Divertirsi da morire

Opera di Neil Postman, tratta del discorso pubblico nell’era dello spettacolo, ma anche di come i media influenzano la società. Nelle sue analisi, facendo riferimento a Huxley (che ipotizzò l’avvento di una dittatura, contrapposta a quella più celebre di Orwell, in cui non era necessario schiavizzare la gente con la forza, ma col divertimento) analizza in modo effettivo ma spietato la società.
Ecco alcuni degli argomenti principali:

  • una volta i dibattiti politici duravano ore, si parlava a turni e si dava modo ai candidati di ribattere e spiegarsi, la gente ascoltava molto e le erano concesse delle pause per poter seguire i discorsi e farsi delle idee degne di nota, potevano anche fare domande; ora il politico è un personaggio dello spettacolo, tendente a farsi vedere nei modi più disparati, invade i mezzi d’informazione e si fa ritrarre, non di rado, come uomo di popolo, per far passare l’idea che lui in fondo è come noi;
  • i media oggi sono diversi, si dà pochissimo spazio alla scrittura, alla stampa, è tutto un susseguirsi d’immagini su cui non hai tempo di riflettere, le notizie ai giornali durano pochissimo, e ciò porta a confusione e a pettegolezzi, più che a dibattiti;
  • la gente s’impigrisce, non si documenta nemmeno un po’, la storia viene dimenticata non perché i libri vengono bruciati o revisionati, ma perché nessuno si prende la briga di aprirli.

Tutto ciò è in gran parte confermato dalla nostra esperienza quotidiana (specialmente su Internet). Basta pensare alla politica di oggi e a come certi personaggi pubblici (soprattutto quelli rivolti a un pubblico giovanile, come alcuni YouTuber – ogni riferimento a Logan Paul è voluto) presentino come modello ideale individui ignoranti, volgari e offensivi spacciandoli per trasgressivi che spezzano presunte catene della società. Possiamo citare anche Lui è tornato, splendido film satirico in cui Hitler ritorna in vita misteriosamente e riesce a diventare una celebrità in tutto il mondo, presentandoci una figura ben diversa da quella a cui siamo abituati… ma solo perché il contesto è diverso: per “conquistare il mondo” non servono le armi, ma lo spettacolo. Il finale è inquietante: una produttrice televisiva seduta affianco al dittatore risorto afferma che i giovani sono stufi di ripetere a scuola sempre gli stessi discorsi. Nazismo? Ma lasciamolo perdere!

Come potete vedere tutto questo era stato previsto dal libro che ho citato… libro che è stato pubblicato nel 1985 e si parlava solo della televisione. Huxley, che a sua volta aveva preconizzato ciò che il libro analizza, era morto una ventina di anni prima.

Concludo con una citazione:

“In definitiva, [Huxley] aveva cercato di dirci che quello che affliggeva la gente del Mondo nuovo non era ridere anziché pensare, ma non sapere per che cosa ridessero e perché avessero cessato di pensare.”

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