“Welcome To My Hell” (Il festival dell’incoerenza)

Era un fine settimana come tanti altri: Shade Owl oziava pigramente sul letto guardandosi vecchie serie TV, con Gaia che correva per casa inseguendo i suoi giocattoli. La finestra era aperta per fare entrare l’aria primaverile di Aprile.

All’improvviso la quiete fu spezzata dalla repentina comparsa di un uomo vestito di nero e un mostro tentacolare con ali e artigli. Colto di sorpresa, il recensore lanciò un’imprecazione delle sue e rotolò giù dal letto, terrorizzando la gatta.

– Ammirevole…- commentò il Professor Piton, appena materializzatosi nella stanza.

– T’fhly kuh t’nhnk’tha!- gli fece eco Cthulhu, mentre Gaia gli si strusciava tra le caviglie.

– Vedo che il Grande Antico ha digerito, finalmente.- disse Shade Owl, arrampicandosi di nuovo sul letto – Volete fare una partita a Bloodborne? O anche a Code Vein. Possiamo creare un personaggio nuovo, ma il nome lo scelgo io, stavolta. L’ultima volta che l’ha scelto Cthulhu sono arrivati quelli della Crusca a protestare.-

Ma Piton scosse la testa, estraendo una pergamena dalla tasca.

– Temo di no.- rispose – Abbiamo ricevuto un nuovo incarico: il Corpo di Recensione ti ha trovato una nuova ficcyna da recensire.-

– Bene. Dettagli?-

– Stessa autrice di “Top Secret”.-

– Cosa?-

– Trentanove capitoli.-

– COSA?-

– E sempre con protagonista Justin Bieber.-

– AAAAAAAARRRRGH!!!!!-

*

Un bentornati a tutti e tutte! Io sono Shade Owl, e sono qui stavolta per recensire, stroncare, demolire, distruggere, schiacciare l’ennesima ficcyna.

Ancora una volta prenderò in esame una storia dell’autrice Bieber23, già fiera creatrice di “Top Secret” (da me già massacrata recentemente). Il titolo della fic di questa volta è “Welcome To My Hell”, e ha sempre come protagonista il bedboy preferito dalle autrici di ficcyne, Justin Bieber.

https://efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3310618

È presente anche su Wattpad, pubblicata da un’altra autrice sua amica, CarmelaSabatino, dove ha ricevuto 324k letture e 11.8k stelline.

fanwriter91: – AAAAARGH!-

https://www.wattpad.com/story/54182949-welcome-to-my-hell-justin-bieber

Oggi prenderò in considerazione solo la versione su EFP, essendo l’originale. Sentitevi liberi di andare a consultare la versione Wattpadiana, se volete.

Rispetto a quella da me già presa in esame, quest’altra ficcyna è poco più recente dell’altra (difatti l’ha iniziata poco prima di finire “Top Secret”) e, se possibile, è persino peggio, tant’è vero che è arrivata al punto di mettere in serio pericolo la mia sanità mentale, tra atteggiamenti incoerenti, situazioni assurde e… altro.

Non posso anticiparvi troppe cose in proposito o sciuperò la sorpresa (sorpresa… vi terrorizzerò, semmai) a tutti quanti, ma posso dirvi che stavolta la nostra Hope di turno si chiama Sophie Prior, la cui prestavolto è la modella ungherese Barbara Palvin (la quale, mi sono dimenticato di dirvi, ha prestato il volto anche alla protagonista di “Top Secret”… l’autrice è in fissa per questa donna, mi sa), studentessa di una scuola superiore di Seattle, cosa che ci verrà comunicata solo con molta calma, insieme ai suoi due fratelli. Inoltre, ci saranno molti e ben più chiari richiami alla serie di ficcyne dell’universo di “Danger”, rispetto alla storia precedente, per non dire veri e propri plagi di intere scene.

Bisogna precisare che la rete di informatori di Lady R le hanno riferito che Barbara Palvin, modella e angelo di Victoria’s Secret, è effettivamente una ex di Justin Bieber. Deve essere un po’ come per Selena Gomez, che spesso compare nelle storie sul Bieber come interesse amoroso: le shipper sono ovunque.

Tornando alle gif, oltre a quella della Palvin ce ne sono molte altre, alla fine del capitolo uno (e almeno una per ognuno dei capitoli successivi), che permettono a chi legge di vedere i prestavolto dei personaggi e all’autrice di non descriverli, così fa meno fatica. Una cosa che detesto: va bene ispirarsi a qualche persona reale, l’ho fatto anch’io, continuo a farlo (una dei miei personaggi preferiti l’ho creata così, in fondo), ma usare le foto mi sembra davvero il massimo della pigrizia! Capisco perché Evgenij si senta male quando le vede!

Evgenij (prendendo una tisana all’erba pipa corretta con la vodka): – Perché dovrei sentirmi male per qualcosa che non esiste? –

La trama in sé è tutto sommato semplice: la Hope di turno è una studentessa delle superiori con una “famiglia difficile” (capirete leggendo il motivo delle virgolette) che comincia a frequentare sempre più spesso il bedboy Justino El Biebero dopo che questi è uscito di prigione per droga e omicidio, cosa che fa nascere un amore travagliato tra i due. Ne segue una storia che mi avrebbe dato il mal di testa anche se non avessi preso a testate le pareti di casa leggendo.

Un piccolo avviso per tutti quanti: nel corso della fic la condanna per droga e omicidio verrà bellamente ignorata, dimenticata o soprasseduta dalla protagonista, più o meno come accadeva in una certa altra ficcyna che, sicuramente, ricorderete, e in particolare la parte riferita alla droga non verrà mai più nominata dopo un paio di capitoli, come se non fosse mai esistita. Diventerò forse monotono, e ogni tanto mi scuserò, ma purtroppo questo sarà il classico Elefante Nella Stanza che viene costantemente ignorato, cosa che non posso assolutamente lasciar correre.

Altro fatto interessante, comunque, è il numero delle recensioni: la storia ne ha ottenute ben 500, solo cinque delle quali neutre o negative, ma almeno in questo caso le sono state avanzate critiche vere, che non mancherò di riportare. Per il resto sono tutte positive.

fanwriter91 lancia il PC dalla Finestra e questo colpisce il Passante nonostante questi fosse rimasto a casa.

A consolarmi c’è il fatto che Cthulhu, finalmente, è riuscito a digerire l’ultima Hope che ha ingurgitato, e malgrado questo gli abbia provocato un blocco intestinale che lo ha tenuto lontano dalla squadra per una settimana ha deciso di riprovarci, stavolta armato di Buscopan e Brioschi.

Cthulhu: – Thfgly n’uhkta kr’lth R’lyeh!- (Trascinerò Hope nelle profondità di Rl’yeh!)

Oltre a lui, come sempre, abbiamo il nostro opinionista, Severus Piton…

Piton: – Ho preparato altro Distillato della Pace.-

Grazie… e infine, ancora, la mia gatta Gaia…

Gaia: – Miao!-

… la quale esprime sempre tutto ciò che pensa.

Bene, siamo pronti a cominciare. Auguratemi buona fortuna!

*

Iniziamo in media res con un cliché tipico delle ficcyne: Hope è in un locale pieno di musica assordante, odore di alcool e talmente tanto fumo da impregnarle i capelli, nel bel mezzo della pista da ballo gremita di gente.

Evgenij: – Toh, ma è l’inizio di “Dark”!-

La BFF di turno, Casey Parker (la sua prestavolto non riesco a identificarla, purtroppo) insiste per trascinare Sophie al bancone e farle provare “il nuovo drink”, fissando “mezza ubriaca come ogni volta” la pista da ballo.

Anche in questo caso, la migliore amica di Hope pare essere una delle più belle ragazze della scuola… anzi, dell’intera città, addirittura. Quale città, però, non è dato sapere, ci verrà concesso questo privilegio solo più avanti.

Insomma, Sophie si beve questo “nuovo drink” e ne approfitta per spiegarci che tipo è:

Non fraintendete, non ero la figlia di papà che all’improvviso aveva preso le distanze dall’alcol solo, i due mesi precedenti li avevo passati in Colorado dai miei nonni per quelle che erano state la vacanze estive e per tutto quell’asso di tempo non avevo più toccato liquori o cose simili.

I più attenti di voi avranno già notato l’espressione “quell’asso”, già riscontrata in precedenza in “Top Secret”. Niente, non l’ha capito come si scrive…

Cthulhu: – Kht’lykah! Nuk’teh prhy thok!- (Accidenti! Speravo che almeno un po’ fosse migliorata!)

Shade: – Per migliorare ci vuole un determinato lasso di tempo. Lei ha avuto solo un asso.-

Bevuto “il nuovo drink” sente il telefono che squilla. Da dentro la borsa e con la “musica assordante”. Anche qui mi sa che abbiamo dei superpoteri, e cominciamo con l’Iperudito.

In ogni caso si tratta di un messaggio di Harley.

No, non questa Harley, purtroppo: si tratta di Harley Prior, fratello maggiore di Sophie (che però ha un nome da donna), il cui prestavolto è l’attore Chris Pine, famoso soprattutto come il nuovo Capitano Kirk negli ultimi tre film di Star Trek. La avverte che, essendo già mezzanotte passata, se non torna di corsa a casa “andrà a prendere lei e quelle due psicopatiche delle sue amiche con la forza”.

Sì sì, c’è scritto proprio “con la forza”.

Eh, dillo a me… da fratello maggiore ne ho avuti di problemi con mia sorella, ma insomma…

Comunque, pare che Harley sia nervoso perché, causa esame, la madre gli ha proibito di uscire, malgrado lui sia uno che va a una festa ogni finesettimana. La frase seguente però mi stranisce:

“Andiamo a recuperare Jess” dissi prendendole il polso. Casey fece per ribattere ma si zittì subito, sapeva che quando era Harley a prendersi la briga di scrivere un messaggio era davvero il caso di andare.”

Ma fa davvero così paura? Per la miseria, che stronzo! Io ci litigavo con mia sorella, com’è normale che sia tra fratelli quasi coetanei, ma qui mi pare che siano davvero tutte e tre molto spaventate…

Lady R :- Dopotutto, è il *cringia* Capofamiglia. –

Comunque, le ragazze attraversano la pista sgomitando tra “persone che ballavano come se non ci fosse un domani” per recuperare l’altra Amica Generica™, Jessica Olsen, la cui prestavolto è la defunta e bellissima Brittany Murphy (cosa che mi dà veramente fastidio) e, come le nominano Harley, anche lei capisce che è ora di andare via.

Ripeto: io qui ci leggo paura. Harley ci verrà presentato come un fratello premuroso e iperprotettivo, ma in queste prime righe la sola cosa che mi trasmette è prepotenza. Tuttavia, l’autrice non è d’accordo:

Parlare loro di Harley risultava come parlare di Dio sceso in terra, lo ascoltavano e credo fosse solo grazie al fatto che fosse uno dei ragazzi più belli e popolari della scuola. Ritenevo fosse per quello che tutti gli studenti della “Morgan” ci rispettassero, nessuno osava mettersi contro di noi. Avevamo una buona reputazione, tutti ci consideravano intoccabili e un po’ lo eravamo.”

Quindi, stando a quanto leggo qui sopra, gli studenti della “Morgan”, che suppongo sia la loro scuola, lo rispettano perché bello e popolare (ed è popolare perché è bello). Inoltre, verrà detto e ripetuto più volte che lei è “la sua piccolina” o “la sua piccola”. Il che mi sta bene, può essere che un fratello sia particolarmente protettivo nei confronti della sorella minore (che chiamerà più volte “piccolina” o “la mia principessa”), ma avrebbe dovuto farmelo capire fin da subito, essere più chiara dall’inizio. Qui ho pensato che fosse solo stronzo, cosa che crederò di quando in quando: per tutta la fic Harley alternerà momenti in cui è un normalissimo fratello maggiore premuroso e protettivo verso la sorella con momenti in cui sfiora la morbosità e la prepotenza, sfociando nell’incoerenza.

Prima di andare avanti, inoltre, vorrei esaminare un altro aspetto del discorso di Sophie, stavolta pensando a lei e alle sue amiche. Facciamo un piccolo esperimento: immaginatevi tre Oche Generiche™ delle ficcyne e mettetele al posto di queste tre, viste però con gli occhi della Hope, e ditemi che risultato avremmo.

Ve lo dico io che risultato avremmo: la Hope le giudicherebbe tre #troje senza scampo, odiose e piene di sé, che brillano nella gloria riflessa del fratello maggiore di una di loro, potenziale BedBoy Alfa. Se pensate che mi sbaglio siete liberi di dirmelo.

Intanto, Hope e le sue amiche arrivano all’auto di Casey, la quale si siede al posto di guida malgrado ci sia stato detto or ora che è mezza ubriaca (e siamo già al primo reato di un personaggio, guida in stato di ebbrezza). In ogni caso non vanno a sbattere e raggiungono la zona dove abitano Sophie e Casey, mentre Jessica dice che la verrà a prendere suo fratello Lucas, per il quale non c’è un prestavolto, cosa che me lo identifica come un personaggio inutile.

Scaricata Sophie, Casey le chiede di salutare Jake, altro fratello di Hope, stavolta interpretato da Gaspar Ulliel, attore francese, per il quale pare avere una piccola cotta.

Appena rientrata in casa, Sophie viene accolta da Harley, qui descritto come una montagna di muscoli e tatuaggi, pronto a sgridarla:

“Mi dispiace di aver fatto tardi, non ho controllato l’ora ma sai come sono fatte le ragazze” incrociai le braccia al petto mentre i suoi piccoli occhi verdi mi osservavano impassibili. Ero l’unica femmina oltre a mia madre in famiglia, ero la sua piccola e non sopportava l’idea che mi sarebbe potuto accadere qualcosa.

“Si, so come sono” alzò gli occhi al cielo “Non puoi rientrare a queste ore, eravamo tutti preoccupati” alzai un sopracciglio.

“Tutti chi?” lasciai cadere la borsa sopra il tavolino al centro del salotto corrugando la fronte. Non si erano mai preoccupati così tanto vistosamente.

“Jake ed io” mi trattenni dal ridergli in faccia. Jake non si era mai preoccupato per me e avrei scommesso qualsiasi cosa che in realtà l’unico davvero preoccupato fosse lui.

Stavo per rispondergli quando la porta che dava nella lavanderia accanto all’ingresso si aprì cigolando. Jake ci raggiunge al centro del salotto, le braccia leggermente tatuate con ritratti di animali e scritte gotiche in alcune zone in vista e le mani dentro le tasche dei pantaloni. Ci guardava incuriosito, i capelli del mio stesso colore e gli occhi grigi lo rendevano decisamente appetibile a tutte le donne single ma – nonostante Casey avesse un debole per lui – era mio fratello gemello quindi, era un idiota.”

Il cosiddetto “idiota” (donnaiolo idiota, come viene specificato poco dopo) si avvicina a Harley, gli passa un braccio sulle spalle e gli chiede di lasciar perdere, visto che lui, quando esce, rincasa ancora più tardi.

Difatti Hope, il rigo dopo, lo definisce “un idiota, ma il suo fratello preferito”, che la tratta sempre bene, la capiva meglio di chiunque e a cui vuole bene.

D’accordo, gli vuole bene, ma non mi sembra carino definirlo “idiota” se la protegge sempre…

Gaia: – Miao.-

Piton: – Cosa?-

Shade: – Niente, vuol farci notare la parte del “donnaiolo”. Probabilmente questo serve a identificarcelo come un Maschio SemiAlfa, e probabilmente lo stesso vale per Harley, considerato come ce lo hanno presentato. Perché è risaputo che l’alto numero di potenziali partner sessuali identifica i migliori elementi della specie.-

Piton: – Senza contare che, nel corso della fic, malgrado molte ragazze manifestino effettivamente una palese attrazione nei suoi riguardi lui non ci darà mai l’impressione di essere un donnaiolo come sua sorella lo definisce… semmai, un ragazzo molto richiesto, cosa che accade spesso in ogni scuola superiore.-

Di Harley veniamo anche a sapere che ha vent’anni ma frequenta ancora il quarto anno alla scuola di Sophie e Jake (che sono al terzo), quindi è ripetente. Poco dopo si scopre che Jake e Sophie hanno due anni meno di lui, quindi diciotto (da compiere entro poche settimane).

Fermiamoci un momento a riflettere: Harley, vent’anni, è ancora fermo “al quarto anno”, presumo del liceo, mentre dovrebbe essere al quinto, secondo quanto ci viene detto, mentre gli altri due sono al terzo, e hanno quasi diciotto anni.

Ora, rispolveriamo le mie nozioni sul sistema scolastico Statunitense (prima di scoprire in quale città ci troviamo lo deduco dai dettagli che siamo negli USA, anche se NEMMENO QUESTO CI VIENE DETTO) e usiamo anche Wikipedia per orientarci meglio.

A quanto ci è dato sapere, la “Secondary School”, frequentata da persone della loro età, si divide in “Middle School” e “High School”. La Middle School corrisponde alle nostre scuole medie inferiori, e si divide in tre anni chiamati “sesto”, “settimo” e “ottavo”.

La High School ha una durata di quattro anni, e vanno dal nono al dodicesimo. In totale, quindi, la Secondary School dura sette anni. Gli studenti si iscrivono a quattordici anni (9th grade) e si diplomano a diciotto (12th grade) o, in rarissimi casi, diciannove anni (13th grade).

Tutto questo mi dice che sono TUTTI E TRE ripetenti, e non una sola volta: se Hope e GemelloDiHope frequentano il terzo anno vuol dire che frequentano ancora le elementari!

Piton: – Pensi che siano stati penalizzati in quanto Hope e Famiglia di Una Hope? Io lo farei. Ci ho provato con Potter, ma nessuno mi ha aiutato e ho fallito.-

Shade: – Perché il tuo preside era un vecchio rimbambito affetto da senilità acuta e che avreste dovuto mandare all’ospizio. No, qui credo che la questione sia molto più semplice: l’autrice non si è documentata. Di nuovo.-

Cthulhu: – Thk’lyhe mahk’thun tehk l’munh ty’nahk!- (Fortunatamente al Grande Antico la carne di Hope piace anche ignorante!)

Gaia: – Miao.-

C’è anche un’altra grande differenza nel sistema scolastico americano, rispetto al nostro: se per la fine dell’anno non si hanno tutte sufficienze, in estate si possono recuperare le materie che ci hanno penalizzato, ma non si perde l’anno scolastico. A quanto ne so, per essere rimandati serve una condotta scolastica veramente disastrosa… ma ammetto che questo punto specifico non mi è completamente chiaro, ancora, ma si devono frequentare daccapo solo i corsi in cui si era carenti, non l’intero anno.

In ogni caso, ci viene ribadito che questi tre siano un po’ quelli che governano la scuola, i “popolari”, e veniamo a sapere un altro paio di cose:

Jake dall’altro lato era poggiato con la schiena e gli occhi fissi sullo schermo del cellulare.
Pensai stesse litigando con qualche amico o roba del genere notando la mascella contratta così aprii la porta per andarmene senza dire niente. Saremmo stati anche gemelli ma proprio per questo capivamo quando era il caso di farci da parte.

“Sophie” non lo sentivo usare quel tono da un pezzo per pronunciare il mio nome e quella sera, ammetto che fu alquanto strano. “Non essere troppo dura con Harley, non sta passando un bel momento” quelle parole mi trafissero.

Gli occhi di Jake mi guardavano fissi nei miei come a sperare che capissi senza che mi dovesse spiegare niente. Non era possibile che Harley stesse male e che io non me ne fossi accorta.
Lui era il mio fratellone, non aveva segreti con me.

“A che ti riferisci?” per qualche motivo la voce tremava. Forse per lo shock di aver saputo da lui che qualcosa non andava invece di essermene resa conto da sola.

“Le cose tra lui e Megan non vanno molto bene ultimamente, quand’eri in Colorado si erano addirittura lasciati” strinsi le labbra in una linea retta.”

A quanto pare questa Megan (che non ha una prestavolto, quindi non conta una ceppa) gli avrebbe “spezzato il cuore”, ma adesso “le cose si stanno sistemando e stanno recuperando quanto di buono c’era prima”.

Successivamente abbiamo fuffa, e Hopephie va a letto truccata, cosa piuttosto sbagliata: io non mi trucco, ma sono abbastanza sicuro che andare a letto senza togliere cose come mascara, fondotinta e quant’altro, oltre a macchiare le lenzuola può danneggiare la pelle.

Per esserne certo mi sono consultato con le donne del Corpo di Recensione e, secondo HacchanADL e Lady R, il trucco ostruisce i pori della pelle e non permette la corretta traspirazione. Insomma, non è una buona idea andare a letto senza prima aver tolto il trucco dalla faccia.

Suona la sveglia, è sabato e ci viene detto che di sabato si entra più tardi.

Piton: – Temo che ci sia un errore: le scuole americane seguono la settimana di cinque giorni, quindi la frequenza è dal lunedì al venerdì. Il sabato per gli studenti è giorno libero, come in Gran Bretagna.-

Shade: – Non devi dirlo a me. Questa cosa la ricordo anche senza consultare Wikipedia!-

Insomma, Hope si sveglia, si trucca (anche se è ancora truccata dalla sera prima), si veste e scende a fare colazione coi fratelli e i genitori. Di questi ultimi ce ne frega quasi nulla, visto che vengono giusto citati di sfuggita, soprattutto il padre, che finora non pensavo esistesse, e i fratelli. Insomma, altra fuffa.

A scuola scopriamo che è stato affisso il volantino del ballo di inizio anno, che si terrà il quattro Novembre, cioè entro due mesi. Probabilmente stiamo parlando del cosiddetto “Homecoming”, che ha luogo alla fine della “Homecoming Week”, una settimana che festeggia il ritorno degli studenti a scuola con diversi eventi e attività e si conclude, appunto, con un ballo, tenuto sabato sera. Non che questo ci venga detto dall’autrice, comunque…

In realtà non credo che lo sappia, visto che il ballo è tutto quello che ci sarà durante quella settimana.

Insomma, Casey e Jessica sono gasatissime perché ci sarà il ballo di inizio anno, e una delle due (non importa quale, sono intercambiabili, tanto) dice che “centinaia di ragazzi faranno a botte pur di ballare con lei”.

Tale notizia, però, passa presto in secondo piano, perché le due oche… le due ragazze hanno un’altra cosa molto importante da dire: oggi tornerà Justin.

Di botto tutta l’allegria svanisce dal gruppo, arriva la nebbia, il gelo si fa strada tra loro, gli Estranei arrivano a cavallo…

No, scusate, mi sono confuso.

Vecchia Nan: – Gli Estranei arrivano in groppa a dei ragni giganti, altroché!-

Shade: – Ah… non lo sapevo, io non ho mai guardato il Trono di Spade.-

Evgenij: – No, è una citazione dal libro, figurati se la serie poteva essere tanto ben fatta… Com’è finita male… Sob…- (Piange.)

Era da più di un anno che non lo vedevo. Beh, che non lo vedevano tutti.

Perchè? Semplice. Fino all’anno precedente frequentava la “Morgan” ma nell’estate era stato dichiarato colpevole in tribunale, si diceva avesse uccciso qualcuno.

La faccenda era molto più complessa, Justin non faceva parte di un bel giro e si diceva che la sua ormai ex ragazza – la bellissima Brooke – avesse fatto la spia alla polizia, la quale ne trovò il corpo accanto ad una casa abbandonata da tempo, dissero che era stato lui ad ucciderla per salvare i suoi amici e il suo giro di droga. Sta di fatto che perse l’anno scolastico per stare dietro le sbarre.”

In estate è stato condannato dal tribunale? Per omicidio della sua ex? Che aveva spifferato alla polizia (mio Dio! ESISTE!!) del suo giro di droga?

E HA PERSO UN SOLO ANNO SCOLASTICO??

Lady R: – Brooke Santilli di “Claimed”? Lo sapevo che non sarebbe finita bene!-

Justin qui se l’è cavata persino meglio che in “Danger’s Back”! Lì gli davano tre anni per omicidio, qui uno solo! Devo scoprire dove è ambientata di preciso questa fic, così se mai volessi uccidere qualcuno mi basterebbe farlo da queste parti e, con un po’ di impegno, non farei un giorno di galera!

Piton: – Per farcela dovresti essere Justin, e non sei Justin. Non sei nemmeno lontanamente bello, figo o popolare quanto Justin.-

Shade: – Parla quello che veniva appeso per i piedi da James e Sirius…-

Piton (estraendo la bacchetta): – Stupefi…

Cthulhu (afferrando il braccio di Piton coi tentacoli): – P’lyth fhku n’ath t’khe luhm thu krlyk’thu nhe mklaaat. L’knhuu tehk l’mka’thu r’eht nhy?- (Vi faccio notare che Justin si è beccato solo un anno per avere ucciso la sua ragazza. Per caso voi miseri umani lo giudicate un crimine meno grave?)-

Shade: – No, Cthulhu, in realtà è estremamente grave. Ma la logica delle ficcyne è inconsistente, non puoi sperare di trovarla.-

Gaia: – Miao!-

Shade: – Sì, Gaia ha ragione… tutto questo è anche offensivo, per non dire oltraggioso, soprattutto con quello di cui si sta parlando negli ultimi tempi, tra le chat di Telegram e affini.-

Hope ci fa sapere anche che Justin è pluriripetente: frequenta il suo stesso anno (ma dai???), anche se ha la stessa età di Harley, e che, in quanto sorella sua e di Jake, la rispetta, pur essendo un assassino. Questo perché… non lo posso ripetere, farò copia–incolla:

Justin andava abbastanza d’accordo con i miei fratelli, lui era l’altro capo della scuola quindi, il loro era un rispetto reciproco ma non si frequentavano. Lui aveva la sua compagnia e noi la nostra, credo andasse bene a tutti così.

Tuttavia, dalla notizia dell’arresto Harley impose a me e a Jake di avere più contatti con lui, non lo odiava ma non voleva avessimo niente a che fare con un assassino.

Voleva solo proteggerci.

Certo, io e Jake avevamo ormai compiuto da più di tre mesi diciannove anni, ma lui rimaneva sempre il maggiore – anche se di un un paio d’anni – e si sentiva quasi un secondo padre nei nostri confronti.

Tuttavia, non ero famosa per stare agli ordini di mio fratello.”

