Una recensione a lungo attesa

[Copertina di Shade Owl.]

Ebbene, alfine eccoci.

Dopo molte più o meno velate allusioni all’astio e alla delusione che provo nei confronti di questa saga cinematografica, finalmente sono qui a parlare dei tre film tratti da Lo Hobbit, regia di Peter Jackson: Un Viaggio Inaspettato (2012), La Desolazione di Smaug (2013) e La Battaglia delle Cinque Armate (2014).

Caspita, sono già passati quasi dieci anni dall’uscita del primo film: la procrastinazione sta diventando un problema!

Ovviamente, un sacco di critici cinematografici ne hanno parlato prima di me, moltissimi di loro con più competenze di quante io possa vantare: quindi, non pretendo di esprimere opinioni del tutto originali o complesse. Parlerò semplicemente dei miei sentimenti nei confronti di questi film.

Se volete recensioni migliori e decisamente più approfondite, vi consiglio di vedere assolutamente i due più uno video di Lindsay Ellis e quelli del canale Just Write su YouTube.

Tra l’altro, la Ellis nel terzo video racconta di come la Warner Bros abbia di fatto ricattato il governo della Nuova Zelanda, costringendolo a non garantire diritti sindacali ai lavoratori nell’industria del cinema, sotto la minaccia di portare la produzione da qualche altra parte.

E meno male che il tema chiave di questi film era l’avidità…

Inoltre, vi consiglio i video parodici dei canali YouTube How It Should Have Ended e Honest Trailers.


Dunque, da dove cominciare, come direbbe Bilbo?

Direi che sia il caso di iniziare dal principio.

“Tre Anelli ai re degli Elfi, sotto il cielo che risplende,

Sette ai principi dei Nani, nelle lor rocche di pietra,

Nove agli Uomini mortali, che la triste morte attende,

Uno per l’Oscuro sire, chiuso nella reggia tetra,

nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende.

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,

un Anello per ghermirli, e nel buio incatenarli,

nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende.”

Adoro Il Signore degli Anelli e l’universo di Arda creato dall’immaginazione di J. R. R. Tolkien.

Non fu però Lo Hobbit il primo libro fantasy che lessi, e neanche La Compagnia dell’Anello: durante la mia infanzia Harry Potter era terribilmente di moda, e con quei libri che mi avvicinai al genere. Forse fu anche un bene, dato che era di certo più facile immedesimarsi in un ragazzino di pochi anni più grande che in un Hobbit di mezz’età.

Scoprii Il Signore degli Anelli quando andavo alle scuole medie: furono mia zia e la sorella di un’amica di mia sorella a parlarmene, più o meno nello stesso periodo, ovvero tra l’uscita del primo e del secondo film di Jackson.

Comunque, non vidi quei due film al cinema, dato che mi ci volle un po’ per iniziare a leggere e amare quei libri.

Di ciò, fu complice anche il fatto che mia zia non era una persona molto degna di fiducia, quanto a opinioni letterarie-filosofiche-religiose-politiche, dal momento che era estremamente superstiziosa e nemica del pensiero razionale. Già da bambino adoravo la matematica e la scienza, o almeno quella infinitesima parte che ne avevo vista, e l’educazione laica di mia madre mi aveva messo in guardia nei confronti dei dogmi e delle superstizioni.

E allora come mai mi piaceva tanto Harry Potter? Perché ero un bambino, dai!

Inoltre, perché è perfettamente possibile essere razionali e avere immaginazione, no?

In ogni caso, quando mia zia mi parlò della storia della Compagnia dell’Anello, non ne rimasi particolarmente colpito, complice il fatto che di solito diceva grandi sciocchezze riguardo pietre che dovrebbero aumentare le capacità intellettive o sui segni zodiacali.

Poi però, quando me ne parlò una ragazza di un anno più grande di me… Eh, ero tanto ingenuo e timido, ed era difficile parlare con le ragazze (sarebbe rimasta un’ardua impresa per qualche anno ancora).

Tra l’altro, lei si chiamava Silvia: il nome di Leopardi già mi era noto, e, seppur non capissi fino in fondo il senso delle sue poesie nel sussidiario, questo nome femminile assumeva un significato profondo, archetipale, un po’ come Beatrice e Laura.

E quindi, cominciai a leggere La Compagnia dell’Anello, libro prestatomi dalla zia, tutta contenta di avermi persuaso, per come la vedeva lei.

