“Un Vicino Di Troppo” (Il capolavoro di Bieber23) – Prima Parte

La casa era totalmente invasa dalle note di “We Will Rock You” dei Queen, i vetri che vibravano ad ogni colpo di Freddie Mercury sul palco e del pubblico con lui. Shade Owl avanzava lentamente col computer sotto braccio nel corridoio, un’espressione serafica e imperturbabile dipinta sul volto. Un lungo mantello nero frusciava nella sua scia, mentre nella mano libera impugnava la Spada della Furia di Quelaag +5 e sulla testa aveva un elmo a forma di testa di gufo.

Entrò in camera mentre il brano entrava nel vivo, trovando Severus Piton, Gaia e Cthulhu che lo aspettavano in silenzio, guardandolo tutti e tre con aria di biasimo.

– Sì… hai finito?- chiese Severus, spegnendo l’iPod lì vicino.

– Rl’pny hktlv bgghaf n’kah.- disse Cthulhu.

– Miao.- gli fece eco Gaia.

– Oh, ma che volete?- sbuffò Shade Owl – Questa è l’ultima storia rimasta a Bieber23, meritava un’entrata a effetto!-

– Sei ridicolo.- insisté Piton – Togliti quel mantello, quello stupido casco e comincia a lavorare.-

– Non è un casco, è l’Elmo del Gufo!-

– E quella spada? Potresti cavare un occhio a qualcuno.-

– Questa è la Spada della Furia di Quelaag +5! Ho dovuto ucciderla, portare una scimitarra al livello massimo, consegnare l’anima di Quelaag e la scimitarra al fabbro giusto e sborsare un’infinità di anime per ottenerla! Fa un casino di danni da fuoco ed è velocissima!-

– Kyl’nnyyy!- esclamò seccato Cthulhu.

– Miao!- disse Gaia, cominciando a spazientirsi.

– Uffa!- sbuffò il recensore, togliendosi il mantello e l’elmo – Va bene, ma la spada la tengo! Mi servirà!-

*

Okay, gente di città… e anche di campagna… oggi affronteremo insieme l’ultima, obbrobriosa, epocale creazione dell’autrice che tutti noi preferiamo… o forse no… Bieber23! Nella fattispecie, il titolo della fic è “Un Vicino di Troppo”, probabilmente il suo capolavoro, stando a quanto si evince fin dal primo capitolo.

Come alcune altre ficcyne della stessa autrice, anche questa è stata pubblicata su Wattpad dalla sua collaboratrice CarmelaSabatino. Lì ha ricevuto 31.8K letture e 1.2K voti, ma conta solo venti dei ventisette capitoli, uno dei quali è solo un avviso, quindi è tutt’ora incompleta.

https://www.wattpad.com/story/85892155-un-vicino-di-troppo

Va detto comunque questo, in fase preliminare: di recente CarmelaSabatino, rispondendo ad alcuni commenti di Evgenij alla storia “Welcome To My Hell” (la peggiore tra tutte quelle scritte da Bieber23) ha ammesso il proprio errore, concordando con il nostro amico sul fatto che quella storia contenesse messaggi scabrosi e non meritasse di rimanere online, attribuendo il fatto di averla ripubblicata a un errore di gioventù, dal quale ha preso adesso le distanze.

Lodiamo quindi la maturità di questa ragazza, che ha deciso di cancellare la storia. Purtroppo non visita spesso Wattpad, e potrebbe volerci un po’ prima che veda i commenti che ho lasciato alle altre due storie (ovvero “I’m Danger” e “I’m Danger 2”), ma confido che, quando li leggerà, dimostrerà la stessa maturità che ha già manifestato con la prima fic, rimuovendole quanto prima.

Tornando alla recensione, la fanfiction in sé rappresenta un caso unico: lunga ventisette capitoli, uno di meno di “Protect Me” (e smentendo quindi quanto avevo detto nella relativa recensione, visto che questa è la sua storia più corta), ha 239 recensioni totali, tutte quante positive. Immagino che, a furia di rispondere male, abbia scoraggiato tutte le lettrici che la criticavano in passato.

È stata scritta nell’arco di un anno circa, tra l’agosto 2016 e il novembre 2017. I capitoli sono un po’ più lunghi del solito, e naturalmente corredati da foto e gif, anche se non proprio sempre, stavolta.

C’è da dire, a favore dell’autrice, che finalmente ha imparato l’italiano: la storia, difatti, presenta sì degli errori, ma in numero infinitamente inferiore rispetto al passato, tanto che possono essere considerati semplici sviste, errori di battitura sfuggiti alla revisione o minime imprecisioni, e di conseguenza del tutto perdonabili, cosa che ha reso la lettura molto, molto più leggera, specie se paragonata alle sue prime fic (ricordate com’erano “Never Say Never” e “Protect Me”?).

D’altra parte, la fic è tutta al presente indicativo, e non mi fa impazzire. Non è propriamente un errore, di solito si parla al passato, ma è più che altro una convenzione, non una regola.

La sola cosa che devo necessariamente riportarvi è che ancora non ha capito come si scrive “in fondo”, visto che insiste con lo scriverlo tutto attaccato (“infondo”, che è la prima persona indicativo presente del verbo “infondere”…).

Anche lo stile può dirsi sostanzialmente migliorato, almeno in parte: se prima tutte le sfighe dei protagonisti, in particolare di Hope, ci venivano riassunte nei primi venti righi al massimo, stavolta sono state diluite all’interno del capitolo in cui se ne parla, e malgrado già entro la fine del primo abbiamo un quadro completo della situazione della protagonista femminile, ed entro la fine del secondo potremo dire altrettanto per quella di Justin (a eccezione dei motivi dietro alle loro sfighe, che per creare suspense sono stati posticipati), quantomeno non dobbiamo vedercele riassunte come in passato manco fossero dettagli di secondaria importanza a cui non serviva troppo spazio.

Naturalmente abbiamo i nostri tipici prestavolto, e oltre al solito Bieber che interpreta Bieber (e grazie tante…) la nostra Hope ha la faccia non di Barbara Palvin, come ci siamo abituati, ma di Lily Collins, famosa per “Biancaneve” e “Shadowshunters – Città di Ossa” (BLEAH!). Gli altri ve li presento strada facendo.

La trama è grossomodo simile a… beh, a quella di qualsiasi altra fic su Justin Bieber, benché il concept in sé non sia troppo assurdo o scabroso : la nostra Hope, che in questo caso si chiama Hailey Cooper (a quanto capisco dagli indizi ha vent’anni, ma ovviamente non viene detto esplicitamente, sia mai!), dopo aver passato un’intera vita con la madre in Florida (precisamente a Orlando) ha perso la sorella (gemella, ovviamente) Catlin (malgrado i miglioramenti qualche problema coi nomi è rimasto, come vedete), che è morta un paio di settimane prima dell’inizio della fic.

Dicevo, dopo la morte della sorella, Hailey viene spedita da sua madre (che come sempre è un genitore di merda) dritta filata da suo padre a New York, sia mai che una fic su Justin Bieber abbia un’ambientazione canadese o che esistano città diverse da New York e Los Angeles. Nella fattispecie, ci ritroveremo a Manhattan, che è anche l’unico quartiere di New York. Brooklyn, Long Island, Staten Island, Bronx, Washington Heights e altri non esistono proprio.

Il padre di Hailey, che ha divorziato dalla madre di lei da molto tempo, non è stato particolarmente presente nella vita di quest’ultima, per non dire totalmente assente, quindi lei prova un po’ di risentimento, anche se mai quanto nei confronti della madre che l’ha “cacciata di casa”, come vien detto nella presentazione, e si è risposato con una donna che aveva già un figlio. No, non è Justin. Ricordate il titolo della fic.

Sì, perché Justin è il vicino di casa, che abita proprio di fronte col fratello e i genitori. Su di lui spenderò qualche parola nel corso della recensione. Ovviamente ha un passato difficile, è un tipo chiuso eccetera eccetera. Credo che l’autrice non abbia perso molto tempo a inventare cose come per Hope, con lui, e anzi mi sa che si è un po’ rifatta a Christian Grey, almeno per il background.

Inoltre, voglio citare fin da subito il primo angolo autrice, dove ci dice di aver messo tutta se stessa in Hailey. Non so come sia Bieber23 nella realtà, ma se ha davvero reso la protagonista più simile possibile a se stessa, forse possiamo farci una minima idea di come sia la nostra autrice, a livello personale.

Non che non mi sia fatto una mia idea con le passate fic… e non mi è piaciuto molto ciò che mi è venuto in mente.

Orbene, l’intro può dirsi finita, anche se è stata un po’ lunghetta. Ma, dopotutto, è l’ultima recensione alle fic di Bieber23 che farò in vita mia, a meno che non riprenda a scrivere… meritava un po’ più di spazio.

Come sempre sarò accompagnato dai miei fidati compari l’opinionista Severus Piton…

– Ammirevole.-

… il Grande Antico Cthulhu…

– Lhke nmb’ah tknhwy.- (Ho già fame.)

… e la mia gatta Gaia.

– Miao!-

Come vedete, è impaziente di cominciare. Di conseguenza, se non c’è altro da aggiu…

Un’esplosione fece saltare la serratura della porta, cogliendo il gruppo di sorpresa. Shade Owl lanciò un grido, impugnando la Spada della Furia di Qelaag +5 a due mani, precipitandosi in corridoio, Piton sfoderò la bacchetta magica, puntandola freneticamente a destra e a sinistra, Cthulhu afferrò un pezzo di parete e lo staccò di netto, brandendolo come randello per poi guardarlo, guardare la parete e darsi del deficiente in R’lyehano visto che poi sarebbe toccato a lui ripararlo, mentre Gaia balzava in corridoio soffiando furiosamente.

I quattro si ritrovarono davanti a una ragazza dai capelli marroni con una cicatrice che le spezzava il sopracciglio destro e imbracciava un fucile a pompa. Appesi allo zaino c’erano un arco con le frecce, un fucile di precisione, un lanciafiamme e una mazza modificata con delle forbici, mentre appesi ai fianchi c’erano una pistola e un revolver.

– Ciao, ragazzi, ho saputo che fate un’altra recensione e sono venuta a controllare che non ci fossero infetti nei paraggi.- disse Ellie, mettendo via il fucile.

– Oh no… ancora tu?- sbottò Shade Owl – Gaia, nascondi la vodka!-

*

La fic si apre con Hailey che si rigira nel letto, tanto per cominciare in modo originale, che si lamenta perché fa troppo caldo e non riesce a dormire. Alla fine decide di scendere anche se sono solo le sette, trascinandosi dietro le valigie, e già qui sappiamo che deve partire.

In cucina trova sua zia Anne, che possiamo anche dimenticarci, tanto dopo questo capitolo non tornerà più, e sua madre, della quale non conosco il nome, che subito le dice che sarà la zia a portarla all’aeroporto.

“Tu non avevi tempo, immagino” sibilo stringendo i pugni ai lati del corpo.

Mia madre impallidisce e per un attimo rivedo un po’ di umanità in lei ma è davvero per un attimo perchè dopo pochi secondi è tornata la stessa di prima, fredda e cinica.

