sono solo offese.

Le ho chiesto delucidazioni in particolare sul secondo punto, perché è quello che, più di tutti, mi è incomprensibile.

La sua risposta è stata abbastanza allucinante.

“Dipende da ciò che dici,potresti dire qualcosa che faccia spaventare/rattristare il tipo e quindi il tipo potrebbe evitare di esprimersi per non spaventarsi/rattristarsi”

Io ho risposto: “ma mica gli proibisco io di esprimersi, è lui che non sa affrontare la realtà!”

E Miss X:

“Ci sono molti tipi di persone,e la realta la capiscono bene,ormai il mondo è pieno di offese e violenza,quindi molti lo capiscono e si suicidano”

Le ho chiesto se può portarmi prove di persone che si siano uccise semplicemente perché qualcuno ha fatto notare dei punti da correggere nelle loro opere.

ATTENZIONE: qui non parlo di gente che si suicida per stalking, o per aver subito bullismo, o per essere stata vittima di violenze sessuali ed essersi sentita dire “colpa tua che ti vesti così!” o “anche se erano in sei e ti minacciavano con coltelli e pistole, il fatto che tu non ti sia opposta PROVA che in realtà lo volevi”.

Qui si parla dell’idea che certa gente, priva di problemi medici pregressi, come un’effettiva depressione pesante, si potrebbe togliere la vita solo perché qualcuno le ha fatto notare un errore.

Comunque sia, Miss X non ha portato nessuna prova.

Mi ha solo DETTO che una sua conoscente ha criticato le storie di un’altra persona, e che quest’altra persona si è suicidata per questo.

Non ha portato PROVE, non ha dimostrato che fosse vero, non ha mai dimostrato che si trattasse di semplici critiche e non di bullismo, eccetera.

E ora, purtroppo, devo essere un po’ cinico.

Se tu SAI di essere fragile, di non saper accettare le critiche, di poter essere facilmente, anche con un niente, portato ad un tale dolore emotivo da infliggerti dolore fisico e morte…

Non pubblicare.

Non sto dicendo che se pubblichi chiunque può dirti quello che vuole: ho speso intere pagine di questo articolo a spiegare come mai le critiche devono essere ragionate e distinguersi dall’insulto.

Sto dicendo che, se non sei in grado di tirare un pugno, non andare a cercare la rissa.

Se non sai nuotare, non andare a fare surf estremo.

E se non sei in grado di sentirti dire “Qui hai sbagliato”, la tua unica possibilità è metterti nella condizione di non sentire nessuna opinione, ovvero far leggere le tue storie solo a gente che SAI che ti farà SOLO complimenti.

Quando pubblichi, sei TU che decidi di mostrare la tua opera al mondo; nessuno viene in casa tua a prendere qualcosa di privato e ad offenderlo pubblicamente per puro, sadico divertimento.

Siamo nel mondo dell’editoria e delle fanfiction, non di “Non Violentate Jennifer”.

Per fare un paragone, vi chiedo di figurarvi me: un metro e ottanta scarsi, pochi muscoli e dieci chili di grasso di troppo.

Lo so, sono bello come un Dio.

Comunque, io conosco le arti marziali, abbastanza da difendermi da un eventuale aggressore disarmato che non le ha mai praticate, ma la mia conoscenza è puramente a livello dilettantistico.

Ecco: uno che pubblica una storia scritta male e poi si lamenta delle critiche, è come il sottoscritto che sale volontariamente sul ring a combattere un incontro senza esclusione di colpi contro Mike “Mangia-orecchie” Tyson, e quando poi le prende definisce tutto ciò un sopruso.

Comunque, sono riuscito a riportare il discorso sulla domanda cruciale: che nesso c’è tra ESERCITARE la libertà di parola, e il fatto che così facendo la si tolga a qualcun altro?

Miss X:

“Se dici qualcosa che non va gli altri non si esprimono”

FALSO.

Ho criticato un sacco di persone, e loro l’hanno preso come uno sprone a migliorarsi. Che cavolo, ci sono persone che mi inviano di proposito le loro storie proprio perché io le critichi!