Se vi interessa, posso dirvi che con Silvia non vi furono altri sviluppi: ero troppo timido e chiuso per farmi avanti, mentre lei era più grande e aveva altre compagnie.

In ogni caso, il libro fu una lettura assai più ostica di Harry Potter, ovviamente. Non posso dire che fui in grado di apprezzare tutti i dettagli delle descrizioni o la bellezza delle canzoni inventate da Tolkien. Fui però profondamente affascinato dalla storia, e lo lessi molto rapidamente, passando quindi agli altri due volumi.

Dovrei anche menzionare la reazione materna a riguardo: ovviamente, non mi proibì nulla, però non mancò di sottolineare quanto non le piacesse il fantasy in generale. Tra l’altro, mi disse anche di come, negli anni Settanta, i neofascisti del MSI (Movimento Sociale Italiano) organizzassero dei “campi Hobbit” per i più giovani. La cosa mi turbò, ma già allora sapevo che erano loro a non aver capito niente del Signore degli Anelli: una storia dove personaggi di razze diverse collaborano per vincere il Male, rappresentato da individui (Sauron e Saruman) che vogliono rendere tutti gli esseri viventi loro schiavi e dominare il mondo. Un racconto dove non sono gli Uomini dell’Ovest, potenti guerrieri, a vincere, ma due piccoli Hobbit, creature del tutto pacifiche. Anche senza sapere del personale disprezzo di Tolkien nei confronti dei dittatori suoi contemporanei, mi pareva che una delle morali della storia fosse chiara. Questa, e la componente ambientalista: non a caso, Sam e la sua famiglia sono giardinieri.

Insomma, quando uscì il terzo film al cinema, mio babbo portò me e mia sorella a vederlo: fu spettacolare. Certo, non era del tutto fedele al libro, lo sapevo, ma ero troppo piccolo per muovere critiche, di fronte alla grandiosità dell’opera.

In seguito, mi feci regalare dai miei anche Lo Hobbit, Il Silmarillion, Lo Hobbit a fumetti e I Racconti Ritrovati (quest’ultimo in realtà è difficilissimo da leggere, essendo più che altro un’opera di ricerca bibliografica sugli appunti di Tolkien scritta dal figlio Christopher). Poi ricevetti in regalo anche I Figli di Hurin, sebbene, essendo già cresciuto, sapessi che si trattava di un’operazione un po’ commerciale, dato che il racconto era già presente nel Silmarillion.

Divorai Lo Hobbit in una decina di giorni, mentre avrei dovuto leggere I fratelli Karamazov e Cent’anni di solitudine come compito per il liceo. Lessi comunque anche questi altri due libri durante le vacanze di Natale, ma ci misi di più per amarli quanto meritavano, complice il fatto che li sentivo come una costrizione. Pensate che osai lamentarmi del fatto che I fratelli Karamazov non avevano un reale finale, a mio dire: un’idea molto stupida, già.

Tornando a parlare della storia di Bilbo, ovviamente mi resi conto di quanto quel libro fosse più semplice e fiabesco rispetto al Signore degli Anelli: a ripensarci, sarebbe stato meglio leggerli nell’ordine inverso. Poco importa: rilessi Il Signore degli Anelli, o solo alcune sue parti, molte volte negli anni successivi.

Insomma, quando avevo quindici anni ero proprio un grande fan dell’opera di Tolkien, della sua trasposizione cinematografica, e, naturalmente, dei giochi per il computer a essa ispirati: anzi, il primo gioco per computer che mi regalarono fu proprio quello sul Ritorno del Re, e ci giocai fino alla nausea.

La passione mai sopita rimase latente anche quando cominciai a leggere testi di storia e filosofia e opere divulgative di matematica.

E arriviamo quindi al primo film dello Hobbit, che uscì quando ormai stavo frequentando l’università.

Ammetto di aver avuto sentimenti contrastanti a riguardo: da un lato, pensavo che Jackson volesse mettersi da parte una pensione da far invidia al tesoro di Thròr, dall’altro, ero super eccitato all’idea.