Signore e signori, eccoci a una nuova puntata de “La Fiera dell’Assurdo”. In sintesi:

1) Justin è un capetto popolare della scuola, pur essendo uno spacciatore (e successivamente assassino);

2) La nostra Hope è deficiente (come sempre) e non è famosa per seguire gli “ordini” del fratello, quindi vedrete che senza dubbio si attaccherà a Justino come una cozza;

3) lei e Jake hanno compiuto da tre mesi diciannove anni.

COSA?

Sono tornato di corsa indietro a rileggere: c’è scritto testualmente questo (vi faccio lo screen, così mi crederete):

Di nuovo! È successo di nuovo! L’età della Hope, come in “Top Secret” è cambiata senza preavviso! Ma santo cielo, l’autrice lo capisce che ogni tanto è bene rileggere?

Ma andiamo avanti con le stronzate, prego: a quanto pare Justin non è stato espulso perché, secondo Jessica, il preside ritiene che non abbia fatto nulla alla scuola e quindi non meriti l’espulsione.

In fondo è solo uno SPACCIATORE che ha UCCISO UNA RAGAZZA. Non ci sono motivi per allontanarlo dal resto degli studenti, no?

Dopodiché, il nostro El Biebero arriva a bordo della sua “Rang Rover” (e anche qui ci ricaschiamo…), in compagnia di Jaxon, suo fratello minore, e di Christian Tunder, il suo migliore amico, qui interpretati rispettivamente da Alex Pettyfer (“Sono il Numero Quattro”, “Magic Mike” e “Elvis & Nixon”) e Adam Brody (lo avete visto interpretare Seth Cohen in “The OC”).

Ci viene nominata anche Avril, che pare essere un’altra sorella di Justin (strano che non sia Jazmine), interpretata questa volta da Hilary Duff, e che nessuno conosce molto bene, dato che dopo l’arresto di Justin si è trasferita in una scuola diversa dalla Morgan (vi ricordo che è quella frequentata dalla Hope) per stargli vicino.

Strano: prima andava comunque a scuola lì, no? Non aveva amici/amiche? Non frequentava club scolastici? Voti? Niente?

Lady R (roteando una Kirkhammer):- Il nome di Avril Lavigne e le sembianze di Hilary Duff? Il Tempio del Pop non tollererà cotanto sacrilegio! A MORTE!-

Dopo questo, probabilmente Lady R e Cthulhu fonderanno il Club dei Massacratori di Hope.

Justin alzò lo sguardo da terra e si girò nella nostra direzione, alzò la mano in aria e i tre con un’occhiata iniziarono a camminare verso il giardino raggiungibile solo da un piccolo vialetto in sassi, a meno di un metro di distanza da noi.

Il cuore prese a battere ma nessuno parlò. Silenzio totale.

Sentivo gli occhi di mio fratello gridarmi di andarmene prima che si avvicinasse troppo ma non mi spostavo, non gli davo retta. Non lo avrei trattato diversamente da una persona normale solo perchè gli altri dicevano fosse un assassino. Solo perchè il mondo dicesse fosse un assassino.

Si fermò giusto a un metro da noi con lo sguardo fisso sulla punta delle scarpe bianche. Si passò la lingua sulle labbra prima di alzare lo sguardo verso la nostra direzione.

Verso di me.

Quegli occhi nocciola che non vedevo da più di dodici mesi non avevano perso il loro enigma, il loro mistero, erano sempre travolgenti. Quegli occhi che mi avevano messa da sempre sotto pressione. Mi dicevano guardami e voltati allo stesso tempo. Io però, avevo goffamente scelto la prima poichè non guardarli risultava così complesso da farmi venire l’emicrania.

“Ciao, Sophie” disse impassibile.

“Ciao, Justin”.”

L’emicrania è venuta anche a me, e non per lo sguardo di Justin.

Piton: – Questo discorso mi ricorda un po’ quello di Kelsey in “Danger”, quando disse alla sua amica che non avrebbe trattato Justin diversamente solo perché “si diceva” che fosse pericoloso. Peccato che, come in quel caso, non si tratti di dicerie, ma di accuse formali a livello penale, stavolta già ampiamente dimostrate.-

Shade: – Giusto. È come se una ragazza mi chiedesse di presentarle Cthulhu perché non è giusto credere alle voci secondo cui mangia umani subito dopo che è stato visto banchettare con gli intestini di un poveraccio.-

Cthulhu (inzuppando il Passante nel latte e sul punto di mangiarlo): – Tl’hky, n’huk tha l’rthy? (Perché, non si può fare?)-

Shade: – Solo con le Hope e affini. Mangiare altra gente è considerato disdicevole.-

Comunque, il capitolo si chiude qui. Ed era solo il primo, quindi potete capire con cosa ho avuto a che fare stavolta.

Prima di procedere, ho la necessità di riportarvi una delle quattordici recensioni che sono state lasciate a questo capitolo:

“Oh Mio Dio allora sn scioccata per vari motivi il primo e’:..OH DIO MANCANO SOLO DUE CAPITOLI ALLA FINE DI TOP SECRET?!?!? COSA!!!…..NO!!! STO PIANGENDO!!! SPERO FINISCA BENE OH DIO ..E VOLGIO UN SEQUEL LOL…… 2: oh dio questa ff e’ stupenda!! Ed è diversa perke le altre ff incominciano subito con la presentazione di justin o qualcos’altro ma questa solo verso la fine ha introdotto justin..quinidi gia LA AMO e poi siciramente sará un successo come Protect you-I’m Danger e Top secret …cmq visto che PURTROPPO e quasi finito Top Secret(Piango male)potrai avere (almeno spero)tempo per aggiornare piu frequentemente questa ff quinidi…AGGIORNA SUBITISSIMO PERKE SN CURIOSISSIMA KISS JULIA SMITH

PS: HAI SENTITO IL NUOVO ALBUM DI JUSTIN?!!?!??!!? SCLERO LO AMOO TROPPOO !!!!!!

HDKFGODLGLFDLFGLFLSLSLFLGLSSLFLLALSFLCLRLGLDLEALDLFLFK PIANGO”

Credo che non sia necessario commentare.

Il capitolo due inizia con tantatantatanta fuffa scolastica, e il primo pezzo interessante lo abbiamo quando Jake dice alla sorella che Justin frequenterà “il corso C”, proprio come lei.

… salvo cambiare idea un rigo dopo, dove dice che in realtà seguirà un’opzione intermedia tra il “corso C” e il “corso di Jake”. Io personalmente non ci ho capito molto, a dire il vero: frequenta il “corso C” o no?

Insomma, dopo questo pezzo che non mi è molto chiaro la nostra Hope va a lezione di psicologia, che non viene insegnata alle superiori ma vabe’. Il punto è che quello è uno dei corsi che hanno in comune lei e Justin, che infatti entra in ritardo come vuole la tradizione del bedboy. Tranquilli, non si siede accanto a lei, ma dietro di lei, e l’insegnante non fa una piega quando Justin entra in ritardo, limitandosi a dire che “ora possono davvero iniziare”. Complimenti per il sangue freddo.

Segue sviolinata di Shopie su quanto sia figo Justin, che la fa distrarre quel tanto che basta da essere ripresa dall’insegnante.

Dopo questo la giornata è finita e tutti possono andare a casa. Hanno fatto solo due lezioni, in tutto due ore, ma considerando che sono andati a scuola di sabato non è la cosa più strana…

Ma oh–oh! Indovinate che succede?

Mi alzai chiudendo la lampo dello zaino ed infilandomi il cappotto. Non appena chiusi l’ultimo bottone venni sospinta in avanti da un corpo caldo e incredibilmente tonico. Alzai lo sguardo e non riuscii a non riconoscere quegli occhi.

Le gambe mi iniziarono a tremare e presto divennero di gelatina.

Merda, ci ero cascata di nuovo.

“Ci vediamo lunedì, Sophie” disse con un sorriso che sapeva di tutto fuorchè di angelico.

“Certo” annuii trovando il coraggio di palrare ma, la voce uscì dalle mie labbra fioca e insicura.

Oh, adesso non riuscivo più nemmeno a parlare?”

Abbiamo già i primi scambi imbarazzati, quindi possiamo subito dedurre cosa avverrà. Anche se tutto sommato lo avevamo già intuito quando abbiamo appurato che questa è una storia tra Justin e una Hope, quindi tutta la sorpresa è svanita da un pezzo.

Il capitolo si conclude dopo un altro rigo. Era breve, così tanto da sorprendermi.

Ma mai quanto ciò che ho letto nel capitolo tre, dove la nostra Hope è tutta intenta a pensare a Justin, mentre le sue Amiche Generiche™ sono ancora eccitate per l’imminente ballo che, secondo Casey, si terrà tra due settimane.

Ma… nel primo capitolo avevano detto il quattro Novembre, tra due mesi! Siamo a Settembre e, se c’è stato un timeskip, io non l’ho assolutamente visto! Nessuno ha notato che il tempo accelera, in questa fic?

Piton: – Avranno usato una Giratempo, probabilmente.-

Shade: – Ma non servivano per andare nel passato?-

Piton: – Tu sai viaggiare nel futuro, allora?-

Shade: – Certo. Dammi qualche litro di vodka e mi sveglierò nel futuro. La data di arrivo dipende dalla quantità di vodka.-

Insomma, l’autrice non ha ancora imparato a gestire meglio i salti temporali, che anche nella precedente storia erano fatti davvero alla cavolo. Arrivano Harley e Jake, che riportano a casa Sophie, poi Harley la prende da parte per sgridarla di quanto successo alla fine del capitolo uno:

“Jake, scendi” disse Harley.

Non mi ero nemmeno accorta che fossimo già arrivati a casa. Jake aprì lo sportello e scese dandoci le spalle, feci per aprire la portiera quando la sicura scoccò e la macchina s’inchiavò. (Shade: – S’inchia…che?-)

“Harley, fammi scendere” dissi a denti stretti.

“Non prima di aver parlato” mi rispose spegnendo il motore. “Si può sapere che cavolo ti è preso?”

“Non mi è preso niente, ho semplicemente risposto ad un saluto, è tanto grave per te?” Diamine, stava facendo un problema per qualcosa che di complesso non aveva proprio nulla.

“Non hai salutato un ragazzo qualsiasi, hai salutato lui. Quel ragazzo è appena uscito dal carcere per aver ammazzato la sua ormai ex ragazza, come fai a non capire?” Era arrabbiato nonostante tentasse di mantenere un tono calmo.

“Non sappiamo se è stato lui ad ammazzarla, nessuno lo sa” risposi dura. Harley sospirò scuotendo la testa rassegnato.

“Ad ogni modo, non voglio che ti si avvicini, non voglio che tu ti avvicini a lui. Intesi?”

“Altrimenti?” Odiavo che mi si imponessero degli ordini e se quello che li dava era Harley, allora la soddisfazione nello stuzzicarlo era ancora più grande.

“Non c’è un altrimenti. Puoi dire quello che ti pare, resta sempre un ragazzo da evitare”

Insomma, il fratello maggiore non vuole che la sua sorellina abbia a che fare con Justin. Malgrado il suo atteggiamento sia davvero molto autoritario, stavolta lo posso capire: nemmeno io vorrei che mia sorella frequentasse uno spacciatore condannato per omicidio.

Ma, naturalmente, quella epocale cretina di una Hope non è d’accordo perché “non sappiamo se è stato lui ad ammazzarla, nessuno lo sa”. Vero, non lo sa nessuno a parte la polizia, il giudice, il pubblico ministero, la giuria…

Ma ammettiamo pure che la cosa dell’omicidio non sia realmente avvenuta, che lo abbiano incastrato o si sia preso la colpa al posto di un altro, magari del fratello: e la storia della droga? Se ha ucciso qualcuno bisogna evitarlo ma se è un semplice spacciatore allora invitiamolo a casa?

Dopo questo abbiamo fuffa, fuffa e ancora fuffa, ma in mezzo alla fuffa scopro che il padre di Sophie fa l’avvocato e che la fic si tiene a Seattle.

FINALMENTE! Una città! Un’ambientazione! Un DOVE!

Evgenij: – Mr. Grey non era mica di Seattle?-

Poi, perla:

La nostra famiglia poteva apparire perfetta ma non era affatto così.

Io non ero la figlia perfetta, così come non lo erano ne Jake ne Harley.

Se solo fossimo stati perfetti come tutti credevano allora, Harley sarebbe stato all’ultimo anno di scuola invece del quarto e sia lui che Jake non avrebbero avuto le braccia tatuate in più zone, così come nessuno dei tre si sarebbe mai fatto vedere con una sigaretta in bocca fuori da scuola. Non eravamo affatto perfetti.”

Ehm… da dove comincio?

Fumare, anche se è un vizio che alle persone può apparire sgradevole, non è niente di che. Io l’ho fatto per anni, prima di smettere (non perché avessi cambiato idea, ma mi venne una brutta tosse per la quale mi preoccupai inutilmente, dato che non era nulla, e dopo non mi è più tornata la voglia), molti miei amici fumano regolarmente, i miei genitori hanno fumato per anni, mio nonno fumava la pipa da giovane. È vero, i ragazzini dovrebbero evitarlo, ma questi tre in teoria hanno tra i diciassette e i vent’anni (rinuncio a capire meglio l’età di Hope, tanto è chiaro che cambia secondo necessità), ma non è sinonimo di sregolatezza.

Idem per i tatuaggi: ci sono un sacco di persone che se li fanno. Io non ne ho, mia sorella sì, ma non è che faccia follie o vada a sfondare vetrine. Anzi, è laureata e le manca poco alla specialistica (ora ha qualche problema per via della quarantena, quindi rischia di saltarle l’ultimo esame).

La parte di Harley ripetente vabe’… quella è effettivamente una cosa negativa. In effetti ha vent’anni, dovrebbe già essere al college o al limite lavorare, ma dato che non ci viene detto perché ha perso due anni non posso capire quali problemi abbia avuto finora. Non mi pare comunque che sia un criminale o che abbia problemi di droga o alcool, e lo stesso si può dire per Jake e Sophie. Insomma, l’unico vero problema che hanno è che Harley è ripetente. Inoltre, una volta tanto i genitori non sono per nulla abusivi.

Insomma, io tutta questa cosa della famiglia problematica non la vedo affatto.

Abbiamo poi un annuncio da parte di Hopephie: da ora comincerà a lavorare “al bar della signora Lowers”, perché la scuola, secondo lei, “allega un diploma di merito al curriculum per il college” a quegli studenti che lavorano nel finesettimana.

A me non risulta che funzioni così: le attività extrascolastiche non fanno curriculum, nelle scuole Statunitensi. Ci sono i Club e le attività alternative (la banda della scuola, il coro, il teatro, eccetera) e quelle possono dare crediti, ma non mi pare affatto che chi ha un lavoro nel finesettimana venga premiato dal punto di vista accademico.

Ad ogni modo, questa è la motivazione di Sophie, che vuole andare al “college di Chicago” (non ci viene detto quale, e digitando “college Chicago” su Google mi sono usciti uno svarione di risultati).

Verso le quattro del pomeriggio viene invitata da Casey Amica Generica™ alla “festa di Mike” e, siccome smonta dal lavoro alle sette (alle sette? Sono le quattro! Ma quanto ci deve stare, due ore?), non può usarlo come scusa.

Malgrado non abbia molta voglia, accetta l’invito. Evviva la coerenza.

Ad ogni modo, per lei è tempo di andare a lavorare. La proprietaria le presenta sbrigativamente gli altri membri dello staff e le spiega cosa dovrà fare, aggiungendo inoltre che al bancone, siccome lei non ha esperienza di drink, lavorerà con un altro ragazzo, arrivato anche lui da poco ma, secondo la signora, pieno di talento.

[…]“Justin, vieni qui per favore”.

Al sentir pronunciare quelle parole il mio cuore perse un battito.
La porta di vetro che portava al magazzino si aprì e lui apparve in tutto il suo splendore. Il grembiule nero identico al mio gli fasciava la vita, da esso sporgeva un canovaccio bianco e si potevano notare i pantaloni a cavallo basso chiari e la maglietta a mezze maniche nera che gli scolpiva perfettamente gli addominali.

Justin, proprio lui.”

Colpo di scena! Lavoreranno insieme!

A parte questo, comunque, farei notare che la signora Lowers s’è presa uno che ha dei precedenti parecchio gravi sulla fedina penale come barman. Cos’è, non li legge i giornali? Lo hanno condannato per l’omicidio della sua ragazza, non è che lo hanno beccato a imbrattare i muri… va bene dare una seconda possibilità alla gente, ho lavorato per due anni e un tot con dei detenuti o ex detenuti, quando ero sotto contratto con una cooperativa sociale, e non ho mai avuto problemi. Anzi, con alcuni ho anche fatto amicizia.

Piton: – Esistono programmi di reinserimento al lavoro, agevolazioni e quant’altro per aiutare chi è appena uscito di prigione a recuperare un po’ di normalità, anche negli Stati Uniti. Hai lavorato in una cooperativa, lo dovresti sapere.-

Shade: – Certo, hai ragione. Qui però mi sembra che tutto sia stato troppo affrettato, o quantomeno l’autrice avrebbe potuto spiegarlo chiaramente. Justin dovrebbe essere almeno sorvegliato. –

C’è un po’ di fuffa, poi arriviamo a un pezzetto che merita menzione, dove i due hanno modo di scambiarsi qualche frase di sfida:

Justin spostò lo sguardo dal pavimento a me guardandomi dritta negli occhi. E che occhi.

“Sei noiosa, sai” annuii.

“Me lo dicono in tanti”. Fu allora Justin a fare un passo verso di me ma mantenendo le braccia strette al corpo. Fece un ghigno e si protese di poco in avanti.

“Perchè sei una ragazza e qualsiasi altra ragazza scapperebbe a gambe levate” spiegò.

Rimasi immobile per qualche secondo, il suo ragionamento non faceva una piega ma si sbagliava se pensava che una semplice imposizione di mio fratello mi avrebbe condizionata tanto.

“Io non sono come tutte le altre”.”

Poi arriva un cliente e i due si distraggono per fare finalmente ciò per cui sono pagati.

Lasciando da parte il cliché della Hope che non è come tutte le altre, abbiamo una ragazzina che provoca uno che è appena uscito di galera. Lo so che mi sto ripetendo, ma porco Kira e porco Ryuk, e porco anche il Death Note, è un concetto tanto semplice quanto importante: NON PROVOCARE UN ASSASSINO. Poco importa se è davvero colpevole o no, se “nessuno lo sa davvero”, come dice Hopephie, da quello che sappiamo potrebbe esserlo eccome, per la miseria!

Due ore dopo finisce il turno di Sophie e Justin, il quale insiste per accompagnarla a casa in moto. Moto che comparirà solo in questa scena, poi Justin guiderà solo una Range Rover nera (tanto per cambiare… dove avrà mai trovato i soldi per un simile veicolo?).

Arrivati a destinazione, la Hope fa per rientrare quando…

“Grazie del passaggio” abbassai lo sguardo dandogli le spalle. Feci per prendere il vialetto di casa quando una mano mi fermò posandosi sul mio fianco destro. Un calore disumano si avventò contro il mio collo e con la coda dell’occhio riuscii a vedere il viso di Justin inclinato con le labbra verso la mia pelle ormai bollente.

“Dimmi” deglutii.

La sua mano si alzò sino al mio ventre passandoci sopra delicatamente le dita.

“Hai un buon odore” sussurrò al mio orecchio facendomi tremare.

“Grazie” balbettai. Dio, che mi crediate o no averlo così vicino fu tanto strano ma allo stesso tempo tanto piacevole da farmi sentire come se avessi avuto le gambe fatte di gelatina.

Mi mordicchiai il labbro nervosa.

“Non farlo” sussurrò piano.

“Che cosa?”

“Non morderti il labbro” deglutii. La sua voce era fioca e roca, la miscela perfetta per l’esaltazione dei sensi del mio corpo. “Sei eccitante, dolcezza”.

Un brivido mi percorse l’interno corpo e non mi accorsi nemmeno che Justin si era staccato e allontanato da me. Quando mi girai con il cuore ormai a mille, era già in sella alla sua moto e aveva ormai raggiunto la fine della strada.

Merda, non poteva farmi quell’effetto con un semplice tocco.

Mi chiesi seriamente quanto sarei resistita.”

HacchanADL: – Oh bene, anche questo Justin è posseduto dallo spirito di Mr. Grey. Ottimo, direi. –

Evgenij: – All’inizio ho seriamente pensato che le stesse per mordere il collo. Tutto questo trash mi sta facendo rimpiangere i vampiri luccicanti della Meyer.-

Gente, come hanno già più volte ripetuto i miei colleghi in molte altre recensioni, non ha importanza se la vittima è consenziente o meno: queste qui sono molestie sessuali pure e semplici. Justin ha appena allungato le mani manco fossero tentacoli di polpo.

Arriviamo al capitolo quattro, con la Hope che si prepara per andare alla festa, quando riceve un messaggio dalla signora Lowers che le dice di presentarsi per le otto il mattino dopo, quindi non potrà andare a dormire dalle amiche. Io non andrei nemmeno alla festa, ma non sono un lavoratore serio come lei.

Fa per andare dalle amiche che l’aspettano fuori, e la madre dichiara la sua sorpresa:

“Come mai vai con le ragazze?” domandò.

“Vado sempre con loro alle feste, mamma” risposi ovvia.

Mia madre annuì.

“Oh, vedi credevo andassi con quel ragazzo” si strinse nelle spalle prima di spostare lo sguardo altrove, come per evitare il mio sguardo.

“Quale ragazzo?”

Per un attimo ebbi un tuffo al cuore, mi ero lasciata da qualche mese ormai, da inizio luglio per essere precisi ed era stata davvero dura. Non so dire perchè fosse finita, semplicemente eravamo diventati davvero troppo diversi per poter stare ancora bene insieme come all’inizio. La nostra sotria era durata parecchio anche se con qualche tira e molla, circa un anno. Credevo che Caleb fosse quello giusto e invece, quella si era rivelta solo una bambinesca fantasia.

“Quello con il quale sei tornata prima in moto” deglutii. Mi aveva vista con Justin.

“Oh, no” abbassai lo sguardo. “Lui è solo un conoscente”.

“Come si chiama, lo conosco?” mi mordicchiai il labbro rosso. Odiavo mentire a mia madre ma non potevo dirle la verità, se Harley lo avesse saputo sarebbe stata la fine.

“No, lavora con me al bar della signora Lowers e si è offerto di darmi un passaggio” alzai le spalle.

Indirettamente era la verità, giusto?”

E qui mi rendo conto che mamma Hope è scema.

Scema a volerle bene: Justin non indossava il casco, secondo quanto si capisce leggendo, quindi aveva il volto scoperto, e il padre di Sophie è avvocato. Tralasciando i mass media, come ha fatto questa donna a non riconoscere il ragazzo che è stato arrestato per droga e omicidio?

Piton: – Beh, almeno l’ha incoraggiata a frequentarlo senza sapere chi in realtà fosse. Magari non ci vede bene, o aveva la visuale ostruita.-

Shade: – Okay, ma io tutte queste cose come faccio a saperle? Chiarezza, accidenti!-

Lady R: – Effettivamente esiste una malattia, la prosopagnosia, che impedisce alle persone di riconoscere i tratti facciali delle persone. Se questo fosse il caso sarebbe bastato spiegarlo.-

Shade: – Eh, ma questo richiederebbe ricerche per documentarsi. E documentarsi è difficile.-

Procedendo abbiamo della fuffa fuffosa che inghiotte qualsiasi cosa, inclusa la festa in cui letteralmente non succede assolutamente nulla. Dico sul serio, l’unica utilità di questo pezzo è allungare il capitolo.

A casa, Sophie scopre da un post-it che Harley è da Megan, Jake è partito con un certo George per il fine settimana e i suoi genitori hanno preso l’aereo per andare in questura.

No, non dite niente, lo so da me…

Abbiamo quindi un pezzo in cui la Hope paragona la sua vita a quella delle amiche:

Questo significava che sarei stata a casa da sola.

Onestamente, la cosa mi turbò solo parzialmente e soprattutto per pochi minuti, forse perchè ormai post-it del genere, appesi in cucina, erano all’ordine del giorno in casa Prior. E mi dispiaceva, tanto.

Casey poteva sembrare una di quelle ragazze abbandonate a se stesse, completamente indipendenti e invece non era affatto così. Sua madre c’era sempre stata per lei, anche quando non era stata ammessa al liceo la prima volta che aveva dato gli esami di ammissione. Suo padre la portava ogni domenica con lui in negozio, lei si divertiva da morire. E sua sorella, la piccola Maddie era semplicemente la sorella che io non avevo e non avrei mai avuto. La sua vita era così perfetta che a volte mi vergognavo per la sensazione di invidia che avevo nei suoi confronti.

Jess non era da meno comunque.

Suo fratello Lucas era fantastico con lei e nonostante facesse il college aveva scelto quello di Seattle per non lasciarla. I suoi genitori non erano da meno, non l’avrebbero mai lasciata e non ricordo una volta che mi abbia detto di essere a casa da sola, nemmeno per pochi giorni.

I miei genitori si.

Io ero quella con la casa più grande, i genitori più ricchi, i fratelli più belli e popolari ma nessuno, nemmeno loro, sapevano cosa avrei dato per essere al loro posto.”

Ehmmmm…

Io non ho capito qual è il problema: vorrebbe la vita delle sue amiche… perché?

Cioè… i suoi fratelli, malgrado i difetti, non mi sembrano male, e anzi a lei ci tengono e parecchio. I genitori, invece, l’hanno lasciata sola il fine settimana. Embeh? È praticamente adulta, quanti problemi può darle questo? Ha indipendenza, anzi, e casa tutta per sé. Io ho smaniato, alla sua età, per andarmene e trovare un posto mio. E comunque non mi pare affatto che si disinteressino della figlia… cioè, questo mi sembra tanto un ragionamento alla Kelsey, la protagonista di “Danger”, che definiva i genitori degli oppressivi bigotti perché sì.