E già qui provo un moto di simpatia per Hope paragonabile a quello che proverei per le formiche che mi banchettano in cucina. Okay, sei sconvolta perché è morta tua sorella, e sì, tua madre che ti manda via non è proprio il genitore dell’anno… ma pensaci un momento, tesoro: tua sorella è morta da due settimane. Se tu stai male, lei come credi che stia? Se ti allontana, magari, lo fa per farti cambiare aria, per tenerti alla larga da un posto dove non potrai non pensare a tua sorella, e in parte capisco anche lei, che allo stesso modo vorrebbe dimenticare quello che è successo.

Non che io sappia cosa è successo, dato che non ci viene detto. Dovremo aspettare il Momento Condivisione™ con Justin per saperlo.

Ad ogni modo, la madre che manda la figlia lontana è una reazione che posso capire. Anche il fatto che non voglia essere lei ad accompagnare la figlia in aeroporto posso capirlo. Ognuno reagisce al lutto a modo suo, e questa donna lo sta facendo così. Non dico che sia un modo giusto, ma onestamente non penso che il modo giusto esista davvero… è soggettivo, e comunque tutti fanno almeno una cosa sbagliata, in questi casi, nel tentativo di sentirsi un po’ meglio, specialmente quando succede all’improvviso e non c’è stato tempo per abituarsi all’idea.

Può anche essere che la nostra Hopeily si stia comportando così perché non capisce il dolore della madre, ed è arrabbiata col mondo ora che sua sorella non c’è più. Quindi, malgrado ciò che ho detto prima, ci voglio andare leggero, per adesso. Non mi piace come ha risposto a sua madre ma vabe’… ci può stare, in questi casi.

Purtroppo, dopo qualche rigo, abbiamo anche questo pezzo:

“Possiamo parlare, un’ultima volta?” chiede con una punta di paura nella voce e da come lo dice sembra quasi una promessa che poi mi lascerà definitivamente in pace.

[…]

“Voglio solo dirti che tutto questo ti farà bene” dice, “Questo non è più il tuo posto, è solo per questo che ti sto cacciando”.

Non riesco a trattenermi e scoppio a ridere ma la mia risata è amara e lei se ne accorge perchè socchiude gli occhi forse trattenendo l’ennesimo pianto dell’ultimo mese.

“Non dire che lo fai per me perchè non è così, lo fai solo per te stessa perchè avermi qui ti ricorderebbe troppo Catlin” sibilo con rabbia, “Non provare nemmeno a chiedermi scusa perchè non ti perdonerò mai, mi stai cacciando di casa solo perchè tua figlia è morta, come se fosse colpa mia” nel mio tono c’è la giusta quantità di rabbia che volevo lei sentisse.

[…]

“Non dire così-” le esce un singhiozzo dalle labbra che copre con la mano.

“No, tu non dire così” ringhio puntandole l’indice contro, “Sei un’egoista” le do le spalle sperando che la conversazione sia sul serio chiusa perchè non sopporterei altro.

“Hailey” è un sibilo strozzato seguito da singhiozzi scrosicanti, “Non odiarmi”.

“E’ tardi” la mia voce è ferma e il mio sguardo fisso sulla veranda, “Ti odio già”.

Mia madre scoppia a piangere alle mie spalle, singhiozzi strozzati e lacrime amare sono lo sfondo che mi accompagna mentre percorro per l’ultima volta il salotto di casa […]

In sostanza, la madre senza nome prova a spiegare le proprie ragioni e le proprie intenzioni, ma Hailey non vuole sentire. Sì, okay, ancora ci può stare, il lutto è fresco… ma un minimo sforzo lo potrebbe fare. Ricordo che anche questa donna sta male, come ha detto pure Hope… non tutto gira intorno a lei, e visto che si rende conto che entrambe sono in lutto, e addirittura la vede scoppiare a piangere, dovrebbe almeno provare ad ascoltarla. Ma vabe’… voglio essere ancora morbido. Mi devo sforzare.

Ellie: – Mia madre è stata uccisa dagli infetti.-

Shade: – Si può sapere chi ti ha invitata?-

Joel: (seduto vicino a lui e bevendo un caffè) – Problemi?-

Shade: – E tu quando accidenti sei arrivato??-

Insomma, Hope parte e, nella fuffa, ci vengono date informazioni sul padre: lui e sua madre si sono lasciati quando aveva undici anni, e non lo vede da nove (ed ecco che riesco a ottenere l’età di Hailey) e per quanto ne sa lei vive da solo. Segue anche qualche pensiero su quanto difficile sarà ricominciare daccapo per lei in una nuova città, e questo è qualcosa che condivido: come vi ho detto ho traslocato varie volte, quindi capisco bene cosa prova. Non che venga lasciato molto spazio a questa introspezione personale, sono tipo due frasi, ma almeno ci sono.

Ah, scopriamo anche che Hope odia “i baci, le carezze e tutte quelle stupidaggini”, al contrario di sua sorella, non è amichevole e ha avuto solo un “ragazzo” all’età di otto anni. Vabe’, entro pochi capitoli si trasformerà nel suo esatto opposto, con Justin che se la spupazza peggio di me con Gaia, grazie tante per le inutili precisazioni.

Gaia: – Miao!-

All’arrivo in aeroporto troviamo suo padre, e da un commento di quest’ultimo scopriamo che Hailey legge “come una dannata”, e per una volta vedo la protagonista che effettivamente, in una storia, legge qualcosa ogni tanto. L’uomo spiega di abitare vicino a “uno dei migliori college di New York”, il Manhattan College.

Sono andato a cercarlo e… sorpresa sorpresa… ESISTE!

Le informazioni di Wikipedia sono solo in inglese, ma farò del mio meglio per riassumervele: in pratica, il Manhattan College, che ha sede nel Bronx, a Riverdale, è un college privato cattolico romano, ovverosia è una scuola privata gestita dalla Chiesa Cattolica, i cui finanziamenti si basano soprattutto sulle rette dei loro studenti.

In parole povere sì, esiste e sì, stando a quanto leggo (ha un po’ di programmi di laurea ed extracurricolari) non è una brutta scuola a livello accademico… ma:

1) In quanto scuola privata è parecchio costosa.

2) Essendo gestita dalla Chiesa Cattolica non è tanto semplice da frequentare, visto che le scuole cattoliche, come è risaputo, sono piuttosto ferree in quanto a disciplina. Io sono andato all’asilo dalle suore, e ancora mi ricordo com’era… figuriamoci un’università. Difficilmente una persona come Hailey vorrebbe frequentarla.

3) Da quanto ho letto, il Manhattan College non è un istituto da poco, ma una scuola abbastanza elitaria, che forma gli studenti così che, una volta laureati, possano intraprendere carriere piuttosto importanti. Non penso che una ragazza venuta da una famiglia nella media possa anche solo permettersi l’ingresso.

4) Non so in quale quartiere abiti il padre di Hope, ma dalle descrizioni che ci verranno fatte (estremamente sommarie) non mi sembra proprio il Bronx. Come fa a vivere vicino alla scuola, allora?

Insomma, l’autrice ha fatto come al solito, ha preso il nome della città/zona/quartiere e l’ha accostata alla parola College/School/Institute e boom! Si è inventata la scuola, senza però pensare che magari già esiste, che magari ci sono un miliardo di alternative (io, anche se non le cercavo, quando scrivevo il mio romanzo ambientato a New York ne ho trovate parecchie adatte a questa fic) e che con uno sforzo veramente, veramente minimo avrebbe potuto fare la figura di quella accurata e che, una volta tanto, si preoccupa dei dettagli.

Piton: – Ma quanto vuoi soffermarti su questa cosa?-

Shade: – Quanto basta perché il concetto sia chiaro. Comunque, andiamo avanti.-

Tornando alla fic, Hailey dice che non vuole più fare il medico (come credeva suo padre) da quando aveva quindici anni, e che adesso studia letteratura.

Quindi lei andava già al college? Cioè, tanto per cominciare sono contento che, per una volta, i personaggi (o almeno la protagonista) frequentino una scuola adatta alla loro età e non vadano più alle superiori anche se hanno vent’anni, ma se prima del trasloco andava al college, allora… cos’è questa storia?

Per smettere avrebbe dovuto comunicare la propria decisione alla segreteria didattica, compilare moduli, assicurarsi di non essere in arretrato coi pagamenti… non ci vuole moltissimo, un paio di settimane, massimo un mese (se ben ricordo, è passato un bel po’) e si è fuori, ma non si può semplicemente andare via da una scuola.

Il trasferimento, poi, è ancor più complicato: bisogna trasferire anche i crediti guadagnati, o tutto il lavoro svolto va in vacca! Ci vuole un sacco di tempo, ci vogliono molti moduli, è costoso… non lo fai in due settimane! Lei è semplicemente partita! Di fatto è ancora iscritta a qualsiasi college frequentasse in Florida! Non basta che suo padre decida di iscriverla a una nuova università!

Okay, basta, procediamo… sono fermo sulla sua vita accademica da troppo tempo.

Mentre viaggiano, Hailey chiede a suo padre della casa, e scopre che non è un appartamento “di quelli piccoli odiosamente perfetti dei film” come credeva.

“Oh, no” il suo sorriso si allarga, “Vedrai che bella la tua nuova casa, l’ha interamente arredata Jenna” dice.

Vorrei non guardarlo ma quel nome attira la mia attenzione perchè non ho la più pallida idea di chi sia la donna nominata, forse è quella che gli ha venduto la casa ma non avrebbe senso che gliela abbia arredata di persona.

“Chi è Jenna?” non riesco a non deglutire.

“Non dirmi che non te ne ha parlato” diventa improvvisamente serio, “Merda” impreca passadosi una mano sugli occhi.

“Parlato di cosa?” sibilo e non sono sicura di volerlo sapere.

“Mi sono risposato, cinque anni fa” mormora facendo una piccola pausa.

Immagino che sia la madre a non avergliene parlato, anche se per come è scritto sembra che sia Jenna a non avergliene parlato… ma sticazzi, il punto è che lui avrebbe dovuto fare lo sforzo di prendere il maledetto telefono e dire alle sue figlie “ehi, mi sposo!”. La madre non l’ha detto, e va bene, ha peccato di omissione, ma un minimo posso capirla… lei è rimasta sola con le figlie, non aveva nessun altro oltre a loro, lui invece si è rifatto una vita. Rabbia, tristezza, invidia possono averla condizionata. Certo, ci sono un sacco di donne che stanno benissimo senza un uomo, e quindi le sue motivazioni possono essere state altre…

Ma, ovviamente, posso solo andare per supposizioni. Figuriamoci se l’autrice mi fornisce dati certi.

E comunque lui, in cinque anni, non ha mai nominato né la moglie né il figliastro? Ah, giusto: Jenna ha un figlio a sua volta, si chiama David Ross (interpretato da Logan Lerman, famoso per i film di “Percy Jackson E Gli Dei Dell’Olimpo”).

Vabe’, arrivano finalmente a casa, dove accade quanto segue:

La macchina si ferma sul ciglio di una strada soleggiata esattamente davanti al portone d’ingresso in ferro di una casa, il portone scorre sui binari e si apre lasciando a mio padre la possibilità di portare dentro l’auto.