Miss X:

“Io tolgo la libertà di togliere a qualcun altro che non vuole essere criticato

Se i tipi si vogliono far criticare va bene”

In parole povere, bisogna chiedere il permesso prima di esprimere un’opinione.

Miss X:

“Se è negativa si”

Ma così è ovvio che un sacco di incapaci viziati potrebbero costringere TUTTI a far loro i complimenti, anche se non se li meritano.

Ho provato a farglielo notare, ma non c’è verso che le entri in testa.

Miss X:

“Se uno non vuole dire qualcosa di bello non c’è bisogno di costringerlo a fare complimenti”

Basta che stia zitto e non eserciti i suoi diritti fondamentali, giusto?

Inoltre, Miss X è convinta che NON ESISTANO errori oggettivi, e che quindi sei TU CRITICO che hai il DOVERE di dire che il problema è tuo e che al massimo PERSONALMENTE non ti piace il genere.

E mi raccomando, hai il dovere di DIRLO SOLO A TE STESSO, non di dirlo all’autore o di fare una recensione pubblica.

Il commento all’autore o la recensione pubblica puoi farla solo in uno di questi due casi:

  • Se hai da dire cose unicamente, completamente, totalmente, assolutamente positive, senza eccezioni.
  • Se è l’autore stesso a chiederti le critiche. In questo caso, l’autore è un masochista e la sua opinione ed esistenza non contano ai fini del discorso generale.

Miss X:

“Se sei un conoscente di quello che li ha fatti [gli errori] puoi ricordarglielo privatamente e gentilmente,cosi li può aggiustare”

E se lui si arrocca nelle sue posizioni?

Non parlo di errori di battitura o grammaticali, parlo di buchi nella trama o roba simile.

“Se dici a uno scrittore che non capisci la trama o la struttura perché è incasinata lo scrittore potrebbe non reagire bene,probabilmente anche perché lui la capisce insieme ad altre persone”

Aaah, capito? Ancora una volta, se qualcosa non ha senso non è MAI l’autore che sbaglia, siete VOI che non capite!

Faccio un esempio pratico: se la trama si contraddice da sola in più punti, è un errore oggettivo.

Miss X:
“Potrebbe sembrare a te,oppure è fatta apposta per svelare qualcosa più avanti nella storia”

E se non lo fa?

Miss X:

“non si sa mai”

Quindi, nell’eventualità che il buco della trama abbia in realtà senso, anche se alla fine viene fuori che non ne ha, bisogna non farlo notare.

Okay.

Passiamo ai personaggi. Se sono piatti, cioè non hanno una personalità?

Miss X:

“Essere piatti potrebbe essere un tipo di persolanita”

Questa frase è l’esatto opposto di qualunque cosa abbia senso, ma okay.

Se l’autore viola le regole del mondo da lui creato?

Miss X:

“Potrebbe servire anche quello a svelare qualcosa”

E se invece è chiaramente solo per pigrizia, ovvero perché l’autore non vuole pensare ad un modo intelligente per risolvere una situazione?

Miss X:

“È una sua scelta che fa parte della storia”

Tradotto, siccome è la sua storia, l’autore ha il diritto di scriverla male.

Ho scritto a Miss X:

“Okay, ora prendiamo un caso limite. Un caso in cui TUTTI gli errori che ho elencato non presentino NESSUNA delle giustificazioni da te presentate. Una storia in cui sono tutti dovuti al fatto che l’autore non sa scrivere e non ha voglia di imparare.”

Miss X:

“È solo un modo di dire ciò che pensa”

Quindi, siccome lui “vuole dirlo così”, TUTTI i suoi errori sono legittimati?

Miss X:

“Credo di si”

“Perché buole semplicemente dire cosa pensa,non fa del male a nessuno…”

Anch’io dico semplicemente cosa ne penso, non faccio del male a nessuno.

Miss X:

“Potresti far male a chi viene criticato”

Colpa sua che scrive male!