Lady R:- Anzi, a me questo Lucas che sceglie un’università vicina alla casa della sorellina per “non lasciarla” sembra solo un sottone, e Jess invadente e appiccicosa per limitare la carriera accademica del fratello per tenerselo appiccicato. E poi, “non ricordo una volta che mi abbia detto di essere a casa da sola” non mi sembra una situazione sana per una ragazza giovane, che ha bisogno di spazio. Anche a me capita spesso di stare sola a casa, soprattutto quando i miei fratelli hanno le gare fuori Roma. Mica mi sono mai sentita abbandonata per questo, anzi.-

Altra fuffosità allo stato puro, e arriviamo alla parte in cui Hope si sveglia perché sente dei colpi alla finestra.

Cthulhu: – Kk! Thkf’thaa n’hikt…- (No! Non dirmi che…)

Shade: – Sì, Cthulhu… è lui! È Justin!-

Piton: – Oh, cielo! Shade, è “Danger”! Luke lo ha accoltellato di nuovo!-

Shade: – No, hai sbagliato fic… però la citazione è corretta. Forse… troppo corretta…-

Piton: – Shade, stai bene? Ti vedo un po’ pallido…-

Insomma, proprio come in “Danger”, è arrivato Justin alla finestra, ma stavolta non si teletrasporta direttamente in casa, ha almeno la decenza di “chiedere” di essere lasciato entrare.

“Che ci fai tu qui?”

“Fammi entrare” disse duro. Era forse uno scherzo? Quella era casa mia!

“E perchè dovrei farti entrare? Vattene, è tardi” cercai di mantenere la calma e lo feci solo perchè davanti a me avevo Justin Bieber e non uno qualsiasi.

“Sophie” il mio nome uscì così bene dalle sue labbra da farmi venire i brividi. “Fammi entrare”.

Strinsi le labbra in una linea retta fino a quando non mi decisi a spingere la maniglia completamente verso il basso e a lasciargli libera l’entrata in modo che potesse portare anche i piedi sul davanzale ed entrare nella stanza.”

Cosa? Lo fai entrare? Ma barricati dentro e chiama la polizia, cretina!

Si vedeva davvero poco ma quando il suo viso arrivò a pochi centimetri dal mio non riuscii a non notare il labbro inferiore spaccato e un taglio che si estendeva nella parte finale del sopracciglio sinistro.

“Ma che cavolo hai fatto?” sgranai gli occhi dandogli le spalle ed accendendo la luce. “Perchè hai un labbro rotto, chi ti ha ridotto così?” domandai.

Justin rimase zitto per un po’ prima di spostare lo sguardo altrove.

“Non sono affari tuoi”.

Era uno scherzo? Beh, se lo era non faceva affatto ridere.

“Inoltre, credo sia il caso che tu ti vesta. Non credi?” avvampai. Solo allora mi ricordai di avere addosso una semplice t-shirt alquanto trasandata.

“D’accordo” annuii cercando di restare indifferete. “Siediti sul bordo del letto, torno subito” mi voltai dandogli le spalle, aprii l’anta destra dell’armadio e presi nei leggings grigi, andai in bagno e presi dal mobiletto sopra lo specchio del disinfettante e del cotone.

Quando tornai in camera lo trovai seduto come gli avevo ordinato, alzò lo sguardo su di me e corrugò la fronte.

“Che cosa sono quelli?” domandò indicando le mie mani.

“Del disinfettante e del cotone” dissi senza guardarlo in faccia.

“Lo so” rispose scorbutico. “Intendevo, a che cosa ti servono?”

“A medicarti, mi sembra ovvio. Non so se ti sei reso conto di avere un labbro spaccato ed un sopracciglio che perde sangue, se non ti medico ti sporcherai tutta la faccia e la fertia potrebbe fare infezione” osservai indicandogli il volto.

Justin rimase per un po’ in silenzio prima di annuire. Mi avvicinai e mi sedetti accanto a lui, premetti la boccetta contro il cotone bagnandolo di disinfettante e glielo portai al labbro.
“Merda” gemette allontanandosi dalla mia mano. Ridacchiai e riposai il cotone sopra la ferita. Sembrava un bambino dal dottore.

Mi sporsi in avanti per raggiungere anche il sopracciglio quando Justin mi fermò. Feci per parlare quando mi fece segno di stare zitta, mi prese piano per i fianchi facendomi tremare e mi portò sulle sue gambe circondandogli il bacino con le mie.

“Andrai meglio” si limitò a dire chiudendo gli occhi.”

Ma che accidenti…

Di nuovo! Sta succedendo di nuovo! In realtà sto leggendo “Danger”! Si è moltiplicata di nascosto! C’è un clone di “Danger” a piede libero! Chiamate la polizia! Chiamate i pompieri! Chiamate i Ghostbusters! Chiamate qualcuno!

Piton (estraendo una fiala): – Maledizione, è andato… Cthulhu, come l’altra volta, tu lo tieni fermo e io gli somministro il Distillato della Pace!-

Shade (sfondando la Finestra e correndo in strada) – È DANGER! È TORNATO PER TORMENTARCI! SALVATEVI FINCHÉ POTETE!-

Cthulhu (correndogli dietro): Tfhkkk! L’kmnha tkhl’ry nehk’thu!- (Presto! Prima che si strappi gli occhi da solo!)

Gaia: – MIAO!-

In seguito a questi eventi c’è stata un po’ di confusione, è dovuta intervenire una squadra medica e un veterinario armato di fucile a tranquillanti, ma sono tornato in me e, dopo essere stato dichiarato di nuovo idoneo alla vita in una società civile, ho ripreso la recensione in mano.

Insomma… stavo dicendo (bevo un altro po’ di Distillato della Pace allungato con la vodka) che Danger… che Justin è entrato dalla finestra sotto gentile concessione di quella scema apocalittica di Sophie, che nota le sue ferite. È evidente che ha fatto a botte, e lei decide di medicarlo anche se sulle prime lui non sembra gradire. Segue momento softcore.

Ho riassunto correttamente?

Insomma, dopo un po’ di fuffa la nostra Hope insiste perché lui le spieghi cos’è successo, e a quanto pare si è trattato di una banale rissa in un locale, dove Justin ha difeso il suo amico Christian. Sophie percepisce coi suoi poteri da Hope che non è tutta la verità, che abbia addosso altre ferite, e infatti ha anche dei graffi sul petto (che si è fatto senza rompersi felpa e maglietta). Il che ci permette di vederlo a petto nudo, così che io possa andare a piangere in bagno.

In merito a questa scena puramente fanservice vi lascio un commento di Severus:

Poco dopo sappiamo che è andato da lei perché “passava di lì” e si è ricordato che abitava da quelle parti, anche se non ci spiega perché abbia pensato che una ragazza i cui fratelli, in particolare il maggiore, lo riempirebbero di legnate a saperlo lì, dovrebbe essere la persona giusta per aiutarlo. Dov’è finito il suo amico Chris? O magari poteva andare da un medico. Vabe’, era una rissa e lui ha dei precedenti, ma se non l’ha causata lui (e a quanto ho capito ci sono dei testimoni) poteva tranquillamente andare in ospedale, no?

Ma in ospedale ci finirò io a furia di craniate contro la parete: dopo essere stato medicato Justin fa per andarsene quando Sophie…

… gli chiede di restare???

MA PERCHÉ? PERCHÉ?

Porca miseria, lui è un pregiudicato che ha appena fatto a botte! Okay, ha difeso un amico, ma resta il fatto che, per sua stessa ammissione, in un pezzo che non vi ho riportato, frequenta ambienti in cui cose del genere sono all’ordine del giorno! L’ha detto davanti a lei, quindi non possiamo dire che Sophie non lo sa! E questa qui finisce che non solo lo invita a dormire lì, ma proprio nel suo stesso letto!

Dannazione, rischio di essere internato di nuovo…

Siamo al capitolo dopo e fuffa, fuffa e ancora fuffa.

Tutta la parte in casa è fuffa, finché Justin non offre un passaggio a Sophie:

“Non posso salire in macchina con te, ho già fatto troppe cose sbagliate in troppo poco tempo. Non dovrei nemmeno essere qui con te adesso e invece, hai perfino dormito nel mio stesso letto”.

Justin per un po’ rimase in silenzio a fissarmi. Sembrava turbato da quel mio comportamento ma non mi stupii, nessuno mi avrebbe capita e lui non faceva eccezione.

“E’ per Harley, quindi?”

Annuii.

“Gli ho promesso che ti sarei stata lontano”.

Justin sospirò, fece qualche passo in avanti e mi raggiunse sopra il marciapiede.

“Senti, non so cosa ti abbia detto tuo fratello ma non ho intenzione di ucciderti. E’ vero che non sono un bravo ragazzo, ma non significa che abbia una pistola in macchina”.

Già, eppure non riuscivo a fidarmi, non completamente.”

Non ti fidi completamente? Ma hai appena detto che ha dormito nel tuo stesso letto! Aveva il naso a un centimetro dal tuo! Non ti fidi e lo fai dormire con te?

Vabe’, alla fine Sophie accetta il passaggio e sale in macchina con lui. Il resto è fuffa incoerente, in cui fa la sostenuta “perché ancora non si fida”. La salto, tanto servirebbe solo a ripetermi.

Quando torna a casa, la nostra Hope trova suo fratello Harley insieme a Megan, la sua ragazza.

Harley era a casa come previsto quando rincasai ma, c’era anche Megan e ciò mi permise di evitare ogni singola possibile domanda.

“Allora, Sophie, come va a scuola?” mi chiese passandosi una mano fra i capelli neri.

“Mh, bene” sorrisi sedendomi nella poltrona di fronte a lei. “La settimana prossima avrò un esame d’ingresso di letteratura inglese”.

“Sono sicura che ce la farai” mi strizzò l’occhio. Le sorrisi di rimando, era una ragazza stupenda e a volte mi chiedevo come facesse a stare con uno come mio fratello.

Una domanda iniziò a invadermi il cervello.

Lui per lei non era il ragazzo sbagliato?

Si, eppure stavano insieme.

Quindi, Justin non sarebbe poi stato così sbagliato per me, no?

Cercai di allontanare il pensiero immediatamente. Stavo farneticando, era ovvio.”

MA CERTO CHE STAI FARNETICANDO, PORCA MISERIA!

Qui paragoni tuo fratello, che al massimo è un po’ troppo stronzo/iperprotettivo, a seconda dell’umore dell’autrice, a uno che è stato condannato per omicidio e spaccio di droga. Lo so che mi ripeto, mi dispiace davvero sfracellare le scatole chi mi legge, ma è un concetto basilare! Non mi capacito che venga trattato in questo modo!

Il resto è fuffa, anche se compaiono Avril, la sorellina di Bieber (e rimpiazzo di Jazmine in questa fic) e la madre di Justin. E no, non è Pattie Malette, stavolta, è una donna di nome Anne, come scopriremo solo nel capitolo trentadue.

C’è anche un pezzo in cui le amiche della Hopephie sono sconvolte dallo scoprire che lei lavora con Justin, tanto da consigliarle di lasciare il lavoro perché lui è pericoloso, ma lei si rifiuta perché non ne ha paura.

Ora, questo mi sta bene: farsi condizionare la vita da una persona solo perché se ne ha paura è una cosa sbagliatissima. Se qualcuno crea dei problemi bisogna affrontarlo e trovare una soluzione, magari con l’aiuto di qualcuno se da soli non ce la si può fare e qui di strumenti ce ne sono: i fratelli, che tengono molto a lei, il padre, che è avvocato, la polizia, dato che Justin ha dei precedenti… insomma, Sophie fa bene a non temerlo e può, all’occorrenza, farsi aiutare.

Di sbagliato, però, c’è il contesto: lei non dice “io non ho paura” per quello che ho appena finito di spiegare, lo dice perché “nessuno sa se ha davvero ucciso Brooke” e questo non ha la minima importanza! Allo stato attuale delle cose sappiamo che, per la società civile, è un assassino, come ho ripetuto più volte, e uno spacciatore. Che sia vero o no, Hopephie non ha prove del contrario, a differenza della legge. È questo che non riesco a tollerare, accidenti a lei!

Passiamo alla vita scolastica, in cui viene riportato un compito di letteratura in cui Sophie ha preso una bella “A” piena, mentre Justin si è beccato un votaccio. Il professore, quindi, ha la geniale e inaspettata idea di chiedere/imporre a lei, la migliore della classe, di dargli ripetizioni così che possa recuperare.

La creti… la Hope, alla fine, accetta e resta d’accordo per vedersi con lui alle tre. In teoria a casa di Justin, ma dopo un mare di fuffa si vedono a casa di lei.

Note autrice, in cui lei chiede alle lettrici come vorrebbero che continuasse la storia “anche se lei già lo sa”. In pratica chiede recensioni per continuare, cosa che viola il regolamento del sito.

Capitolo nuovo, stessa fuffa, finché i due non studiano insieme. Di fatto non succede una beata mazza di niente tutto il tempo, fino a che non finisce la scena quando, dal niente, Justin s’incazza:

[…]“Posso chiederti perchè hai annullato l’appuntamento a casa mia?” domandò.

“Beh, i miei sono al lavoro e anche Harley e Jake, quindi” alzai le spalle.

“Non avevi un passaggio” constatò.

Beccata.

“Mh, qualcosa del genere”.

Justin sbuffò.

“Ti avevo detto che ti sarei passato a prendere”.

Mi mordicchiai nervosamente il labbro e successivamente l’interno guancia, ero nella merda.

“Lo so ma, non mi piace essere di peso alle persone”.

Ottima scusa, pensai.

Mi complimentai con me stessa per essere riuscita ad inventare una bugia in una frazione di secondo, per di più, bgia altamente credibile.

Justin mi guardò dritta negli occhi e sussultai quando mi afferrò i polsi spingendomi contro la parete, sentivo il suo corpo schiacciato contro il mio, il suo fiato contro le mie labbra ed ero certa sentisse il mio cuore martellare contro il suo petto.

“Sei come tutte le altre” ringhiò contro le mie labbra. “Sei solo una ragazzina che vuole sembrare grande, in realtà non è niente. Sei come tutte, anche tu hai paura di me” nel suo tono c’era odio, rabbia e credo tanta, tanta delusione.

“Non è vero” riuscii a dire. “Non ho paura di te, se ne avessi avrei annullato tutto”.

“Cazzate” spinse più forte verso di me schiacciandomi ulteriormente il corpo contro il muro. Gemetti per il dolore.

“Non sono cazzate” dissi con la voce rotta. “Se avessi paura di te avrei annullato tutto e non ti avrei fatto di certo venire a casa mia, considerando che sono da sola e che se decidessi di farmi fuori non mi potrebbe aiutare nessuno. Eppure l’ho fatto, perchè mi fido, mi fido, cazzo” gridai.

“Ti stai fidando del ragazzo sbagliato” sussurrò a pochi millimetri dalle mie labbra e solo allora notai la nostra drammatica vicinanza.

“Lo so” sussurrai. “Me lo dicono tutti” abbassai lo sguardo e Justin mi lasciò andare i polsi senza però lasciarmi libera da quella stretta famelica che imponeva con il suo bacino.

“E tu non li ascolti?”

“No” negai con la testa.

[…]

“Non ti credo” alzai lo sguardo sui suoi occhi. “Non puoi essere così diversa dalle altre, sei una ragazza e voi ragazze siete tutte uguali”lo disse con odio e rabbia, come una ragazza lo avesse fatto stare tanto male da fargli perdere le speranze verso il genere femminile.
Strinsi le labbra in una liena retta.

“Beh, forse quelle che hai incontrato fino ad ora ma io no, io sono diversa, io non voglio allontanarmi da te” dissi sporgendomi ancora di più verso di lui e facendo toccare le punte dei nostri nasi.

[…]

“Non ho paura di te, mettitelo in testa perchè io non sono una delle puttane con le quali sei abituato, non sono una delle tante, non mi fermo all’apparenza come tutte”.

Lui grugnì prima di guardarmi dritta negli occhi.

Dio, che occhi.

Gli occhi più belli che avessi mai visto, non erano azzurri come tutti penserebbero poichè il clichè vuole che il bel ragazzo abbia gli occhi azzurri. No, i suoi erano color nocciola, dalle mille sfumature di nocciola, qualcosa di indescrivibile che non avevo mai visto e Dio, erano stupendi.

“Sei carina” allungò una mano e mi accarezzò la guancia riportanomi vertiginosamente alla realtà. “Non me n’ero mai accorto, sai?”

Deglutii.

“Spiegami perchè?”

“Perchè che cosa?” chiesi con un filo di voce.

“Perchè proprio adesso, perchè dopo il carcere e non prima?”

Deglutii.

“Perchè prima eri di tutte, eri qualcosa di semplice. Ora sei complesso ed intricato ed io amo le cose complesse”.

Ho cercato di scorciare questo pezzo, ma meglio di così non ho potuto. Questo perché, leggendolo, si capisce quanto segue:

1) Justin è uno psicopatico che, SENZA ALCUN MOTIVO, ha appiccicato Hopephie al muro;

2) abbiamo il cliché del Bedboy™ col cuoricino spezzato dalla #troja di turno;

3) la nostra Hope non è innamorata, è arrapata. L’attrazione, infatti, è puramente di tipo FISICO;

4) ritratto la precedente affermazione: non è un’attrazione puramente fisica, ci sono anche elementi di ibristofilia. Difatti, finché non è finito in carcere a Sophie di Justin non fregava una beata mazza di niente, ma adesso che è uscito è improvvisamente attratta da lui. Questa è una cosa da CURARE, non da AMMIRARE!

Dico sul serio: l’ibristofilia è una parafilia (ovvero una forma di pulsione erotica) scatenata dal pensiero che il proprio partner abbia commesso crimini, anche efferati, quali OMICIDIO, STUPRO o altri. Non è esattamente una cosa da niente…

Comunque, prima di poter scannare la Hope e porre fine alle mie sofferenze, Justin riceve una telefonata dal suo amico Chris e se ne va di fretta. Non sapremo mai perché.

Più tardi, i fratelli chiedono alla sorella cosa abbia fatto quel pomeriggio e lei non menziona Justin, né tantomeno l’aggressione subita, malgrado sua madre sappia esattamente che avrebbe dovuto dare ripetizioni a El Biebero. Sophie le spiega che “non ha detto la verità perché non voleva creare problemi a Justin”.

CRETINA!

A proposito di Justin: nel rigo dopo le scrive un messaggio in cui le chiede come va. E lei, ovviamente, fa finta che non sia successo niente e risponde tranquillamente.

Insomma, alla fine lui le dice che sarà lì entro quindici minuti. Perché non si sa, ma la porterà fuori. E lei accetta, perché sì.

In fondo l’ha solo molestata (vedete capitolo tre) e aggredita (capitolo ATTUALE) in casa sua. Senza contare i suoi precedenti, che ho AMPIAMENTE ribadito.

Perché non dovrebbe uscire con lui, in fondo?

Passiamo al capitolo sette: Sophie è in macchina con Justin e prova ad accendere la radio, ma lui non è molto d’accordo. Non vi dico cosa succede, ve lo faccio leggere:

“Spegni la musica” disse alzando gli occhi al cielo. “Non mi piace ascoltarla”.

“A chi non piace ascoltare la musica?”

“A me” ringhiò dandomi un’occhiata. “Quindi, considerato che è la mia auto, spegnila”.

Okay, questo ragazzo è decisamente bipolare.”

AAAAAAAARRRRRGGGGHH!!!!

Di nuovo il bipolarismo! Di nuovo!

Ve lo dico subito: verrà tirato in ballo molto, molto spesso e mai a proposito. Sarà semplicemente una scusa per giustificare le azioni incoerenti (le ennesime azioni incoerenti) di Justin o come scusa per i suoi scatti di rabbia. Come vuole la tradizione delle ficcyne, ovviamente.

Comunque, Justin porta Hopephie in una discoteca, ma non per ballare: sul retro c’è un “circuito” con due FERRARI, una bianca e una nera, dove un certo Jason aspetta El Biebero per una “corsa illegale”.

Okay, facciamo il punto:

1) le corse illegali non si tengono in un qualche circuito perché, essendo illegali, non possono avere un ritrovo fisso, quindi vengono organizzate in strade deserte, generalmente in un posto diverso (e questo lo si sa guardando “Fast & Furios”, non certo un filmone…);

2) le FERRARI sono MACCHINE DI LUSSO col pregio di andare veloci. Sono macchine da corsa vere e proprie come modelli di Formula Uno, e comunque non verrebbero MAI usate in corse illegali come in questo caso –a meno che non si supponga che le abbiano rubate direttamente dai circuiti professionali, abbastanza assurdo;

3) non ho mai sentito di un circuito, legale o meno, dietro a una discoteca. Ma questo è il problema minore, in fondo…

Insomma, in una scena così piena di pathos che per non dormire mi sono trafitto una coscia, Justin vince la gara (viene da chiedersi come mai, se è così bravo, anziché spacciare non sia diventato un pilota vero) e spiega a Sophie che l’ha fatto per soldi, ma si rifiuta di dire a cosa gli servissero. Siccome non sono affari suoi, Sophie si zittisce fino a casa.

No, scherzavo, continua a rompere i coglioni finché Justin non perde le staffe:

“Ti ho già detto che non è affar tuo il motivo per il quale mi servono dei soldi” disse chiudendo le palpebre come se volesse tentare in qualche modo di trattenere uno scatto d’ira.

“Bene” annuii. “E perchè mi ci hai portato, mh?”

I suoi occhi si aprirono nuovamente in modo lento, si passò le dita fra i capelli tirando le punte delle ciocche color grano verso l’alto. Sospirò e portò lo sguardo su di me.

“Uhm, tutte le mie puttane erano occupate questa sera” si strinse nelle spalle. “Dovevo trovar loro una sostituta”.

Sgranai gli occhi, mi morsi il labbro con gli incisivi e gli sferrai uno schiaffo dritto sulla gota sinistra. La sua fronte si corrugò e rimase per qualche secondo con la testa piegata verso destra.

Mi aveva appena dato della puttana, mi aveva paragonata a quelle stupide oche dai capelli tinti, il seno rifatto e le ciglia finte che gli stavano ai piedi.”

Qui, e per ancora altri paragrafi e capitoli a venire, Hopephie si ergerà a paladina delle donne usando questi stessi termini. Ovvero, insisterà nel dire che lei “non è come le puttane a cui è abituato Justin”.

In parole povere, è tornata la Fiera dello Slut Shaming.

Cthulhu: – Tk’lhy kk tha’kha? Nì’huk thu kur’ly th’ehk n’uth!- (Perché denigrare così persone che nemmeno conosce? Sarà divorata per questo!)

Shade: – Ti risponderei volentieri, ma passo la parola al nostro opinionista, che sicuramente potrà farlo meglio di me.-

Piton: – Ritengo che le Hope, non avendo una propria vita sessuale fino all’incontro con un bad boy, magari pieno di tatuaggi e con qualche precedente penale, sentono una grave forma di invidia verso quelle ragazze che, invece, vivono la propria sessualità in modo libero e indipendente, magari con più partner, come molti ragazzi sono soliti fare senza tuttavia subire denigrazioni di sorta.-

Shade: – Non è che magari sono solo cretine?-

Piton: – Vedi, è per questo che l’opinionista sono io…-

Gaia: – Miao!-

Lady R: – O peggio, Justin non usa il termine “puttane” per indicare delle ragazze sessualmente disinvolte che rimorchia saltuariamente, ma delle effettive lavoratrici sessuali. Al che la reazione di Sophie è decisamente orribile, perché la realtà della prostituzione è agghiacciante e nessuna ragazzina di buona famiglia dovrebbe permettersi di giudicarle. Si tratta di persone che adesso, con l’epidemia in corso, sono costrette ad affidarsi alla Caritas per mangiare, e spesso poco più grandi di lei, ventenni o poco più. Odio quando le autrici fanno così, lo odio davvero.-

Il capitolo finisce poco dopo e l’autrice, nelle note, chiede di sapere cosa ne pensano le lettrici perché, su Wattpad, l’altra ragazza che ha postato la storia ha comunicato commenti contrastanti. Vi riporto la prima recensione negativa di tutta la storia:

“Ciao tesoro!

Seguo la tua storia dal principio e devo dire che ho sempre adorato tutte le tue storie.

Purtroppo se lascio una recensione è per dirti che questo capitolo non mi è piaciuto per niente. Ho adorato alcuni capitoli precedenti, come ad esempio quello dove hanno trascorso la notte insieme ma questo probabilmente è uno dei capitoli che cancellerei e riscriverei da capo. Scusami se sono così diretta ma sono sicurissima che tu possa fare davvero meglio!

Avresti potuto descrivere tutto in modo più dettagliato e magari evitando di descrivere Justin come il solito ragazzo al quale non piace sentire la musica in macchina.

Non ho amato neanche la reazione di Sophie che per tutto il capitolo ha detto sempre e solo le stesse cose.

Perdonami se sono stata così “cattiva” ma sono davvero sicura che tu abbia grandi potenzialità e in questo capitolo potevi fare decisamente meglio!

Spero di lasciarti un’altra recensione al prossimo capitolo e spero di lasciartene una positiva.

Baci, Mars!”

E questa è la risposta dell’autrice:

“Ehi!

Perdonami ma non mi è chiaro quello che non ti è piaciuto. Non so nemmeno come risponderti, non ho proprio capito ahahah

Comunque, cercherò di migliorare nel descrivere meglio le scene

Spero il prossimo capitolo ti piaccia comunque, potresti recensire anche quando un capitolo ti piace e non solo quando devi criticarlo. Questo è un mio pensiero, eh. Però è una cosa che ho notato spesso.

Inoltre, non ti offendere ma, la storia è -se posso permettermi – mia, la reazione di Sophie è la stessa che avrei avuto io e per me è giusta poi può non piacere ma sono gusti, bisogna giudicare per come uni scrive e non per che reazione ha un personaggio.

A presto, spero in positivo”

In sostanza, chiede che cosa ne pensino le lettrici del capitolo, ma all’unica recensione negativa risponde, subito dopo aver detto che “cercherà di migliorare”, che la lettrice “dovrebbe recensire anche quando il capitolo le piace e non solo quando deve criticarlo” e che inoltre “la storia è sua”.

Va bene, la storia è tua ed è legittimo volere recensioni positive. Dopo aver scritto un capitolo anche io aspetto con ansia un giudizio positivo.

