Sailor Galaxia (nel manga): immortalità, epicureismo, noia e cristianesimo

Nel manga di Sailor Moon Galaxia è, a prima vista, semplicemente perfida e ambiziosa. Non gradendo il suo pianeta, lo definisce spazzatura e lo fa saltare in aria. Vaga da un mondo all’altro, alla ricerca di qualcosa che la soddisfi, ma non trova nulla di suo gradimento. E cosa fa quando qualcosa non le piace? La distrugge!

Ma questo è troppo semplice: analizziamola dal punto di vista filosofico.

“ognuno non sa quel che si voglia e cerca sempre
di mutar luogo, quasi potesse deporre il suo peso”
(Lucrezio, I secolo a.C.)

Il continuo vagare di Galaxia è una ricerca della felicità che però non porta a niente. Non valuta nemmeno l’idea di cercare qualcuno che l’ami. Inconsciamente, lei rinnega il suo recondito desiderio.

“Così ciascuno fugge sé stesso, ma, a quel suo ‘io’, naturalmente,
come accade, non potendo sfuggire, malvolentieri gli resta attaccato,
e lo odia, perché è malato e non comprende la causa del mal”
(Lucrezio, I secolo a.C.)

Galaxia è quindi affetta da un tipico problema delle divinità dell’antica Grecia: la noia, ossia “un sentimento doloroso insito nella stessa vacuità della vita”, il mal di vivere. Non sappiamo nulla del suo passato, ma è probabile che, essendo potentissima, abbia sempre avuto ciò che voleva. Quando puoi avere tutto, dato che è nella natura umana mirare sempre più in alto, presto o tardi perdi gli obiettivi, e con essi il senso dell’esistenza. Perfino nella brevità della vita umana ci sono celebrità che paiono avere il mondo in mano, ma cadono nella tossicodipendenza e arrivano al suicidio.

“finché ciò che bramiamo è lontano, sembra che esso superi
ogni altra cosa; poi, quando abbiamo ottenuto quello, altro
bramiamo e un’uguale sete di vita sempre in noi avidi riarde”
(Lucrezio, I secolo a.C.)

Nella sua ricerca (e distruzione), quando incontra il Wiseman (uno stregone), comprende che l’impurità della galassia è dovuta all’esistenza di Chaos. Ci sono delle forze contrapposte, per cui, per ottenere l’equilibrio, è necessario che queste vengano distrutte. Cerca quindi di forzare uno scontro tra Sailor Moon e Chaos, in cui dovevano annullarsi a vicenda. Questo tira in ballo lo yin e lo yang, dato che nel manga si accenna al fatto che Luce e Oscurità un tempo fossero un tutt’uno e sono destinati ad attrarsi e/o a combattersi.

Galaxia si prefigura quindi un obiettivo. L’obiettivo è il motore della vita.

“Di qui nasce quella noia e quella scontentezza di sé, quel rivoltolarsi dell’animo, che non si placa in alcun luogo, quella sopportazione malcontenta e malata del proprio ozio”
(Seneca)

Galaxia ha quindi una natura luciferina: splendente come un angelo, ma divorata dal peccato, essendo incapace di creare (potere di cui invece dispone Moon, paragonabile a Dio), Galaxia cerca di distruggerla. Chaos in questo contesto è Satana. Dovete sapere che esistono teorie secondo le quali Lucifero non avrebbe concepito il Male, ma sarebbe stato tentato da una creatura a parte.
Moon, dotata del potere della creazione, rappresenta Dio, Chaos è il male assoluto, Satana, l’avversario, Galaxia è Lucifero, l’angelo splendente che viene tentato dal male, ma in questo caso organizza una trappola per distruggere entrambe le potenze, in modo tale che sia lei a regnare.

Galaxia è anche un demiurgo, il dio plasmatore/modificatore: incapace di creare, quando le distrugge le amiche, riplasma i loro corpi ma modifica i loro animi, realizzando malvage servitrici. Ha quindi il potere di distruggere e cambiare, ma non quello di creare, prerogativa dell’Unico (questo l’avvicina a Morgoth, il “diavolo” tolkeniano).

Di certo i suoi metodi non sono apprezzabili o tollerabili, ma guardiamo il contesto.
Una persona che non è stata educata al rispetto della vita e, soprattutto, che non ha nessuno che la moderi, perde i freni inibitori e il rispetto. Galaxia si considera “prescelta da Dio” e chi identifica il proprio pensiero con quello divino, non ha più freni inibitori. Lei si considera il giudice supremo, ogni sua scelta è giusta, e tanto sta solo distruggendo della “spazzatura”.
I suoi immensi poteri le appaiono come una prova.

“Chiunque abbia potere è portato a abusarne, egli arriva fin dove non trova limiti” (Montesquieu)

Le cose non vanno come previsto e Sailor Galaxia rischia di morire, ma viene salvata da Usagi. Da quel semplice gesto Galaxia capisce che ciò che cercava era semplicemente l’amore. Il messaggio è che il nostro mondo ha dei difetti, ma merita comunque di essere amato e nostro dovere è agire per migliorarlo.
Ammetto che detto così suoni davvero banale, e l’autrice non si è sforzata di renderlo interessante. La redenzione è praticamente istantanea.

Però possiamo ampliare l’analisi: in una società come quella nipponica, una persona in una posizione di potere allontanerà chi vorrebbe aprirsi. Non sei una figura d’amare, ma da servire. Ugualmente, se mostri dolcezza e generosità finirai con l’apparire vulnerabile, inadatto al ruolo. Il dio diviene quindi una vittima impossibilitata a esprimere se stessa, un “re schiavo”.

A tal proposito, il gioiello di Galaxia ha quattro satelliti (la disposizione è ispirata a quello dell’Usagi delle prime due stagioni). Probabilmente Galaxia risulta essere un’aberrazione di Moon: circondata da fanatici, non d’amici (o meglio, anche Moon viene venerata fino al ridicolo, io cerco d’interpretare il messaggio, che poi l’opera sia approssimativa è un altro discorso), mette se stessa al centro di tutto.

Un’interpretazione dei fan vuole anche che il suo cristallo la uccida nel caso lei ami: anche se mi sembra assurdo che non abbia mai amato nessuno (genitori?) questo spinge ancora di più all’isolamento: il dio si costruisce una gabbia dorata, una prigione che allontani tutti. Per preservare la sua vita deve annullare se stesso e diventare qualcos’altro, ma questo porta a disturbi mentali.

Nonostante la consideri, come personaggio, molto inferiore a quella dell’anime, anche la versione manga offre affascinanti spunti di riflessione, che probabilmente nemmeno l’autrice aveva tenuto in considerazione.

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