Kelsey: il male senza ragione

Nelle ficcine, le Hope sono entità molto variegate: a volte sono buone buone, altre delle stronze siderali, delle ipocrite e/o delle rintronate.

Una si distingue dalla massa: Kelsey di “Danger“, che, è, potenzialmente, l’unica Hope veramente malvagia. Non stronza e basta. Siamo a livelli di malvagità decisamente superiori a quelli di Azula e paragonabili a quelli di Joffrey, ma a differenza di costui Kelsey non ha motivi di essere così malvagia e instabile.

Kelsey è affetta da evidenti problemi mentali, che la renderebbero un interessante oggetto di studi: è convinta di vivere con genitori abusivi e preferisce scappare con un assassino piuttosto che affrontarli, convinta che “la uccideranno, e non per scherzo”. Al lettore viene quindi da immaginarsi delle orribili violenze domestiche, sia fisiche che psicologiche. Al limite si può pensare che abbia subito abusi meno gravi di quel che dichiara, ma che sia comunque stata traumatizzata e ingigantisca per esprimere la sua sofferenza.
Eppure i genitori che vediamo nel seguito della vicenda sono due persone amorevoli e protettive, che al massimo la mettono in castigo, lasciandole il cellulare, dopo che ha marinata la scuola per giorni ed è tornata a notte fonda. A me pare una punizione alquanto moderata.

Kelsey è palesemente ibristofila, visto che prova attrazione nei confronti del pericoloso criminale, giustificando ogni suo gesto. La sua fissa è paragonabile a quella di Misa per Light, solo che Misa ha il trauma della morte dei genitori (che Light ha, involontariamente, vendicato), Kelsey no. Emblematica la frase “tu [ovvero, Justin/Danger] uccidi per un motivo”, per poi aggiungere che è giustificato. Sì, per lei uccidere chi ti fa un torto va bene, perché c’è un movente, e omicidio con movente non è reato. E gli altri criminali? Loro lo fanno perché sì, quindi non hanno giustificazioni.

Kelsey è ipocrita: ad esempio, urla a gran voce che la vendetta è sbagliata quando è con le spalle al muro, ma appena ha il coltello dalla parte del manico cambia idea. C’è poi un punto della saga dove letteralmente pare che l’autrice abbia copia incollato i dialoghi che prima aveva condannato: quando era Kelsey a fare certe affermazioni, aveva ragione; in seguito è l’amica Carly a farle, dunque ha torto.

A proposito di Carly, Kelsey è anche altamente manipolatrice e ha una relazione abusiva con costei, la sua unica “amica”. (Mia interpretazione: Kelsey ha una sola amica perché tutte le altre, vedendo la sua cattiveria, se la sono data a gambe!)
Carly è palese vittima, spesso denigrata, umiliata, minacciata e trattata come un oggetto che deve solo servire Kelsey. Nei seguiti di “Danger” verrà fuori che Carly era anche vittima della madre abusiva, che fin da bambina la chiudeva a chiave nell’armadio mentre faceva sesso con altri uomini. Questo ha chiaramente spezzato l’animo di Carly, rendendola facile alla manipolazione da parte di Kelsey.

“Se sei mia amica dovresti sostenermi SEMPRE.”

Questo abuso è reso ancora più inquietante dal fatto che c’è un intero arco narrativo in cui Carly pare uscire dalla relazione abusiva grazie a una persona esterna, ma, a caso e solo per dare ragione a Kelsey, tal amica esterna si rivela una criminale che attira Carly in trappola.

“Aveva creduto di potersi fidare di qualcuno che non era Kelsey.”

Strano, mi ricorda qualcuno… ah, giusto! Frollo della Disney!

“Se vuoi che io Io ti protegga, di me soltanto d’ora in poi dovrai fidarti!” intona il perfido giudice per manipolare Quasimodo, sottolineando quanto il mondo sia crudele e quanto lui sia deforme e brutto.

Questo è il principio dell’abuso: far credere alla vittima che senza il suo carnefice non è niente.

Ma c’è altro! Kelsey è convinta di essere nel giusto e di essere una brava persona! Lo dice testualmente!

Non è nemmeno intelligente, dato che le sue argomentazioni hanno senso solo perché ha dei criminali armati alle spalle. Il che, a dirla tutta è una pratica usata dai prepotenti e dai bulli: dire qualcosa che non ha il minimo senso e presentarlo come vero, mentre i complici danno loro ragione. La vittima insicura tenderà a credersi troppo stupida per capire.

A tutto ciò va aggiunto il fatto che “Danger” pare essere costruita con più attenzione, rispetto a molte ficcine. Lo stile è pessimo, ma si vede che l’autrice cerca di essere elegante, scadendo però nella prolissità e descrivendo ogni gesto dei personaggi, oppure inserendo complicati giri di parole per non dire nulla. Gli errori di battitura sono piuttosto rari, a dimostrazione che il testo è stato controllato più volte. Nei vari seguiti è lo stesso.

Non si tratta quindi di una fanfiction scritta di getto e senza riletture. E tuttavia la narrazione vuole chiaramente presentarci Kelsey come un personaggio positivo (per tacere poi delle apologie degli omicidi di Justin).

Kelsey e Justin sono evidenti storpiature di vecchi modelli: l’eroico ribelle che si oppone a prepotenti e tiranni, il cattivo ragazzo di strada che sputa contro una società corrotta e ipocrita, la fiera nobildonna che si ribella alle imposizioni che vogliono annullarla… Kelsey e Justin si appropriano di questi archetipi, dimenticandosi però di contestualizzarli e mutandoli in aberrazioni, perché sono incapaci di accettare di non essere il centro dell’Universo e vedono qualsiasi reazione ai loro abusi come una limitazione della loro libertà.

fanwriter91


P.S.: Concludo col significato del nome!

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