Tuttavia, lei ha chiesto alla lettrice di recensire quando qualcosa le piace, malgrado abbia una media di dieci recensioni positive (e immeritate) a capitolo, aggiungendo una cosa che può essere riassunta con “la storia è mia e decido io”. Okay, è vero che la storia è tua, ma non chiedere giudizi se poi non ti stanno bene, soprattutto se la lettrice dice che la storia le piace.

Ottavo capitolo, POV di Justin, ennesimo momento di fuffa. Fuffa che cela, indovinate un po’? Esatto! Altra Fiera dello Slut Shaming!

[…][Jaxon]Comunque, dove sei stato fino ad ora?”

“Al ‘Movida’, sai, Jason mi ha proposto una corsa questa sera” spiegai con una scrollata di spalle.

[…]

“Mi dispiace non essere venuto” disse[…]“Chi è venuto con te?” chiese corrugando la fronte. “Christian diceva di essere al lavoro” constatò.

“Già” annuii. “Comunque, nessuno di importante”.

Un sorriso furbo si formo sul suo viso, mi guardò per qualche secondo come se stesse cercando di trovare le parole migliori e si decise a parlare.

“Chi era, Kayla o Lindsay?” domandò.

Alzai gli occhi al cielo inspirando dalla sigaretta. Kayla e Lindsay erano solo due delle tante ma solitamente erano loro a venire con me alle corse. I ragazzi andavano pazzi per le loro gambe magre e per le loro curve quasi perfette. Non erano delle brutte persone, in qualche modo per me c’erano sempre state ma, erano comunque delle poco di buono, ragazze facili alle quali non interessava nient’altro oltre al sesso quindi – per quanto anche se parzialmente le capissi – non erano persone da me stimate, in alcun modo. Senza contare che erano abbastanza stupide, per lo meno Lindsay, era così facile raggirarla, bastava farle un complimento sui suoi capelli biondi, oppure sui suoi ‘meravigliosi’ occhi verdi e il gioco era fatto.

Insomma, patetica per quel che mi riguarda.”

Insomma, non ha la minima stima per delle ragazze che lui stesso cerca per fare sesso e basta. Beh, è vero che se una ragazza traduce il proprio livello di stima in prestazioni sessuali vuol dire che non ha a sua volta un’alta opinione di sé, ma non è che Justin qui ci faccia una figura migliore…

Piton: – Kayla? Intendono forse…-

Shade:- No, non Kayla Philips, come in… quella ficcyna che è bene che nomini il meno possibile. No, questa Kayla di cognome fa Johnson, e la sua prestavolto è la cantante Madison Beer. Anche se non escludo il collegamento…-

Lady R: – Quella di Bieber’s Bitch? Quando smetterà di respawnare? –

Per quel che riguarda Lindsay, non solo non esiste prestavolto, ma non comparirà mai in tutta la storia, malgrado un paio di volte venga nominata. Che bel modo di usare un personaggio…

Passato questo pezzo (e dopo un altro po’ di fuffa) Justin, ancora nervoso per aver bisticciato con Sophie, chiama appunto Kayla per fare un po’ di sesso antistress. Come ogni vero uomo farebbe.

Un po’ di fuffa, il mattino dopo il padre di Sophie annuncia che un suo cliente l’ha invitato a cena per quella sera insieme a moglie e tre figli e di conseguenza anche lui, da bravo avvocato, vuole portare la moglie e i tre figli. Sono certo che avrete capito benissimo tutti chi è il cliente e chi sono i figli.

Inutile fuffa fuffosa, poi arriviamo agli armadietti della scuola:

[…]

Balzai all’indietro e un’ondata di rabbioa m’investì quando due occhi nocciola s’insinuarono nella mia visuale. Justin.

Lo squadrai da capo a piedi, i pantaloni che indossava erano grigi a cavallo basso, la t-shirt color crema e il giubbino in pelle era nero così come le scarpe. Mentirei se dicessi che non stava bene anzi, era dannatamente sexy. Inutile mentire.

“Si può sapere che vuoi adesso?” sbuffai incrociando le braccia al petto.

“Devo parlarti” disse semplicemente infilandosi le mani nelle tasche dei pantaloni.

“Beh, si dia il caso che io non voglia sentirti”

[…]

“Solo un secondo, per favore”.

Alzai lo sguardo incrociando i suoi occhi, serrai le labbra in una linea retta e strinsi le braccia al letto.

“Sbrigati” dissi acida.

“Mi dispiace per ieri” si passò una mano dietro la nuca tenendo lo sguardo basso. “Non volevo -“

“Si invece” lo interruppi stringendo le labbra insieme. “Mi hai dato della puttana e questo basta”.

“Ti sto dicendo che mi dispiace” disse alzando di poco il tono della voce. Scossi la testa.

“Non m’importa” alzai le spalle schiarendomi la voce. “Mi hai paragonato a quelle stupide che ti stanno ai piedi” dirlo mi fece provare ribrezzo perchè fece ancora più effetto che pensarlo.

Sentirsi dire, a parole, che qualcuno ti aveva dato della puttana non era una bella esperienza, affatto.

Sospirai e mi girai cercando di prendere lo zaino da terra per raggiungere la mia aula quando una mano calda mi prese con forza il polso stringendolo.

Gemetti e mi girai di scatto.

“Lasciami andare, mi hai parlato e non è servito a nulla quindi, ora voglio andare in classe perciò lasciami” cercai di rimanere calma ma gli occhi di Justin ispiravano il contrario.
Mi guardava fermo e non aveva alcuna intenzione di diminuire la forza della presa sul mio polso. Mi guardò ancora per qualche secondo prima di fare un paio di passi nella mia direzione e di urtarmi con la schiena contro gli armadietti.

“Ti sto chiedendo scusa” disse serio. “Ora accetta la mie scuse a facciamola finita”.

Insomma, Hope qui ancora una volta cerca di ergersi a paladina femminista di stocazzo, dato che l’icona femminista è lei e tutte le altre sono solo le classiche oche. E Justin, il vero macho, visto che lei non vuole accettare le sue scuse, non trova niente di meglio da fare che inchiodarla agli armadietti con la forza e imporle di perdonarlo.

Una volta, qualche anno fa, tra me e una delle mie migliori amiche successe una cosa stupida. La colpa fu mia e, anche se non fu niente di irreparabile, non riuscimmo a ricucire l’amicizia. Ho provato a chiedere scusa e a rimediare, ma semplicemente non ne ha voluto sapere e a tutt’oggi non ci parliamo più. A ripensarci ci sto ancora male, ma non mi sono mai permesso di sbatterla al muro e minacciarla. E so di poterlo fare: seguivamo lo stesso corso di arti marziali, ci venne proprio perché lo frequentavo io ed ero molto più avanti di lei, sia come fisico che come tecnica, ma mai, e ripeto mai, ho pensato anche solo lontanamente che questo fosse il modo giusto per sistemare le cose.

Questo non è un modo per chiedere scusa, è un’affermazione di dominio.

La scena viene interrotta da Jess Amica Generica™ che torna a cercare Sophie e poi fuffa.

Arriviamo al pomeriggio: Hopephie è già a casa che studia, quando riceve un messaggio da James, un collega del bar, che le chiede di uscire. A scanso di equivoci sì, questo è il nostro Decklon, quindi non vi affezionate, Justin lo farà sparire presto.

James porta la nostra Hope in un pub e cominciano a divertirsi, quando…

Justin entra con una ragazza!

Ragazza non bionda, stranamente, ma truccata “quasi come Barbie” e infilata in un abito aderente.

Comunque, anche se Justin la nota, non si avvicinano, ma vanno a sedersi per i cavoli propri, come è normale che sia e, anche se continua a tenerli d’occhio, Sophie comincia a parlare tranquillamente con James. Alla fine, lei decide di andare a darsi una rinfrescata in bagno e, tipo mezzo secondo dopo:

“Si può sapere chi è quello?”

Justin… ma i cazzi tuoi?

Infatti, è quello che gli dice Sophie nel capitolo successivo (l’ottavo si chiude con quella frase) e, quando è lei a chiedergli chi sia la ragazza che ha portato con sé, la risposta è “non fare la bambina”.

Comunque, tanto per chiarire, lei è Kayla.

Ecco perchè mi sembrava di averla già vista, lei era una delle ragazze più belle della scuola, aveva frequentato con me il corso di chimica l’anno precedente. Non era poi così stupida, aveva passato l’esame di fine semestre con una ‘B’ ma, era pur sempre una delle leccapiedi di Justin quindi, non avevo un minimo di rispetto per una persona come lei.”

Ma guardati allo specchio prima di sparare giudizi del genere, va’!

Sul serio, dice che non rispetta una “persona come Kayla” quando lei per prima sbava appena vede questo delinquentello che appena gli gira male la insulta e la sbatte contro le pareti! Non ci avrà (ancora) fatto sesso, ma non è molto migliore di Kayla che, va bene, è una specie di antistress per Justin (di nuovo), ma se non altro non ha l’arroganza di fingere di essere ciò che non è, a differenza di Sophie!

HacchanADL: – Tra l’altro, magari per Kayla (e così anche per Lindsay) Justin rappresenta solo un’amicizia con benefici e il fatto che “ci muoia dietro” è solo nella testa di Sophie, visto il suo bigottismo. E nulla vieta alle donne, così come agli uomini, di avere delle amicizie con benefici. –

Poche righe dopo, Justin ordina (ORDINA) a Hope di non uscire mai più con James, perché “non la vuole più vedere con quello”. Giusto, mettila in riga, Justin! Bravo!

“Non voglio più vederti con lui” soffiò contro il mio viso. “Non è un bravo ragazzo come può sembrare”.

“Oh” alzai gli occhi al cielo sarcastica. “E lo saresti tu?”

Lui sbuffò infastidito prima di riportare quello sguardo truce dentro i miei occhi.

“Non sto dicendo questo” disse chiudendo per qualche secondo le palpebre. “Ma non mi piace” ringhiò.”

Signore e signori, qui siamo al livello del Decklon Originale™ di “Hazard Hall” o di Tanner Evans in “Danger’s Back” (salvo che Tanner Evans, nel sequel, si è trasformato in un cattivo per far risaltare Justin).

Mi divincolai dalla sua morsa sfuggendo dal suo corpo puntando con lo sguardo l’uscita da quell’inferno.

Mentre lo supevaro sentii una lacrima rigarmi la guancia.

Maledetta emotività.

Non potevo e volevo piangere per uno come lui, di certo però quella sua voracità nel chiamarmi puttana mi aveva fatto parecchio male, come un pugno sul petto.

Che stupida.

Avevo pensato per un solo secondo che fosse stato solo il suo ego a parlare e invece, mi considerava davvero una puttana come tutte.

Un braccio mi circondò la vita tirandomi all’indietro sino a quando non sentii il suo petto in contatto con la mia schiena. Un brivido mi percorse tutto il corpo quando avvertii il suo fiato caldo contro la pelle del mio collo.

Deglutii chiudendo per pochi istanti gli occhi e sentii inevitabilmete il suo profumo, un’acqua di colonia buonissima.

Dio, avrei passato ore ad odorarlo anche se si trattava di Justin, solo per il puro piacere di rilassarmi per quel lasso di tempo.

“Mi dispiace” sussurrò al mio orecchio con voce roca. “Ma sono geloso di quel tipo”.

Chiusi gli occhi lasciando cadere le braccia lungo i fianchi.

“Per quale motivo?” dissi senza fiato.

“Lui riesce ad avvicinarsi a te senza farti soffire” si strinse nelle spalle. “Mentre io no”.

Mi girai nella sua direzione incontrando i suoi occhi.

Ma lui non mi fa venire i brividi che mi fai venire tu, cazzo.”

Questo pezzo serve unicamente a sottolineare che l’attrazione è di tipo fisico. A parte quando si ricorda che è un omicida, in quel caso c’è la parafilia.

Gente, qui siamo di nuovo alle molestie, ma Hopephie pensa ancora che sia un gran figo! A saperlo mi sarei comportato così con tutte le donne che ho incontrato, sai quanto sesso avrei fatto? Perché è evidente, stando a questa fic, che le donne vogliono essere trattate così! Coglione io a non pensarci!

Finalmente usciamo da quel dannato bagno, Sophie torna a sedersi da James e fuffa fuffa fuffa. Viene anche citata una squadra di basket per cui fa il tifo James, i “Seattle’s Minds”, totalmente inesistente. La squadra di basket di Seattle era quella dei “Seattle Supersonic” fino al 2009, poi spostati a Oklahoma City e ora ribattezzati “Oklahoma City Thunder”.

Perché ve lo dico? Perché, di nuovo, l’autrice non ha fatto il minimo sforzo per documentarsi.

Subito dopo, James riceve una telefonata dal fratello che ha bisogno di una mano in qualcosa (cosa non si sa) e se ne va senza neanche riportarla a casa. All’inizio Sophie chiede un passaggio ad Harley, ma, alla fine, decide di andare con Justin che intanto ha scaricato Kayla.

Durante il viaggio in macchina, lui chiede se lo ha finalmente perdonato e, totalmente a caso, Hopephie dice che l’ha fatto. Dopotutto, in quel bagno pubblico, l’ha trattata così bene…

Ma non è finita, perché le arriva un nuovo messaggio:

Da mamma:

Tesoro, come va la tua serata? Spero bene comunque, io e tuo padre siamo dovuti correre in stazione per prendere il primo treno per Bellevue, ha chiamato un importante cliente ma arriveremo domani per pranzare con voi. Harley dice si ferma da un amico per studiare per l’esame della prossima settimana e Jake deve finire la relazione con Phil, probabilmente dormirà fuori. Insomma, passerai la notte da sola quindi mi raccomando, non metterti nei guai, non fare feste o pigiama party. Un bacio, ti voglio bene. Mamma.


Strinsi le labbra premendole fra di loro ed alzai lo sguardo verso Justin il quale mi guardava dall’interno della macchina.

“Ti va di fermarti da me questa notte?””

La mia reazione a questo pezzo è stata la seguente:

Per stavolta non spiegherò come mai questa è veramente una pessima decisione, o finirò col ripetermi.

Nel capitolo successivo c’è solo fuffa, fino alla fine. Dico davvero, non c’è nulla che meriti menzione, fino al momento di andare a dormire. In pratica, mi posso soffermare solo su questo paragrafo, in cui Hopephie guarda Justin dormire sul suo letto (sì, lo fa dormire un’altra volta nel letto con lei) quando lo sguardo le cade su una foto che la ritrae con fratelli e genitori e, di nuovo, pensa a come la sua famiglia sia “disastrata”:

“[…]

Ci ritraeva tutti e cinque insieme. Mia madre era bellissima, indossava un maglioncino rosso, dei pantaloni neri eleganti e delle scarpe con il tacco, mio padre una camicia bianca e dei jeans e le cingeva le spalle con un braccio. Harley era accanto a lui, aveva i capelli castani scompigliati e sorrisi vedendolo. Avrà avuto circa dieci anni. Proprio davanti ai tre c’eravamo io e Jake, ci tenevamo per mano. Sembravamo una così bella famiglia e in effetti, probabilmete lo eravamo un tempo.

Una lacrima mi rigò la guancia al pensiero.

Perchè mi ritrovavo sola di media due giorni a settimana? Perchè ero costretta a vivere quella vita?

Rivolevo indietro la mia vera famiglia, quella del quadro. Quella in cui mio padre se ne fregava del lavoro e mi coccolava ogni sera. Quella in cui mia madre mi veniva a prendere a scuola e veniva a messa con me la domenica mattina, quella in cui Harley mi rubava le caramelle dalla calza il giorno della Befana e quella in cui ogni notte dormivo nel letto accanto a quello di Jake.
E invece, ero sola. Per l’ennesima volta, per l’ennesima serata fuoriporta degli altri membri della mia famiglia e sì certo, Jess e Casey ci sarebbero state per me ma, non sarebbero mai state in grado ne di sostituire la mia famiglia ne di capirmi. Per loro la mia vita era perfetta ma in realtà non era affatto perfetto.

Era un disastro, cazzo.”

La sola cosa che mi ha trasmesso questa lettura è che la protagonista non è altro che una mocciosa frignona e anche un po’ viziata.

Il solo motivo per cui ritiene che la sua famiglia sia un disastro è che non passano insieme ogni secondo di ogni giorno?

Quando io avevo quindici anni tornavo a casa, accendevo il gas e cucinavo per me e mia sorella che ancora doveva tornare. A volte nemmeno tornava, così pranzavo da solo. Questo per quattro o cinque giorni a settimana, a volte di più, a seconda delle situazioni.

Il discorso che ha fatto, sulla famiglia disunita e assente, può valere per un bambino, ma per una persona che ormai ha già raggiunto l’adolescenza (e, nel suo caso, è già quasi arrivata alla fine) è totalmente insensato: a quell’età non si vuole passare tanto tempo con la famiglia, anzi, è più facile volere la propria indipendenza, essere liberi di decidere per se stessi, cominciare a fare le proprie scelte così da poter maturare e crearsi le basi per una vita futura.

Sembra uno di quei film anni Novanta in cui il ragazzino era triste perché il padre/i genitori dovevano lavorare e non potevano passare del tempo a giocare a baseball con loro. Scusa eh, tesoro, se devono guadagnarsi da vivere.

Non dico poi che debba essere così per tutti, a qualcuno può far piacere trascorrere momenti coi familiari, e questo è normale… ma lei in pratica è una quasi adulta che pretende che i genitori trascurino il lavoro e i fratelli le relazioni sociali e gli impegni per stare con lei tutto il tempo o quasi. Ripeto, questo è un discorso che potrebbe fare un bambino! Per di più, in media sta da sola (come dice lei) per due giorni la settimana! Una bazzecola! La madre le fa pure i biscotti per la colazione ogni sera! Se io avessi voluto dei dolci, avrei dovuto comprarli o aspettare le feste!

Ripeto: questo non è il ritratto di una protagonista forte o che suscita simpatie, in cui chi legge può identificarsi e con cui può empatizzare, tutto al contrario, è un’egocentrica che crede di stare peggio di tutti solo perché non ha tutte le attenzioni per sé!

La famiglia di Justin, dal poco che ho visto, ha un bel po’ di casini! Certo, quasi tutti causati da lui, ma quelli sono problemi!

Shade: – Seveurs, tu sei il nostro opinionista e hai esperienza con ragazzi… ehm… con ragazzi. Qual è il tuo pensiero?-

Piton: – Il mio pensiero è che, se fosse una mia allieva, passerebbe ogni sera nei sotterranei della scuola a sventrare rane cornute per la lezione del giorno dopo. Anche se probabilmente non verrebbe mai a scuola così lontana dalla famiglia.-

Shade: – No, intendevo… un parere professionale.-

Piton: – Ah, beh… semplice: è evidente che, nella sua infanzia, ci sono stati dei problemi che le hanno causato un sistematico bisogno di attenzioni, in particolare da parte dei fratelli e dei genitori. Questo modo che hanno Harley e Jake per riferirsi a lei, ad esempio, è esplicativo: più volte ci è stato detto che lei è la loro “piccolina”, la “principessina” e così via. Presumo quindi che sia cresciuta nella più totale convinzione di dover essere sempre circondata dalle attenzioni di tutti e, ora che sta diventando adulta e queste attenzioni le vengono a mancare, ne sente disperatamente la mancanza, arrivando a rifugiarsi tra le braccia di un noto criminale pur di chiamare ulteriormente attenzione su di sé.-

Shade: – Esattamente quello che speravo di sentire. Grazie Severus. Cthulhu, vuoi aggiungere qualcosa?-

Cthulhu: – Thk’ha rkkkhly thuk teh’llky R’lyeh th’lahk m’thku thek!- (La trascinerò con me nelle profondità di R’lyeh e mi sazierò con le sue carni!)

Shade: – Veramente speravo in un parere più scientifico, ma… vabe’, anche questo mi è utile.-

Lady R: – Complimenti anche per “Per l’ennesima volta, per l’ennesima serata fuoriporta degli altri membri della mia famiglia e sì certo, Jess e Casey ci sarebbero state per me ma, non sarebbero mai state in grado ne di sostituire la mia famiglia ne di capirmi” – mi raccomando eh, guai a supporre una realtà affettiva al di fuori dalla famiglia nucleare, mica un sacco di gente IRL trova rifugio in “famiglie” acquisite da realtà che altrimenti non li fanno stare bene.-

Siamo al capitolo undici, che è un ennesimo vagone straripante di fuffa. C’è sempre il tempo per fare un po’ di velato slut shaming nei confronti di praticamente tutte le cameriere del bar dove Hope e Justin fanno colazione. Una sola frase ha catturato il mio interesse, un pensiero di Hopephie riferito a Justin, a cui ha appena detto che non è il suo tipo:

Grande cazzata, lui sarebbe stato il tipo di tutte con quelle braccia muscolose e tatuate, quelle due iridi color nocciola e quegli addominali scolpiti.”

Per scrupolo ho riportato questa frase al resto del Corpo di Recensione, in particolare alla componente femminile. Le loro risposte sono state le seguenti:

Lady R: – Non esiste un “tipo di tutte”, ma nemmeno una “tipa di tutti”. Esistono uomini (e non solo) più convenzionalmente attraenti di altri, che rimorchiano di più, che spiccano di più per bellezza estetica. Ma è impossibile, nel nostro mondo naturale, che qualcuno attiri tutti quanti. Anche perché pensarla in questo modo ignora un sacco di realtà. Ignora la personalità dell’uomo, per cominciare. Non c’è niente di male nell’essere attratta da qualcuno per via dell’aspetto fisico, ma non è possibile che la cosa si fermi lì, e affermare il contrario è un po’ un considerare le donne delle sciocchine a cui basta un bel corpo per urlare all’amore eterno. Poi ignora tutti gli orientamenti non attratti dagli uomini o solo da loro. Insinua implicitamente che non esistono donne lesbiche, asessuali e via dicendo. Insinua che esista un ideale mascolino al quale è d’obbligo per gli uomini conformarsi, pena una vita sentimentale mediocre.-

HacchanADL: – E questo, infatti, è il fondamento del credo degli incel/redpillati (che, in base a una sommatoria di determinati tratti somatici, danno voti a loro stessi – nonché alle donne -, voti in base ai quali possono aspirare a un determinato tipo di vita, tenendo conto anche di fattori quali denaro e prestigio sociale). –

La conversazione con loro è proseguita per un po’, ma queste sono le parti importanti, il cui succo è che, giustamente, nessuna delle due era d’accordo con l’autrice.

Ad ogni modo, questo è tutto ciò che c’era di importante nel capitolo. Il resto era fuffa inutile.

In quello successivo abbiamo di nuovo fuffa, tanto che credo di poter saltare anche questo, ma quando Sophie è a lezione di italiano succede una cosa che mi fa davvero alterare:

“[Il professore] S’interruppe bruscamente quando la porta della classe si aprì ed entrò l’ultima persona che sarebbe dovuta entrare. Justin.

Che diamine ci faceva lì, non frequentava il mio corso di lingua italiana.

“Bieber, non ricordo di averla fra i miei studenti” disse l’uomo dando una rapida occhiata all’elenco e Justin in tutta risposta annuì senza scomporsi.

“Mi sono iscritto questa mattina, la segretaria dice le porteranno il nuovo elenco questo pomeriggio” spiegò voltandosi verso la classe e dando una rapida occhiata a tutti.

Notai le ragazze in primo banco sistemarsi in maniera frettolosa e disperata i capelli, una iniziò a darsi persino lo smalto e il profossere la fulminò con lo sguardo.

“Non voglio che la sua presenza disturbi le mie alunne, non so se intende” disse.

“Lo capisco, Signor. Evans” annuì Justin mettendosi le mani nelle tasche e per un po’ affluì in me la speranza che rinuciasse al corso. “Ma non ho intenzione di dar loro attenzioni, mi creda” continuò seriamente.

“Beh, mi è difficile credere che il ragazzo più ambito dell’istituto non darà spago a delle bellissime ragazze pazze di lui” alla frase dell’uomo tutte le ragazze ridacchiarono arrossendo tranne Casey che sbuffò, Jessica che alzò gli occhi al cielo accavallando le gambe sotto il banco e me, che mi spostai una ciocca di capelli sfuggita dalla coda di cavallo dietro all’orecchio.

“Le assicuro che non darò loro retta” sorrise Justin. “Vede, sono impegnato al momento”.

Sgranai gli occhi alle sue parole e un brivido mi percorse la schiena.

“Oh, non ne avevo idea” spiegò l’uomo sorpreso almeno quanto me.

“Già vede, non è da molto che io e Kayla abbiamo deciso di riprovarci”.

Lui e Kayla, cosa avrebbe voluto dire?

Diamine, stava con quella specie di femmina in calore trecentosessantacinque giorni l’anno, non potevo crederci.”

Aaah… il mio cervello si sta suicidando.

In pratica, in questo pezzo abbiamo:

1) uno studente che per l’ennesima volta entra in classe in ritardo e tutti se ne fregano alla grande;

2) un insegnante che “non vuole che lui frequenti le sue lezioni”;

3) suddetti studente e insegnante che parlano tranquillamente delle conquiste sessuali e/o del sex appeal del primo come se fossero davanti a un caffè anziché in classe;

4) ALTRO slut shaming.

Ora, è vero che esistono insegnanti veramente incompetenti, per non dire bastardi. Mio padre è un professore delle superiori e convivo da tutta la vita con storie del genere, quindi non mi sorprendo più di nulla.

Il problema è che tutto questo è a dir poco assurdo, di nuovo: prima è un insegnante che se ne frega, tanto che non sgrida lo studente per il ritardo, poi è un insegnante che non vuole problemi mentre fa il suo lavoro al punto da escludere uno studente problematico (una cosa ancora più sbagliata, visto che in questo modo non si risolve il problema, ma anzi lo si peggiora, alla lunga) e infine si trasforma in un insegnante che parla della vita sessuale del suo studente davanti alle dirette interessate. Le cui reazioni, tra l’altro, sono da perfette oche e scusatemi se lo dico.

Non so voi lettrici, ma io al posto di queste ragazze, sentendo parlare così di me da parte di un insegnante, avrei scatenato una sommossa. Sarebbero intervenuti i genitori, il preside sarebbe stato preso d’assalto, alla fine l’insegnante sarebbe stato persino sospeso per questo tipo di discorsi, o almeno così sarebbe accaduto in un contesto serio.