Scendo dalla macchina e mi guardo intorno, la casa da fuori sembra parecchio grande e il giardino è perfettamente curato, non sembra proprio da lui, qui c’è il tocco di una donna. Il rumore di una porta che sbatte alle mie spalle mi fa sobbalzare, dall’altro lato della strada un ragazzo sta uscendo dal portone della casa di fronte.

I miei occhi si perdono a contemplare la sua figura quando si ferma sul marciapiede e inizia ad armeggiare con un mazzo di chiavi. I capelli biondo cenere gli ricadono sulla fronte, indossa una canotta grigia senza maniche che mette in evidenza le sue braccia muscolose e gonfie, piene di tatuaggi. Una è interamente ricoperta di disegni che scendono fino al polso, l’altra solo nella zona dell’avambraccio – la maggior parte sono bianchi e neri -, mentre i jeans gli fasciano le gambe atletiche alla perfezione.

Quando alza lo sguardo e si accorge che lo sto fissando serra la mascella e si sbriga a salire in macchina e a sfrecciare via, mi sento arrossire al pensiero che mi abbia visto che lo fissavo ma cerco di riprendermi prima che arrivi mio padre con i bagagli.

Sì, è Justin. È solo una fugace apparizione, per adesso, ma è lui. Tranquilli, il prossimo capitolo è tutto per lui, e ne parleremo come si deve.

Parlando invece della casa, a parte che non riesco a figurarmi questo portone di ferro che corre sui binari (suppongo che l’autrice parlasse di un cancello, semmai) dal poco che ci viene detto (giuro, non c’è altro) è più che altro una villa, anche perché cose come gli appartamenti o le bifamiliari non esistono. Dove cavolo ha trovato i soldi quest’uomo? Che lavoro fa?

Boh, mistero. Comunque, dopo essere arrivata Hopeily conosce Jenna e David. Quest’ultimo la porta nella sua nuova camera. Mi chiedo da dove salti fuori, però.

Cthulhu: – Nka n’y lhun?- (In che senso?)

Piton: -In effetti ha ragione.Riflettiamo: sua sorella è morta improvvisamente due settimane prima. In questo lasso di tempo sua madre ha deciso di spedirla di filato dal padre, che vive a New York, che però non vede da nove anni e con cui si è sentita solo per gli auguri di Natale, a quanto abbiamo letto. Quest’uomo, apparentemente senza protestare, ha accettato di farsi carico della figlia per la quale non si è mai sprecato a fare più di una telefonata l’anno, ha sgomberato un’intera stanza stravolgendo la sua vita, quella della moglie e del figlio (le reazioni dei quali, saputo dell’arrivo di Hailey, ci sono totalmente ignote) e l’ha riarredata a sue spese apposta per lei. È vero che due settimane bastano per un trasloco, anche da una città all’altra, Shade ne ha fatti tre di questo tipo, ma esiste una cosa che si chiama “reazione umana”, e che qui è stata totalmente ignorata in favore della fic. Come sempre, tutto ruota intorno a Hope, e gli altri si adattano di conseguenza, senza obbiettare o protestare.-

Shade: – Solo il primo capitolo e già ci fai un’analisi? Cavolo, Severus, sei proprio in vena!-

Ellie: – Io a Jefferson dormivo in un garage.-

Shade: – …-

Ellie: – Poi ho perso la mia compagna e mio figlio perché volevo vendetta.-

Shade: – … tu ammazzi l’allegria. La ammazzi proprio.-

Joel: (bevendo il caffè corretto con Distillato della Pace) – Suvvia Ellie, ne vuoi un goc…-

BOOM UNO SPARO e il bicchiere di Joel va in pezzi. Dal tetto vicino si vede Abby che fugge di corsa perché l’attentato è fallito.

Joel: (guardando avvilito il caffè per terra) – This-is-the-worst-possible-thing!-

Tornando a David (e imbavagliando Ellie), il ragazzo ci dice che frequenta lo stesso college dove andrà anche Hailey, solo che è all’ultimo anno, quindi deve averne almeno ventitré (e nemmeno questo ci viene detto) e che studia scienze sociali. Insomma, sociologia.

Dopo un breve timeskip (finalmente l’autrice ha imparato a gestirli) arriviamo alla sera, e Hope ci dice che David ha preso la macchina per andare (probabilmente, nemmeno lei ne è certa) a una festa universitaria. Non è rilevante, ma voglio che indoviniate il modello di macchina.

Certo che sì: è una Range Rover! E l’ha pure scritto bene! Ma vabe’, era facile, si sa che non esistono altre automobili nel mondo, pensate che fanwriter91 ne ha contate quattro nella sua zona (due bianche, una grigia e una nera). La sola cosa che mi sorprende è che questa in particolare è bianca anziché nera. Probabilmente perché David non è un Bedboy.

Parlando di Bedboy, guardando dalla finestra Hope vede di nuovo il misterioso ragazzo che solo noi sappiamo essere Justin sta ancora trasportando scatoloni, prendendoli dal retro di un pick-up nero. Ah, non guida una Range Rover?

In quella sopraggiunge Jenna, che le spiega:

“Sono arrivati ieri e non hanno smesso un secondo di scaricare scatoloni, credo stiano traslocando” spiega fissando davanti a se, “A dire il vero non sapevo nemmeno che quella casa fosse in vendita” aggiunge dopo un attimo di pausa.

Direi che questa Jenna è una candidata al posto di “personaggio femminile più scemo del mondo”.

Cioè, ma come cacchio fai a non sapere che la casa di fronte alla tua è in vendita? Esistono i CARTELLI, per la miseria! Nel caso di ville come le vostre, anzi, vengono proprio piantati nel giardino, e in QUALSIASI PARTE DEL MONDO si cerca di dar loro la massima visibilità per far sì che pure chi sta passando in macchina li noti!

Inoltre ci dice, dopo averli visti trasportare scatoloni per ventiquattrore (sticazzi! Senza nemmeno dormire? Complimenti!) che “crede stiano traslocando”. Per curiosità l’ho attaccata a una macchina per l’EEG e il risultato è stato il seguente:

Ciò spiega molte cose.

Dopo un bel po’ di fuffa e qualche pensiero su Catlin, il capitolo si chiude, e possiamo finalmente passare al secondo. Lungo, eh? Ve l’avevo detto.

Il successivo, che è altrettanto lungo, è tutto incentrato su Justin, come vi avevo accennato, e comincia pure qui con lui che si sveglia. Ma non per il caldo, a quanto pare il nostro amico soffre di incubi notturni. Il che è un male.

Stando a quanto ci dice lui stesso, è da un bel po’ che le cose vanno avanti in questo modo, e gli capita spesso di svegliarsi nel cuore della notte o di gridare per ore nel sonno, magari svegliando gli altri membri della famiglia. Io non m’intendo di disturbi del sonno, ma non ci vuole un esperto per sapere che gli incubi sono angosce che ci portiamo dietro nel subconscio e che affrontiamo dormendo. In casi estremi possono diventare di tipo patologico, e può essere necessario un supporto psicologico di tipo professionale.

Questo ci fa subito capire, quindi, che Justin ha avuto un passato difficile, per non dire traumatizzante. Nulla di nuovo, ma nemmeno qualcosa che da solo può essere ritenuto un male, a livello narrativo, anche se non viene detto se Justin sia in cura da uno psicologo, come dovrebbe nel suo caso. Presumo di no… ma vabe’, siamo solo al secondo capitolo. Passiamoci sopra… di nuovo.

Non passerò sopra il fatto, tuttavia, che questi incubi saranno intermittenti. Di tanto in tanto l’autrice se ne scorderà, e li tirerà fuori quando farà comodo alla trama.

Dopo essersi lavato e tutto, Justin esce dalla sua camera e facciamo la conoscenza di Erin, il cui rapporto con Justin non ci è subito chiaro, ma andando avanti si capisce bene la situazione, che vi riassumerò subito, onde evitare di dilungarmi troppo.

In pratica, Justin e suo fratello Mitchell (interpretato, qui, da Steven R McQueen, comparso in “The Vampire Diaries” e nel tremendo “Piranha 3D”) vivevano a Ottawa, il che mi stupisce perché l’autrice si è ricordata che Bieber è canadese, ma in seguito a eventi non ancora specificati (anche qui dovremo aspettare che si confidi con Hope) che sicuramente sono collegati agli incubi di Justin, sono stati adottati entrambi da Erin e suo marito Carrick.

Questo un anno prima della narrazione, e Justin ha almeno ventitré anni. Non perché ci venga detto, lo intuisco (di nuovo… ma porca miseria, autrice, ti costa tanto dirmi quanti anni hanno i personaggi?) leggendo il testo

Malgrado gli anni passati tra “Never Say Never”, “Protect Me” e questa fic, l’autrice non ha ancora capito come funzionano le adozioni.

Bah… sticazzi, in ogni caso Erin, che scopro lavorare in ospedale…

Cthulhu: – Tly mbahwgo? L’nby nllah’thke whty!- (In ospedale? Vado a prendere il bavaglino!)

Shade: – No, aspe… niente, è andato. Ormai appena sente la parola “ospedale” corre ad apparecchiare la tavola…-

Dicevo, Erin lavora in ospedale, e più avanti nel capitolo ci viene detto che fa l’infermiera come Maria/Melissa, la madre di Kesley in “Danger”. Suo marito, invece, è un dentista.

Prima di andare a lavorare, comunica a Justin che Carrick passerà al college per iscrivere lui e Mitchell, quel giorno, perché hanno bisogno di socializzare, anche se Justin non vuole andarci. Beh, se deve andarci solo per socializzare, tanto vale iscriverlo in palestra, a un corso di tennis, a un gruppo teatrale… costano meno e ottieni comunque lo stesso risultato.

Piton: – Ma così non incontrerebbe Hailey.-

Dopo questa scena incontriamo anche Mitchell, di cinque anni più giovane di Justin (e qui capisco che Justin ne ha almeno ventitré, visto che se Mitchell deve iscriversi al College allora ne ha minimo diciotto).

Dopo un timeskip ci ritroviamo al pomeriggio, e Justin va a firmare qualche documento nella segreteria del campus per completare l’iscrizione, dove gli dicono che già il giorno dopo potrà cominciare a frequentare. Non che sia impossibile, dipende da che giorno è, magari si è iscritto in ritardo… peccato che poco più avanti ci venga detto che siamo ai primi di settembre.

E l’anno accademico comincia appena finito agosto? Non mi risulta proprio, nemmeno in America.

Comunque, mentre il nostro passeggia nel campus, possiamo conoscere qualche altro dettaglio sulla sua persona:

Non appena svolto l’angolo dall’altra parte del corridoio arrivano tre ragazze in divisa, hanno un top bianco con impressa sopra una C viola e una gonnellina del medesimo colore di quest’ultima.

[…]

Mi osservano e si mettono a parlare tra di loro, quando mi passano accanto mi sorridono e una mi saluta pure.

Socchiudo gli occhi e le ignoro tornando a percorrere il vialetto di prima per raggiungere il cancello e poi il parcheggio.

Mi piace l’effetto che faccio sulle ragazze ma odio la loro reazione che resta sempre la stessa. Qualcuna inizia a parlare con l’amica e poi mi sorride come le ragazze di prima, qualcuna invece inizia a giocherellare con una ciocca di capelli, mentre altre iniziano a muovere le ciglia con più continuità.