D’altra parte, non nego di aver desiderato un altro film sulle opere di Tolkien: dopo aver scoperto i film di animazione prodotti da Ralph Bakshi e Rankin/Bass (in particolare, anche quello basato sullo Hobbit), avevo infatti cercato e visto due film indipendenti prodotti da alcuni fan, ovvero, La Caccia a Gollum (che narra di come Aragorn abbia catturato Gollum per consegnarlo agli Elfi di Bosco Atro sotto richiesta di Gandalf) e Born of Hope (che racconta la storia dei genitori di Aragorn, fino alla nascita dell’erede). Non erano certo capolavori, ma ci avevo visto molta passione, e li consiglio agli appassionati.

Un altro film del genere che scoprii in seguito è Il Corno di Gondor.

Quindi, andai a vedere Un viaggio inaspettato al cinema con una compagna di corso che mi aveva dato il due di picche prima ancora che ci provassi: sì, fu un po’ umiliante, ma ero anche un po’ solo.

Per dovere di cronaca, ho conosciuto Sonja mesi dopo l’uscita dell’ultimo film dello Hobbit, quindi stiamo parlando delle mie avventure nell’era precedente.

Ma torniamo a parlare del film, continuo a divagare.

Mi piacque. Certo, non ero decisamente più un ragazzino, quindi i tanti cambiamenti rispetto all’opera originaria mi irritarono, così come alcuni momenti un po’ forzati, ma nel complesso ne avevo un’opinione positiva. Infatti, pensavo che tutte quelle nuove sottotrame avrebbero portato a qualcosa di nuovo, originale e interessante, e l’idea non mi dispiaceva.

Siamo onesti, anche nella prima trilogia c’erano stati cambiamenti significativi rispetto ai libri.

Ad esempio, nel film della Compagnia dell’Anello, Frodo lascia la sua casa assieme a Sam subito, appena Gandalf ritorna a trovarlo dopo aver scoperto la vera storia dell’Anello. Nei libri, invece, Gandalf lo esorta a partire, ma senza dare nell’occhio; quindi Frodo, che comunque è restio ad abbandonare la Contea, fa tutto con calma, vende la casa ai Sackville-Baggins, aspetta il suo compleanno prima di partire davvero, va a Crifosso assieme a Sam e Pipino, e succedono tante altre cose: ma io non mi lamento per il fatto che tutto ciò non sia nel film, perché mi rendo perfettamente conto del fatto che qualcosa andava tagliato e che, nella fattispecie, questi eventi avrebbero rallentato il ritmo. Invece, la parte in cui gli Hobbit sono braccati dai Cavalieri Neri è assolutamente adrenalinica e inquietante.

E ancora, non compaiono Tom Bombadil, Dama Baccador, la Vecchia Foresta e Tumulilande, e si passa subito a Brea. Per quale ragione?

Fondamentalmente, perché quei personaggi e quei luoghi non appariranno più nel resto dell’opera, se non in qualche menzione, e quindi, da un punto di vista cinematografico, sono parti che si possono tagliare: certo, aggiungono moltissimo mistero al mondo della Terra di Mezzo, specie per quel che riguarda la figura di Bombadil, ma in un film rischiano di rallentare la narrazione.

Inoltre, e lo dico ora, ma dovrò ripeterlo, i film tratti dai libri sono degli adattamenti, non delle copie. Il libro non è un copione, e non deve esserlo (si veda quella schifezza di Harry Potter e la maledizione dell’erede), e allo stesso modo un film non può sostituire tutta la potenza descrittiva e immaginifica della letteratura.

Inoltre, i registi e gli sceneggiatori sono dei creativi: pretendere da loro che si limitino a copiare un’opera senza reinterpretarla significa tarpare loro le ali, ed è senza dubbio sbagliato.

Per fare un esempio, The Shining di Stanley Kubrik è un capolavoro della cinematografia, ma non è affatto fedele al libro di Stephen King, mentre la serie tv fedele al libro (la cui sceneggiatura venne scritta dallo stesso King) non è decisamente allo stesso livello.

Va bene, ho fatto un esempio citando uno dei migliori registi della Storia, ma era per farvi capire il punto della questione: ora e in seguito non criticherò mai una modifica o un’innovazione solo in quanto tali, ma perché hanno poco senso nel contesto dei film o portano a nulla o poco più.

Quindi, nel primo film dello Hobbit venivano poste le basi per una serie di trame e sottotrame che erano potenzialmente assai intriganti: il personaggio Radagast il Bruno, il Negromante a Dol Guldur, e cosa avrebbe fatto il Bianco Consiglio a riguardo, il conflitto fra Thorin e Azòg, e la scarsa simpatia di Thorin nei confronti degli Elfi, per fare solo alcuni esempi.