Qui, però, si limitano ad ammiccare e a fare le maliziose col bel figone appena entrato (che era stato condannato per spaccio e omicidio, ma questo lo rende solo più secsi), come se non avessero sentito nulla di quanto è stato appena detto.

Dopo questo viene fuffa su fuffa, condita di fuffa con contorno di fuffa. Scopriamo a fine capitolo il nome della famiglia con cui andranno a cena i Prior e… sorpresa, si chiama White. Se anche voi avete pensato che fossero i Bieber, è perché l’autrice ha cambiato idea a metà strada per inserire un nuovo Decklon (forse il primo non le bastava), tale Nate.

Piccolo spoiler e grosso buco di trama: più avanti scopriremo che questo Nate è in realtà complice di un criminale rivale di Justin (quindi un kattivo come lo era in realtà Tanner Evans in… lo sapete, anche se non ci viene data alcuna spiegazione anche minima per il suo voltafaccia).

Insomma, si arriva al capitolo successivo con un sacco di fuffa per quasi metà della sua lunghezza. Al ristorante con la famiglia White conosciamo i tre figli, tra cui spicca Nate, il cui prestavolto è Luke Hemmings, dei Five Seconds of Summer (ancora!), che pare aver “già puntato” la nostra Hope. Ho provato a gridargli di scappare, ma purtroppo non mi ha dato retta.

Subito dopo, colpo di scena: Justin e la sua famiglia sono a cena pochi tavoli più in là!

Ma non c’è tempo per strapparsi i capelli per questo, perché abbiamo adesso l’ennesimo esempio di incoerenza e assurdità a gogo:

“Allora, Sophie” la voce del Signor. White mi fece sussultare. “Ho sentito che hai eccellenti voti per essere al terzo anno”.

Feci per rispondere quando mia madre si mise in mezzo.

“Oh, si” esclamò. “Sophie è la prima della classe, ha voti davvero eccellenti e non potremmo essere più fieri di lei” continuò.

Mi sforzai di annuire quando avrei tanto voluto alzarmi da tavola e cacciare un urlo, uno di quelli liberatori, perchè non sopportavo l’idea che non mi lasciasse nemmeno più parlare per paura che potessi rovinarle la reputazione.

“E invece, Harley?” mio fratello scurtò attentamente l’uomo distogliendo finalmente lo sguardo da Justin. “So che sei un eccellente sportivo, se non erro sei nella squadra di football della scuola”.

“Si, signore” annuì Harley. “Anche se sto pensando di lasciare, voglio concentrarmi a pieno sullo studio”.

A quelle parole mio padre sbiancò e mia madre lo fulminò con lo sguardo, Harley allora si schiarì la voce.

“Scherzavo, naturalmente”.

Secondo mio padre il suo futuro era nella U.S.E., la miglior scuola di football dell’intero stato e forse non aveva nemmeno tutti i torti perchè Harley era davvero bravo a giocare anche se, dopo la bocciatura aveva lentamente abbandonato l’idea di proseguire, voleva piuttosto concentrarsi sullo studio per riuscire ad ottenere una borsa di studio per il college, come me.”

Qui, dal nulla, la madre di Sophie diventa una di quei genitori che tengono alla propria reputazione arrivando al punto di non lasciar parlare i propri figli pur di apparire perfetti. Peccato che Sophie sia davvero la prima della classe in molte materie e abbia in generale una condotta scolastica perfetta, come ci è stato detto più volte.

Subito dopo scopriamo che Harley è nella squadra di football della scuola, ma che vuole rinunciare per ottenere una borsa di studio.

Gaia: – Miao!-

Shade: – Sì, Gaia ha ragione… questo è ancora più assurdo.-

Il fatto che Gaia abbia da ridire, per chi non lo sapesse, è dovuto a tre fattori: prima di tutto, Harley non ha mai accennato al football, né lo ha fatto qualcun altro riferendosi a lui, quindi ho scoperto solo in questa scena che lui era in squadra.

In secondo luogo, gli sportivi bravi come dovrebbe esserlo lui possono aspirare a borse di studio sportive, al college, quindi non ha alcun bisogno di concentrarsi sui voti per ottenerne una, ma piuttosto sullo sport. Se poi vuole ottenerla per meriti scolastici e non sportivi è una questione di preferenze personali e va bene… peccato che non sia così, in questo caso.

Infine, nei licei americani è (triste) usanza chiudere un occhio sui brutti voti dei giocatori titolari delle squadre sportive, in particolare per i giocatori di football: le squadre portano soldi, notorietà e tanti altri vantaggi all’intera scuola e spesso gli insegnanti, magari sotto diretta indicazione del preside, alzano i voti dei giocatori a prescindere dall’effettivo risultato dei test proprio perché continuino a vincere e portare prestigio all’istituto. Di conseguenza, per uno come lui dovrebbe essere pressoché impossibile farsi rimandare in qualsiasi cosa.

Superata questa parte c’è di nuovo un mare di fuffa in mezzo al quale Hopephie decide di andare a prendere aria in terrazza. Fuffoso pezzo di Nate che la raggiunge per vedere come sta e chiederle qualche altra cosetta, poi si ritira e, indovinate un po’ chi compare?

Piton: – Lord Voldemort?-

Cthulhu: – Tkhl’yyeht Azathoth?- (L’onnipotente Azathoth?)

Gaia: – Miao?-

Shade: – Suvvia, è facile… è Justin, no?-

“[…]Chi è quello, il tuo nuovo amichetto super ricco, dagli occhi azzurri e i capelli biondi, un piccolo Ken da coccolare?” domandò poi con rabbia.

Non conosceva Nate eppure sembrava detestarlo da come ne aveva appena parlato.

“E’ un ragazzo splendido, ha ottimi voti a scuola, è educato, viene da una famiglia importante e poi si è preoccupato per me vedendo che non tornavo quindi, non vedo perchè non dovrei intrattenermi con lui” risposi stringendomi nelle spalle.

Justin si passò nervosamente la mano fra i capelli, solo allora notai che anche lui quella sera era davvero elegante: aveva una camicia bianca ed una cravatta nera leggermente allentata, una giacca e dei pantaloni a cavallo basso del medesimo colore, delle bellissime scarpe chiare e per finire il tutto un cappello nero che gli stava a meraviglia in contrasto con le ciocche bionde; non glielo avrei detto ma stava davvero bene.

“Hai intenzione di sentirti con lui?” sgranai gli occhi.

“Non sono affari tuoi quindi tornatene di là e lasciami in pace anzi, fai ancora meglio, và da Kayla” non mi resi nemmeno conto di averlo detto ma non appena lo feci me ne pentii, non volevo che sembrasse che fossi gelosa.

Perchè non lo ero, sia chiaro.

“Rispondimi, Sophie” tuonò e io rabbrividii per la serietà con la quale pronunciò il mio nome.

“Non lo so, forse a fine serata mi lascerà il suo numero” risposi alzando le spalle. “Tu piuttosto, cosa ci fai qui?”

“I miei hanno insistito perchè andassimo a cena con loro” rispose secco. “Non che stravedessi per la cosa”.

“E Kayla?” domandai in un sussurro.

“Che centra Kayla?” esclamò alterandosi e ciò fece innervosire anche me.

“Beh, visto che è la tua ragazza pensavo sarebbe venuta anche lei” risposi a tono.

“Oh, Cristo ancora con questa storia del cazzo, Sophie” urlò gesticolando animatamente.”

Prego, notare come lei non possa nemmeno guardare qualcun altro mentre lui può andare a scoparsi Kayla come e quando vuole e nessuno può dirgli niente.

Segue litigio fuffoso e, dal niente, il loro romanticissimo (eh, come no…) primo bacio della storia, con cui si chiude il capitolo.

Quello dopo in pratica è strutturato così:

Fuffa.

Harley fa il possessivo con la sorella.

Fuffa.

Fuffa.

Fuffa.

Kayla si presenta a scuola vestita come se fosse in discoteca, cosa non permessa dal dress code delle scuole americane. Velato slut shaming.

Fuffa.

Fuffa.

Fuffa.

A lezione di chimica si scopre che Kayla ha improvvisamente mollato il corso di sociologia (che nei licei non esiste) per frequentare quest’altro insieme a Justin (e ovviamente a Hopephie).

Fuffa.

Fuffa.

Justin le dà un passaggio e la porta di nuovo a mangiare fuori.

Fine del capitolo quattordici. Bello, vero?

E non sapete ancora cosa c’è nel quindicesimo!

Arrivati al locale, il cameriere… no, meglio che leggiate:

“Cosa volete ordinare, ragazzi?” domandò.

“Per me un hamburger di-” Justin iniziò a parlare ma dovette interrompersi quando il ragazzo dai capelli nero corvino e gli occhi verdi gli portò il palmo della mano davanti al viso stoppandolo.

“Prima quest’incantevole signorina” sorrise posando gli occhi su di me. “Cosa ti porto, bellezza?” mi mordicchiai il labbro sentendomi arrossire nelle guance e all’improvviso persi la parola.

“Una cotoletta con patatine fritte e una birra piccola, grazie” dovetti deglutire per due volte di fila prima di avvertire nuovamente la sensibilità alle corde vocali, fu come se la voce mi fosse andata via tutta d’un tratto.

Justin chiuse di colpo il listino facendomi sussultare sopra la sedia di legno, alzò lo sguardo sino al ragazzo e guardando la sua espressione ebbi paura gli si sarebbe scagliato contro per ucciderlo, non me ne sarei stupita.

“Stavo dicendo, un hamburger di maiale e una birra piccola” esclamò attirando l’attenzione di un discreto numero di persone sul nostro tavolo.

“Certo, volevo solo essere cortese con quest’adorabile signorina” rispose il cameriere senza abbandonare un secondo l’aria pacata e serena che lo aveva contraddistinto sin da quand’era arrivato per prendere le nostre ordinazioni.

Justin alzò un sopracciglio e serrò la mascella facendomi trattenere il respiro, sembrerà ridicolo ma ogni qualvolta notassi quel particolare sentivo la terra mancarmi sotto i piedi, e nel giro di cinque minuti mi era già successo due volte.

“Non serve che tu sia così cortese con la mia ragazza”.

A parte che Sophie non ha ventun anni e quindi non può ordinare alcolici (è una legge americana, come sa chiunque abbia visto QUALSIASI serie TV americana), di nuovo Justin decide che Hope è tutta sua e nessun altro può guardarla se non vuole incorrere nella sua ira. Nel frattempo, lui è libero di copulare con tutto quello che respira, perché è un maschione coi controcosi.

E migliora continuando:

“Non dovresti essere così scontroso” mugugnai pendendomi subito dopo di aver parlato, Justin alzò di colpo gli occhi su di me e mi sembrò di essere appena stata incendiata dalla scintilla che gli attraversò le iridi nocciola.

“Ti ho chiesto qualcosa per caso?” sbraitò stringendo le mani in due pugni.

D’accordo, Justin era uno stronzissimo bipolare del cazzo, ormai era chiaro a tutti.”

Niente, ogni paragrafo è un cumulo di stronzate…

Che poi, per l’amor di Freud, il disturbo bipolare non c’entra un cazzo con Justin!

Il disturbo bipolare è (a voler riassumere) una condizione clinica estremamente grave che col tempo è diventata nota anche come “psicosi maniaco–depressiva” e consiste nell’alternare NON felicità e rabbia, come credono le autrici di ficcyne, ma momenti di estrema attività mentale, eccitamento ed esaltazione (la cosiddetta “mania”, appunto) a momenti di depressione.

E questo è un sunto estremamente breve, poco dettagliato e per nulla esaustivo!

Evgenij: – A me comunque tutti questi momenti in cui Justin si arrabbia ferocemente perché Hopephie gli muove una minima critica fanno venire l’angoscia: sembra che la potrebbe picchiare da un momento all’altro.-

Il resto del pranzo è fuffa, poi Hopephie torna a casa e si prepara a uscire di nuovo, stavolta con Nate, che ha chiamato lei proprio di fronte a Justin tanto per farlo arrabbiare. Giusto, provochiamo uno spacciatore assassino…

Vabe’, insomma, Sophie va a questo cavolo di appuntamento con Nate, che la porta a prendere un caffè in un bar che sembra un hotel a trentotto stelle. Conversazione abbastanza fuffosa, ma Nate si dimostra decisamente più piacevole dello psicopatico con cui abbiamo avuto a che fare finora, quindi è già un passo avanti… anche se la nostra cretina preferita continua a pensare a Justin.

Malgrado i suoi pensieri siano chiaramente deviati dalla follia, comunque, riusciamo a cogliere uno stralcio di conversazione che merita di essere menzionato:

“Vedi, mio padre non mi manderebbe mai al college in mezzo a quelli che lui reputa ragazzi troppo normali, a meno che non me ne vada ad Harvard non ne vuole sentir parlare e come avrai capito, non sono propriamente un genio”.

“Hai ottimi voti, potresti prendere in considerazione la cosa” disse stringendosi nelle spalle.

“Non credo lo farò, voglio smetterla di pensare allo studio, voglio farmi una vita, voglio iniziare a lavorare in uno degli uffici di mio padre e farmi una famiglia tutta mia” sorrisi al pensiero, per qualche ragione l’idea di avere dei figli mi aveva sempre fatto sorridere e probabilmente il fatto di aver ormai raggiunto i diciannove anni mi stava condizionando.

Mia madre aveva avuto Harley a vent’anni, mio padre all’epoca ne aveva solo ventidue, infatti non appena mi fidanzai con Caleb l’anno precedente non c’era cena alla quale partecipasse che i miei non parlassero di matrimonio o figli, ed avevo solo diciassette anni.”

Menzionato per le assurdità, ovviamente.

Tanto per cominciare, Hope vorrebbe andare a lavorare in uno degli uffici del padre, che fa l’avvocato, piuttosto che andare al college. E quale carriera spera di intraprendere in uno studio legale senza una laurea, quella di donna delle pulizie?

In secondo luogo, adesso ha di nuovo diciassette anni, come all’inizio della storia. Anche se tipo due o tre righe prima aveva detto di averne diciannove!

Piton: – Suppongo che faccia largo uso della Pozione Invecchiante…-

Il bello, però, viene solo alla fine dell’appuntamento, quando il cellulare di Sophie suona: è Justin che la sta chiamando e pretende che vada da lei una mezz’ora: c’è l’assistente sociale inviato dal carcere (altra assurdità, dato che lui è ormai maggiorenne, proprio come quando è stato arrestato e gli assistenti sociali si occupano solo di minori o persone in difficoltà) che è venuto a verificare le sue attuali frequentazioni. Ha quindi bisogno che Sophie finga di essere la sua ragazza davanti a lui, perché “una come Kayla” non andrebbe bene. Giusto, lei è buona solo per il sesso.

Il tutto chiesto con la gentilezza e la cortesia che contraddistinguono i cavernicoli come lui, naturalmente.

E la parte migliore è che quell’eminente cretina accetta!

Arriviamo al capitolo sedici e a casa di Justin hanno modo di parlare un po’. Scopriamo che tutti gli amici di scuola, a parte Christian, hanno preso le distanze da Justin dopo il rilascio (chissà poi perché) e quindi, oltre al suo amico, Hope è la prima che entra in casa sua e, quindi, è “diversa da tutti gli altri”. Bleagh…

Vabe’, è in arrivo l’assistente sociale, che in prigione era lo psicologo di Justin, il dottor Devin, “nessuno di troppo importante”, come lo definisce lui. Lo stesso dottore dice di lavorare per il carcere di Seattle. Beh, impossibile: come ho detto in una mia precedente recensione, mia madre è psicologa e ha avuto in cura molti detenuti, in passato. Gli psicologi non lavorano per le carceri, ma nelle carceri. Vanno lì qualche volta la settimana, fanno il loro lavoro e se ne vanno. Per il resto del tempo hanno il loro studio o lavorano nelle strutture sanitarie.

Ad ogni modo il “nessuno di troppo importante” fa al nostro eroe di staceppa domande che tutto sommato posso condividere:

“Mi dica, signorina Prior, da quanto lo conosce?” domandò portandosi una mano al mento e togliendo il tappo alla penna.

Non sapevo mi avrebbe fatto un interrogatorio e dalla vena ingrossata sul collo di Justin immaginai nemmeno lui se lo aspettasse, tuttavia dalla sua fuggitiva occhiata intuii avrei dovuto far credere di conoscere Justin sin dal principio del suo rilascio.

“Da un paio di mesi, più o meno” risposi cautamente mentre l’uomo prendeva nota.

“Justin è stato rilasciato completamente a metà settembre e attualmente siamo ai primi di novembre quindi, deduco lei lo abbia conosciuto subito dopo il rilascio, perciò le vorrei chiedere come si è comportato nei suoi confronti” disse.

Mi sfozai di non alzare gli occhi al cielo, ero una pessima attrice e avrei pensato a tutto ma non ad un’improvvisata del genere.

“Beh, all’inizio era un po’ rude ma sono certa anche lei abbia intuito che infondo è davvero un bravo ragazzo”.

“Signorina Prior, lei sta con un ex carcerato accusato di omicidio, questo le è chiaro?” le parole del Dottor Devin mi trafissero lo stomaco e sentii i muscoli di Justin contrarsi contro la mia gamba, così come la sua mano strinse con più forza la mia. Avevo la pessima abitudine di scordarmi completamente che fosse stato in carcere per aver ammazzato Brooke, la sua ex ragazza.”

Beata te che te ne scordi… io non faccio che ripetertelo dall’inizio della storia.

Poi, dal nulla, lo psicologo dice che gli sembrano “poco intimi” e quindi non crede alla loro relazione. Come se questo contasse qualcosa… Justin non viola alcuna legge, per quanto ne sa lui (e a parte le corse clandestine non l’ho visto fare nulla di illegale), quindi chissene se sta o no con Sophie.

D’altra parte, questa è solo una scusa per il bacio fanservice che ne consegue, quindi non ho diritto di lamentarmene.

Segue oceano di fuffa e finisce il capitolo.

In quello successivo c’è fuffa per un lungo paragrafo e mezzo, poi Justin scrive a Hopephie imponendole di raggiungerlo in corridoio (sono a scuola) senza dare spiegazioni e lei ovviamente rifiuta… pardon, esce.

Quello che vuole Justin è dirle che il dottor Devin dovrà partire per Boston (anche se nel capitolo dopo si trasformerà in “Germania”) per un po’ e non lo potrà controllare, quindi si è autoinvitato a pranzo a casa sua per fargli un ultimo colloquio prima di andarsene e ha chiesto espressamente di Sophie che dovrà per forza essere presente. Cosa che per me non ha senso, ma la logica si è lanciata dal tetto un paio di capitoli fa. Finora è stata in agonia sull’asfalto, ma poi è arrivata questa roba a darle il colpo di grazia (siamo al POV di Justin):

Arrivai sino al giardino interno della scuola, presi il cellulare e composi il numero del Dottor Devin.

“Justin, stavo giusto per chiamarti!” strizzai gli occhi confuso, non mi chiamava mai, sapeva quanto lo odiassi.

“Per quale motivo?” domandai.

“So che oggi sarebbero presenti anche i tuoi genitori, scommetto non ti apriresti mai in loro presenza quindi volevo invitare te e la signorina Prior da me per pranzo, mia moglie non vede l’ora di conoscerla” sgranai gli occhi e strinsi le mani in due pugni.

“Non credo sia il caso” gemetti.

“Invece lo è eccome, a meno che tu non mi dica che sei disposto a parlare anche con i tuoi genitori” era una minaccia e lui lo sapeva, sapeva che non avrei mai rifiutato una cosa del genere, diamine. Forse era solo un segno del destino, un regalo piovuto dal cielo, era l’occasione che mi serviva per non far conoscere Sophie ai miei genitori.”

Ahahahahah no.

Gli psicologi NON INVITANO a pranzo A CASA LORO i pazienti.

Mai, mai, mai nella vita farebbero una cosa del genere, eppure (nel capitolo successivo) ci verrà detto che Justin frequenta quella casa almeno una volta l’anno (cosa peraltro impossibile, dato che ha conosciuto il dottore in carcere, dove ha passato tutto l’anno precedente). Tutto questo discorso dimostra per l’ennesima volta la totale assurdità della trama e l’incoerenza dei personaggi! Se questo fosse un vero psicologo verrebbe radiato dall’albo!

Ma facciamoci ancora del male: siamo in macchina con Justin e Sophie che vanno a pranzo dal dottor Demenza… Devin. Dal dottor Devin. Dal nulla, Hope gli chiede se ama Kayla:

Justin scoppiò a ridere e mosse le dita lungo la mia gamba facendomi iniziare a mordermi l’interno guancia con fare nervoso.

“Certo che no, credevo avessi capito il rapporto che ho con lei” disse smettendo per un attimo di ridere. “Potrà anche andare in giro a raccontare di stare con me ma per quel che mi riguarda con lei condivido solo un letto” spiegò.

“Il tuo?” chiesi di colpo e il suo viso si rabbuiò facendosi serio.

“Sei l’unica ad essere entrata in casa mia, Sophie e di conseguenza anche il camera mia” disse senza guardarmi e pregai che non si fermasse lì, che continuasse a parlare. “Me la faccio sul suo di divano, sul suo di letto, contro la parete della sua di casa” deglutii e per qualche ragione mi sentii stupendamente felice e cercai all’istante di reprimere quel sentimento. Ero stata la prima, non lei, non Kayla ma io.

“L’unica cosa che mi interessa di lei è ciò che ha in mezzo alle gambe” mi morsi il labbro con gli incisivi e temetti di averlo spaccato per la forza di quel contatto.

Anche io ho quella cosa in mezzo alle gambe.”

Non commento. Segue fuffa e finisce il capitolo.

A casa del dottor Devin, la moglie di questi lo accoglie manco fosse la nonna che non vede il nipote da tempo, abbracciandolo, dicendo che è cresciuto, che si è fatto nuovi tatuaggi…

Insomma, l’ennesima scena assurda e totalmente irrealistica.

Ma non è solo questo: il comportamento della signora Devin prosegue anche durante il pranzo, tanto da riferirsi a lui come “il nostro Justin”.

Questo non è il modo di comportarsi con un paziente del marito (che tra l’altro non dovrebbe conoscere neanche, visto che esiste una cosetta chiamata “segreto professionale”), ma piuttosto con un nipote, come ho già detto, o al massimo col figlio di vecchi amici.

Comunque, il pranzo finisce e Justin riaccompagna la nostra Hope, non prima di aver scoperto che quella sera uscirà con le amiche per mangiare del sushi. A questo punto scopriamo che Justin è uno Jedi, o un Sith, non l’ho capito nemmeno io:

Se vi state chiedendo cosa avessi intenzione di fare sappiate solo che le mie intenzioni erano molto semplici, per qualche motivo avevo un brutto presentimento e l’idea di lasciare sola Sophie e le sue amiche […] non mi faceva impazzire, così avevo deciso che sarei andato anche io con i ragazzi al Sushi’s House, non avrei interferito, non mi sarei fatto vedere, me ne sarei stato da parte e guardare verso il suo tavolo. Volevo solo proteggerla.”

Così, dal nulla, Justin ha un brutto presentimento. Lei gli dice che andrà a mangiare sushi e lui non si sente tranquillo, manco avesse poteri paranormali.

O, più semplicemente, non vuole perdere il controllo sul suo nuovo giocattolo, e questo mi sembra più probabile: deve sapere sempre dov’è e cosa fa, sennò non è tranquillo.

Ah e non preoccupatevi: il suo presentimento si rivelerà giusto, così potremo risolvere il “problema” che i fratelli di Sophie hanno con lui (problema… a parte dirle di non vederlo non hanno fatto una beata mazza di niente…).

Insomma, dopo che la Forza gli ha mandato un messaggio per avvertirlo, Justin ne manda qualcuno anche a Jaxon per reclutare lui e Christian e tutti insieme andranno alla Sushi House, appostandosi a un tavolo d’angolo per “tenere d’occhio le ragazze”.

La richiesta di un tavolo appartato, però, mette a disagio Christian:

“Dio, Justin avrà creduto che fossimo tre omosessuali con quella storia del tavolo appartato” ringhiò Christian facendo ridacchiare Jaxon una volta che ebbero preso posto di fronte a me.

“Andiamo, nessuno ci scambierebbe mai per dei gay” risposi stringendomi nelle spalle, era un’idea assurda, l’odore del nostro testosterone era riconoscibile da metri di distanza, diamine.”

Eh, siete tre gran bei maschioni… ma solo io ci leggo omofobia mista a una velata (e non voluta, nelle intenzioni dell’autrice) omosessualità repressa?

Segue pezzo in cui Justin invita Kayla a una corsa clandestina:

A Kayla:

Tra una settimana ho una corsa, ci stai?

Detestavo portarmela dietro ma ci facevo un figurone alle corse, le sue lunghe gambe abbronzate facevano restare tutti a bocca aperta ogni singola volta, non che Sophie sfigurasse intendiamoci. A dirla tutta dopo la corsa alla quale aveva partecipato con me tutti i ragazzi del ‘Movida’ mi avevano chiesto di portarla più spesso, non avevo più avuto incontri – del resto ne avevo di media uno al mese – ma in ogni caso non ero certo di volerla con me, non mi faceva stare affatto tranquillo l’idea che tutti le mettessero gli occhi addosso invece, di Kayla chissene fregava se la guardavano.”

Giusto, Sophie è dolce e pura, nessuno deve guardarla a parte Justin, Kayla invece è solo una puttana da due soldi, che facciano quello che vogliono… ma vai a cagare…

Sul serio, dovevo per forza riportare questi pezzi malgrado la distanza tanto ravvicinata. Questo capitolo è un cumulo di stronzate più grosso di quelli visti finora.

Ma andiamo avanti…

Il trio di amiconi, durante il loro “innocente” stalking (Justin arriva a credere di star diventando un “cazzo di maniaco del controllo”, ma pensa un po’…), vede che sono arrivati anche i fratelli di Sophie (vi avevo detto che ci sarebbero stati, no?), poi Sophie si alza per andare in bagno e non torna più per almeno quindici minuti. Preoccupati, Harley, Jake e Justin vanno a cercarla, e indovinate un po’?

Esatto! Stupro in atto!

Sgranai gli occhi alla vista. Sophie era schiacciata contro il muro, un ragazzo con un berrettino da baseball rosso addosso era di fronte a lei e le teneva i fianchi, un altro con il cappuccio della felpa tirato su le teneva con una mano i polsi sopra la testa contro le mattonelle del muro ed un terzo le toccava le gambe e le passava le mani sul bottone dei jeans cercando di levarglieli.