Da quando in qua uno ha il DIRITTO di sbagliare tutto per pigrizia, e di sentirsi dire che è comunque un genio perché altrimenti si potrebbero ferire i suoi sentimenti?

Miss X:

“Sei geloso di altri scrittori?”

TAC!

Ecco l’arma segreta di chi odia le critiche!

Dire che chi le pone è un rancoroso, un invidioso.

Che esse non sono poste per un motivo valido, ma per puro interesse personale, per un diabolico e odioso desiderio di infangare l’intoccabile onore di qualcuno migliore!

In questo modo, qualunque argomentazione io porti è automaticamente invalidata dal fatto che non l’ho espressa per motivi disinteressati.

Orbene, sarò onesto con voi.

Io non sono né geloso né invidioso.

Il mio non è rancore dovuto al fatto che ci sono scrittori più di successo di me.

La mia è la giusta collera degli Angeli della Vendetta, porco di un cane!

Come posso, come amante della letteratura, vedere fanfiction scritte coi piedi, piene di errori grammaticali e morfo-sintattici, che glorificano lo stupro, mortificano la Soluzione Finale, fanno crossover senza alcun senso?

Como posso accettare che abbiano successo solo perché sono su argomenti popolari, o perché l’autore ha un sacco di amici che gli baciano le chiappe, o perché le scene di sesso scabroso e scritto male arrapano le bimbeminkia?

Como posso sopportare che QUESTI aborti abbiano successo, mentre fanfiction scritte diecimila volte meglio vengono ignorate solo perché l’autore non promette recensioni positive in cambio?

Volete qualche numero?

Ciclo di Bartimeus, saga che usa la magia per risvegliare le coscienze sull’importanza della democrazia e i pericoli del nazionalismo sfrenato; 48 fanfiction su EFP.

Saga dell’Eredità, fantasy epico che affronta gli orrori della guerra in modo spaventosamente realistico; 351 fanfiction su EFP.

RWBY, web-series che, de facto, reinventa il genere battle-shonen; 33 fanfiction su EFP.

Bakuman, capolavoro sulla creazione dei manga scritto dagli autori di Death Note; 24 fanfiction su EFP.

Le Cinquanta Sfumature delle Mie Balle Sudate, una trilogia di plagi, personaggi senza personalità e glorificazione dell’abuso sessuale, fisico ed emotivo; 313.

Quasi quanto la Saga dell’Eredità, e senza NESSUNO dei suoi meriti.

Storie sui Tokio Hotel, gli One Direction e Justin Bieber che dipingono i cantanti come nazisti e/o stupratori seriali, che vengono redenti dall’ammmmoreH della piattissima protagonista: letteralmente troppe per contarle.

Vomitevole.

Ma anche solo il fatto che un sacco di libri obiettivamente meritevoli rimangano semi-sconosciuti, perché vengono pubblicati insieme ad opere peggiori, è un’ingiustizia!

Ragioniamo.

Gli scaffali delle librerie hanno una data quantità di spazio, giusto?

E chi legge i cataloghi dei negozi online ha una data quantità di tempo, per farlo, giusto?

Ergo, ne consegue che i libri scritti male tolgono spazio a quelli scritti bene, e questa è un’ingiustizia bella e buona.

Conosco personalmente gente che scriveva obiettivamente bene.

Uso l’imperfetto perché molte di queste persone hanno SMESSO DI SCRIVERE; perché, mi chiedete?

Perché impegnarsi e tentare di fare qualcosa di BUONO, quando si hanno le stesse chance di successo di degli incapaci privi di talento e voglia di impegnarsi, ma avvantaggiati dal fatto che parlano di argomenti popolari e sono pieni di leccaculo pronti a zittire col cyber-bullismo chiunque osi criticare i loro beniamini?

Criticare tali autori di ciofeche, e farlo pubblicamente in modo che i potenziali lettori capiscano con che obbrobri hanno a che fare, è un atto di Grande Giustizia Assoluta, verso gli autori meritevoli che si vedono togliere il meritato successo.

Criticare è come votare: un diritto e un dovere civico.