Mi diverto nel vedere i loro atteggiamenti, le trovo ridicole ma non glielo dico mai.

Andando avanti ci spiega di avere sempre avuto solo relazioni fugaci da una botta e via, di non aver mai dormito con nessuna e che tutte sperano di poterlo cambiare anche se mette subito in chiaro le cose. Certo, è impossibile che una donna possa volere solo fare sesso, se sono andate con lui era solo perché volevano iniziare una relazione a lungo termine… autrice, ma il concetto di “libertà sessuale” ti è mai stato accennato?

Subito dopo siamo in macchina, e non ho idea di come ci siamo finiti, visto che nel rigo prima stava camminando, e Justin inchioda per non investire Hope.

Ellie: – Pazzo! È chiaramente una trappola dei cacciatori! Io e Joel piuttosto la gente la mettiamo sotto!-

Shade: – Ellie, vai a giocare in strada che ci sono i tombini, per favore…-

Ovviamente, appena vede Hailey, Justin pensa che sia una delle ragazze più belle che abbia mai visto, e fanculo a tutta la tirata che ci ha appena fatto sulle ragazze.

Dopo la fuffosa scena di lui che battibecca con Hailey, Mitchell (siamo di nuovo in casa) gli porta delle notizie importanti:

“Ho dato un’occhiata ai dormitori maschili per curiosità e ho visto che c’è una bacheca alla quale possono accedere solo gli alunni e della quale i professori non sanno nulla” dice e la cosa mi sa subito di bruciato, “Ho chiesto a un ragazzo che passava per di lì e mi ha detto che stanno cercando qualcuno che partecipi ad incontri illegali di pugilato”.

Cioè, ma sul serio? Questa cosa è così trash che, dopo aver preso a craniate il muro per l’ennesimo cliché, non posso esimermi dal ridere.

Una bacheca segreta? E gli insegnanti non ne sanno nulla? Sulla quale pubblicizzano una cosa illegale? Ma che è, una bacheca che accede al Dark Web?

Insomma, Mitchell dice che Justin sarebbe perfetto perché “ha un bel gancio destro e le ragazze impazziscono per lui”. E sticazzi?

Ha mai frequentato corsi di pugilato? Sa qualcosa del gioco di gambe? Sa come si sta in guardia? Quali colpi sono permessi e quali no? Con che stile combatte? Ha la sua attrezzatura, almeno? O pensate che gliela presteranno gli organizzatori?

Tra l’altro costui non va neanche in palestra, né si allenerà mai per tutta la durata della fic!

C’è da dire che Justin è riluttante, ma si lascia convincere quando scopre che potrebbe tirar su anche ottocento dollari a incontro, che poi sono una miseria per dei combattimenti clandestini, quindi ancora una volta Bieber23 non ha capito come funzioni il pugilato illegale, e grazie a quella cifra potrebbe contribuire alle spese dell’affitto.

Ma come, non avevano comprato quella casa? Ora invece sono in affitto? Anzi, ci viene pure detto che sono nel “quartiere migliore di New York”. A me sembra che siamo in periferia, i quartieri migliori sono al centro di Manhattan, tipo Soho, Chelsea, il Village e l’Upper East Side, dove generalmente si concentrano molte attività turistiche, affaristiche e dove sappiamo che (grazie a serie TV di vario genere) sono tipicamente concentrati i cittadini benestanti. Se la scuola che ci hanno indicato è veramente quella che ho trovato io, allora siamo nel Bronx, che è uno dei quartieri peggiori. Oltre a ciò (ma questo non c’entra nulla col fatto che è una brutta zona), la popolazione è per la maggior parte ispanica e afroamericana, lì.

In parole povere: Bieber23 non si è documentata. E quando mai?

Aggiungo inoltre questo: vuoi contribuire alle spese, Justin? Fai una cosa nuova: LAVORA, PER LA MISERIA!

“Ho parlato di te al ragazzo che mi ha spiegato come funziona, ha detto che sei quello che cercano, nuovo, attraente e dall’aspetto minaccioso”

Che poi sono le tipiche caratteristiche di un pugile professionista.

Ellie: – Se venisse a casa mia verrebbe divorato in venti minuti.-

Shade: – Guarda, stavolta hai detto una cosa che apprezzo.-

Joel: (raccogliendo i cocci della sua tazza di Super Mario e guardando avvilito il caffè sparso) – Sigh… –

Shade: – La apprezzo ancora di più se mi togli lui dai piedi.-

Concludiamo poco dopo e arriviamo al terzo capitolo, che comincia con un’immensa dose di fuffa in cui spicca il nuovo incontro nel campus tra Hope e Justino. Niente di che, non ve lo riporto nemmeno. Un po’ di imbarazzo e qualche frecciatina.

Arriviamo invece alla lezione di comunicazione. Che non ho mai sentito prima come materia. Cioè, esistono le scienze della comunicazione, quello sì, e comprendono sociologia, psicologia e semiotica, oltre a un altro bel po’ di cose che non vi sto a elencare… ma che io sappia non esiste la materia “comunicazione”!

Tra l’altro il professore, che si presenta come Matt Maxwell (che nome del cavolo…) dice loro che devono socializzare coi loro coetanei. Ma cosa sono, studenti universitari o bambini dell’asilo?

Insomma, li fa avvicinare alla cattedra uno alla volta così che possano presentarsi ai compagni. La situazione diventa sempre più assurda. Lezioni del genere non c’erano nemmeno al Greendale Community College…

La prima ad essere chiamata è Emily Williams, cosa che mi fa chiedere con quale criterio questo tizio che si spaccia per insegnante stia procedendo, ma vabe’… non è la cosa più strana. Voglio comunque citare Emily perché ha una prestavolto, per la precisione Ashley Benson, che è famosa per il suo ruolo in “Pretty Little Liars”. Abbiamo trovato la Migliore Amica™.

Subito dopo tocca a Justin Bieber. Chi aveva dei dubbi?

E, naturalmente, subito dopo tocca a Hopeily.

Dopo il suo turno, Hope fa ufficialmente la conoscenza di Emily e di un’altra ragazza, Alyce Sullivan, che avrebbe a sua volta una prestavolto, ma siccome la gif è crashata, nel primo capitolo, non so chi sia.

Dopo la “lezione” (giuro, se questa era una lezione io sono Gene Simmons…) il “professore” trattiene Hailey e Justin:

Come avrete sentito siete gli unici nuovi studenti del corso, ho notato che avete qualche piccolo problema nel farvi conoscere da altre persone” inizia a dire.

Avverto la tensione di Justin sfiorare anche me, non voglio che qualcuno si preoccupi dei miei problemi di socializzazione. E’ tanto sbagliato non voler spiattellare la propria vita in faccia al primo che passa?

“So che era la prima lezione e che può essere normale e soprattutto che non conosco le vostre storie” prosegue guardandoci uno alla volta, “Ma voglio che sappiate che per qualunque cosa sarò disponibile per aiutarvi” conclude incrociando le dita sopra la cattedra.

“Non ho bisogno di alcun aiuto e non verrò di certo a raccontare a lei i miei problemi” la voce di Justin mi fa sobbalzare, sembra furioso.

“Signor Bieber-“.

“No” lo interrompe lui facendo un passo indietro, “Se spera che racconti tutta la mia vita a delle persone che nemmeno conosco ha perso in partenza, Signor Maxwell” conclude prima di andarsene e sbattere la porta dell’aula.

A parte la cafonaggine di Justin, che poteva benissimo rispondere in modo molto meno scortese a un uomo che alla fine dei conti si è solo offerto di aiutarlo, noto che questo professore ha più o meno le capacità cerebrali di Jenna: grazie tante che fanno fatica a farsi conoscere, li hai costretti al centro dell’attenzione fin dal primo momento, davanti a gente che non conoscono, perché parlassero dei loro affari privati. Ma nemmeno io, che ho frequentato corsi di recitazione e ad oggi sono uno dei membri più anziani di un gruppo di improvvisazione teatrale, andrei a raccontare tutto di me davanti a una classe intera piena di gente che non ho mai visto! Va bene, forse sarei un po’ più prodigo di dettagli, ma non tutti sono come me.

Dopo un po’ di fuffa e un’altra lezione Hope viene invitata in caffetteria da Emily e Alyce, e mentre parlano scopro che Hailey sta sulla Royal Avenue, mentre le altre due vivono sull’inesistente Month Avenue.

La Royal, tuttavia, esiste eccome. L’ho cercata subito. E sta a Ocenaside. A CHILOMETRI E CHILOMETRI DA MANHATTAN! Non è nemmeno più a New York. Ma porca miseria, con tutte le strade che ci sono l’autrice non poteva fare un minimo sforzo per cercarne due che fossero plausibili?

Le tre continuano a chiacchierare, e scopriamo che Alyce ha una cotta per il fratellastro di Hope fin dal primo anno, ma subito dopo si passa a parlare di “quello di comunicazione”, di cui già sembrano parlare tutte le ragazze del corridoio (e certo, è arrivato da più di dieci minuti, in fondo) ma che, secondo Emily, è inavvicinabile.

Dopo che lo hai visto PER UN’ORA hai già capito tutto questo? Ma che cacchio ne sai di lui? Ci hai parlato? Hai parlato con gente che lo conosce? No e no, visto che è appena arrivato da Ottawa!

Sì, pure io non ne posso più di questa storia che come Justin arriva tutte subito sbavano e sanno che non avranno mai possibilità con lui. A parte Hope, ovviamente.

Chiudiamo il discorso con un dettaglio di sfuggita: il padre di Hailey lavora in ospedale. Non so con quale mansione. All’inizio pensavo fosse un medico, ma nel quarto capitolo ho scoperto che invece era infermiere a Orlando, e ora è Caporeparto.

Ma, porca miseria, cosa costa all’autrice dirmelo come si deve? Farlo sapere quando ce lo presenta? ARGH! DATEMI UNA PARETE!

Cthulhu: – Tlyffh!- (Fermatelo!)

Gaia: – Miao!-

Joel: (preparando la macchinetta del caffè) – Evviva, funziona! –

Severus: – Impedimenta!-

Ellie: (puntando il fucile) – Lo fermo io.-

Shade: – Alt! Tu no! Tu non puoi giocare!-

Dopo un piccolo stacco Emily vede una foto di Hailey e Catlin sul cellulare, e le sorge subito una domanda:

“E’ una tua amica di Orlando?”

Ci è stato detto che sono gemelle identiche. Quale amica può avere la sua stessa faccia?

Cos’è, i personaggi secondari di questa fic sono tutti ubriachi fradici? Datemi la vodka, mi unisco alla festa!

Ellie: (infilando uno straccio in una bottiglia) – Scusa, ora serve a me.-

Shade: – … io ti uccido…-

Joel: (strappandole la vodka di mano e lanciandola dalla finestra) – Ora ti calmi, signorina! –

Abby: (all’esterno e con un coltello in mano) – Questa volta non… – (la bottiglia le cade addosso ed esplode)

Comunque, ancora non sapremo com’è morta Catlin, e anzi il discorso muore subito a sua volta perché, all’improvviso, una ragazza entra in caffetteria:

“C’è una rissa, si stanno picchiando!” grida prima di correre via.