Cazzo, volevano stuprarla.”

A parte il fattoche quindici minuti sono sufficienti per uno stupro, il nostro scarso eroe si fionda in bagno e, da solo, riempie di botte i tre aggressori.

Io ho fatto arti marziali per anni e vi assicuro che se non sei un maestro di una qualche disciplina a livello agonistico con una buona dose di esperienza alle spalle, col cazzo che riesci a sopraffare tre uomini adulti da solo.

Comunque, Justin li prende a legnate per un pochino, poi li scaraventa fuori e lì vengono ripassati da Harley e Jake, mentre lui resta solo con Hope:

“E’ tutto finito, bambina” le baciai la fronte, i capelli, la punta del naso, le guance e il mento, era calda, rossa in viso ed evidentemente agitata.

“Volevano stuprarmi, Justin, in un gabinetto” gemette asciugandosi le lacrime. “E se non fossi arrivato tu ci sarebbero riusciti” aggiunse con un singhiozzo che cercò di trattenere.

“Non me lo sarei mai perdonato” le portai una ciocca di capelli dietro l’orecchio e mi avvicinai al suo viso con il mio. Mi fermai a pochi centimetri di distanza.

Avevo il diritto di baciarla ancora una volta?

“Posso baciarti?” merda, non l’avevo mai chiesto, io non chiedevo il permesso di baciare, lo facevo e basta.

“A una condizione” mi passò una mano sulla nuca facendo scivolare le dita fra i miei capelli, mi guardò negli occhi e capii che in quel momento avrei fatto di tutto, persino se mi avesse detto di gettarmi da un ponte lo avrei fatto, non avrei rinnegato nulla fuorchè allontanarmi da lei,

“Quale?”

“Che non sia l’ultima volta”.

“Oh, piccola” mi accanii sulle sue labbra, erano così morbide, dolci e sapevano di fragola – anche se al momento avvertii un retrogusto al sushi -, lei sorrise contro le mie e mi strinse il collo fra le braccia mentre io le asciugavo le lacrime con i polpastrelli delle dita.”

Ahem… no.

L’ultima cosa che vorrebbe una persona vittima di stupro (o di un tentato stupro, che non è poi così diverso, a mio avviso) di certo non ha molta voglia di baci e coccole quanto di essere portata a casa di corsa. La polizia nemmeno la nomino, nessuno la chiamerà, nemmeno i fratelli di Sophie.

Evgenij: – Mi pare giusto: ci hanno già pensato loro a picchiare i tre stupratori, i quali d’ora in poi saranno senz’altro dei cittadini modello, e non andranno certamente a caccia di un’altra vittima indifesa sulla quale sfogare la loro frustrazione e la rabbia per le botte ricevute.-

E, a proposito di loro, quando ritornano in bagno hanno cambiato idea su Justin: ora che ha difeso Sophie dall’aggressione ha il permesso di vederla, tutto il resto è perdonato e dimenticato.

Ma certo, in fondo la loro era una banale incomprensione, non è che Justin abbia ammazzato qualcuno o spacciato droga (a proposito, qualcuno sa che fine hanno fatto “i suoi amici del giro” a cui si accennava all’inizio? Mica li ho visti, io…).

Dopo questo momento così commovente, Justin decide di portare Hope a casa sua e di farla dormire nel suo letto. Una cosa senza precedenti, dato che lui stesso ha detto che non ha mai fatto entrare nessuna ragazza nel suo letto, quindi Sophie è “speciale”.

Cosa del tutto assurda, dato che dopo un’esperienza del genere dovrebbe voler tornare a casa sua, come ho già detto, e di certo non penserebbe al sesso.

HacchanADL: – Anche questa storia del “nessuna ha mai dormito nel mio letto” è presa piè pari da Cinquanta Sfumature. Qualcuno chiami un esorcista! –

Il capitolo finisce così. Vi riporto alcune recensioni:

“Okay,

SONO COMPLETAMENTE PAZZA DI QUESTA STORIA.

E’ semplicemente perfetta e questo è in assoluto il mio capitolo preferito, non ho trovato un solo errore.

Sei wowo, continua così!”

Bimba… parliamone, perché di errori io ne ho trovati una caterva.

“Come sempre, bellissimo.

La sorpresa mi è piaciuta tanto davvero.

Continua subito, bravissima :)”

Non sono sicuro, ma credo che con “sorpresa” intenda la scena del tentato stupro. Se è questa la sorpresa che le è piaciuta, ha dei seri problemi…

“Oddio amo questa fanfiction e questo capitolo è così bello che praticamente sono quasi svenuta( non sto scherzando) sul letto ceh… Justin in questo capitolo è così bello così sexy così dolce che mi fai venire voglia di ti lascere tutto nella mia casa e di correre da lui adesso in questo momento tanto viviamo nello stesso stato quindi hahaha hahaha e comunque scusami tantissimissimissimo per non aver recensito subito ma sai come sono sempre impegnata lol però come ti ho detto in quella recensione io leggerò sempre i tuoi capitoli perché ti voglio bene e ti amo(lol😂) per aver avuto l’idea di scrivere queste fanfiction così belle così passionali così emozionanti sono bellissime ti giuro ok ora arrivata l’ora di andarmene perché sennò sclero hahahahahahahaha aggiorna subitissimo perché devo assolutamente scoprire cosa succederà a casa di Justin lol kiss Julia Smith ovvero tua fan numero 1 love you!!!!!!!!!”

In una parola, delirante.

Non vi riporto altro, tanto la maggior parte sono variazioni di “questo capitolo è la fine del mondo” e “amo la tua storia”.

Il capitolo diciannove si apre con tanta fuffa, poi Hopephie pensa che Justin non sia ancora del tutto pronto ad accogliere una ragazza nel suo letto e decide che dormiranno a casa Prior, come secondo me avrebbe dovuto pretendere fin dall’inizio, rendendo di fatto il pezzo di Justin che la porta da lui del tutto inutile.

Arrivati a casa di Sophie c’è ancora fuffa inutile, scopriamo che Kayla ha mollato Justin (e quando???), altra fuffa, poi dal nulla lui le chiede se è vergine.

A parte che non credo siano davvero cazzi suoi, Sophie risponde di no, avendo perso la verginità con Caleb, un ragazzo già citato (e perfettamente inutile) con cui stava prima dell’estate e con cui si è lasciata da tempo.

“Che c’è?” scosse la testa ed io deglutii. “Sei arrabbiato, Justin?”

“Si, Sophie sono arrabbiato” ringhiò fuori con decisione trafiggendomi con uno sguardo, uno di quelli che solo lui avrebbe saputo fare.

“Perchè?”

I suoi occhi si addolcirono un po’, si alzò su di un gomito e si protese nella mia direzione, mi prese i polsi portandomeli sopra alla testa e un formicolio che mi fece stringere le cosce iniziò a camminare proprio lì.

“Perchè mi fa infuriare l’idea che qualcun’altro ti abbia toccata” si protese facendomi boccheggiare e mi lasciò un bacio sulle palpebre, prima sulla sinistra e poi sulla destra. “Perchè dal primo momento che ti ho vista ho sognato di farti mia, Sophie” aggiunse in un sussurro.”

Sophie ha un formicolio “proprio ”. Io ce l’ho alla bocca dello stomaco, e non è un buon segnale.

Piton: (disgustato) – Sì… anch’io potrei vomitare. Qui sottolineiamo di nuovo l’idea di amore uguale possesso. Posso capire che un uomo non sia contento vedendo la donna che ama tra le braccia di un altro…-

Shade: – Eh, tu ne sai qualcosa, vero?-

Piton (puntandogli contro la bacchetta) :- Languelingua!- (Shade si porta le mani alla gola, incapace di parlare) – … tuttavia qui parliamo di una ragazza che, in passato, ha avuto le sue esperienze, proprio come Justin fino a nemmeno un capitolo e mezzo fa. Nemmeno si frequentavano quando Sophie stava con quel Caleb, ergo Justin non ha il benché minimo diritto di arrabbiarsi.-

Cthulhu: – Thl’kyy lekk tha’nuk rhakt’eh luhk “Top Secret”…- (Tra l’altro è lo stesso ragionamento di un pezzo che abbiamo visto in “Top Secret”…)

Shade (liberatosi della maledizione): – Sì, quello in discoteca, dove Justin scopre che Ariel aveva un ragazzo in Texas e si incazza al punto tale da andare con un’altra per ripicca. Ma davvero le ficcynare credono che funzioni così tra le persone? Capisco di far parte del Corpo di Recensione solo da poco, ma non mi capacito di questa cosa…-

Dopo questa schifosa parte, Sophie chiede a Justin di parlarle di ciò che è successo a Brooke, ma lui rifiuta, così parlano del carcere con una sequela di assurdità degna di… quell’altra ficcyna che non voglio nominare mai più.

“Non c’è molto da dire, è un carcere” rispose stringendosi nelle spalle.

“Sei stato accusato di omicidio, indipendentemente che sia vero o meno, saresti dovuto stare dentro per almeno cinque anni, perchè sei già fuori?” domandai corrugando la fronte.

“Non avevano prove sufficenti, io ero solo l’unico indagato e così mi diedero tre anni che poi  furono ridotti ad uno per buona condotta, a patto che frequentassi delle sedute” spiegò freddamente come se stesse rivivendo in pochi attimi quei lunghi ed estenuanti mesi.

“E’ per questo che incontri il Dottor Devin?” domandai.

“Si, è solo l’ennesimo sconto della pena” annuì.”

Solo io spero che un meteorite caschi su quella casa e li ammazzi tutti e due?

Cinque anni per omicidio sono una bazzecola. Negli Stati Uniti anni fa vigeva la pena di morte come condanna per omicidio, abolita poi nella maggior parte di essi dopo che la Corte Suprema la dichiarò incostituzionale nel 2018, commutando tutte le esecuzioni in ergastoli senza possibilità di scarcerazione.

Per approfondire (e scusatemi se mi dilungo, ma è necessario), l’omicidio ha diverse classificazioni, nella legge Statunitense: c’è l’omicidio (detto murder) di primo grado (il più grave), poiché premeditato e non ha quindi le “attenuanti” quali stato d’ira o concitazione. Ci sono anche un altro paio di finezze per identificare questo tipo di omicidio, ma non ci interessano. Il punto è che la pena prevista, fino a un paio di anni fa, era la morte, e negli Stati dove si usa ancora le esecuzioni continuano, per questo tipo di omicidio.

C’è poi l’omicidio di secondo grado, ovvero privo di meditazione o non perpetrato con particolare crudeltà e violenza ai danni della vittima. In alcuni stati esiste anche l’omicidio di terzo grado, ma non ne so molto.

Dopo il “murder” c’è il “manslaughter”, sempre un omicidio volontario, ma meno grave dei primi due. Può essere doloso, ma anche assimilarsi all’omicidio colposo (ovvero un omicidio commesso senza l’intenzione diretta di uccidere). In questi casi si parla di manslaughter volontario e manslaughter involontario.

Stando a quanto abbiamo appena letto, quindi, dove rientrerebbe Justin? Considerando che ha ucciso Brooke perché voleva danneggiare il suo giro di droga, ha commesso un omicidio premeditato, quindi di primo grado. A Seattle non c’è più la pena di morte, come ho detto (siamo nello stato di Washington), quindi si sarebbe dovuto fare o l’ergastolo o almeno quindici, vent’anni, a seconda.

Considerando che era anche uno spacciatore e che la vittima era la sua ragazza, direi che un giudice gli avrebbe quasi sicuramente appioppato vent’anni minimo. Dopotutto era un adulto già all’epoca, quindi la minore età non sussiste.

Ora, Justin dice che non c’erano prove sufficienti per condannarlo e che era l’unico indagato, così lo hanno condannato a solo tre anni anziché cinque (contro i venti che avrebbe dovuto ricevere) ma è uscito dopo uno per buona condotta, a patto che veda uno psicologo.

Lasciamo stare la cosa dello psicologo, che poi è un pessimo dottore… ma non esiste che una persona venga arrestata senza prove, condannata ancora senza prove e che si faccia così poco per omicidio di primo grado collegato allo spaccio di droga!

fanwriter91: – L’autrice si sarà ispirata ai fatti di cronaca italiani… –

Shade: – Dici? –

fanwriter91: – Ehi, quando ho subito l’aggressione di gruppo i medici non fecero scattare la denuncia per lesioni gravissime (essendo il tempo di ripresa del mio braccio oltre i ventun giorni) perché “il danno lo ha fatto la caduta, non l’aggressore, quindi lui non è imputabile” e, da quel che ho capito, dopo mesi alla polizia dissero che si poteva fare poco, perché io avevo dato un morso a uno dei miei aggressori (era a petto nudo per intimorirmi con gli addominali) e quindi è stata una rissa, una lite tra ragazzi, non un’aggressione. –

Abbiamo poi una scena di sesso orale puramente a beneficio di Hope che, come ho già ribadito, non si comporterebbe così nella realtà. Poi fuffa inutile, nel cortile della scuola amiche e fratelli di Hope notano un succhiotto e si chiude il capitolo.

Il successivo ha una scena con qualcosa di molto familiare:

Pensa a qualcosa e subito, mi dissi.

“Ho provato ad arricciare i capelli e mi sono scottata” mentii stringendomi nelle spalle. “Justin ha provato a mettermi del ghiaccio sul collo ma non è servito, vero?” gli puntai gli occhi contro fulminandolo con lo sguardo, Justin inarcò le sopracciglia e gettando il mozzicone di sigaretta a terra infilò le mani nelle tasche dei pantaloni annuendo.”

Piton: – Uhm… sbaglio o è l’identica scusa usata da Kelsey quando sua madre vide un succhiotto in una scena di “Danger”?-

Shade: – Seveurs, non devi mai più pronunciare quel nome! Dico sul serio!-

Piton: – Va bene, ma non posso non rimarcare i casi di plagio.-

Gaia: – Miao!-

Piton: – Vedi? Anche la tua gatta è d’accordo.-

Fuffa fuffa fuffa, poi i due vanno al bar della signora Lowers per lavorare cinque minuti (o almeno è così che li ho percepiti io) e Justin annuncia che entro Dicembre cambierà casa, trasferendosi a pochi isolati di distanza dai suoi genitori. Hopephie prontamente si offre di aiutarlo a traslocare.

Ovviamente al bar ritroviamo James, il primo Decklon della storia, che ancora sta sulle palle a Justin senza uno straccio di motivo. A fine turno si offre di accompagnare la nostra Hope, ma il cavernicolo non vuole che qualcuno si avvicini alla sua femmina, così lo scaccia agitando la clava.

Okay, ho parafrasato, ma essenzialmente è quello che succede.

Lady R: – Sembra un eufemismo per… e ci starebbe.-

Più tardi, a casa, Justin decide che Sophie non può uscire neanche con Nate, così decide di prenotarsi per primo e, malgrado si siano appena visti, le scrive che l’indomani sarebbero andati da qualche parte insieme, col solito tatto e la stessa gentilezza con cui lo abbiamo conosciuto finora.

Poco dopo, a pranzo, i genitori vengono a sapere di Sophie da Avril e insistono per conoscerla. Fuffa fuffa fuffa, poi Avril va in camera di Justin per parlargli. Anche questo dialogo è fuffoso, ma devo menzionare questo:

“Ha chiamato Kayla prima” sussurrò contro la mia spalla.

“Per cosa?” non avevo mai portato Kayla a casa ovviamente, ma Avril la conosceva abbastanza bene come la mia più che amica in quanto ci vedeva sempre insieme a scuola senza contare che la sentiva nominare quasi ogni fine settimana, quando passavo il sabato a casa sua, a fare sesso ovviamente, e lei lo sapeva.

“Ha chiesto di te, dice passerà per parlarti” alzai gli occhi al cielo e lei ridacchiò alzandosi, si diresse verso la porta e mi fece un cenno con la mano. “Se te ne liberi, mi fai un favore” mi fece l’occhiolino e sparì facendomi sorridere, non l’aveva mai sopportata ma del resto, nemmeno io.”

Sul serio, io davvero non capisco che cos’abbia che non va Kayla. Va bene, ha dei difetti, ovviamente, ma non mi pare che le manchi il rispetto per se stessa: Justin la sfruttava come pallina antistress, ma ha cercato comunque di costruire con lui una vera relazione e, quando ha capito che non funzionava, ha deciso di mollarlo. Ora ha richiamato, vuole parlare e non sappiamo di cosa, ma non per questo è una stronza insalvabile! Anzi, è persino migliore della Kayla di… quell’altra ficcyna, dove accettava più o meno passivamente il suo essere solo una trombamica antistress occasionale. E dove, ricordiamoci, si è rifiutata di tradire Justin e dare informazioni su di lui pure sotto tortura.

Piccolo timeskip di qualche ora, POV di Hopephie: siamo al preannunciato ballo, che credevo l’autrice avesse dimenticato, fino a due capitoli fa, e abbiamo un altro po’ di fuffa. Dopodiché lei esce per una boccata d’aria. Nel buio non lontano vede qualcuno che potrebbe essere Harley o Justin, ma avvicinandosi scopre che non è nessuno dei due. Anzi, è un tizio sconosciuto, ubriaco e kattivo che vuole piparsi la nostra Hope.

Piton: – Classico cliché della dolce e pura Hope che, come gira l’angolo, viene aggredita e ha bisogno del suo uomo grande e forte per essere salvata.-

Cthulhu: – Yyk’lthu k’tehh nhakk tha!- (Il Grande Antico si sazierà con le loro carni!)

Salta fuori che è Walker (nome completo Walker Adams, e dovrebbe avere un prestavolto, ma la sua gif è crashata e non so chi sia), un concorrente delle corse clandestine a cui partecipa anche Justin, e vuole violentare Sophie per ripicca, dato che è finito sul lastrico. Ma ecco che, all’improvviso, irrompe proprio Justin, corso a salvare di nuovo la sua bella in difficoltà!

Senza por tempo in mezzo si avventa sul kattivo e lo riempie di legnate, tanto che Sophie deve tirarglielo via di dosso o altrimenti “lo ammazzerebbe e finirebbe in prigione”.

A parte che un’aggressione è sufficiente per finire in prigione (ma qui ci sono delle attenuanti, quindi vabe’… è effettivamente meglio che non lo ammazzi), ma nessuno, di nuovo, pensa a chiamare la polizia per togliere dalla strada questo pezzo di merda, che invece viene lasciato lì sul marciapiede a sanguinare, mentre loro, a due passi da lui, decidono di correre a casa di Justin per scopare come ricci.

Siamo al capitolo ventuno, il che vuol dire che ne mancano diciotto. I due corrono in macchina, sto per saltare tutto a piè pari e mi casca l’occhio qui:

“Avrei voluto che venisse senza oppressioni, ma quando ti ho vista contro quel muro il primo pensiero che mi è passato per la testa è stato di averti questa sera”

Cioè, Justin l’ha vista mentre stava per essere violentata e si è arrapato? Avrebbe senso, la sera prima (ripeto: LA SERA PRIMA) l’ha vista con tre uomini che cercavano di stuprarla e in risposta le ha praticato del sesso orale… qui sfociamo in un’altra parafilia, la biastofilia.

Tra lei che è ibristofiliaca e lui che è biastofiliaco siamo davvero a posto… per forza che stanno così bene insieme, hanno due parafilie che si completano a vicenda!

Segue fuffa e sesso e fuffa, ma almeno usano il preservativo (questa autrice, grazie a Dio, si ricorda che è bene usarlo, a differenza di tantissime altre), e arriviamo a un’altra parte davvero poco piacevole da leggere:

“Adesso che ti ho avuta, non ti lascio più” mi alzò il viso prendendomi il mento fra le dita e mi baciò dolcemente, allungai le braccia passandogli le dita fra i capelli sulla nuca, “Adesso sei tutta mia” un fremito mi colpì lo stomaco e dovetti allontanarmi di qualche centimetro per guardarlo negli occhi, “Dimmelo”.

Mi guardava serio e dolce allo stesso tempo, mi spostò una ciocca di capelli dagli occhi e restò in silenzio in attesa che parlassi.

“Non serve che te lo dica, Justin” dissi alzandomi sui gomiti delle braccia e guardandolo dritto negli occhi, “Lo sono da un pezzo”

Di nuovo, ci viene chiarito che la loro relazione (oltre che sulle succitate parafilie e sull’attrazione fisica) è basata sul possesso. Possesso di Justin nei confronti di Hope, intendo.

Poi di nuovo fuffa, fino a qualche ora dopo. Arriva Nate che cerca Sophie:

“James mi ha detto che eri passato” annuì.

“Credevo iniziassi prima” disse stringendosi nelle spalle, “So che Justin ha detto che sei impegnata con lui ma vol-” lo interruppi mettendogli una mano davanti al viso.

“Non è vero, sono libera” dissi semplicemente stringendomi nelle spalle. Se ve lo state chiedendo, si, avevo intenzione di fare la stronza e non per un motivo preciso, più che altro volevo che Justin capisse che non era mio padre, che non dipendevo da lui e che anche se mi scioglievo di fronte alla sua immagine non poteva impedirmi di uscire con i miei amici.”

Ora, io qui avrei anche sorvolato, ma c’è un minuscolo dettaglio che, veramente, mi fa incazzare parecchio: Hopephie, che vuole “fare la stronza e non per un motivo preciso”, vuole giustamente dimostrare che può fare un po’ come le pare e uscire liberamente con gli amici.

Ma, quando Nate le chiede se lei e Justin stanno insieme, risponde di no e, anzi, pensa che l’aver fatto sesso con lui non significa avere una relazione, che lei è solo “una delle tante”. Peccato che lo abbiano fatto nel letto di Justin, che secondo l’autrice è sempre stato off–limits per tutte le altre, il che nelle sue intenzioni vorrebbe dire, come ho già osservato, che Hope è “speciale”.

In parole povere, si sta comportando da emerita stronza, nei confronti di Justin ma anche nei confronti di Nate, che poverino ci spera ancora.

Insomma, il nostro povero Decklon la invita al cinema (io al suo posto scapperei, ma ancora non lo sa) ed esce tutto contento. Sophie si volta e vede Justin che la fissa arrabbiato:

“Ti avevo detto di dirgli che eri impegnata” ringhiò avvicinandosi al mio viso.

“Posso fare quello che voglio” i suoi occhi s’incendiarono e per un secondo temetti mi prendesse per i capelli e mi sbattesse contro la parete.

Mi domandai come fossimo passati dal fare l’amore, al litigare in quel modo nel giro di dodici ore.”

Ma sul serio ti fai questa domanda, porco Eros e porca sua madre Afrodite? Sul serio, Sophie, vai veramente a fare in culo, e scusate il linguaggio!

Più tardi, Hope svolge alcune commissioni, poi torna a casa e, proprio lì di fronte, vede Justin che bacia Kayla, cosa che la sconvolge.

Piton: – Ehm… perché? Lei stessa ha accettato di uscire con un ragazzo, al quale ha detto di non stare con Justin. Di conseguenza, se lei non sta con Justin, Justin non sta con lei. Capisco che questa sia una chiara ripicca, ma, se lei per prima ha detto che possono vedere chi vogliono, non mi è chiara la sua reazione a questa scena.-

Shade: – Non so cosa dirti, Severus. In effetti, nell’oceano di merda costituito dalle recensioni positive, ne spicca una neutra di una lettrice che la pensa più o meno come noi.-

“Fino a quando si sono svegliati il mattino successivo il capitolo mi è piaciuto molto ma da quando lei ha parlato con Nate sono rimasta completamente scioccata, in modo negativo.

Insomma, quanti anni hanno? Davvero lei fa una cavolata del genere solo per una discussione insignificante? E Justin che bacia quella davanti casa sua? Dai, potevi decisamente fare di meglio.

Complimenti comunque per il modo di scrivere.”

Non concordo con i complimenti, ma non si può avere tutto. E poi, è tipo la centordesima volta che questi due fanno i piccioncini e poi, due secondi dopo, dicono che non stanno insieme e vedono qualcun altro, per poi incazzarsi l’una con l’altro quando succede. Stiamo ripetendo fino alla nausea gli stessi schemi.

Abbiamo poi il ventiduesimo capitolo, un concentrato di fuffa come pochi, in cui Nate porta Sophie al cinema e la bacia, altra fuffa e Justin riceve un messaggio da Walker, il tizio che ha pestato a sangue al ballo la sera prima, che lo aspetta entro venti minuti. Complimenti per le qualità rigenerative, Walker.

Ovviamente, Justin subodora la trappola e rifiuta di andare.

No, scherzo, prende una pistola dal cassetto delle mutande ed esce di casa.

Da solo.

Evgenij: – Io sono scoppiato a ridere al pensiero della pessima igiene intima di Justin! Tiene una pistola nella biancheria? Ma dai.-

Shade: – Beh, a voler essere onesti che è il cassetto delle mutande l’ho detto io, non ho notato specificazioni nel testo. Non che questo cambi qualcosa: una pistola in mezzo ai vestiti? Bel modo di conservarli.-

Poi abbiamo un timeskip che inizia con “–dieci minuti dopo, presso Jordan Avenue”, cosa che mi ha fatto vomitare dagli occhi. Ci troviamo in un Vico Vicoloso™ dove compare Walker (come vorrei che fosse Walker Texas Ranger) in compagnia di… indovinate?

Piton: – Lord Voldemort?-

Cthulhu: – Tkhl’yyeht Azathoth?- (L’onnipotente Azathoth?)

Gaia: – Miao?-

Shade: – Era più divertente la prima volta. Forse.-

Il compagno di giochi di Walker è Nate White, pensate un po’. Cosa ci faccia lui con un criminale non si sa, ma pazienza, in fondo non è che possiamo pretendere cose come logica, coerenza o background da una storia.

I due danno a Justin un ultimatum: o paga duemila dollari a Walker entro tre giorni o lo farà fuori e poi passerà a Sophie.

Poi è il turno di Nate che “vuole solo ringraziarlo” per avergli servito Sophie su un piatto d’argento. Il motivo per cui avrebbe dovuto raggirare Sophie è chiaro come l’acqua fangosa, però bisognava rovesciare il Decklon e l’autrice ha avuto un colpo di genio, facendolo diventare kattivo senza motivo. A questo punto vengono estratte le armi, sia da Justin che da Walker, ma Justin non riesce a sparare e così si becca una pallottola nel petto.