Ho chiesto a Miss X:

“Se tu fossi un’insegnante, e avessi uno studente che non fa altro che fare errori, e non rispettare mai le consegne degli esercizi e dei compiti, e se tale studente decidesse che fare così è un suo diritto e rifiutasse di correggersi, tu cosa faresti?”

Miss X:

“Gli farei capire come è bello fare bene queste cose,e piano piano gli farei rifare le cose;se uno studente non studia e addirittura si rifiuta di farlo vuol fire che c’è qualche problema da capire e aggiustare”

Non se ne è venuti a capo, così ho posto la domanda in maniera più diretta e impossibile da interpretare male:

“Se tu fossi un’insegnante, metteresti brutti voti ad uno studente che se li merita?”

Miss X:

“Se non mi arrestassero metterei dal sei in su”

In che senso, “arrestassero”?

Miss X:

“Credo che ci sia una legge o qualcosa del genere che lo impedisce,però non ne sono certa”

Io:

“Metteresti la sufficienza anche ad uno studente che consegna il compito in bianco?”

Miss X:

“Cercherei di capire il motivo del compito in bianco e glielo farei rifare”

Io:

“E se lui continua a farlo in bianco, o a sbagliare tutto?”

Miss X:

“Se lo fa perché non lo sa bisogna rispiegare la lezione,se invece non lo vuole fare si deve capire il perché e provare a farglielo fare”

Quindi, uno studente che non ha voglia di lavorare, dovrebbe avere infinite “seconde possibilità”, pur che TU abbia la scusa per mettergli SOLO bei voti?

Miss X:

“Non è una scusa per mettere bei voti,è far capire la lezione e aiutare se c’è qualcosa che non va”

Mettiamo che NON CI SIA NIENTE CHE NON VA: mettiamo che sia solo viziato e sfaticato. Gli daresti comunque possibilità infinite, pur di mettergli bei voti?

Miss X:

“Se è viziato e sfaticato c’è qualcosa che non va”

Io (che comincio ad essere spazientito):

“Ti ho già detto che questo è un caso-limite in cui lo studente NON VUOLE IMPEGNARSI, È VIZIATO, ED È TUTTA COLPA SUA, E VUOLE LO STESSO BEI VOTI. Non gli puoi “parlare gentilmente per convincerlo”, perché lui NON ASCOLTA E NON VUOLE ASCOLTARE. Tu gli daresti la sufficienza comunque?”

Miss X:

“Non metterei un voto finché non fa il compito,e ti assicuro che parlando si risolve tutto”

Quindi, vediamo se ho capito bene: ogni volta che lo studente sbaglia, non conta. Conta solo quando fa bene, in modo che possa avere SOLO bei voti.

Miss X:

“Conta che capisca bene la lezione e che venga aiutato”

E non lo trovi ingiusto verso gli altri studenti? Cosa pensi che provino quelli che si impegnano, a vedere che uno che NON VUOLE LAVORARE, viene aiutato di continuo, i suoi compiti che meriterebbero l’insufficienza vengono ignorati, e si becca la sufficienza anche se non ha mai fatto NIENTE per meritarselo?

Miss X:

“Ognuno ha il proprio voto non è in base a cosa fanno gli altri”

Ma tu hai appena detto che faresti DI TUTTO pur di far avere bei voti anche a chi manifestamente non se li merita!

Miss X:

“Infatti

Aspetta,per chiarire le cose,tu cis hai capito?”

Che se uno studente fa il compito in bianco, tu non lo conteresti. Gli daresti un’altra possibilità, e un’altra, e un’altra ancora, all’infinito.

Miss X:

“si”

Quindi, uno studente che non ha voglia di lavorare ha diritto ad infinite possibilità extra, pur di fargli avere un voto bello.

Miss X:

“E farhli capire la lezione”

Ma se lui NON VOLESSE imparare? Gli daresti comunque possibilità infinite?

Miss X:

“Si,perché Far imparare è il lavoro fi un insegnante”

Prendiamo ora in esame un altro studente: il migliore della classe.

Diligente e talentuoso.

Si impegna più di tutti gli altri messi insieme, ed è genuinamente appassionato alla materia.