Indovinate chi è che sta combattendo? No, non ve lo dico. Tanto non è tutto ‘sto gran mistero…

Piuttosto, è un mistero quanto segue:

E’ sotto l’altro ragazzo – che non ho idea di chi sia – e schiva un colpo dopo l’altro muovendosi da una parte all’altra, sposta una gamba e fa rotolare il ragazzo sotto di lui prima di bloccarlo con la schiena a terra.

Ho nozioni di combattimento a terra nel mio arsenale, e vi garantisco che se sei schiena al pavimento non schivi. Al massimo ti ripari, ma non schivi. Anzi, se sei tu quello a terra e non riesci a rovesciare la situazione di corsa rischi che ti spacchino la faccia.

Poco dopo arriva Mitchell che trascina via Justin, il quale però preferisce andare prima in infermeria. La sorveglianza del campus non sembra essere stata allertata, malgrado per cose del genere si possa rischiare l’espulsione, nei college. Non è come alle superiori, che ci si limita a una ramanzina le prime volte e a qualche provvedimentello tipo ore di punizione o la sospensione, nelle università ti cacciano senza tanti complimenti: arrivati lì si è adulti, teoricamente capaci di mantenere un po’ di autocontrollo, almeno nel territorio universitario, e specialmente le scuole private non apprezzano che in giro si parli di studenti che fanno a botte nei Corridoi Corridoiosi™.

E, per inciso, se solo due persone sono coinvolte non è una rissa, è una scazzottata.

Mentre anche l’altro viene aiutato ad alzarsi (ovviamente è ridotto uno straccio) Hope sente una ragazza dire che Justin è il “nuovo pugile per conto di Jace”, che non so chi sia, e subito Hailey le chiede spiegazioni. Ma che cacchio ti frega?

Comunque, la ragazza spiega che Jace è un ragazzo dell’ultimo anno che organizza questi incontri da quando è arrivato, quindi presumo da cinque anni, il tutto all’insaputa dei professori. E io ci dovrei credere?

Inoltre, dice anche che Hope non ne deve parlare con nessuno, perché i professori “tendono a non impicciarsi troppo”, ma se lo venissero a sapere sarebbe un guaio (e grazie tante…), aggiungendo che quelli nuovi hanno la tendenza a parlare troppo. E tu che ne parli con una perfetta sconosciuta, allora?

In ogni caso si presenta come Rebekah Hughes (la cui prestavolto è Trisin Mays, che potete aver visto in “The Vampire Diaries” e che partecipa all’inguardabile reboot di “MacGyver”) nel caso dovesse aver bisogno di lei.

Corrugo la fronte mentre la osservo, non sembra originaria di New York e dalla sua carnagione olivastra, il piercing e il giubbino in pelle potrei affermare che venga dall’America del Sud, magari vive nel Bronx e fa anche parte di una di quelle gang latine. Non mi stupirei.

“Perchè dovrei aver bisogno di te?” domando socchiudendo gli occhi.

Non voglio aver bisogno di lei.

“Tutti hanno bisogno di me prima o poi” risponde e non so bene come interpretare quest’affermazione.

Quindi:

1) Hope, vedi un po’ di fare meno la giudicosa, per favore.

2) nella realtà LA TUA DANNATA SCUOLA DOVREBBE ESSERE NEL BRONX!

3) Rebekah, mi rivolgo a te: chi ti scrive le frasi, gli sceneggiatori di “Mission: Impossibile”?

Vabe’… su questa nota carica di suspense si chiude il capitolo.

Ellie: (con aria assonnata) – Yahw… è così noiosa che mi potrei perfino rilassare… –

Joel: – CONTINUA! –

Nel successivo Hope e Justino vanno a sbattere l’uno contro l’altra mentre svoltano l’angolo in corridoio (l’originalità si spreca proprio, direi…) e iniziano una fuffosa conversazione che principalmente verte sulla scena di prima. Non che ci vengano spiegati i motivi per cui Justin ha fatto a botte, sia mai che ci sia del contesto, ma ecco che poi il nostro amico se ne esce così:

“Voglio dire, due ragazzi che si prendono a pugni sono attraenti, no?”

Vero, sono attraenti. Per i canoni del Paleolitico.

Segue fuffa e fuffa e poi ancora fuffa, ma scopro che la madre di David lavora in comune e, secondo lui, è “qualcosa come la vice della vice sindaco”. Intanto, i miei complimenti per l’interesse nei confronti di tua madre e del lavoro che fa, David, in secondo luogo un po’ mi spiego perché casa loro ci sia stata presentata come un bel villone… con lei che è la terza carica più importante della città (che non riesco a identificare malgrado le mie ricerche… ma che cavolo, un po’ di sforzo nel darle un vero lavoro no?) per forza che hanno i soldi! Guadagnerà probabilmente anche più di suo marito!

Più tardi, Hailey riceve un messaggio:

Da Numero Sconosciuto:

Ehi, sono Emily! Se te lo stai chiedendo ho recuperato il tuo numero in segreteria, mi ero dimenticata di chiedertelo oggi, comunque.. io e Alyce ci troviamo a casa mia alle sette questa sera, mangiamo una pizza e poi andiamo al magazzino a New Rochelle, sei invitata anche tu ovviamente.

Leggo il messaggio più volte soffermandomi sull’ultima parte, mi sento eufortica all’idea che le ragazze mi abbiano invitato a passare la serata con loro ma le mie certezze crollano quando leggo “New Rochelle”. E’ una delle più grandi città del Bronx, non conosco molto la storia di questo borgo di New York ma so che è il più malfamato e quello che l’intero stato mette all’ultimo posto. L’ho sempre sentito nominare nei film ed ogni volta Catlin diceva che non ci avrebbe messo piede nemmeno sotto tortura perchè quei quartieri la terrorizzavano.

AAAAARGH!

1) Il Bronx NON È SUDDIVISO IN CITTÀ! Quale stracazzo di quartiere si suddivide in città?

2) LA TUA STRAMALEDETTA SCUOLA, NELLA REALTÀ, SAREBBE NEL BRONX!

3) Emily, chi diavolo ti ha dato il suo numero? È privato, dannazione! Quale segreteria te lo comunicherebbe tanto alla leggera? Chi è che dirige la vostra scuola, Craig Pelton?

4) Che il Bronx sia un brutto quartiere è vero, ma non è che coi film tu possa capire molto. Praticamente, negli anni settanta i livelli di povertà e disoccupazione raggiunsero livelli molto alti, e cominciarono a scoppiare numerosi incendi dolosi a causa del collasso economico della zona. Il patrimonio immobiliare crollò, e per tutta una serie di motivi (che non sto a sciorinarvi) molte gang iniziarono a insediarsi nel quartiere, il degrado aumentò insieme agli incendi, legati sia allo stato di incuria dei palazzi ma anche a truffe assicurative e alla fine la polizia preferì lasciar perdere i roghi per concentrarsi sullo spaccio di droga, che pure aveva cominciato a dilagare, lasciando di fatto campo libero alle truffe e alle gang che venivano assoldate per bruciare gli edifici. Solo negli anni ottanta sono cominciati i lavori di riqualificazione del quartiere, e negli anni novanta venne speso più di un miliardo di dollari per ricostruire l’area, cosa che portò la popolazione a crescere nuovamente. Il valore degli immobili riprese a salire, venne eretto lo Yankee Stadium e scavarono la metropolitana. Malgrado ciò, comunque, la situazione è ancora precaria, e la metà degli abitanti vivono in condizioni di povertà, ci sono ancora droga, gang e prostituzione per le strade e la polizia considera il quartiere “zona a rischio”.

Perché vi ho voluto dire tutto questo, riassumendo a grandi linee la storia recente del quartiere? Perché provo pietà per voi, e almeno io voglio darvi un dannato contesto che non si limiti a “ho visto i film che parlavano di quella zona e so che è un brutto posto”.

Intendiamoci: una volta tanto l’autrice ha (nei limiti della sua pigrizia) scritto una cosa giusta: il Bronx non è un bel quartiere, e sì, è normale che una ragazza che non c’è mai stata basi la sua cultura su film e serie tv. Tuttavia, se davvero avesse fatto un minimo sforzo, Bieber23 si sarebbe resa conto di aver scelto una scuola che è proprio nel Bronx per ambientare la sua fic, e avrebbe benissimo potuto far fare a Hailey qualche ricerca sul quartiere per verificare le idee che si era fatta su quella zona. Ovviamente lei accetta l’invito, cosa che giudico piuttosto stupida, specie alla luce di quanto ho riportato sul quartiere, e non si curerà neanche di portarsi almeno un po’ di spray al peperoncino, per non dire uno stramaledetto taser!

Comunque, dopo aver confermato la sua partecipazione, Hope ne parla con David, e inizialmente penso “ah, meno male, se non altro tenterà di dissuaderla”. Invece, la conversazione va in questo modo:

“Ci andrai?” mi domanda riportando l’attenzione su di se.

“Credo passerei per una sfigata a non andarci, ci sarà l’intero college ed io non voglio essere presa per quella strana sin da subito” rispondo per poi modermi l’interno guancia.

David annuisce e sembra sul serio capirmi dal modo in cui mi guarda.

“Non è in un bel quartiere ma molti incontri li fanno nel Bronx perchè ci sono meno pattuglie della polizia che circolano e non è mai successo niente finora” dice guardando nella mia direzione.

Sembra voglia tranquillizzarmi e lo apprezzo perchè sono davvero nervosa in questo momento, non ho mai fatto niente del genere e sapere che nemmeno Catlin lo avrebbe fatto mi cairca ancora di più. Sento che per la prima volta solo io quella forte tra le due ma adesso è facile, lei è morta.

“Non credevo ci avrei mai messo piede o almeno, non così presto” dico stringendomi nelle spalle.
David si alza e s’infila le mani nelle tasche dei pantaloni, si para davanti al mio viso e le labbra gli si allungano in un sorriso.

“Ero nervoso anche io la prima volta ma ti assicuro che è davvero divertente” dice piegando di poco la testa per scrutare meglio la mia espressione.

COSAAAA???

Passerebbe per sfigata a non andarci? È questo che la spinge a farlo? Perché passerebbe per sfigata?

Fosse solo per la cosa della sorella morta potrei capire! Lo fa perché sta elaborando il lutto a modo suo, e vuol fare una cazzata per sentirsi forte e viva, ci può stare, ma la cosa del passare per sfigata… ma vai al college o alle medie? Non che lì sarebbe giustificabile infilarsi di notte in un Capannone Abbandonato™ del Bronx per assistere a un combattimento illegale, sarebbe comunque una stronzata, ma almeno potrei dire che è dovuta all’età!

Non solo! David dice che “finora non è mai successo niente”! Certo, combattimenti illegali che mandano su di giri tutti i presenti, in uno dei quartieri peggiori della città, in piena notte, quando gli unici che girano sono spacciatori e membri delle bande, di sicuro la polizia in cinque anni non ha mai avuto bisogno di intervenire!