La mia incredulità per quanto avvenuto, ovvero che qualcuno abbia davvero sparato, per di più colpendo il bersaglio, e che il bersaglio in questione fosse proprio Justin, evapora come neve nel deserto quando mi accorgo che i due deficienti se ne vanno lasciandolo lì senza dargli il colpo di grazia. Come in quella storia il cui nome non deve essere nominato.

Va bene che Walker voleva duemila dollari, ma ormai gli ha sparato, tanto vale finire il lavoro prima che si riprenda e torni a vendicarsi.

No, eh? Okay, no…

Il capitolo successivo si apre subito con Justin in ospedale, tanto per placare le lettrici infoiate che volevano vederlo riprendersi. Con lui ci sono Christian e Jaxon, il quale lo ha trovato nel Vico Vicoloso™ e ha chiamato un’ambulanza. Non so come lo abbia rintracciato, dato che non ha mai detto a nessuno dove andava e nella realtà si sarebbe dissanguato a morte, come minimo.

I due gli raccontano che è stato in coma tre giorni e ha rischiato la vita, eppure ci dicono anche che i medici non sono preoccupati. Certo, era solo in coma e gli hanno “mancato il cuore per pochi millimetri”… saranno andati a scuola col medico di “Top Secret”, quello che lasciò dormire Ariel nel letto con Justin lì in ospedale…

Veniamo anche a sapere che i genitori di Justin sono all’oscuro della situazione (COSA???) così come la sorella, a cui hanno detto che è andato da un amico in difficoltà a Portland.

Come ho già detto in “Top Secret”, il personale sanitario è legalmente obbligato a denunciare ogni ferita d’arma da fuoco che si presenti. Questo vuol dire non solo che la polizia dovrebbe essere in arrivo per interrogare Justin nel momento in cui medici e infermieri si rendono conto che è cosciente ma anche che, in nessunissimo modo, sarebbe possibile tacere ai genitori di Justin le sue attuali condizioni.

Subito dopo Justin pretende di essere dimesso, anche se si è appena svegliato dal coma ed è già tanto che riesca a connettere, secondo me… tuttavia, a sentir lui c’è tutto il tempo di fare accertamenti (sono le cinque) e di mandarlo a scuola per le otto. Certo, come no…

Passiamo al POV di Sophie, pieno di fuffa inutile. Anzi, no… tutto il resto del capitolo è fuffa inutile, quindi ve lo risparmio.

Anche l’inizio del successivo è fuffa, poi Sophie fa per andare a letto e alla sua finestra si presenta Justin, che ha di nuovo bisogno di essere medicato.

Piton (estraendo la bacchetta e puntandola contro il recensore): – Se fai per avvicinarti di nuovo alla finestra, ti sparo una maledizione, ti avviso!-

Cthulhu: – Fh thk’e l’humk n’thkkk!- (E io ti stritolo coi tentacoli!)

Shade: – Ragazzi, ragazzi… tranquilli. Non ve l’ho detto, ma sono sotto Xanax.- (E ingurgita una dose da cavallo.)

A questo punto Justin le confessa di essere stato in ospedale tre giorni, ma la ferita si è riaperta e “non può tornare in ospedale”. Giusto, molto meglio Sophie di un medico…

E poi, se ha una ferita aperta, come cacchio ha fatto ad arrampicarsi fino al davanzale della finestra?

Bah, i buchi di trama sono davvero assurdi…

Hopephie, comunque, gli passa del cotone col disinfettante sulla ferita e spero che sia a base di alcool puro, così gli brucia per bene. Comunque, approfittano del momento per parlare della loro relazione e decidono che si deve trasformare in “qualcosa di serio”, quindi possiamo sperare che il tira e molla sia finalmente finito, perché finora è stato davvero un cliché stracciamaroni senza requie.

Il mattino dopo (sì, hanno dormito di nuovo insieme) Sophie insiste perché vada all’ospedale, ma lui continua a dire che “non può tornarci” e io vorrei tanto sapere perché. Tuttavia, promette che si farà medicare. Da chi non si sa.

Poi fuffa inutile.

Nel capitolo venticinque c’è un mare di fuffa, che sconfina nella fuffa e si perde in altra fuffa. C’è anche un litigio tra Sophie e suo fratello (non importa quale, tanto è lo stesso) a suon di “stai con un assassino” e “non è un assassino”, praticamente ripetuti per una decina di righe e che termina (ovviamente) con la vittoria della Hope che minaccia di andarsene di casa se qualcuno la contraddice.

Essenzialmente il resto è tutto inutile, anche se a un certo punto compare Kayla e Justin la manda definitivamente a quel paese, in modo rozzo e brusco. Non sto a citarvelo, ma devo dire che, almeno, Sophie ha avuto la decenza di pensare che Justin avrebbe potuto essere meno cattivo nei suoi confronti. Certo, tipo quattro righe prima ha pensato una roba tipo “lui è mio, stronza”, che toglie molto al suo senso di pietà, a mio avviso.

Ma è il destino delle Kayla, in fondo: essere trattate di merda solo perché rappresentano un potenziale ostacolo al True Love™.

Chiudiamo il capitolo con un messaggio di Nate che chiede a Sophie di uscire sabato e un “perché cazzo ti scrivi ancora con quello” di Justin, tanto per non farci mancare nulla. No, non le ha detto che è un kattivo e che gli ha sparato nel Vico Vicoloso™. Non si sa perché.

Nel capitolo successivo stanno litigando per questo messaggio e ci viene confermato che il cervello di Sophie è pieno d’acqua:

Gli occhi di Justin erano imperscrutabili, più li osservavo e più mi sembrava di capirci meno, mi teneva stretti i polsi spingendomi le anche contro il cofano dell’auto, il suo respiro era calmo, anche se la sua espressione faceva presagire tutt’altro.

Sembrava potesse dar fuoco al mondo in un attimo.

“Allora?”

“Siamo amici, okay?” i suoi occhi vennero trafitti da una scarica di rabbia e per un secondo mi passò per la testa l’idea che si avventasse su di me.

Ma no, Justin non mi avrebbe mai fatto del male non lo conoscevo molto, ma questa è una delle poche cose di cui ero certa.”

Ma è ovvio, in fondo la sua ultima ragazza è finita in obitorio, perché dovrebbe farti del male? E poi questa mica è violenza fisica, noooo…

Ma come si fa a pensare che questo sia l’uomo ideale, scusate? Ma davvero ci vorreste così?

E il bello è che quella eminente cretina di Sophie insiste nel giustificare tutto questo con il bipolarismo!

Cthulhu: – Tkl’yyeh pl’thaa nagrkta’kuht nk’htuuy ls’tbpthe!- (Avverto il bisogno di causare delle estinzioni di massa!)

Shade: – Eh, se tu facessi estinguere le Hope credo che molti si convertirebbero al tuo culto spontaneamente…-

Cthulhu: – Ply’kthu n’ejkh tha laaak r’tplyn eht kuuh’sqkyth! – (Il genocidio di massa è sempre la risposta!)

Malgrado questa bella scena di gelosia e psicopatia, i due vanno a pranzo insieme e Justin le comunica che i suoi genitori vogliono conoscerla, così la invita a cena sabato. Poi, siccome quella sera la famiglia Prior ha un’altra cena con i genitori di Nate, si danno appuntamento per le sei e mezza. Se state pensando che portarsi Justin sia una pessima idea, senza contare che Sophie lo ha invitato senza permesso, allora siete persone intelligenti.

A casa White conosciamo anche le sorelle di Nate, Alexis (interpretata dall’attrice e modella israeliana Bar Refaeli) e Theresa (la cui prestavolto è una delle gemelle Olsen… non mi chiedete quale che non lo so…), e percepiamo della tensione tra Nate e Justin. Tensione che, tre righe dopo, raggiunge l’apice:

“Sono davvero felice che tu sia qui” mormorò scendendo fino alla base della schiena con la mano.

“Già” – allontanati – mormorai.

“Non credevo sarebbe venuto” disse dando uno sguardo a Justin che dall’altro lato della sala era stato fermato da Harley a parlare, “Allora è una cosa seria”.

“Si” annuii finendo il vino, “Lo è”.

Justin si girò nella nostra direzione e sgranò gli occhi fissandoci, con un paio di rapide falcate arrivò da noi attraversando la sala e prese Nate per il colletto della camicia rossa sbattendolo contro il muro.

Al suono sordo, che provocò il tonfo, il rumore di chiacchiere in sottofondo svanì e tutti si voltarono nella nostra direzione.

Jake mi scoccò un’occhiata prima di fissare Justin, guardava Nate con odio, rabbia e rancore ed io al suo fianco ero paralizzata, sentivo gli occhi dei miei genitori scioccati sul mio ragazzo, quelli dei genitori di Nate sul figlio, delle sorelle sul fratello, e di Jake ed Harley sulla mia schiena, mi sembrò mi stessero gridando ‘fermalo prima che lo ammazzi’.

Allungai un braccio prendendo Justin per le spalle ma lui non si mosse di un millimetro, come se non mi avesse neanche sentita. Aumentò la presa alzando Nate da terra facendolo gemere.

“Lasciami” mormorò il ragazzo biondo con gli occhi spalancati.

“Non devi toccare la mia ragazza, cazzo!” gridò Justin urtandolo di più contro il muro.

Era l’inizio della fine.”

Termina così il capitolo e nel successivo c’è un altro timeskip gestito ad minchiam in cui non capisco né dove siamo né quanto tempo è passato. La sola cosa chiara è che Justino e Hopephie sono da soli e stanno discutendo di quanto appena successo.

Onestamente mi aspettavo una scenata in piena regola, magari qualche pugno e tutti che separavano i due contendenti, magari una scena alla Twilight Saga con la Hope che si metteva in mezzo gridando “NON POTETE BATTERVI SENZA COLPIRE ME!” (non giudicatemi, era mia sorella a guardare quei film…).

Insomma, i due sono da qualche parte da soli che litigano:

“Dio, sembri un ragazzino” alzai gli occhi al cielo stringendo le braccia al petto, “Non ha fatto niente di male, siamo amici”.

Sapevo che la scelta di difendere Nate non sarebbe forse stata la migliore, ma ero certa che se avessi continuato a dar ragione a Justin le possibilità che tra di noi funzionasse sparivano completamente, lui sarebbe rimasto il ragazzo chiuso, iperprotettivo e bipolare di sempre.”

Iperprotettivo un corno, è possessivo. E, di nuovo, non è bipolare. Al massimo è coglione, prepotente, violento e quant’altro, ma di certo non è bipolare! Non è malato, non in quel senso, è soltanto uno stronzo!

Che poi vabe’, è vero, Nate gli ha teso un’imboscata con Walker (totalmente a caso), ma non dimentichiamoci che questa non è né la prima né l’ultima volta ed è la sola ad essere minimamente giustificata.

La cosa va avanti ancora per qualche rigo, fino a passare al POV di Justin, dove lui ha questo pensiero:

Ero ben consapevole di quanto volesse sapere la verità, sapere della mia vita, ma sinceramente non sapevo se gliene avrei mai parlato, dopo il rilascio avevo deciso di chiudere con il passato, e parlarne sarebbe voluto significare riaprirlo.”

No, Justin, non è questo che significherebbe.

Parlare con la tua ragazza di quello che c’è nel tuo passato significherebbe fidarsi di una persona al punto tale da metterla a parte di dettagli anche scabrosi della tua vita, condividendo un momento estremamente intimo e personale che andrebbe finalmente a costruire le basi di una vera relazione. Per ora il vostro rapporto è basato su parafilie malate (ricordiamolo: ibristofilia per Hope e biastofilia per Justino) e attrazione fisica.

Poi tornano dentro a mangiare con tutti gli altri come se niente fosse, anche se il padre di Sophie dovrebbe cacciarlo a pedate nel culo per averlo messo in imbarazzo con i White, che onestamente non ho mai capito se sono suoi colleghi o suoi clienti. Il punto è che non è realistico che, dopo aver aggredito il figlio del padrone di casa, venga fatto tornare come se nulla fosse: se io fossi stato al posto del signor Prior avrei scaraventato Justin in mezzo alla strada alla maniera di Zio Phil con Jazz (sì, negli anni novanta guardavo Il Principe di Bel-Air), poi avrei imposto a mia figlia di non vederlo mai più (anzi, questo lo avrei fatto all’inizio della storia) e, infine, avrei fatto emettere una diffida nei confronti di Justin perché non si avvicini più a casa mia o ai miei familiari. Per la miseria, sarei un avvocato, lo potrei fare eccome!

Tuttavia, i personaggi qui hanno la personalità della barretta di cioccolato che sto mangiando, quindi credo che tutto questo rimarrà solo un bel sogno.

A questo punto la cena continua finché Jaxon non scrive a Justin per ricordargli che ha una corsa, così lui e Sophie vanno al “circuito” dove lui correrà su una “Ferrari”.

Per parafrasare Califano, “tutto il resto è fuffa”.

Nel capitolo successivo i due fanno sesso.

Sì, succede solo questo.

Passiamo al ventinovesimo, altri dieci e la sofferenza è finita, anche se una sequela di “tutto apposto” (scritti tutti così) ripetuti fino allo sfinimento mi fanno desiderare di essere morto.

Abbiamo altra fuffa, anche se voglio menzionare che la nostra Hope ha deciso di iscriversi alle lezioni di scuola guida. Andrebbe bene, se non fosse che negli Stati Uniti tutti gli studenti sono obbligati a seguire lezioni di scuola guida al liceo, quando raggiungono sedici anni e che, quindi, si tratta praticamente di una materia come le altre, a differenza dell’Italia dove è una cosa che facciamo per conto nostro.

Nel POV di Justin c’è un po’ di slut shaming gratuito:

Tutte le ragazze mi fissavano mentre fumavo e ciò non faceva altro che innervosirmi, detestavo il fatto che non fossero scolarette del primo anno a guardarmi bensì il contrario, senza contare che quasi tutte avevano accanto il loro presuto ragazzo e mi fissavano come se fossi Dio sceso in terra.”

Non credo di trovare da solo le parole per descrivere il mio disdegno, quindi stavolta mi affiderò a un esperto.

Grazie.

Ma forse mi sarei dovuto risparmiare l’intervento di Severus per un pezzo addirittura peggiore, che mi ha quasi fatto rimettere la cioccolata a cui accennavo poco fa.

Praticamente, Justin ha portato Sophie a casa per pranzo. Lì trova Jaxon e, quando Sophie va in cucina, hanno una piccola discussione nata dal niente:

“Sta lontano dalla mia ragazza, Jaxon”.

Il suo sguardo s’incupì, serrò le labbra premendole fra di loro ed alzò il mento verso l’alto.

“Volevo solo farla sentire una di noi, dopo Brooke dubitavo che qualcuna ti si sarebbe ancora avvicinata ma poi è arrivata lei e cazzo, quando c’è lei mi scordo di Brooke, lei riesce a farcela dimenticare, a tutti” disse tutto d’un fiato gesticolando.

“Lei non è un ripiego a Brooke, Jax” sibilai, “Non è qui per far dimenticare a voi quella puttana, è qui perchè sta con me e voglio renderla parte della mia vita”.

Okay, quindi… è geloso pure del fratello che, poverino, era solo gentile con un’ospite. Ma non è la parte più grave, malgrado tutto.

Questo bastardo cosmico ha appena dato della “puttana” a Brooke, ragazza morta che lui stesso ha ammazzato. In pratica, quindi, non solo non gli importa di averla uccisa, ma proprio non gli importava affatto di lei, stando a quanto si evince dalle sue parole, non mostrando alcun rimorso o pentimento. E si è fatto solo un anno?

Il resto del capitolo è fuffa inutile e si chiude col “colpo di scena” di Harley che è appena stato piantato dalla sua ragazza. Dato che, però, nel capitolo dopo la cosa ci viene solo narrata da Sophie che ricorda quanto appena successo, senza che i lettori possano assistere alla scena di lui distrutto che se ne va, direi che non frega niente nemmeno all’autrice di questa cosa.

Di conseguenza, l’inizio di questo capitolo possiamo tranquillamente saltarlo, finché non arriviamo al cellulare di Justin che squilla e il numero appartiene a una certa “Ayra” (la cui prestavolto è Nina Dobrev, famosa per il suo ruolo in “The Vampire Diaries”). È già successo un paio di volte negli scorsi capitoli che questa ragazza chiamasse Justin e che lui la ignorasse ma stavolta, finalmente, ci viene detto che è la sorella di Brooke e che non sa come mai continui a cercarlo.

“E perchè-” mi schiarii la voce, “Perchè ti ha chiamato?”

“Non lo so, dopo l’arresto non ho più avuto contatti con la sua famiglia” disse guardando il soffitto, “Per tutta la durata della nostra relazione Ayra aveva detto a Brooke di stare attenta con me, non gli sono mai piaciuto ma nonostante questo a lei ciò non sembrava importare, non ha mai avuto dubbi sullo stare con me e se ce li ha avuti non me li ha mai fatti notare”.

Uhm… mi ricorda qualcosa, sapete?

Ah, già, praticamente tutta la relazione tra Hope e Justino fino ad ora. E com’è finita tra Justin e Brooke? Con lei cadavere.

Ma Sophie è diversa, è speciale, quindi chissene.

Ad ogni modo, scopriamo che il mese prossimo ci sarà una nuova udienza in tribunale relativa al suo caso e che quindi è forse questo il motivo per cui Ayra lo cerca, ma lui non intende rispondere. Poi, più tardi, parlano di figli.

Piton: – Ancora una volta, la Hope di turno parla di costruire una famiglia con Justin. Inizia a diventare anche questo un cliché.-

Shade: – Sev, non ti sei reso conto che praticamente tutta questa ficcyna è un gigantesco cliché?-

Successivamente arrivano a parlare della trilogia delle “Cinquanta Sfumature” e Sophie ci fa sapere “di essersi innamorata del prototipo d’uomo che era Christian Gray, e in un certo senso di rivedersi in Anastasia”.

A questo punto mi devo assentare un momento. Il mio cervello è scappato, devo recuperarlo.

HacchanADL: – Se per strada dovessi trovare anche il mio, ti prego, lascialo lì dov’è. Ogni citazione a quella saga equivale a un mio neurone che implode. –

Il capitolo procede e si conclude con un oceano di fuffa e con l’autrice che ci fa sapere che da ora inizieremo a scoprire qualcosa di più su Brooke. Considerando che mancano nove capitoli alla fine, era pure l’ora.

Il capitolo trentuno è fuffa ancora una volta, in cui spicca il dettaglio di Justin che non è tornato a casa per la notte e nessuno sa dov’è. Poi, all’improvviso, si presenta a casa di Sophie e, una volta tanto, passa dalla porta. Peccato che sia di nuovo ferito:

Aveva una t-shirt grigia insanguinata sulla zona della spalla, il labbro inferiore era gonfio come se avesse preso una serie innumerevole di pugni sul medesimo punto senza reagire, il sopracciglio destro era spaccato e sotto l’occhio corrispondente si poteva già scorgere il giallore di un livido che presto sarebbe diventato viola, anzi, in alcuni punti lo era già.”

Io non capisco, che problemi ha con gli ospedali questo qui?

Ad ogni modo, mentre assistiamo all’ennesimo momento crocerossina di Hope (oh, autrice, hai rotto!), Justin ci spiega che è stato da Nate e che lo ha “ridotto a una pozza di sangue” e che l’ha mandato in ospedale e aggiunge che “non lo denuncerà” perché “non è così stupido”.

No, ma lo è abbastanza da non denunciarti. Porca miseria, suo padre è ricco, lui ci è stato detto che studia legge, Justin è un pregiudicato condannato per crimini violenti, se lo facesse sparirebbe per sempre dalla circolazione!

Questa benemerita stronzata, comunque, passa subito in secondo piano, perché finalmente Justin decide di spiegare a Sophie cosa è successo quando gli hanno sparato:

“Ci sono alcune cose che devi sapere su di lui, non posso più tenertele nascoste” sussurrò sfiorandomi la punta del naso con le labbra prima di posarci sopra un bacio.

“E allora non farlo” mi asciugai le lacrime, “Dimmi la verità” annuì.

“Qualche settimana fa sono finito in ospedale, è per questo che mi sono assentato dalle lezioni, ero in coma […] Mi ha ridotto Nate così, ci siamo dati appuntamento in un vicolo e mi ha sparato” gemetti, “Insieme a lui c’era Walker, quello che ha tentato di stuprarti sul marciapiede quella sera” annuii singhiozzando, “Gli avevo detto di starti lontano ma non l’ha fatto ed io non posso permettere che ti si avvicini, ti vuole morta”.

Il mondo smise di girare quando finì di parlare e restai così, ferma e zitta a fissarlo, a piangere in silenzio.

Nate mi voleva morta, e Justin era ridotto così solo per difendere me.”

A parte che avrebbe benissimo potuto dirglielo fin dall’inizio, e comunque… perché lei ci crede? Ha solo la parola di Justin, uno psicopatico, possessivo, geloso, violento e assassino, ex spacciatore che frequenta ancora oggi dei criminali, contro quella di Nate, un ragazzo di buona famiglia, che studia legge e l’ha sempre trattata con rispetto.

Va bene, noi che leggiamo sappiamo che è vero, che Justin ha ragione (anche se, ripeto, l’amicizia tra Nate e Walker è stata messa TOTALMENTE A CASO), ma questo Sophie non lo sa. Non lo può sapere, non era nel Vico Vicoloso™ con lui quella sera. Eppure, gli crede senza esitare, malgrado finora abbia sempre difeso Nate a spada tratta.

Segue momento pianto, poi Justin dice che devono andare a cena coi suoi genitori “perché è importante” per Hope. Ripeto: ospedale? Chiedere di rimandare?

Vabe’, il resto è fuffa, saltiamolo.

Altrettanto fuffosa è la scena della cena nel capitolo trentadue, in cui Justin giustifica coi genitori i lividi e i tagli dicendo che si è iscritto a pugilato. Questo, però, solo dopo che i due hanno bombardato di domande Sophie sulla scuola e la sua vita privata.

Okay, passi che i genitori se ne fregano del figlio, ma siamo in un ristorante e se qualcuno (chiunque) si sedesse davanti a me in un luogo pubblico con la faccia ridotta a uno spezzatino, la prima cosa che farei sarebbe quantomeno capire come mai mi sta facendo fare brutta figura davanti a tutti.

O meglio, io mi preoccuperei per mio figlio, però ci viene ripetutamente detto che questi non hanno molto a cuore Justin da dopo l’arresto, quindi vabe’, ci passo sopra… sono pessimi genitori, ma purtroppo sono cose che succedono davvero.

Poi la Hope ha un’intuizione geniale:

Non sapevo che rapporto ci fosse fra Justin ed Alec ma potevo dedurre niente di buono, qualcosa mi diceva fosse legato con l’arresto, supponevo che Alec avesse perso fiducia nel figli dopo quelle terribili accuse.”

Wow, che genio! Nobel per la fisica subito!

Piton: – Siccome ci hanno ripetuto tutto questo per trenta capitoli, ritengo probabile che la Hope in questione soffra di un grave deficit dell’attenzione, e ogni qualvolta qualcuno le diceva che Justin aveva problemi coi genitori lei era impegnata a inseguire gli scoiattoli.-

Sapevo di far bene a reclutare un buon opinionista…

Alla fine, il fatto che il rapporto tra Justin e i genitori sia così deteriorato manda in bestia Sophie, che conclude mandando allegramente a quel paese il futuro suocero e se ne va.

“Perchè ce l’ha così con lui?” domandai in un sussurro.

Il viso dell’uomo si contrasse e i suoi sopraccigli arrivarono a toccarsi per quanto corrugò la fronte.

“Come dici?”

“Perchè tratta Justin in quel modo, non ha fatto niente per meritarselo” mormorai sentendo gli occhi pizzicare e non per la brutta figura – come forse Anne – ma per l’espressione che aveva Justin quando se n’era andato. Era deluso, triste e terribilmente arrabbiato con il mondo.

“Non ha fatto niente?” ridacchiò, “Justin è uscito quattro mesi fa dal carcere, accusato di omicidio” disse allargando leggermente gli occhi.

“Lo so benissimo” risposi bruscamente, “Ma non per questo non merita di avere l’amore di un padre o di qualsiasi altra persona”.

“Stai con lui per pietà e lo sai anche tu” le sue parole mi trafissero lo stomaco, “Non si può amare un assassino, tu non sei un’eccezione”.

Anne impallidì e cercò di dire qualcosa ma non m’interessava il suo supporto, mi alzai in piedi ed afferrai la borsa.

“Arrivederci” diedi loro le spalle tentennando solo dopo pochi passi.

“Mi dispiace dirglielo, signor Alec” deglutii, “Ma lei non si merita un figlio come Justin” e con quelle parole me ne andai senza più girarmi a guardarli.”

Malgrado per certi versi Sophie abbia un minimo di ragione (ovvero, in quanto padre, quest’uomo dovrebbe stare accanto al figlio e cercare di aiutarlo a riabilitarsi piuttosto che trattarlo così di merda), al posto di quest’uomo io, se una quasi estranea avesse messo bocca nei miei affari privati, a prescindere da chi dei due avesse ragione, le avrei fatto una tale parte a culo davanti all’intero ristorante da farle desiderare di sprofondare sottoterra e scomparire per i prossimi vent’anni.

Ma, di nuovo, siccome lei è una Hope ha vinto a prescindere.

Lei e Justin se ne vanno e il nostro scarso eroe decide di ubriacarsi. Segue fuffoso, inutile e ridicolo pezzo in cui Hopephie scopre che Justin ha problemi con l’alcool, ma, da quando la frequenta, aveva smesso di bere.

Per chiarire, non ci viene mai detto, per tutti i trentuno capitoli precedenti, che Justin ha problemi con l’alcool e, anzi, lo vediamo bere tranquillamente vino, birra e quant’altro come se non ci fossero problemi. Se davvero avesse smesso, non ne toccherebbe una goccia. Inoltre, se fosse un alcolizzato, col cazzo che vincerebbe tanti soldi alle corse clandestine nei “circuiti” con le “Ferrari”. Però serviva qualcosa che facesse apparire Justino El Biebero come un “pikkolo ancelo bizognozo di kure”, quindi via con l’alcolismo a caso!

