Cristoforo Colombo e la realtà storica

Colombo è una figura con cui, bene o male, tutti noi abbiamo avuto a che fare. Presente in molti cartoni animati (come i Flintstones e i Looney Toons) è solitamente raffigurato come un genio incompreso che ha capito che la Terra non è piatta e che si batte contro l’ignoranza e la stupidità.

Crescendo si viene in fretta a sapere che non è così: che la Terra fosse sferica era ben noto già dall’Antichità. Infatti, gli antichi greci erano dei navigatori, e avevano osservato che, quando si raggiunge la terraferma da lontano, si vedono prima i monti e i colli, poi i palazzi più alti e solo infine le case e il porto: se la Terra fosse piatta, si dovrebbe vedere tutto subito, non come se una parte della costa fosse “sotto” la linea dell’orizzonte.

Durante l’Alto Medioevo, tale conoscenza non era affatto andata perduta, ma era stata preservata dal clero negli ambienti monastici. In seguito, con la fondazione delle università nel Basso Medioevo e nel Rinascimento, la nozione della sfericità della Terra divenne comune fra i dotti. Ergo, non è vero che Colombo affermò che la Terra fosse tonda di fronte a un gruppo di “dotti ignoranti terrapiattisti”, come vorrebbe la vulgata.

A dire la verità, Colombo sostenne l’idea che la terra avesse la forma di una pera.

“[…] mi sono indotto a formarmi un’altra idea del mondo, e ho trovato che questo non è rotondo come lo descrivono, ma che abbia la forma di una pera rotondissima in tutto, eccetto però dove è posto il gambo, il qual punto è più elevato, o di una palla molto rotonda in uno dei punti della quale fosse posto un capezzolo di donna, e che questo punto sia il più alto e più vicino al cielo e sia posto sotto la linea equinoziale ed in questo Oceano all’estremità dell’Oriente. […]” (Lettera alle Maestà Reali di Spagna, 1498)

A parte questo bizzarro aneddoto, occorre sapere anche che Colombo non era nemmeno un geniale calcolatore: aveva stimato la distanza da percorrere fra Spagna e Cina attraverso l’Atlantico in circa 3.900 km, quando in realtà è circa sette volte più grande! Se non fosse stato per la presenza delle Americhe, lui e il suo equipaggio sarebbero morti di stenti ben prima di arrivare (o ci sarebbe stato almeno un tentativo di ammutinamento).

Non è chiaro se si sia trattato di un banale errore di conversione di unità di misura o se abbia volontariamente sottostimato la distanza al fine di convincere i re cattolici Ferdinando e Isabella della fattibilità del suo progetto contro l’opinione dei dotti di corte.
In entrambi i casi, la figura di Colombo non ne esce molto bene.

Infine, in base a quanto scrisse egli stesso nei suoi diari e nelle lettere ai sovrani di Spagna, morì convinto di essere sbarcato nelle Indie, nonostante i quattro viaggi che compì.

Non giunse nemmeno nel territorio che divenne gli Stati Uniti, ma nelle isole del Centro America.

Il falso mito su Colombo risale all’Ottocento e fu creato da Washington Irving, un romanziere statunitense che scrisse una “biografia” di Colombo, descrivendolo come un campione della scienza e del progresso contro una comunità di dotti medievali oscurantisti: in sintesi, il modello del buon cittadino americano bianco secondo gli standard ottocenteschi. Questa versione assolutamente mistificatoria della vicenda fu diffusa ai tempi dell’immigrazione italiana in America, in modo da favorire l’accettazione degli immigrati da parte degli statunitensi, visto che Colombo, il “grande eroe scopritore dell’America”, era effettivamente italiano. Per quanto sia triste ammetterlo, questa plateale falsificazione della Storia fu di grande aiuto alla comunità italoamericana, sebbene le discriminazioni e le violenze xenofobe contro i nostri avi continuarono (negli Anni Venti del Novecento gli immigrati italiani venivano disegnati come ratti in “vignette satiriche” di giornali conservatori statunitensi).

Questo già basterebbe a far perdere a Colombo l’alone di grandezza che lo circonda, ma non certo a condannarlo. I problemi veri emergono quando si va effettivamente ad esaminare la sua condotta nelle terre da lui “scoperte”. La prima cosa che pensò Colombo nel vedere i nativi fu a come schiavizzarli. Dette il via a un brutale commercio di schiavi, ridusse in schiavitù le popolazioni, fece violentare numerose donne (facendo piegare anche le più battagliere a suon di torture) e bambine. La sua crudeltà fu tale che venne destituito dalla carica di governatore delle isole.

Sì, avete capito bene: Colombo era un uomo crudele per i criteri della sua epoca!