Procedendo nella fuffa che viene dopo, arriviamo finalmente al Capannone Abbandonato™ di New Rochelle, dove vediamo per la prima volta Jace Prescott che, dal ring, presenta l’incontro della serata. Jace è anche l’ultimo personaggio ad avere un prestavolto, nella fattispecie Paul Wesley (lo sapete, era il protagonista di “The Vampire Diaries”).

Subito Emily dice che, malgrado il suo aspetto, è meglio stargli alla larga. Beh, questo lo apprezzo: solo perché è bello non vuol dire che sia buono. Non succede spesso nelle ficcyne.

Jace, intanto, annuncia che sul ring salirà un certo Jackie McAllow (qualche nome senza la “J” no?), che è stato il campione l’anno precedente. Immaginate chi sarà lo sfidante…

Non che il suo nome venga annunciato, Jace dice che non lo dirà finché non saranno entrambi sul ring, perché gli spettatori ne rimarranno sorpresi.

Ma chi cacchio lo conosce, scusa? È arrivato ieri, sorpresi di cosa?

Comunque, quando finalmente sale sul ring, Justin vede Hope che è proprio sul bordo, trascinata dalle amiche, e quando i loro sguardi si incrociano il pensiero che le attraversa la testa è:

Porca puttana, sono in cardigan in mezzo a minigonne e reggiseni.

Ah. E quindi? Cos’è, ora che sai che c’è Justin vorresti mostrare più pelle? Perché ricordo benissimo, in una fuffosissima scena che non ho riportato di qualche paragrafo fa, che le tue amiche si sono offerte di prestarti roba, e tu hai rifiutato tutto, pure un po’ bruscamente, preferendo rimanere in jeans, top e cardigan. Ma ora che hai scoperto che Justin è lì vorresti avere una minigonna e un toppino scollato?

Bah, tre secondi dopo Justin la indica e viene fatta salire sul ring, e si chiude il capitolo. Arriva poi la nota autrice, una cui frase mi ha colpito:

[…]

Che ne dite di questo finale un po’ inaspettato?

[…]

Dico ce sarebbe stato più inaspettato se non avessi letto tutte le altre tue fic con Justin pugile che fa salire Hope sul ring. E scommetto che immaginiamo tutti perché l’ha fatta salire.

Ellie: (coi guantoni e tirando dei pugni all’aria) – Non per sfidarlo, immagino! –

Nel capitolo cinque, anche Jackie fa salire una ragazza sul ring:

“Perfetto, direi che il rito di iniziazione può iniziare” dice Jace abbassando di poco il volume della voce, “Jackie, fa vedere al nuovo arrivato come funzionano le cose nel Bronx” aggiunge urtando il ragazzo.

Questo annuisce e passa le mani sulle guance della ragazza immergendole le dita fra i capelli biondi, per un attimo ho paura che debba picchiarla o qualcosa del genere, invece la attira a se e inizia a baciarla.

Non so cosa significhi tutto questo e guardo la scena in silenzio tra le urla di apprezzamento generali.

Quando i due si staccano Jackie ha il fiatone e la ragazza – che non ho mai visto prima – si abbassa imbarazzata gli shorts che le sono saliti a un’altezza impronunciabile.

“Bene” la testa di Jace fa un cenno, “E’ il tuo turno, novellino”.

Il pubblico esplode in un applauso e tutti guardano nella mia direzione, Justin piega la testa verso di me e arriccia le labbra socchiudendo di poco gli occhi.

“Vuol dire che dobbiamo baciarci?”

Ma perché, avevi dei dubbi? Qualcuno aveva dei dubbi?

E poi, cos’è questa storia degli shorts che le sono saliti troppo? Ragazze che mi leggete, mi spiegate come funzionano? Se vi arrapate salgono? Fatemi capire, per favore.

Segue fuffosa scena del bacio, che Hailey definisce nella sua testa come “il miglior bacio che le abbiano mai dato”, ma considerando che la sua ultima “relazione” risale a quando aveva otto anni allora penso che sia anche l’unico in dodici anni, grazie tante che lo reputi il migliore…

Il combattimento inizia e in men che non si dica Justin ha scaraventato a terra l’avversario tempestandolo di pugni fino a fargli sanguinare la faccia e spaccargli il naso. Malgrado Jackie reagisca rompendogli un labbro e levandoselo di dosso, poco dopo Justin torna a sovrastarlo e ha la meglio, e subito Jace lo proclama campione.

Okay… via a un altro elenco numerato:

1) Da quanto si legge sia nella scena del bacio che in quella del combattimento, nessuno dei due indossa guantoni, conchiglia e paradenti, e che questi incontri siano illegali o no sono di pugilato, come ci è stato chiaramente detto, e pertanto devono comprendere queste protezioni, altrimenti è solo pestarsi a caso.

2) Mi contraddico all’istante e dico che questo non è pugilato, ma pestarsi a casaccio! Nel pugilato, come ho più volte ripetuto, ci sono i round, scanditi dalla campana, e durano pochi minuti l’uno. È inoltre vietato colpire sotto la cintura, e se l’avversario crolla non gli si può salire addosso e riempirlo di botte! Al limite può essere MMA, Mixed Marshal Arts, ovvero combattimento in tutti gli stili, che prevede anche il combattimento a terra, di cui ho ricevuto un’infarinatura ai vecchi tempi, ma anche quello ha delle regole, delle mosse precise, delle tecniche ben studiate che permettono di vincere col minimo sforzo o di liberarsi prima di essere dichiarati sconfitti… in generale, anche se può capitare di farsi male, addirittura di rompersi un osso, ci sono regole e limiti a quello che si può e non si può fare, e anche nell’MMA sono previste protezioni quali conchiglie e paradenti, oltre che particolari tipi di guanti.

3) Jackie sarebbe il campione? Beh, non sono sorpreso che sia stato riempito di botte e abbia il naso rotto mentre Justin a malapena sanguina dal labbro, è un cliché tipico… ma vogliamo smetterla di definire “campione” il primo idiota che viene buttato giù dal Bedboy? Non può essere uno al limite molto forte? Perché un campione, ve l’assicuro, prima di farlo andare giù lo devi massacrare! E anche così non è detto che cada!

Shade: – Basta, datemi la spada! Vado e gli faccio vedere io un vero combattimento!-

Piton: – Shade, quella spada serve contro i mostri, questi sono esseri umani.-

Shade: – Dici? A me non sembrano proprio…-

Ellie: (col volto tinto di blu, uno spadone e uscendo in strada e gettantosi contro Najka di Dark Souls 2) – FREEDOOOOM! –

Joel: (seguendola fischiettando e con le mani in tasta) – Aaaah, l’entusiasmo giovanile. –

Shade: – … qualcuno mi spiega come mai non li ho ancora trafitti?-

Dopo il combattimento Hailey ha un breve scambio di parole con Rebekah nel parcheggio, e quando sale in macchina una delle sue amiche (non ho capito quale, ma sticazzi, una vale l’altra) le chiede di lei:

“La conosci?” domanda la bionda.

“Mh, abbiamo parlato questa mattina” dico stringendomi nelle spalle, “Lei sa di questa roba” spiego indicando il magazzino.

Emily annuisce mentre imbocca la strada principale per raggiungere Manhattan.

“E’ una tipa strana, Jace l’ha cambiata parecchio” dice Alyce piegando la testa all’indietro.

“Come?”

Lei fa una smorfia e da uno sguardo a Emily che ruota il volante e gira attorno alla rotatoria.

“Era una ragazza normale prima che arrivasse Jace, poi si è messa in mezzo al suo casino e non ne è più uscita” dice quest’ultima prima di stringersi nelle spalle.

“Perchè non si può uscire da un casino che porta il nome di Jace” mormora Alyce.

Questo sembra un discorso che si adatta perfettamente a un Bedboy. A questo punto confesso che il personaggio di Jace mi incuriosisce un po’. È una bella novità vedere che ne parlano in questo modo. Scommetto che sarà lui il kattivo, resta da vedere quale spessore gli verrà dato.

Ad ogni modo, continuano a parlare di Rebekah e viene detto che “stava per morire e Jace l’ha salvata”. Non vengono specificati i dettagli, sia mai, ma sembra che avesse una “brutta situazione” (per la precisione “incasinata”) e Jace l’ha aiutata in qualche modo, ma il suo aiuto ha un prezzo che lei “sta ancora pagando”.

Vabe’, e dirci direttamente come stanno le cose no? Mi pare evidente che le ragazze, qui, sappiano più o meno tutto, o almeno il grosso della storia, tanto vale darci la loro versione adesso, se non altro contestualizzerebbe i due personaggi e ci darebbe un minimo di background!

Senza contare il fatto che qui a Jace vengono attribuiti poteri da superpadrino o roba del genere… cioè, ha ventitré anni, per la miseria! E già da quando ne aveva diciotto ha preso a organizzare questi combattimenti! Come diavolo è possibile? Voglio dire, col giusto background potrebbe anche essere, va bene, ma dovrebbe avere alle spalle gente più potente di lui che lo copre e lo aiuta, come minimo!

Piton: – Il mitico “The Boss” di “Hazard Hall”?-

Cthulhu: – Nly. Blhfgf n’tjkhe l’ynn Azathoth! Tky lbmeh, ntlyyk’uh- (No. Nessuno è più potente di Azathoth. Tranne me, ovviamente)

Gaia: – Miao.-

Ellie: (tornata dentro coperta di sangue) – O magari ha alle spalle Marlene.-

Shade: – Ellie, Marlene più che un capo terroristico era una parodia.-

Ellie: – Però sapeva uccidere gli infetti. È una prerogativa fondamentale per essere un buon capo.-

Joel: – Meh, però si faceva sorprendere facilmente. –

Ellie: (guardandolo storto): – E tu come lo sai? –

Joel: – … –

Ellie: – … –

Joel sviene a comando.

Ellie: – Ne riparleremo. –

Shade: – … vatti a fumare un po’ d’erba usando il fucile carico come bong, per favore.-

Dopo un po’ di fuffa passiamo al pov di Justin, e scopro che l’autrice, malgrado i miglioramenti, non ha ancora imparato a gestire i cambi del punto di vista, dato che ci viene annunciato con “Justin” scritto al centro del rigo.

Per una volta il nostro protagonista ha un livido in seguito allo scontro, il che è un miracolo, e il succitato labbro rotto. Scopro anche che siamo al giorno successivo (poteva gestire meglio il timeskip, ma vabe’…) e che i genitori adottivi non hanno notato nulla perché Erin è uscita presto per un’urgenza al lavoro e Carrick… boh, manco lo nomina.

Justin ci dice anche che non apprezza le improvvise attenzioni, tutti quanti ora lo salutano solo perché lo hanno visto combattere e non gli piace, e sto quasi simpatizzando con lui quando leggo questa frase:

Questa mattina quando io e Mitchell siamo arrivati fuori dal cancello c’erano più o meno dieci ragazze e tutte hanno iniziato a fissarmi, ci sono abituato ma ho ancora la speranza che qualcuna di loro mantenga un po’ di dignità.

Niente, fino in fondo proprio non ce la fa…

Poco dopo vede Hailey che legge poco lontano e la raggiunge, e i due cominciano a parlare della sera prima, finendo poi col discutere del bacio:

“Non ti è piaciuto baciarmi?”