Un giorno, scopre che lo studente PEGGIORE della classe, un teppista svogliato, prende comunque la sufficienza, perché TUTTI i compiti che gli vanno male vengono ignorati, e gli vengono date possibilità infinite, pur di fargli avere un voto che non merita.

Secondo te, come ci rimarrebbe lo studente bravo?

Miss X:

“Se è inteligente capisce che lui ha il massimo quindi non serve guardare altri”

E quindi non c’è ingiustizia?

Miss X:

“No,perché tutti si possono aiutare,e chi è già arrivato ad un buon voto deve essere felice del proprio voto senza prendere in giro o maltrattare altri”

Qui Miss X dà per scontato che lo studente bravo prenda in giro e maltratti quelli non bravi. Perché nella mente di questa persona, “meritocrazia = bullismo”.

Ma comunque, perché lo studente bravo si dovrebbe impegnare? Perché CHIUNQUE si dovrebbe impegnare? Tanto, la sufficienza è garantita!

Miss X:

“Per essere fieri di riuscire ad imparare la lezione e di fare un compito carino e ordinato”

Ma tanto, anche se lo fai male, prendi bei voti lo stesso e la gente o ti fa i complimenti o deve stare zitta!

Miss X:

“Sei irrecuperabile…

No,capisci quello che vuoi capire

Rileggi i messaggi,ah,molte persone hanno questa cosa di capire ciò che vogliono capire, è normale… ”

Ancora una volta, messa davanti all’inoppugnabile evidenza dell’errore nelle sue idee, dice che sono io che ho capito male tutto.

Ho provato a chiederle se sapesse cosa fosse la meritocrazia.

Non lo sapeva con precisione, gliel’ho spiegato.

La sua risposta è emblematica.

Miss X:

“Chi “non è bravo” bisogna farlo diventare “bravo””

E come fai a farlo diventare bravo, se non puoi dirgli che non è bravo, perché “uhr-duhr le critiche sono tutte cattiverie”?

Miss X:
“mostrandogli nuove cose è facendolo esercitare”

E se a lui non fregasse niente?

Miss X:

“Allora non si fregerebbe manco delle critiche,e sarebbero comunque inutili”

Io:

“Okay, ti parlo di un soggetto realmente esistente. Lo conosco personalmente. Si tratta di Mister Z. Costui non è bravo a scrivere, sotto assolutamente nessun aspetto. Tutti coloro che hanno letto i suoi scritti sono concordi nel dire che sono scritti male, sotto tutti i punti di vista. Gli unici che gli fanno complimenti sono suoi parenti che gli danno il contentino per farlo contento. Lui non solo non vuole imparare a scrivere, ma vuole essere lodato per i suoi scritti, imbestialendosi quando ho fatto notare i suoi errori. Le critiche negative lo toccano eccome, quindi. Tale soggetto non merita critiche?”

Lei ha detto che è colpa mia se lui ha cancellato il suo libro, perché l’ho “ucciso di critiche”.

Miss X:

“Perché si fa privatamente,tu sei cattivo e fai pubblicamente,e probabilmente della storia avrai capito ciò che volevi capire e gli avrai detto cazzate”

Quindi, dovrebbero essere posti limiti alla libertà di parola?

Miss X:

“Datti la risposta da solo visto che l hai tolta ad un tipo”

Capite? Se voi date un’opinione negativa a qualcuno, e quel qualcuno non sa accettare la critica, AUTOMATICAMENTE siete VOI che gli avete tolto la libertà di parola, e meritate che vi sia proibito di esprimere un’opinione!

LUI deve avere il diritto di scrivere male finché vuole, ma non deve esistere il diritto di farglielo notare.

Miss X, quando le ho poi parlato dell’articolo, ha detto che chi commenta negativamente le sue opinioni dovrebbe essere portato via da Satana.

Quando le ho fatto notare che questa è, pura e semplice, istituzione del reato d’opinione, lei ha detto che “essere portati via da Satana non è una punizione, ma una conseguenza, perché se dite parole di odio, andate portati da via da quello che genera odio”.