E la parte in cui la cura è la Hope… ma anche no. I problemi con l’alcool sono una cosa grave: è vero, le persone che ti stanno vicino ti aiutano, ma si tratta comunque di una dipendenza. Una ragazzina quale è lei può fare ben poco da sola. Un buon supporto consiste, per esempio, negli Alcolisti Anonimi, che seguono un programma rigoroso e sedute di terapia di gruppo. Magari anche uno psicologo sarebbe d’aiuto e si dà il caso che Justin ne abbia uno, anche se fa veramente schifo.

Ripeto: l’aiuto della fidanzata è apprezzabile, è utile e va bene, ma non basta da solo. Soprattutto se si tratta di una ragazzina che di alcolismo non sa una beata ceppa.

Il capitolo procede con fuffa, i due tornano a casa di Sophie e fanno per andare a letto, ma bussano alla porta: è Nate.

Nel capitolo dopo abbiamo una sommaria descrizione delle sue condizioni: un livido sulla tempia e una serie di punti che da dietro l’orecchio vanno al collo. E dovrei credere che è già in piedi dopo una cosa simile?

Cthulhu: – Tyylk’teh n’uhkl thlfryy k’ksaah thak, namgkk’tuh ruhkk. R’tlkyy kluht mb’ktha nuhk plbke rhaa ykkhte!- (Solo il Grande Antico può sopportare simili ferite e rialzarsi in poche ore, e lui non è me. Pretendo che mi venga offerto in sacrificio per tale arroganza!)

Shade: – Okay, okay… finita la recensione potrai mangiarti tutti loro, sei contento?-

Cthulhu: – Cthulhu kt’kyytk!- (Cthulhu approves!)

Comunque, Nate è venuto ad avvertire Justin riguardo a Walker:

“Non so che intenzioni abbia Walker con precisione ma vuole vendicarsi di te, è convinto sia uscito dalle corse per colpa tua” iniziò a dire guardando Justin, “Quando mi hai quasi ucciso ieri sera dopo essere tornato dall’ospedale l’ho chiamato dicendogli cosa mi avevi fatto e che per questo non avevo più intenzione di stare fra voi due, i vostri problemi non sono miei”.

Nate si passò una mano fra i capelli sospirando, mi aspettavo Justin lo avesse fermato da un pezzo ormai invece se ne stava fermo alle mie spalle ad ascoltare.

“Walker non l’ha presa bene e ha iniziato a ricordarmi il perchè dovrei avercela con te, dovrei volerti uccidere solo perchè Sophie non sta con me ma con te” alzò gli occhi al cielo, “Per quel che mi riguarda non è un motivo sufficiente, ma prima che me ne andassi ho intuito cosa vuole fare”.

“E cos’è?”

“Ha intenzione di vendicarsi su entrambi adesso” i suoi occhi si appannarono, “Ha intenzione di portarti via, lontano da lui”

Solo io sono molto confuso?

Insomma, Nate sapeva chi era Justin, quanto è pericoloso eccetera… ma solo ora che è stato pestato ha deciso di tirarsi indietro? E comunque, che cosa te ne frega di quei due? Justin ti ha menato, Sophie ti ha respinto, perché li avvisi? Che razza di cattivo sei, amico?

Piton: – Uno pessimo.-

Il bello è che Justin e Hope gli credono sulla parola, senza pensare anche solo per un momento che magari possa essere lì per raggirarli e farli cadere in trappola fingendo di aver cambiato idea.

Dice loro anche che Walker si è sentito con Ayra, la sorella di Brooke, poi se ne va e Justin lo convince a non rivolgersi alla polizia. Il perché non lo so, visto che in questo caso la polizia li potrebbe solo aiutare… okay, Justin è coinvolto nella storia delle corse illegali, ma al momento mi sembra secondario, onestamente. Se volesse davvero proteggere Sophie potrebbe anche confessare tutto, magari patteggiare per fare arrestare Walker o qualcosa del genere. Con un buon avvocato se la caverebbe con poco e se lo leverebbe di torno.

Ma no, meglio combattere con le sue sole forze, magari facendo sì che Sophie venga messa in pericolo.

O forse no: dopo questo capitolo Walker non verrà più neanche nominato, e Ayra forse verrà citata una volta. Tutta la grande minaccia dei cattivi di turno… viene semplicemente dimenticata.

Questa sì che è alta scrittura! Questo è un romanzo d’amore! Impara, Shakespeare!

Dopo qualche altri rigo fuffoso, finalmente, Justin si decide a raccontare la storia tra lui e Brooke: non ve la riporto per intero, il succo è che ammette di averla uccisa, ma non per la droga (che nessuno ha più menzionato dopo i primi capitoli), ma perché lei lo tradiva con un altro e voleva andare a vivere con questo misterioso figuro di cui nemmeno sappiamo il nome, così Justin, non potendolo sopportare e volendola punire, l’ha uccisa.

E questo dimostra che tutte le volte in cui ho ribadito che è un assassino e che la sua gelosia è estremamente pericolosa avevo pienamente ragione.

Sophie ha una reazione condivisibile e lo caccia via, frignando che lo ha sempre difeso davanti a tutti, anche se quest’ultimo dettaglio è una cretinata che si sarebbe potuta risparmiare, visto che:

1) è già stato condannato, quindi la sua colpevolezza era stata dimostrata;

2) si è interessata a lui solo perché è un criminale, prima nemmeno se lo filava.

In ogni caso, rimango fermo sulla mia convinzione che Sophie abbia fatto bene a mandarlo via, e mi rallegra sapere che nelle recensioni non sono l’unico:

“Ciao. Seguo la tua storia fin dall’inizio e scrivi davvero bene.

Volevo commentare questo capitolo perchè non mi è piaciuto tanto. Secondo me non hai descritto bene l’ultima scena, la quale era fondamentale, sembra quasi che tu l’abbia tirata un po’ via.

E poi spero che si scopra che in realtá non sia stato Justin (anche se mi sembra impossibile) perchè sennò dovresti fare scappare Sophie da Justin.

Non offenderti per la critica che ti ho dato, era solo una mia impressione. Un bacio”

“Ciao!

Perdonami se ogni volta che recensisco non è quasi mai una recensione positiva ma preferisco dire la mia quando noto che c’è qualcosa che non mi è piaciuto.

Apprezzo molto il fatto che sei riuscita ad aggiornare prima di partire e ti ringrazio, perché tre settimane sarebbero state davvero troppe. Inoltre volevo complimentarmi con te per il tuo modo di scrivere che capitolo dopo capitolo migliora sempre di più, ma non è questa la cosa principale.

Ammetto che ho sempre sperato che Justin non avesse fatto nulla ma sapevo che in realtà era colpevole. Mentre leggevo e aspettavo il momento della rivelazione ero in ansia e speravo con tutto il mio cuore che fosse una rivelazione “bomba”, ma non è stato così.

So che al mondo ci sono tante persone malate ma uccidere una ragazza perché ti ha tradito non fa altro che mettere in cattiva luce Justin ed è davvero una cosa stupida.

Secondo il mio parere, che non sempre accetti, avresti dovuto pensarci di più e magari elaborare una storia più complicata e avvincente per spiegare un omicidio.

Ovviamente è solo un mio parere e da quanto ho potuto vedere è l unico contrario fino ad adesso quindi magari va a finire che mi sbaglio ma spero comunque che accetti questa critica senza pensare che recensisco solo per dare brutti pareri alla tua storia.”

Sono entrambe negative, le uniche presenti in tutta la storia (le altre sono tre neutre e quattrocentonovantacinque positive, il che è uno schifo). Alla prima recensione l’autrice ha dato una risposta a mio parere piuttosto sgarbata, in cui essenzialmente, leggendo tra le righe, ho capito che secondo lei la lettrice avrebbe dovuto essere semplicemente grata che avesse postato perché, causa impegni, avrebbe potuto farla aspettare tre settimane prima del nuovo capitolo.

Alla seconda nemmeno ha risposto.

Ora, può capitare di avere divergenze d’opinione con dei lettori. È successo anche a me e, in effetti, con uno in particolare ho troncato i rapporti, ma la sua recensione, al contrario di queste, era estremamente arrogante e supponente, pur essendo solo neutra, ed ha espresso le sue opinioni come fatti oggettivi da seguire a prescindere. In quel caso, mi sono irritato molto e gli ho dato una risposta piuttosto brusca. Forse ho esagerato, forse no, ma in quel caso, dopo mesi di sopportazione di critiche come quella (a cui avevo sempre risposto in modo educato) ho perso la pazienza.

Qui invece vengono presentate delle opinioni a mio avviso costruttive e condivisibili: la prima lettrice contesta l’ultima scena, che le sembra scritta a tirar via (una critica che una mia lettrice mi ha mosso più volte e non me la sono mai presa, infatti ora è una dei miei migliori amici) e il fatto che Sophie non dovrebbe stare con un assassino.

La seconda lettrice, a sua volta, insiste sul fatto che l’omicidio perpetrato da Justin non è minimamente giustificabile, malgrado il tradimento di Brooke, e non vedo come non si possa essere d’accordo. Se lui è scusabile per avere ucciso una ragazza che lo tradiva, allora lo stesso si può dire di tutti quelli che, nella realtà, uccidono le proprie donne. Questa è apologia di omicidio!

Per non parlare del fatto che Justin è palesemente una persona abusiva e maniaca del controllo. Non è che Brooke voleva semplicemente tagliare i ponti con un criminale che l’aveva manipolata?

Non solo, ma la lettrice ha pure l’umiltà di dire che, essendo il suo l’unico parere negativo, magari si sbaglia e così non è! E l’autrice fa l’offesa? Ma anche no!

Andiamo avanti, mancano solo sei capitoli.

Nel trentaquattresimo Justin, distrutto da quanto appena successo, torna a bere nel suo locale preferito facendo la vittima col barman, che gli da dei consigli veramente, ma veramente del cazzo:

“Non è una semplice cotta la sua, non è un invaghirsi del cattivo ragazzo” disse scuotendo la testa, “Penso sia sul serio presa da te, potrei quasi dire sia innamorata di te” concluse guardandomi da sotto le ciglia.

La saliva mi andò di traverso a quell’affermazione, mi colpii il petto un paio di volte per tornare a respirare con regolarità. Sophie non era innamorata di me, nessuno si sarebbe mai potuto innamorare di me, bastava passare insieme a me un pomeriggio per capirlo.

“Credevo te lo avesse detto” mormorò Arpher sorridendo, “Beh, ve lo foste detto” chiarì.”

Gente, questo Arpher è comparso solo una volta, nel pezzo in cui si parla del “problema con l’alcool” di Justin, e quindi ha incontrato Sophie solo una volta e pure per poco tempo. Cosa cazzo ne sa?

Ma non è finita: questo epocale demente incoraggia pure Justin a tornare da lei e dirle che la ama, perché il loro è True Love™ e può sconfiggere tutto. Sì, anche Cthulhu.-

Cthulhu: – Tjkk! Fhkkl’he nhy’ktuh bahk n’okthe lll’mnbtkhh? Yyk’shaaa l’hka nhak t’kle r’ytt!- (Eresia! Come osi dire che potrebbe sconfiggere il Grande Antico? Verrai divorato per questo!)

Shade: – Rilassati, Cthulhu, stavo solo ragionando secondo i canoni della ficcyna. È ovvio che non è la verità. Sev, passagli un po’ di Distillato della Pace, per favore.-

Piton: – Va bene, ma io non mi avvicino ai suoi tentacoli. Gaia, glielo puoi dare tu?-

Gaia: – Miao!-

Segue un mare di fuffa, finché Hope non decide di andare al cimitero per vedere la lapide di Brooke, davanti alla quale continua a spergiurare amore nei confronti di Justin malgrado sia un assassino, mancando tremendamente di rispetto alla vittima. A chiudere il capitolo c’è l’ennesimo colpo di scena di Justin che arriva all’improvviso.

Considerando che non è minimamente pentito per averla uccisa, direi proprio che pure la sua sola presenza è un’altra gravissima mancanza di rispetto nei confronti di Brooke, anche perché non penso proprio che sia andato lì per scusarsi con la lapide.

Nel capitolo successivo il carosello delle oscenità prosegue, perché i due finiscono con l’abbracciarsi stretti stretti proprio davanti alla tomba di Brooke e, se fossi io un congiunto della vittima, li avrei ammazzati a badilate all’istante per una cosa simile. Onestamente comincio a parteggiare per Ayra: capisco come mai si sia messa in combutta con Walker, questi due sono feccia.

Poi abbiamo altra fuffa finché Hopephie non incontra Avril a scuola (ma non frequentava un altro istituto?) e parlano di Justin. Segue altro pezzo che è riuscito a farmi girare le scatole:

“Non posso stare con lui, non più” scossi la testa sentendo la gola bruciare, “Quello che ha fatto è imperdonabile, Brooke non si meritava di morire”.

Gli occhi di Avril vennero travolti da un’ombra di tristezza, si passò una mano fra i capelli.

“Brooke non è mai stata quella giusta per lui” disse, “Era una stronza, lo trattava come se tutto le fosse dovuto e con questo non voglio giustificare il suo omicidio, ma quella fottuta sera-” Avril fece un passo in avanti, “E’ morto anche lui insieme a lei, te lo giuro”.

Gli occhi le si riempirono di lacrime ma non avevo idea di come consolarla, non sapevo nemmeno come consolare me stessa, figuriamoci.

“Quando ti ha incontrata è nato una seconda volta ed ha riiniziato a vivere” si asciugò gli occhi, “Non farlo morire di nuovo, sei l’ultima speranza che ha per non finire nell’oblio della morte”.

Questa è stata più o meno la mia reazione.

MA PORCA ERIS INDEMONIATA, qualcuno invochi subito la dea Ecate che si divori questa gente! Ho promesso di darli in pasto a Cthulhu, ma non so se ho la forza di aspettare la fine della recensione!

Avril dice che “non vuole giustificare il suo omicidio” nello stesso rigo in cui le dà della “stronza a cui tutto era dovuto” e non solo, ma addirittura arriva a dire che “è morto anche lui insieme a lei”!

Justin l’ha ammazzata! Ha ucciso una ragazza!

Nel lontano 2012 ho conosciuto una ragazza con cui sono uscito e ho avuto un rapporto particolarmente tormentato, che mi trattava di merda e tutto il resto e, quando successivamente confrontai i comportamenti che aveva con me e i suoi “amici” con un test della personalità, mi resi conto che era una potenziale sociopatica. Mi trattava bene solo quando le serviva qualcosa, passava del tempo con me solo se tutti gli altri ragazzi che vedeva non erano disponibili. Una volta era il suo compleanno e io il giorno dopo avrei dovuto lavorare la mattina, ma siccome erano giorni che non riuscivamo a vederci, presi ugualmente il treno e andai alla sua festa, finendo col dormire solo un’ora il mattino dopo.

Lei si scordò di venire a prendermi e dovetti chiamarla io, poi alla festa mi sbolognò sommariamente a uno sconosciuto e passò tutta la sera a parlare con un ragazzo conosciuto un mese prima che, entro un altro mese, sarebbe diventato il suo nuovo fidanzato, malgrado in quel periodo stesse vedendo me. E questa non fu nemmeno la cosa peggiore che mi fece in tutto il tempo che ci frequentavamo. Quando il giorno dopo la chiamai, lei mi rispose pure con tono infastidito e chiuse la chiamata piuttosto freddamente.

Perché ve lo racconto? Per farvi capire che non solo Justin ha avuto un’esperienza come questa, anche io ci sono passato. Capita a tutti di incontrare un ragazzo o una ragazza che non meritano il nostro tempo e le nostre attenzioni, fa purtroppo parte della vita. Serve a crescere.

Eppure, io non l’ho certamente ammazzata! Quando ho realizzato chi fosse davvero l’ho tagliata fuori, infatti non la vedo più da anni, e non me ne sono certo pentito! E questo avrebbe dovuto fare Justin!

E ora sua sorella arriva a difenderlo? A dire che quella notte è morto anche lui?

Ma stiamo scherzando? È COLPEVOLE! Ha detto CHIARAMENTE che ha ucciso Brooke! Può anche essersi comportata male, ma non per questo meritava di morire! A questo punto la storia dell’omicidio per coprire il traffico di droga mi piaceva molto di più! Era sempre uno schifo, ma almeno nessuno dei personaggi avrebbe potuto dire “eh, Brooke era una stronza, ha fatto tanto male al povero Justin”!

Piton: – Ma Shade, non capisci? È proprio questo il punto: l’autrice ha cambiato di punto in bianco la storia dell’omicidio, passando dalla droga al movente del tradimento proprio per consentire ai suoi personaggi di difendere le azioni di Justin. Potrei vomitare.-

Cthulhu: – Ttk’lyyeh nhek th’ul dk’lhaa nuht!- (Voglio divorarli adesso!)

Il mattino dopo è il compleanno di Jake e Sophie e si fa festa. A sorpresa si presenta pure Justin e il capitolo si chiude.

Vi risparmio i commenti, che per curiosità ho controllato: tra i “dolce lui”, “che cucciolo” e gli “spero che lei lo possa perdonare” ho abbondantemente vomitato.

Lady R: – Non sei il solo, temo…-

Nel capitolo trentasei abbiamo un’abbondante dose di fuffa, coi due che fanno sesso per riappacificarsi e posso saltare tutto il resto.

Nel trentasettesimo, i due tornano alla tomba di Brooke, che io gli proibirei legalmente di visitare, e Justin racconta nel dettaglio come andò la notte in cui la uccise. Di fatto, tuttavia, è solo un modo per l’autrice per rimaneggiare di nuovo la realtà: in pratica Justin, quella sera, tornò a casa da Brooke per affrontarla e cominciarono a litigare, poi la spinse contro i fornelli e scoppiò un incendio. Nella fuga, lei cadde a terra e Justin l’ha lasciata in mezzo alle fiamme mentre lui usciva.

Evgenij: – Della serie, come cambiare le carte in tavola un’altra volta, e comunque lasciare nella storia una bella apologia di omicidio, con l’aggravante della giustificazione “passionale” alla “delitto d’onore”. Che schifo.-

Si potrebbe obbiettare che Justin sarebbe potuto tornare indietro ad aiutarla invece di filarsela, ma alla fin fine questo è a conti fatti un incidente piuttosto che un omicidio, malgrado per tutto il tempo Bieber continui ad accusare se stesso. Certo, l’ha causato lui, ma comunque è più che altro omicidio preterintenzionale, se non colposo.

Purtroppo, per tutta la storia ci è stato ripetuto che ha ucciso Brooke intenzionalmente, che l’ha fatto per vendicarsi eccetera, prima per coprire il suo giro di droga (quasi subito dimenticato dall’autrice) e poi perché lo tradiva, senza dimenticare che, stando a quanto ci ha detto Sophie nel primo capitolo, il cadavere è stato trovato nei pressi di una casa abbandonata, e non tra le macerie dell’appartamento bruciato. Ora abbiamo una nuova versione della storia, ovvero che hanno litigato ed è scoppiato un incendio per errore, cosa che qualsiasi vigile del fuoco minimamente competente avrebbe potuto dimostrare. Non c’è intenzionalità, Justin ha agito male ma con delle attenuanti. Vero, un anno di carcere è sempre poco, ma comunque niente di tutto questo è coerente con quanto mostratoci per oltre trenta capitoli.

Piton: – Il mio sospetto è che l’autrice, resasi conto dalle due recensioni negative che ci hai segnalato, di aver reso Justin imperdonabile, abbia voluto rimaneggiare ancora la storia di come è stata uccisa Brooke per porre il protagonista sotto una luce migliore e accattivarsi le recensioni positive delle fan. In pratica è partita con un’idea, ha capito un paio di volte che non era buona e l’ha cambiata in mezzo alla trama. Come fa quell’autore che non deve essere nominato e che mette sempre se stesso come personaggio over power. –

Shade: – Beh, questo indica che si è effettivamente resa conto di aver scritto qualcosa di sbagliato. Come autore, tuttavia, devo dire che se cambi un dettaglio del genere allora devi mantenerlo per tutta la trama: la storia doveva essere modificata fin da subito, doveva contenere dai primi capitoli qualche dettaglio coerente con questa versione, oppure mantenere quella originale e trovare un’alternativa. Magari Justin poteva essersi preso la colpa per qualcun altro, oppure poteva avere avuto una colluttazione con l’altro fidanzato di Brooke e lei c’era finita in mezzo, come accadde ad Ariana Silente quando quel cretino di Albus, Aberforth e Grindelwald cominciarono a combattere. Questo espediente, in effetti, mi permette di dire che Silente era un vecchio rimbambito che amava mettere in pericolo i suoi studenti minorenni nei modi più idioti e che non avrebbe mai dovuto dirigere una scuola, ma non di dire che fosse un autentico mostro ammazzasorelle, dato che successe per errore e potrebbe non essere stato lui.-

Piton: – Proprio non ti piaceva Silente, eh?-

Shade: – No, era un imbecille.-

Il resto del capitolo è un cumulo di fuffa, e finisce con Justin che chiede a Sophie di sposarlo. Sì, davanti alla lapide, tanto per mancare ancora un po’ di rispetto alla morta.

Nel capitolo trentotto, l’ultimo (poi c’è l’epilogo), abbiamo un altro cumulo di fuffa in cui Sophie accetta gettandosi addosso a Justin, tanto che rotolano nell’erba, e tutti e due continuano a fottersene del cadavere di quella povera ragazza che sta sotto di loro. Stanno letteralmente amoreggiando sopra la sua tomba!

Saltiamo tutto fino a questa parte:

Jessica si schiarì la voce e si spostò una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

“Fammi capire, ti ha chiesto di sposarlo in un cimitero davanti alla tomba della sua ex-” fece una pausa socchiudendo gli occhi, “Morta?”

“Si, ha detto che non pensava lo avrei mai perdonato e che si era ripromesso di chiedermi di sposarlo se fosse successo” annuii, “So che è una pazzia, potete dirmelo e non mi offenderei” sorrisi timidamente mescolando la schiuma del cappuccino con il cucchiaino.”

Cioè, pure una delle amiche di Hope ha notato il non trascurabile dettaglio che erano sulla tomba di Brooke e quella cretina galattica continua a pensare a quanto “romantico” sia stato? Ma è malata davvero, porca miseria!

Questo è il tipico Elefante nella Stanza tirato in ballo solo per essere ignorato! È una delle cose più odiose della scrittura, che solo i pessimi autori riescono a fare!

Salto tutto il resto, che non ci interessa, e arriviamo (FINALMENTE) all’epilogo.

Epilogo che si apre con un annuncio dell’autrice, in cui si scusa con le lettrici ma, a causa di alcuni problemi, è costretta a terminare così la storia. Non spiega come mai, dato che ne ha già cominciata un’altra.

Tutto sommato, anche se non capisco cosa possa averla obbligata a smettere con questa storia senza compromettere anche l’altra, sono contento: non ho altri capitoli da leggere, per mia fortuna!

Abbiamo un nuovo timeskip e per una volta è gestito bene: sono passati cinque mesi e lei si è trasferita da Justin. I due stanno aspettando le rispettive famiglie più i White (che non so cosa cavolo c’entrino…) per una cena tutti insieme, dove annunciano che vogliono sposarsi. Per il resto è inutile fuffa.

La storia si chiude così e nessuna delle recensioni è negativa.

Evgenij: – Ma come?! Nessuna protesta per le sottotrame tagliate? Che fine hanno fatto Walker e Ayra?-

Shade: – Ve l’ho detto: risucchiati. Risucchiati in un buco di trama, grande quanto l’intero Stato del Dakota.-

Quindi, che dire?

La storia fa abbondantemente schifo. Abbiamo una chiara, ripetuta e ostinata apologia di omicidio, salvo cambiare all’ultimo le carte in tavola perché l’autrice ha capito di avere sbagliato (probabilmente), due protagonisti affetti da ibristofilia e biastofilia che vengono fatti passare per una coppia romantica, alcolismo trattato a caso, criminalità alla cazzo, sessismo tanto per gradire e una grave mancanza di rispetto verso una ragazza morta ammazzata. E sono generoso, perché di cose che non vanno ce ne sono davvero parecchie, qui dentro.

In parole povere, questa fic è totalmente insalvabile: c’è incoerenza, ci sono assurdità, personaggi importanti che cadono dentro buchi di trama da cui non usciranno mai più… l’esempio più grosso sono Ayra e Walker, che avrebbero dovuto essere i cattivi della storia: la prima voleva vendicare la sorella, il secondo voleva punire Justin per averlo rovinato alle corse. Tutti e due, due personaggi che normalmente avrebbero avuto un’importanza fondamentale ai fini della trama, sono scomparsi come se non fossero mai esistiti, tanto che nessuno li ha più nemmeno nominati.

Inoltre, e qui finisco, non si limita a citare o a prendere ispirazione, ma plagia a più riprese “Danger”, che già non era un capolavoro e, per quanto schifo potesse fare quella roba, di certo questo non giustifica il plagio. Anzi, proprio perché faceva schifo non meriterebbe nemmeno di essere ricordata da anima viva, figuriamoci essere presa a modello.

Non mi resta che dire a tutti quelli che mi leggono di segnalare questa storia, perché viola a più riprese i canoni del sito e, inoltre, è un chiaro esempio di pessima scrittura e salutarvi. A me, Shade Owl, si aggiungono i miei assistenti Gaia…

Gaia: – Miao!-

… Severus Piton…

Piton: – Ammirevole.-

… e il Grande Antico Cthulhu.

Cthulhu: – Tl’ykk fhhkk n’ekt tjlb’prtyy n’uht!- (Finalmente potrò saziarmi con le loro carni!)

Vi do appuntamento alla prossima stroncatura. A presto!

P.S. (Aggiornamento del 30/04/2020): Suinogiallo colpisce ancora! Difatti, la fic è stata rimossa da EFP! Forza, bisogna farla sparire anche da Wattpad!

P.P.S. (Aggiornamento del 25/07/2020): CarmelaSabatino ha risposto ai commenti di Evgenij relativi alla fic e ha concordato che il postarla è stato un errore di gioventù, rendendosi conto che contiene molti messaggi sbagliati, provvedendo a cancellarla! Ce l’abbiamo fatta!

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