Lei arrossisce di colpo e si morde il labbro poi scuote energicamente la testa.

“Non è questo” dice prima di schiarirsi la voce, “Ma non sono una che bacia il primo che vede e io e te non ci conosciamo nemmeno” spiega.

Annuisco cercando di decifrare le sue parole.

Non so se mi abbia rinnegato del tutto, magari ha un fidanzato geloso che non vuole vada in giro a baciare i pugili – comprensibile -. Quest’idea non mi piace, per quache motivo non voglio immaginarmela a braccetto con un qualunque ragazzo.

Fermato da Cthulhu prima che causi danni strutturali irreparabili, riprendo la lettura della conversazione dalla quale per via dell’imbarazzo Hailey (che Justin comincia a chiamare “Hails”) cerca di sottrarsi.

Il nostro, tuttavia, la ferma perché dice di averla sentita urlare durante la notte.

E sticazzi! Stai dall’altro lato della strada! Va bene che gridava, ma se l’hai sentita tu l’hanno sentita anche altri! Come minimo avrebbero chiamato la polizia dato che, come continuate a dire (e come io continuo a negare) state in “uno dei migliori quartieri della città”. Ma in realtà l’autrice ha fatto così casino che dovreste vivere proprio nel Bronx, quindi sarebbe plausibile che nessuno l’abbia chiamata…

Il punto è che l’ha sentita lui, perché tutti gli altri no?

Comunque, Hailey nega, malgrado Justin capisca che sta mentendo, e se ne va. Il resto è fuffa.

Vi riporto una parte dello spazio autrice… davvero, dovete leggerlo.

[…]

Mi dispiace se magari la scena del ring può essere risultata un po’ banale,

per qualcuna, ma amo alla follia quel genere di cose e se avete letto

“I’m Danger” sapere che pugilato, ring, baci portafortuna ecc. sono il

mio mondo. Infatti questa storia è abbastanza sulla falsa riga di

“I’m Danger”.

[…]

Il tuo mondo? IL TUO MONDO??? ARGH! RIDATEMI LA SPADA! LA SPADA DELLA FURIA DI QUELAAG +5!!

Ellie: – … sfigato.-

Shade: – Ti ignoro.-

Il tuo mondo una sega, autrice! Non sai un accidenti di niente di pugilato, e la cosa dei baci portafortuna l’hai messa tu nel mucchio! Al limite i pugili si fanno baciare dalla loro ragazza come portafortuna prima del combattimento e di salire sul ring, non davanti a tutti! E che questa storia era sulla “falsa riga” di quell’altra schifezza… meh, sai la novità. Hai copiato da te stessa più e più volte, senza contare “Dark” e “Danger”… non è che la cosa sorprenda.

Più che altro, vorrei farvi notare che tiene particolarmente ad “I’m Danger”. Ricordate i suoi contenuti? La scabrosità? Porca miseria, quella roba era seconda solo a “Welcome To My Hell”, e unicamente perché in quest’ultima fic Justin aveva ucciso la sua ex per gelosia… per il resto sono allo stesso livello. Non credo ci sia molto di cui essere fieri!

Comunque, siamo al capitolo sei. Saltando i primi, fuffosi paragrafi, Justin e Mitchell tornano a casa, e subito saltano all’occhio di Carrick ed Erin i segni del combattimento della sera prima.

Prontamente Justin dice loro che ha fatto a botte quella mattina, svicolando dal discorso, poi dà loro mille dollari spacciandoli per “la paga del mese” di un lavoro inesistente (e che in realtà sono i soldi del combattimento della sera prima).

Okay, ora ditemi quale lavoro offra una paga di mille dollari al mese che ti vengono dati dopo un giorno. Lo vuol sapere anche Erin, che forse non è così stupida (almeno lei, gli altri sembrano reduci da una lobotomia…), e questa è la risposta di Justin:

“Mh, faccio ripetizioni di matematica, chimica e letteratura” alzo le spalle, “Essendo al college di New York mi pagano bene e ho parecchi iscritti alle lezioni” cerco di convincermi che può sembrare credibile.

Justin, tesoro santo, anche se con un certo sforzo mentale posso arrivare a credere che tu conosca a sufficienza quelle tre materie così diverse tra loro da dare ripetizioni (ma che corso di laurea frequenti, poi?), anche sforzandomi di credere che dopo un giorno (UN GIORNO) ti hanno assunto e pagato, anche obbligandomi a bere la balla dei “parecchi iscritti”… non li tiri su in un giorno mille dollari! Non con questo lavoro!

Ellie: – Odo in lontananza la risata di Evgenij… –

Shade: – Bene, ora sente anche le voci…-

Bah… passiamo al pov di Hailey, di nuovo segnalato col suo nome sennò non si capisce, la quale già pensa agli esami del primo trimestre, anche se al college ci sono i semestri con esami di metà semestre, al limite, e avendo iniziato da una settimana (lei dice che frequenta ormai da una settimana, quindi è passato qualche giorno) mi sembra strano che tu dica di doverli dare entro la prossima, dato che ti mancano appunto TRE MESI (quindi o c’è stato anche un altro timeskip prima che l’autrice ha ben pensato di inventare ADESSO o il buco di trama è più grande dello stato del Nevada), e pensa anche a Justin.

Nella fattispecie, non si sono più rivisti, ancora, ma ripensa al fatto che l’ha sentita gridare. Finalmente si degna anche di dirci che quella notte fu suo padre a svegliarla e che da allora David dorme su un materassino in camera sua (ma che… siete così ricchi da permettervi un villone e a David non procurate nemmeno una dannata brandina?).

Proprio David la raggiunge mentre sta studiando e, dato che è sabato, le propone di andare a vedere l’indomani una partita dei Red Devil, la squadra della scuola.

Prima di tutto dovresti dire “la squadra del college”, dato che non siete più alle superiori, in secondo luogo mi sembrerebbe più corretto dire “Devils”, al plurale, e in terzo luogo il Manhattan College è una scuola cattolica. Ditemi quale squadra di un college cattolico si chiamerebbe “Diavolo Rosso” o, più correttamente, “Diavoli Rossi”.

Ho sprecato un elenco numerato.

Piton: – Cthulhu è ancora di là a riparare l’ultima parete, ma dice che se ne prendi a craniate un’altra per un motivo così banale ti divorerà senza pensarci su due volte.-

Shade: – Gli rimarrei sullo stomaco, non posso morire.-

Vabe’, alla fine Hope accetta l’invito, poi David se ne va ed entra Jenna con un pacchetto per Hailey, mandatole dalla madre: dentro c’è Diario. Cioè, no… c’è il diario di Catlin, e sua madre ha pensato che dovesse averlo lei.

Visto, Hailey, che tua madre non è così stronza?

Beh, lei non spreca molto tempo a pensare a sua madre, nemmeno che forse dovrebbe esserle minimamente grata per il gesto, e subito si mette a leggere il diario, su cui troviamo una dedica a lei indirizzata che non è nemmeno malissimo. In sostanza Catlin sperava che, se mai un giorno si fossero dovute separare, Hailey avrebbe trovato utili i brevi racconti riportati in quel diario per farsi coraggio e trovare consiglio.

A essere strano, tuttavia, è il fatto che ci siano esperienze su quel diario che Hailey non ha mai fatto. Ma come? Finora hai detto e ripetuto che voi due eravate inseparabili (e credetemi, nel testo lo ha detto eccome, ben più di quanto io vi abbia riportato), che da quando non c’è più lei e sei da sola ti senti persa, paragoni ogni tuo pensiero o reazione a quello che direbbe o farebbe lei… eppure ha fatto cose da sola? Di cui non ti ha nemmeno parlato, tra l’altro?

Mah…

Comunque, dopo la dedica Hailey non legge altro, al momento, e subito dopo le arriva un messaggio da un numero sconosciuto che le dice di affacciarsi. Sì, è Justin, e mi preoccupa che abbia il suo numero. Come diavolo l’ha avuto? Persino Hope pensa che la cosa abbia un che d’inquietante… prima di scoprire che a scriverle è Justin, naturalmente, sennò figuriamoci…

Ah, per quanto riguarda il diario, non verrà dimenticato, e di tanto in tanto Hailey lo leggerà. Non vi starò a riportare quando lo farà, comunque… per quanto si possa obbiettare che sia toccante leggere i pensieri di sua sorella morta, l’autrice li renderà fin troppo adatti alla singola situazione, come se Catlin fosse onnisciente o quasi e avesse previsto nel dettaglio ogni singola situazione che Hope vivrà da qui in poi. Essenzialmente non aggiunge niente di che alla trama, quindi lo possiamo ignorare.

Tornando al momento presente, attraverso la finestra (siamo al piano terra, una volta tanto) Justin invita Hopeily a uscire quella sera, per la precisione per andare a un combattimento a Burton Street, che secondo Maps è nel Queens, ma è un segreto e quasi nessuno al college lo sa, per ordine di Jace. Perché, ha capito che fare pubblicità a una cosa illegale è una stronzata?

“Quindi ti servo io?” corrugo la fronte, “Justin, ci sono centinaia di ragazze che ti corrono dietro, perchè non ne scegli una che voglia baciarti”.

I suoi occhi vengono attraversati da una scarica di adrenalina che sembra accenderli, sorride e le gambe mi formicolano.

Ellie: (caricando il lanciarazzi) – Occhi che brillano?! –

Shade: – Ma no, è il Coglionegan che colpisce ancora.-

“So che è una cosa stupida, ma sei l’unica ragazza con la quale riesco a parlare senza che tu ci prova con me” dice, “Vorrei che salissi tu con me sul ring questa sera”.

xMi mordo l’interno guancia, la sua proposta è strana e mi lascia senza parole. Non ci tengo a salire di nuovo su un ring, non davanti a tutte quelle persone e non con Jace nei paraggi.

Magari gli è piaciuto baciarti la scorsa volta.

“Chi ti dice che non metterò un paio di shorts e che non diventerò come tutte le altre?”

Corruga la fronte tanto che i sopraccigli arrivano a toccarsi, mi fissa per un po’ prima di piegare la testa di lato e sorridere.

Dio, che sorriso.

“Smettila” scuote la testa, “Sappiamo entrambi che sei diversa dalle altre”.

Finora lo slut shaming è stato a malapena accennato, e non ho voluto sottolinearlo perché forse era involontario, malgrado i precedenti dell’autrice. Tuttavia, mi ha comunque infastidito quanto basta.

Dopotutto, qui già abbiamo la solita storia di “Hope-diversa-dalle-altre”.

Saltiamo tutto il fuffoso pezzo successivo, in particolare il viaggio in macchina e le solite sviolinate su quanto sia figo Justin, e arriviamo direttamente da “Rico’s”, un locale da qualche parte.

Sì, perché non so dove si trovano… ma vabe’. Non facciamo i pignoli.

“Se stai pensando al fatto che non sia un posto da incontri hai ragione” Justin interrompe i miei pensieri prima di scendere dalla macchina.

“E allora perchè siamo qui?” domando mentre lo raggiungo.

“Non hai fame?” corruga la fronte come se facesse una tremenda fatica a capirmi e questo mi piace.

Se mi capisse con troppa facilità vorrebbe dire che sono una debole.