Qui si potrebbe obiettare che la sua epoca è la stessa di Torquemada, capo dell’Inquisizione spagnola che costringeva alla conversione tramite torture e roghi ebrei e musulmani rimasti in Spagna dopo l’annessione dell’Emirato di Cordoba ai Regni di Castiglia e d’Aragona. Solo che non ci pare ci siano statue in giro che celebrano l’operato del capo inquisitore forse più famoso di tutti i tempi.

Lo storico David Stannard esprime il seguente giudizio sul personaggio di Colombo:

«Sotto molti punti di vista, Colombo non fu altro che un’incarnazione attiva e teatrale della mente e dell’anima europea, e in particolare mediterranea, del suo tempo: un fanatico religioso ossessionato dalla conversione, dalla conquista o dallo sterminio di tutti gli infedeli; un crociato degli ultimi giorni in cerca di fama personale e ricchezza, che si aspettava che il mondo immenso e misterioso che aveva scoperto fosse pieno di razze mostruose che abitavano le foreste selvagge e di gente felice che viveva nell’Eden. Provava anche un’intolleranza e un disprezzo tale per tutto ciò che non appariva e non si comportava come lui, per chi non credeva in ciò che lui credeva, che pensò che fosse accettabile imprigionare, rendere schiavi e uccidere le persone che non erano come lui. Fu la personificazione secolare di ciò che più di mille anni di cultura cristiana avevano creato. A questo punto, il fatto che abbia dato avvio a una campagna di orribili violenze contro i nativi dell’isola di Hispaniola non dovrebbe più sorprendere nessuno. Piuttosto sarebbe sorprendente se “non” avesse inaugurato la carneficina.»

Alla luce di ciò, si può da un lato comprendere la rabbia contro le statue celebrative di questo personaggio, tutte create non prima dell’Ottocento, dall’altro dovrebbe risultare ovvia la necessità di porre fine alla divulgazione di simili falsi miti, contribuendo invece alla diffusione della verità, tramite apposite targhe, per cominciare.

E non venite a dire cose del tipo: e allora Cortez, e allora Carlo Magno, e allora Cesare, e allora Alessandro Magno? Non ci risulta che nessuno di questi personaggi storici venga celebrato con statue erette dopo il diciannovesimo secolo e un giorno di festa con il suo nome (come appunto il “Columbus Day” statunitense), e, soprattutto, su nessuno di questi personaggi è stato costruito e divulgato un tale mito menzognero.

La Storia deve essere conosciuta e le sue mistificazioni vanno corrette e cancellate.

In conclusione, ci terremmo a condividere un ottimo articolo del blog La Fortezza Nascosta scritto lo scorso giugno che analizza molto più in dettaglio la questione delle statue di Colombo e dell’iconoclastia in generale:

https://fortezzanascosta.wordpress.com/2020/06/28/iconoclastia-e-il-rifiuto-di-stare-a-sentire-se-vi-preme-la-storia-smettete-di-usare-argomenti-fuffa/?fbclid=IwAR31mBjSks8w_QsHOcJ5AwycOsmUlY8T3aYKApudAh8vvb5DS2EFH7r7QCI

Se volete approfondire la vostra conoscenza della Storia della scoperta e colonizzazione delle Americhe, vi consigliamo la lettura del classico storiografico “La conquista dell’America. Il problema dell’«altro»” di Tzvetan Todorov.

3 pensieri su “Cristoforo Colombo e la realtà storica

  1. Articolo interessante…Condivido la maggior parte dei concetti che sono stati espressi; aggiungo, tuttavia, che la questione relativa alla gestione delle colonie spagnole da parte di Colombo si interseca, inevitabilmente, con quella dell’attribuzione della carica di governatore di quelle terre che avrebbe dovuto essere ereditaria per la famiglia del navigatore genovese e che la Corona spagnola, con evidente superficialità, aveva concesso allo stesso ammiraglio. Accusarlo di una cattiva gestione delle colonie equivaleva, perciò, a mettere in dubbio il suo titolo e, soprattutto, la possibilità di lasciarlo in eredità ai propri figli. Per il resto, sembra evidente che Colombo, a differenza di altri navigatori a lui successivi, si comportò come un uomo «medioevale», piuttosto che moderno: basti pensare che il suo scopo era ancora quello di procedere a una nuova Crociata per liberare la Terra Santa, grazie alle ricchezze che avrebbe trovato nel lontano Catai…Bisogna riconoscergli, tuttavia, al di là dell’aver o meno acquisito informazioni circa i viaggi compiuti nel Vinland dai Vichinghi quasi 400 anni prima, che Colombo dimostrò un’incredibile perseveranza nel cercare di realizzare il suo obiettivo.

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