Arthas Menethil, l’eroe caduto

“Succederti al trono, padre! Chiudi gli occhi… ora che i miei si sono aperti!”
(Arthas quando spodesta il padre, le parole dopo i tre puntini furono inventate dal doppiaggio italiano)

“Father… is it… over…?”
(Arthas prima di morire, rivolto all’anima del suo genitore)

Arthas, seppur possa essere abbastanza classico (il paladino che diventa il signore del male), è indubbiamente un personaggio ben gestito.
Impulsivo e coraggioso principe del regno, cresce sotto la guida del fiero paladino Uther, sviluppando una relazione con l’incantatrice Jaina (che per lui friendzonerà il principe elfico Kael’Thas) e chiamando il suo fidato destriero Invincibile.
La sorte del cavallo fu però segnata: durante un rientro sotto una tormenta, per velocizzare il tragitto, Arthas fece compiere un balzo pericoloso al suo destriero, che, infortunatosi, sprofondò nelle gelide acque e morì.
La morte dell’animale, che il principe considerata alla stregua di un amico, lo segnò profondamente.
Negli anni successivi Arthas divenne un guerriero sempre più abile, lottando contro orchi e morti viventi, ma le situazioni gli imposero di massacrare gli abitanti di un villaggio prima che questi divenissero zombie. In quest’occasione, vedendo che il paladino Uther non eseguiva i suoi ordini, Arthas si adirò, lo accusò perfino di tradimento e ordinando a chiunque non fosse d’accordo con lui di andarsene. Anche Jaina lo abbandonò.

A distanza di anni mi sono reso conto che, in quell’occasione, tutti i personaggi sbagliarono, ma non dormivano da parecchi giorni e non riuscivano a ragionare lucidamente.


L’odio di Arthas per i nemici, capitanati dal signore delle tenebre (Dreadlord) Mal’Ganis, lo spinse a varcare il mare nonostante i divieti, poi, quando le truppe vennero richiamate dal re in persona, fece bruciare le navi da un gruppo di mercenari, per poi addossare loro tutta la colpa e ucciderli.

“Hai mentito ai tuoi uomini e tradito i mercenari che hanno combattuto per te! Cosa ti succede, Arthas? La vendetta è così importante per te?” gli chiederà Muradin, suo amico nano reincontrato in quelle terre.

Alla fine Arthas, per capovolgere le sorti della battaglia, recupera Frostmourne, una spada che in realtà è maledetta. Nemmeno le incisioni sulla corruzione a cui è destinato riescono a farlo desistere, il tutto mentre continua a sostenere di star agendo per salvare la sua patria. Ma in cuor suo brama solo vendetta…

“Al diavolo gli uomini! Nulla m’impedirà di vendicarmi, vecchio amico mio! Neppure tu!”

Forte della spada, il principe sconfigge i nemici, ma anziché tornare fieramente in patria, vaga tormentato dalla voce della gelida lama: l’odio, l’ira e il desiderio di vendetta prendono il sopravvento, in lui rimangono solo i sentimenti negativi, la sua stessa anima è sottratta dalla spada.

Arthas a quel punto ritorna in patria, uccidendo il proprio padre e devastando il regno, per poi essere assoldato nelle fila di coloro che un tempo erano suoi nemici. La prima cosa che farà sarà riesumare il suo cavallo, Invincibile, al quale è ancora legato, ma non avrà alcuna pietà degli altri paladini e del suo stesso mentore.

La storia continua, e ci mostrerà come Arthas svilupperà legami di fiducia nei confronti di altri morti viventi, in particolare del lich Kel’Thuzad (che gli salva la vita pur non essendo obbligato), definendolo, seppur dopo qualche esitazione (nel doppiaggio originale) perfino “amico” (“a loyal friend”). Questo dimostra che, a quel punto della storia, Arthas aveva sincera stima di lui.

Preso il Trono di Ghiaccio e divenuto un tutt’uno col suo signore e padrone, il Re Lich, Arthas diviene ancora più forte e, salvo qualche breve parentesi, privo di scrupoli e legami affettivi.

La sua fine, dopo qualche fallimentare tentativo di redenzione, giungerà per mano di un gruppo di potenti avventurieri, che gli romperanno la spada, seppur in modo del tutto fortuito.

Arthas è una vera e propria incarnazione del concetto secondo cui la strada dell’Inferno è lastricata di buone intenzioni: parte col desiderio di liberare il mondo dal male, ma più il tempo passa e più diventa incapace di vedere il male che è dentro di lui, etichettando ogni suo gesto a necessario. Solo con la morte riuscirà a trovare la liberazione.

Riposa in pace, unico vero Re Lich, senza di te Warcraft non è più la stessa cosa!

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