Le Perle di Danger – Perla #19: La morale della saga di Danger! Ma anche no…

Per la serie “spariamo una sequela di frasi fatte sperando di sembrare profondi”.

Danger’s Back 2“, capitolo 13.

Questo è il capitolo in cui si conclude la guerra fra i nostri eroi e gli Snipers, in cui il migliore amico di Justin, John, muore tragicamente nella battaglia finale lasciando vedova la povera Carly e orfano il figlio di quattro/cinque mesi (siccome Carly era in ospedale con una pallottola in pancia, i medici per salvare entrambi hanno dovuto per forza tirare fuori il bambino).

Vi ho già detto nella recensione del fatto che nulla di tutto ciò abbia il minimo senso (tra dialoghi che cambiano argomento da una frase all’altra, John che si gettava nella sparatoria pensando “devo tornare da Carly”, e il funerale fatto per John e solo per lui quando nella lotta sono morti almeno dieci altri scagnozzi…).

Non mi sono però soffermato sulla chiosa finale, in cui la voce narrante vuole lasciarci una morale.
Qualunque essa sia.

Hate.
It was a strong word, one we used often.
It can consume us, pull us down under until we’re soffucating beneath the weight of the world and our emotions combined.

L’odio è (anzi, era. Il perchè di quel “was” ancora non l’ho capito) una parola forte, che usiamo spesso e che ci può consumare.

Okay, magari l’autrice vuole insegnarci che la vendetta non porta da nessuna parte se non alla morte. D’altronde John è morto proprio perchè ha scelto di vendicarsi dei nemici anzichè starsene al sicuro al fianco della moglie…

Life isn’t fair, it never was.
Not everything is handed on a silver platter and we fight back at the universe for the card we have been dealt with.

La vita non è giusta, niente ci viene servito su un piatto d’argento e ogni giorno cerchiamo di sovvertire il destino (“the card we have been dealt with” sarebbe la carta che ci viene messa nel mazzo giocando a poker e non ci è possibile cambiarla).

Mi dite cosa c’entra? Per tutta la storia i personaggi non fanno che piangersi addosso su quanto la loro vita sia ingiusta e blablabla, però sono stati loro a scegliere di diventare criminali! Loro sono entrati nel giro, e sempre loro ne potevano uscire costituendosi!

Why me?
Why us?
Why this?
Why now?

E “Why is Gamora?”, non ce lo mettiamo?

It was easy to hate something, to blame your failures on others instead of taking the blame for it ourselves.

È facile odiare qualcosa e dare la colpa ad altri anziché a noi stessi. Ah, ma allora la morale ci dice proprio di dover imparare a prenderci la nostra dose di colpe! Mi sbagliavo! …

We all make mistakes; some that teach us, some we can’t take back, and some that change us forever.

… no aspetta, mi rimangio tutto. E mo’ che vuol dire “tutti facciamo degli errori, alcuni ci aiutano, altri ci cambiano eccetera”?

Qui i personaggi sono entrati in un giro criminale! Hanno trafficato droga e ucciso come se niente fosse! Questi non sono “errori”, questi modi in cui mandare a puttane la vita!

Sometimes we hate ourselves in the process of life, of figuring things out. We blame ourselves when things don’t go our way.

Ti vuoi decidere, cazzo! Prima dici “è più facile dare la colpa agli altri anzichè a noi stessi”, e adesso dici l’esatto contrario! Qundi, ce la dobbiamo prendere la colpa sì o no?

Sometimes we have to lose in order to gain.

Qualche volta dobbiamo rimetterci se vogliamo ottenere qualcosa.” Sì, okay, ma che c’entra?

If there was anything that John had taught them, it was that no one was invincible. We all fall down sometimes.

Se c’era una cosa che John gli aveva insegnato [A chi? Ai suoi amici? Allora specificalo!] era che nessuno era invincibile. Tutti noi cadiamo qualche volta.

Ma come “qualche volta”?! John è morto, MORTO! Al massimo può averci insegnato che in una sparatoria è sempre bene avere un giubbotto antiproiettile!

But it only counts when we pull orselves back up again.

Ma vale solo se ci rialziamo di nuovo.

Ah, quindi tutta la manfrina sull’odiare gli altri, noi stessi, l’universo… solo per insegnarci che nessuno è perfetto e che non dobbiamo demoralizzarci quando falliamo?

Il delirio si conclude con la frase:

He would have wanted that.

Lui [John] l’avrebbe voluto.

Il che, presumo, voglia dire “se fosse qui, John vorrebbe che noi tutti vivessimo felici senza deprimerci per la sua morte”. Però, siccome il complemento oggetto è sottinteso, io potrei anche interpretare la frase come “eh, anche John avrebbe voluto poter rialzarsi dopo essere caduto a terra morto stecchito!”.

… oh Gesù d’amore acceso, ma come si fa a scrivere così male?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...