Si è difesa dicendo che “basta criticare in modo gentile”, ma la sua idea di “critica gentile” è dire “tu non hai fatto nessun errore, ti dico solo la mia opinione, ma puoi comunque ignorarla visto che quasi certamente sono io che ho torto e non ho capito”!

E questo comunque non cancella che ha scritto, chiaro e tondo, che tutti quelli che esprimono opinioni che le danno fastidio dovrebbero essere privati del diritto di parola e puniti!

Le ho fatto una domanda diretta.

Io:

“Che conseguenze dovrebbe subire uno che osa esercitare la sua libertà di parola senza seguire le TUE regole personali?”

Miss X:

“Non sono regole mie,si chiama EDUCAZIONE”

Io:

“E secondo l’EDUCAZIONE, serve il permesso di qualcuno per esprimere un’opinione sui lavori di quel qualcuno?”

Miss X:

“Basta dirlo gentilmente”

Le ho ripetuto la sua definizione di “gentilmente”, che vi ho già ribadito qualche riga fa.

Lei ha detto che non è vero che l’ha detto e che io ho frainteso come sempre.

Ovviamente.

Non è MAI lei che commette un errore, o che dice qualcosa di reprensibile: sono sempre TUTTI GLI ALTRI che capiscono male.

Insomma, spero che questo articolo, per quanto prolisso, abbia esplicitato come mai il “Se non ti piace, non leggere” sia una grandissima cavolata.

E voglio ora chiedervi un favore: vorrei che voi diffondeste su Facebook questo articolo.

Se fate parte di pagine di fanfiction o letteratura, linkatelo anche lì.

Perché vorrei molto che il maggior numero di persone possibile leggesse e, soprattutto, mi dicesse il suo punto di vista o le sue esperienze personali in merito.

Voglio contribuire al dibattito.

Non sono avverso alla libertà di parola.

IO.

Alla prossima!

The Someone, Quel Nerd col Pizzetto

https://www.youtube.com/channel/UCAf2UNswvBF8MQ6ER11z43g

3 pensieri su “NON TI PIACE? NON LEGGERE!

  1. “Lovecraft ha scritto racconti che generano fortissime sensazioni ancora oggi, ma ciò non cancella che il suo orrore per il diverso, per l’ignoto, per l’alieno, si estendeva anche alla vita reale di tutti i giorni, nello specifico alle minoranze etniche, in un periodo in cui era anche normale essere razzisti.”

    Purtroppo verissimo, ci rimasi male anche io a sapere della stessa cosa dell’autore della del Mago di Oz (e racconti derivati). Su King, beh, quello anche se mi dispiace, so bene che tutti noi artisti abbiamo un qualche vizio, sempre meglio che essere razzisti però, e King e Miyazaki non lo sono.

    Comunque son rimasta scioccata della reazione del padre di questo Mister Z. E’ quasi da riderci piangendo.

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  2. Dove andrà a finire il mondo di questo passo? All’inizio ci ho riso su però poi la cosa si è fatta allucinante. Cioè esistono persone che se la credono in questo modo? Io a scrivere non sono un genio ma me la cavicchio, quando ho iniziato le mie storie avevano tutti gli errori peggiori sia stilistici, grammaticali e di trama. Fortunatamente però ho avut amici e per fortuna parenti che non le hanno tratte coi guanti solo perché le ho scritte io. Ovviamente li per li ci sono rimasta male, ma poi mi sono corretta e migliora. Ora so che forse non centra niente, ma hai parlato di pigrizia nello scrivere e a distanza di anni ho constatato che ormai c’è anche la pigrizia nel leggere, perché a quanto vedo non si ha voglia di impegnarsi con testi magari più seri che siano libri o storie su siti di genere, si preferiscono sempre i soliti scopiazzamenti o storie stereotipate che si possono facilmente recensire con: Oh mio Dio quanto è bella questa storia o Oh quanto e fiko il personaggio culturista con manie di controllo.
    Scusa ancora se questo sproloquio non centra un cavolo, ma alla fine la cosa agghiacciante è che persone come Miss X e Mister Z esistono.

