Salgari e Sandokan: i bad boy fatti bene

Qualche tempo fa il vostro fanwriter91 ha letto Le tigri di Mompracem (comprato usato, ma con copertina rigida, illustrazioni e carta spessa!) e non ha potuto fare a meno di notare che, in alcuni casi, sembrava una versione decente/discreta di una ficcina.

Prendiamo Sandokan: temutissimo e potentissimo pirata, ricco, con al seguito una vasta banda di guerrieri pronti a morire per lui.
Sandokan e la sua armata vengono sconfitti solo verso la fine, ma perché il nemico ha costruito una vera e propria lega.
Inferiori di almeno cento a uno, perfino loro devono ritirarsi. (ogni riferimento a un tizio che da solo ha sconfitto tutte le bestie codate è assolutamente casuale).
Sandokan è un vero maschio alpha, che sprizza potere da tutti i pori.

Egli s’innamora di Marianna, splendida ed elegante fanciulla che però sa mostrare il suo coraggio. Per lei perde la testa, è pronto anche a rinnegare se stesso pur conoscendola da meno di un mese, e l’infatuazione arriva fin da subito.
C’è però una differenza fondamentale che salta all’occhio: Marianna è consenziente. Sandokan è pronto a separarsi da lei, se lei lo vorrà, e quando la rapisce lei è d’accordo. “Rapimento” è solo un modo trasgressivo per parlare di salvataggio, specie considerando che lo zio è pronto a ucciderla, piuttosto che “cederla” a Sandokan. Per non far perdere nessun dubbio, al momento del “rapimento”, viene davvero dato l’ordine di spararle e viene salvata per un soffio.
Proseguiamo con le differenze.

Il pirata ripete che lei è sua, ma a sua volta afferma di appartenerle. Non è quel tipo di persona che usa le donne. Sandokan è anche un ribelle che vuole riprendersi il trono dopo essere stato deposto dai tiranni inglesi, che gli hanno portato via la famiglia (gli inglesi, storicamente parlando, erano malvisti per il loro imperialismo).
Sandokan a parole è brutale, un vero demonio. Tuttavia lo vediamo risparmiare avversari validi (all’inizio risparmia e premia con una preziosa collana un capitano cinese che ha tenuto testa a lungo al suo abbordaggio), legare i nemici anziché ucciderli (quando lui e Yanez vanno a visitare Marianna legano il soldato di guardia e lo minacciano senza fargli del male), e anche quando tortura i nemici si limita ad affondare leggermente il kriss.
Gli esempi proseguono: Sandokan risparmia un sergente che ha implorato pietà, e dopo avergli rubato l’uniforme si limita a legarlo a un albero, specificando che le tigri non lo mangeranno, se starà zitto. Un’altra volta Yanez, che ha tramortito e legato un ufficiale, quando la nave va a fuoco provvede a tagliarli le funi. Non viene mostrato, ma si capisce che il capitano si sveglierà e si salverà.


Ha comunque dei momenti bizzarri. Nel primo capitolo, quando un subordinato gli fa da scudo col suo corpo, la reazione di Sandokan è tipo “ah, volevi proteggermi e sei morto. Ok, ciao!” suscitando qualche risata nel lettore.


Per capire meglio questa figura, dobbiamo dire sue parole su Emilio Salgari, suo autore (si ringrazia Evgenij per l’analisi).
Famoso sia per Sandokan e altri personaggi, tra cui il celeberrimo Corsaro Nero, il cui vero nome è Emilio (sì, l’autore ha dato al protagonista il suo nome), le sue opere rappresentano i pirati come eroi romantici che si oppongo all’imperialismo. Gli inglesi non sono i portatori della civiltà, ma gli avidi oppressori.

Emilio era anche anti autoritarista: sebbene i pirati di Sandokan siano devotissimi, questi obbediscono per scelta, mentre il soldato deve obbedire agli ordini, anche senza capire. Tornando alla scena del salvataggio di Marianna, il soldato che riceve l’ordine di sparare non ha un attimo di esitazione! Salgari voleva quindi insegnare a non obbedire ciecamente all’autorità.
Salgari era anche un uomo dell’Ottocento (sebbene non fosse molto politicamente attivo), cresciuto con la retorica delle Guerre d’Indipendenza contro l’oppressione austriaca (non che poi il Regno d’Italia non ebbe modo d’essere oppressivo, specialmente contro il Meridione, ma la retorica rimase).


I pirati/corsari di Salgari sono quindi dei veri precursori dei bad boy, ma con differenze fondamentali: i secondi non hanno delle cause per le quali agiscono!


Prendiamo Justin e Kelsey in “Danger“: loro non hanno subito alcun torto dalle autorità. Kelsey afferma di vivere con genitori pazzi e oppressivi, quando al massimo la mettono in castigo (dopo che lei ha mentito e marinato la scuola per giorni), mentre Justin ha perso la sorella per colpa di un altro criminale, ed era già entrato da tempo nel giro della malavita!

Justin è solo un “figo” che ammazza la gente, Kelsey è una sociopatica sadica e manipolatrice. Sono delinquenti che usano le persone per il proprio tornaconto e poi le gettano come pezze, eppure l’autrice di quella fic cerca di farci empatizzare con loro.

I poliziotti, per quanto la narrazione voglia farli passare per uomini arroganti che abusano del loro potere, in realtà sono fin troppo indulgenti con tali criminali!

Sandokan, invece, vuole riottenere il suo diritto di nascita e liberare il suo stato dall’oppressione coloniale inglese. Certo, ora non ne condivideremmo i metodi, e senz’altro non possiamo dire che la monarchia della famiglia di Sandokan fosse il sistema di governo migliore, ma possiamo capire il desiderio di liberare la propria patria dall’oppressione straniera. Se questo non è un eroe da Risorgimento italiano… poi è un romanzo per ragazzi, non un trattato socio-politico: ovvio che molte sfumature manchino.

Per approfondire, vi lasciamo un link al saggi Motivi di narrativa popolare nel ciclo dei “Pirati della Malesia” di Antonio Piromalli:

http://www.antoniopiromalli.it/Testi/Salgari.pdf

Piccola curiosità: pare che Che Guevara, da ragazzo, abbia letto tutti i romanzi di Sandokan!

https://milano.corriere.it/milano/notizie/arte_e_cultura/11_gennaio_31/salgari-paco-ignacio-taibo-tigri-malesia-181366008106.shtml



– fanwriter91 ed Evgenij –






5 pensieri su “Salgari e Sandokan: i bad boy fatti bene

  1. Un mio collega ha dedicato un bel saggio nel quale si sofferma sui romanzi di Salgari e di Verne quali basi dell’immaginario collettivo italiano e francese, che finisce col condizionare le scelte in età adulta.

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      1. Rispondo qui anche alla domanda di fanwriter91: non mi sembra che la rivista «Contemporanea», nella quale il collega ha pubblicato il suo intervento, sia open access. Posso però fornirvi gli estremi bibliografici: Fulvio De Giorgi (a cura di), La storia dell’educazione come storia culturale, in «Contemporanea», fasc. 2, aprile 2004, pp. 263-269.

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