Show and tell

Una regola semplice di per sé, ma cosa significa veramente?

Farò una serie di esempi.

Un cliché che non di rado ho trovato è che, in molte fanfiction scadenti e young adult per un pubblico femminile, viene detto che la protagonista “legge molto“, che è “piena di libri” al punto che “vive in una biblioteca”, e così via, al fine di presentarcela come intelligente e acculturata. Una vera good girl.

Come facciamo a riconoscere una persona che legge molto?

Pensateci, poi andate avanti.

In primo luogo, ha, o almeno dovrebbe avere, una mente lesta e reattiva, ma soprattutto è, o dovrebbe essere, capace di disquisire di vari argomenti.

Se mi dici che costei, o costui, ha una vastissima cultura, allora avrà diverse passioni a essa collegate: storia, geografia, letteratura, e così via.

Inoltre, da una persona acculturata nei più disparati campi ci si aspetterebbe un linguaggio almeno vagamente forbito.

Se invece scrivi “mi spiegò il tutto col suo lessico altisonante”, non stai dicendo niente.

Fate anche attenzione a una cosa: dire “legge Shakespeare” (cosa che ho visto) non rende il personaggio intelligente. Se dite che legge quelle opere e fate due citazioni, ma il personaggio si comporta in modo stupido, darete solo l’impressione di un personaggio sciocco che si vanta di aver letto autori famosi per apparire intelligente, ottenendo quindi l’effetto contrario.

Passiamo a un’altra parte importante di questa regola, relativa alle interazioni e agli stati d’animo.

Se voi scrivete “tizio è arrabbiato”, state dicendo ben poco.

Come si manifesterebbe la rabbia in qualcuno che sta per esplodere? Accelerazione del respiro, sudorazione, rigidità muscolare e tanto altro.

È meglio descrivere le sue espressioni: nel caso serva, ci sono pagine specializzate che elencano i vari segni, perfino la posizione delle ciglia è utile.

Un altro esempio: immaginatevi che un genitore abbia un figlio degenere, e, prima di fargli la ramanzina, il genitore poggi le mani sul tavolo e le congiunga. Questo è un segno di frustrazione: nel fornire questa descrizione, voi non dite cosa prova il personaggio, ma lasciate che sia la gestualità a parlare.

Aggiungiamo l’estetica: se scriviamo che un uomo è bello, ciò vorrà dire qualcosa fino a un certo punto. Anche qui non dobbiamo descrivere ogni comparsa, ma, se un personaggio importante è bello, dovremmo descrivere cosa lo rende tale, che sensazioni suscita, e così via.

Ovviamente, se voi doveste esporre tutti questi dettagli ogni volta, scrivereste un libro più lungo del Signore degli Anelli. Se qualche volta vorrete solo dire le emozioni, nessuno se la prenderà. Magari cercate di cominciare mostrando, e solo in seguito limitatevi qualche volta a dire, così tutti vedranno che conoscete queste regole.

Perché non dovete mostrare sempre, ma ricordate che ciò che dite deve coincidere con ciò che viene mostrato.

Se una/o dovesse dire “mia madre mi odia” e vediamo questa dolce e amorevole, rimarremmo un po’ perplessi.

Anche qui però c’è un trucco: potreste usare questo sistema per far capire che il personaggio ha una visione distorta della realtà; tuttavia non è facilissimo e dovrete affrontare questo problema, in modo da non essere fraintesi.

La regola si espande anche all’ambiente circostante: possiamo sbrigativamente dire che fa caldo, ma ciò risulterà più chiaro se ci dite che il personaggio ha la maglietta a mezze maniche inzuppata di sudore. O ancora, se volete coinvolgere i cinque sensi dite che nell’aria c’è la puzza di sudore, che le mani sono bagnate…

Oppure: supponiamo che il personaggio debba superare un esame pratico, tipo cucinare qualcosa. Vorreste davvero descrivere la procedura passo passo? Spiegare in che modo sminuzza le erbe, a che temperatura mette il fuoco, in che modo si mette i guanti? Si sfocerebbe in fretta nell’infodump. La quantità “giusta” d’informazioni da dare non esiste, perché ogni lettore è a sé. Il consiglio che vi do è di esporre solo le informazioni basilari, tanto per capire di cosa si tratta. Focalizzatevi più sulle emozioni del personaggio (cosa prova, perché lo sta facendo, perché gli piace…)

Allarghiamo a un’altra categoria di esempi: vaghezza e precisione.

Così come forte e debole hanno senso solo se rapportati a qualcosa, anche “numerosi”, “grande e piccolo” hanno senso solo se contestualizzati.

Usiamo i numeri degli eserciti:

  • nel Signore degli Anelli, un esercito di diecimila uomini era qualcosa d’impressionante;
  • secondo il mio libro di storia delle medie, Alessandro Magno partì per la Persia alla testa di un “piccolo esercito di trentacinquemila uomini”;
  • al contrario, Dario III rispose con “un potente esercito di centomila uomini”;
  • sempre secondo questo libro, a Waterloo, Napoleone aveva “solo centoventimila soldati”.

Come potete vedere, ciò che sarebbe stato spaventoso per un contesto risulta ridicolo per un altro.

Lo stesso vale per le altezze: secondo Wikipedia, un uomo medio del Vietnam è alto 162 cm, un greco 180.

Ora vi chiedo: immaginate di leggere che in una scena appaiono “alcuni uomini”. Quanti sarebbero?

Non potete saperlo: in tal contesto “alcuni” può portare a disorientamento, tuttavia può risultare perfetto in scene in chiave horror/poliziesco.

Se il protagonista è perso in un bosco e sa che sulle sue tracce ci sono “alcuni uomini”, dopo averne uccisi tre ed essere stato gravemente ferito, il lettore potrebbe provare angoscia: li ha uccisi tutti? E se no, quanti ne sono rimasti?


Concludo dicendovi che il tell è stato usato anche da autori capaci: citerò George Martin perché estremamente famoso. Nel secondo capitolo del Trono di Spade, pagina 27, viene detto che è insolito che Jon Snow si rivolga a Ned come “lord Stark”. Per poterci mostrare che lo è davvero, avremmo dovuto mettere diverse scene, ambientate in tempi diversi, in cui Jon è più confidenziale. Una cosa del genere avrebbe richiesto tipo cinque capitoli in più, ma sarebbe stato una perdita di tempo, per quello che in fondo è dettaglio (che serve invece a mostrarci il rapporto che ha Jon con Eddard Stark).

fanwriter91

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