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  3. La questione della libertà di espressione può diventare incredibilmente complicata… per il semplice fatto che, secondo alcune persone, è come se valesse questa regola: “Io dico quello che voglio di chi voglio e quando voglio; gli altri dicono quello che vogliono di chi vogliono e quando vogliono, ma finché fa comodo a me”. Suppongo che a nessuno piaccia essere dalla parte del torto, sentirsi a disagio ricevere critiche, rimproveri, eccetera; credo che un po’ tutti ci arrabbiamo, ci risentiamo, tendiamo a metterci sulla difensiva. Solo, c’è chi è abbastanza umile da mettersi in discussione, chiedere scusa o tornare sui propri passi e c’è chi, invece, si sente migliore di chiunque altro, anche inconsciamente, e non vuole retrocedere di un passo. A me sembra arroganza, pura e semplice arroganza, se posso dirlo. E grande difficoltà, se non incapacità, di mettersi nei panni altrui.

    Io sono la prima ad avere un enorme problema con le critiche. Sono suscettibile, forse anche un tantino permalosa, e generalmente non amo il sarcasmo. Ma è qualcosa che sto cercando di correggere un po’, perché il confronto con gli altri fa parte della vita… Tutti noi dobbiamo accettarlo, in un modo o nell’altro. E quando si scrive, ci si espone inevitabilmente al giudizio di chiunque. Certo, c’è chi legge e si limita a insultare, o critica in maniera pesante e cinica, senza tenere in conto gli eventuali sentimenti di chi scrive… ma esistono anche critiche moderate, fatte con calma, oppure critiche severe ma non mirate a offendere alcun autore o alcuna autrice.
    “Se non ti piace non leggere”, più di una volta, rappresenta solo un modo per pararsi le spalle (per non dire qualcos’altro). Ovvio che nelle fanfiction esistono gli avvertimenti e le tag apposite, affinché chi gira per quei siti possa farsi un’idea di cosa parlano le varie storie, prima di andare a leggere… Questo è giusto e perfettamente legittimo. Se io, tanto per dirne una, reputo ridicola l’idea delle mpreg, non vado a cercarmi fanfiction mpreg per il puro gusto di dire a chi le scrive “eh, ma fanno schifo”; però, se mi viene un minimo di curiosità, se voglio cercare di capire come funzionino queste storie e se in alcune ci sia una logica, posso tranquillamente provare a leggerne qualcuna. Mi dev’essere vietato? No. E posso lasciare la mia recensione, in maniera educata e nel rispetto dei gusti altrui. Ma certa gente, secondo me, non è capace di distinguere questo tipo di critica da una critica che vuole solo affossare chi la riceve… perché vede TUTTE le critiche come un male.
    Se io leggo una fanfiction mpreg (è sempre un esempio, ovviamente) e magari dico “sai, il tale passaggio della tua storia non mi ha convinto, lo trovo forzato, anche se l’intero contesto non è studiato per essere realistico” non sto dicendo “le mpreg sono sempre del tutto inverosimili, fanno schifo e chi le ama è fuori di testa”; eppure, chi ha scritto la fanfiction potrebbe prenderla come un attacco personale e mandarmi a quel paese, o cose del genere. Problema mio? No, problema suo, che non sa distinguere un’opinione espressa con educazione e rispetto da un’opinione condita con insulti e generalizzazioni. Questa Miss X, evidentemente, non sa distinguere. E cercare di farle capire come stanno le cose è inutile, a quanto pare. Dev’essere frustrante, ma cosa possiamo farci, in fondo?
    Forse si può solo cercare di diffondere una cultura basata sul rispetto, sulla libertà e sulla meritocrazia. Ognuno di noi dovrebbe farlo, nel suo piccolo… Il problema è che spesso non sappiamo come, o sentiamo che il mondo ci rema contro. Ad ogni modo, io non sono su Facebook e non posso condividere quest’articolo, ma ho voluto condividere qui la mia opinione e spero che conti 🙂

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