Ehm… cosa?

Perché?

Boh… i processi mentali delle Hope mi sfuggono.

Piton: – Sfuggono un po’ a tutti quanti. Devo dire però che potrebbe essere affascinante condurre uno studio accurato sulle loro capacità cerebrali (argomento che ritengo si esaurirebbe molto, molto rapidamente) e sul tipo di processi logico-cognitivi che vengono effettuati all’interno del loro cervello. Ciò chiarirebbe molti misteri e spiegherebbe anche tali associazioni di idee.-

Gaia: – Miao.-

Comunque, Justin dice che sta morendo di fame, e prendere a pugni qualcuno a stomaco vuoto non è consigliato.

Ciò mi dimostra ulteriormente, come se ce ne fosse bisogno, che l’autrice non sa un beato cazzo sull’argomento.

Se mangi prima di fare attività fisica, in particolare qualcosa di faticoso come le arti marziali, stai sicuro che, se non vomiti, quantomeno ti rimane sullo stomaco pure la colazione dell’anno scorso. Bisogna mangiare dopo aver combattuto, o ci si sentirà spossati, appesantiti, verrà la nausea, magari anche il mal di testa, tutto il sangue sarà richiamato dallo stomaco agli arti rallentando il processo digestivo e causando una potenziale congestione…

fanwriter91: – E sì che per capirlo basta provare a correre dopo aver mangiato, o almeno sapere cosa ti succede se corri dopo esserti riempito/a. –

…ma chissene, Justin deve portare Hope a cena. Ordinando, peraltro, hamburger e birra. Perfetto, proprio l’ideale, pure l’alcool…

Se questo è un atleta allora io sono Apollo Creed.

fanwriter91: – Come ci ha insegnato Oberyn, combattere dopo aver bevuto è una pessima idea. –

Tutto ciò che viene dopo è solo una conversazione fuffosa, ma il capitolo si chiude con Jackie McArrow che entra dalla porta del pub e punta dritto su di loro. A quanto ci dice Hopeily è evidente che li stesse cercando, e io vorrei sapere come ha fatto a trovarli. Avrà usato il potere della Localizzazione Kattiva, immagino.

E avrà sfruttato anche la Rigenerazione Kattiva, dato che la settimana prima è stato pestato a sangue tanto da farsi sfondare il naso ma ora non ha un livido.

Passiamo al capitolo sette. Essenzialmente Jackie è lì perché non accetta di essere stato battuto da Justin e poi buttato fuori dal giro dei combattimenti da Jace perché ha perso. Capisco che lo incolpi, ma credo che in realtà dovrebbe prendersela con Jace: fino all’anno prima questo qui era il campione (anche se, visto com’è andato il combattimento, l’appellativo che gli darei io con “campione” ci fa la rima…), perché buttarlo fuori dopo una sola sconfitta? Va bene che Justin è più bravo, ma ciò non toglie che Jackie lo sia comunque di più di tutti gli altri, no?

Boh… la discussione si fa rapidamente abbastanza animata, e non appena Jackie chiede a Hope quanti anni abbia Justin gli tira un pugno sul naso. Che dovrebbe essere rotto dalla volta precedente e, anche sotto antidolorifici, fargli un male d’inferno appena qualcuno ci sputa sopra. Prontamente interviene il padrone del locale, che minaccia di chiamare la polizia (ma perché, esiste?):

“Avete tre secondi per uscire dal mio locale!” la voce dell’uomo rimbomba tra le pareti, “Non mi avete sentito, chiamo la polizia!”

Trattengo il fiato e Justin stringe le mani facendo diventare le nocche bianche, scocca la lingua contro il palato e fissa negli occhi Jackie che si sta asciugando il sangue che cola dalla narice destra.

“Hailey, vai in macchina” allunga una mano e mi porge le chiavi.

“Non ti lascio qui dentro” non voglio che si prendano a pugni qui, chiamerebbero la polizia e passerebbe come minimo la notte in carcere.

“Hailey, cazzo vai in macchina” mi tremano le ginocchia e non so cosa fare.
Il proprietario prende il telefono e compone il numero della polizia – suppongo – mentre mi mette una mano dietro la schiena.

“Si allontani, signorina” sussurra dietro la mia schiena, “La prego”.

Lo guardo negli occhi e torno rivolta verso Justin, non si è mosso di un millimetro e aspetta solo che me ne vada.

So che se non lo farò si arrabbierà davvero. Nei romanzi che mi piace leggere la protagonista inizierebbe a protestare e non si muoverebbe dalla sua posizione iniziare, ma questo non è un romanzo ed io non sono abbastanza coraggiosa da affermare di non volermene andare ancora una volta.

Odio essere codarda, ma in questo momento non so come potrei riuscire a restare qui.

“Non chiami la polizia, la prego” dico rivolta verso l’uomo.

I suoi occhi chiari mi scrutano, sembra essere agitato e non saper cosa diavolo fare proprio come me. Alla fine annuisce e mi ripete di andarmene, corro verso la porta e do un’ultima occhiata a Justin. Non si è mosso, è ancora nella stessa identica posizione di prima ma la sua attenzione adesso sembra davvero tutta per Jackie e se prima una parte del suo cervello stava pensando a me adesso è completamente concentrato sul suo avversario.

Stavolta non la spreco l’occasione.

1) Justin, porco Ares, ti costava qualcosa chiamare direttamente il padrone del locale e dire che questo tizio vi stava importunando? Lo avrebbero cacciato a pedate, avresti finito il tuo maledetto hamburger, la tua dannata birra e sareste usciti di lì. Poi magari Jackie vi avrebbe aspettati fuori, ma se non altro avresti fatto una figura molto migliore, invece di essere di nuovo quello che risolve tutto a pugni!

2) Come ho già detto, Jackie dovrebbe avere il naso rotto. Altro che una goccia di sangue, un pugno sul naso rotto, oltre a farlo bestemmiare in dodici lingue diverse, sei delle quali inventate, tre sconosciute e altre cinque intraducibili, avrebbe scatenato un torrente di sangue. Stavolta sì che sarebbe andato giù dopo un colpo! Ma niente, la Rigenerazione Kattiva lo ha già guarito, infatti a malapena l’ha sentito…

3) Hope chiede che il proprietario non chiami la polizia e lui… annuisce? Accetta? MA È SCEMO? Letteralmente CHIUNQUE l’avrebbe mandata a quel paese! Avrebbe dovuto eccome chiamare la polizia e bandire tutti e tre a vita!

4) Hope si definisce “codarda”. Ragazzina, non sarà la scelta più coraggiosa, ma scappare quando due stanno per fare a botte non è proprio una scelta da codardi… è ragionevole, semmai. “Essere coraggiosi non significa andare in cerca di guai”, disse un saggio leone.

5) Dopo un appuntamento del genere qualsiasi ragazza sana di mente deciderebbe di tagliare i rapporti con Justin, almeno finché continua a frequentare il giro dei combattimenti illegali (perché diciamocelo, a parte quelli finora Justin non ha fatto nulla di male). State però sicuri che a Hailey manco passerà per l’anticamera del cervello, quest’idea…

In ogni caso, Justin raggiunge Hope poco dopo, senza aver fatto a pugni (ulteriormente, dato che un pugno è comunque volato). Non sappiamo nient’altro di cosa è successo là dentro, e il discorso cade praticamente subito, quando ci dice che gli ha scritto Mitchell per dirgli che l’incontro è annullato a causa della polizia che gira per la zona. Non avrebbe dovuto farlo Jace?

Al posto del combattimento ci sarà una festa in un Capannone Abbandonato™, a cui decidono di andare.

Ah, prima di concludere questo pezzo e la prima parte della recensione, voglio riportarvi una delle ultime frasi, riferita al conto della cena, che Justin ha pagato, malgrado dica che, siccome non hanno finito, avrebbe dovuto offrire la casa. E io dico che, siccome avete quasi scatenato una rissa, avrebbero dovuto cacciarvi a badilate e chiamare la polizia, ringrazia che ti abbiano solo fatto pagare il conto.

Scusate, sto divagando… la frase è la seguente:

“Di base sono stronzo ma non ho mai fatto pagare qualcosa ad una ragazza” dice e socchiude gli occhi, “E tu non sei un’eccezione”.

Non è una gran cosa, nemmeno è particolarmente negativa, ma mi viene da pensare: e se la ragazza in questione non è d’accordo? Voglio dire, ci può stare che sia l’uomo a offrire, e non è una cosa negativa, ma entrambi devono essere d’accordo. Soprattutto se ripenso alle ficcyne di Bieber23 che ho già avuto sottomano, piene di maschilismo dilagante… il punto è che si tratta di un tentativo di farlo passare come un ragazzo galante, ma teniamo conto non solo che non è necessariamente da stronzi far pagare anche la ragazza, ma ha appena fatto a pugni con un tizio in pubblico. Non passa per galante proprio per niente.

Su questa nota chiudiamo la prima parte della recensione, così da darvi il tempo di prepararvi mentalmente alla successiva. E per dare modo a me di trovare un sistema per limitare i danni collaterali della guerriglia tra Ellie e Abby, perché voi non potete vederlo, ma stanno diventando davvero moleste…

*

Shade Owl richiuse il computer e si avvicinò alla Finestra, prendendo mentre passava la tazza di caffè che Joel gli stava tendendo. Ellie era appostata sotto il davanzale con il fucile tra le mani, e scrutava torva e circospetta la strada e gli edifici all’esterno sbirciando da sopra la cornice. Gaia, accanto a lei, la guardava con curiosità.

Tutto intorno si aprivano fori di proiettile che avevano spaccato il pavimento e le pareti, oltre a bruciature dovute alle molotov e ai danni provocati dalle esplosioni. In parole povere, l’intera facciata del palazzo e buona parte della stanza erano ormai devastati dai continui tentativi delle due di uccidersi a vicenda. Nella stanza accanto Shade Owl poteva sentire Piton che cercava di convincere Cthulhu a non suicidarsi, ricordandogli che in quanto Grande Antico era immortale e, quindi, qualsiasi tentativo sarebbe stato inutile.

– Bene… allora, qui come va?- chiese Shade Owl, sorseggiando un po’ di caffè.

– Mh… sto cercando di capire da dove spara adesso.- disse Ellie – Scommetto che si è piazzata in un appartamento qui di fronte.-

– Ah. E tipo uscire, andare dove non c’è nessuno a cui rompere le scatole e cominciare a scannarvi tra voi lasciando me e i miei assistenti in santa pace? Nemmeno io ho mai fatto piangere Cthulhu, e una volta a furia di craniate ho fatto venir giù il palazzo.-

– Qui è più divertente.- rispose Ellie – E poi hai bisogno di me per difenderti dagli infetti.-

– Oh, per l’amor… Joel, siete qui da tre parti di recensione, quanti infetti avete visto?-

– Nessuno.- rispose Joel, sorseggiando caffè e sfogliando un giornale – Vedi come siamo bravi?-

Shade Owl fece per replicare, ma subito dopo decise di chiudere la bocca e, scuotendo la testa, andò nell’altra stanza per unirsi ai tentativi di suicidio di Cthulhu.




Potete trovare qua sotto la seconda parte di questa recensione:

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