Certo, già nel primo film ci si accorge che Thorin, Fili e Kili sono quelli che sembrano meno nanici degli altri Nani: il primo sembra Viggo Mortensen (l’attore che ha interpretato Aragorn nel Signore degli Anelli), ma più basso, gli altri due sembrano dei ragazzi belli con un po’ di barba.

Nel libro Thorin ha novant’anni e una lunga barba bianca, e i suoi due nipoti sono descritti a malapena e hanno un ruolo molto marginale nella storia: Balin ha più battute di loro, ad esempio.

Tuttavia, queste modifiche ci possono stare: anche lo stesso Aragorn sarebbe dovuto sembrare più vecchio di Viggo Mortensen, ad esempio.

Questi sono adattamenti comprensibili: sì, è ovvio che sono stati anche (e soprattutto) fatti per rendere i tre nani principali “appetibili” al pubblico, ma non starò certo a invocare il fuoco del Balrog per questo.

Almeno, lo farò se e quando dovrò recensire eventuali storie orride con il personaggio di Thorin-giovane-figo in situazioni improponibili.

E non vi sto invitando a mandarmi segnalazioni a riguardo, assolutamente no: come potete anche solo pensare una cosa del genere?

[Meme sempre del mitico Shade Owl.]

Dicevamo, visto che questi tre sono gli unici Nani della compagnia che alla fine del libro muoiono, ha senso cercare di far sì che il pubblico si affezioni a loro, seppure in questo modo più superficiale (e al prezzo di un sacco di fic romantiche). Peccato che i film falliscano anche in questo, ma ci arriveremo.

In ogni caso, del primo film ho adorato e continuo ad adorare la scena iniziale di Gandalf che va a trovare Bilbo, la cena assieme ai Nani e allo Stregone, lo scontro con i Troll e, soprattutto, l’incontro fra Bilbo e Gollum.

Santa Luthien, quella scena è così ben fatta che vale da sola tutto il film!

Non ci sono stupidaggini, il copione è fedele al libro, ma non pedissequo, con alcune aggiunte azzeccate, e la gara degli indovinelli è semplicemente perfetta!

Purtroppo, questo è anche uno degli indizi del grande problema di questi film: si affidano troppo alla nostalgia. È palese il desiderio di fare più citazioni possibili e richiami al Signore degli Anelli, mentre, al contrario, questa nuova trilogia non riesce a creare una sua propria forma di fascino.

Tuttavia, con il primo film sembrava che ci fossero davvero dei buoni presupposti.

Certo, magari non si sarebbe raggiunto lo stesso livello di epicità della precedente trilogia, ma ciò non sarebbe stato un problema: Lo Hobbit è un libro per bambini!

Poi uscì il secondo film, e le mie speranze appassirono, come gli ultimi fiori sull’Albero Bianco.

Andai a vederlo con alcune amiche, ex compagne di liceo. Per dovere di cronaca devo dire di aver lungamente e invano corteggiato una di loro negli anni passati, ma a quel punto eravamo ormai amici.

Voglio citare commento di costei all’uscita dal cinema, perché credo sia una sintesi calzante:

– Peter Jackson ha ricevuto troppi soldi, e ha fatto un pasticcio.-

La Desolazione di Smaug… è veramente desolante.

(Ho messo questo video per la gioia fanwriter91.)

Non fraintendetemi, è indubbiamente uno spettacolo dal punto di vista degli effetti speciali, ad esempio. Ma ci sono dei momenti che sembrano usciti da una fyccina!

O da una delle parodie che scrivevo quando avevo quindici anni, fate voi.

Andiamo però con ordine, perché non è davvero tutto da buttar via: c’è un punto di non ritorno, ma prima le cose non vanno male.

Tolto il flashback iniziale, che è figo, d’accordo, ma non serve a un tubo per la narrazione, la parte di Beorn è fatta molto bene. Il personaggio è introdotto con sapienza e cura per i dettagli, e l’atmosfera è pure vagamente gotica, più di quanto non fosse nel libro.

Lo spettatore quindi comincia a immaginare in che modo Beorn poi tornerà nel terzo film…

Porco Morgoth, quella scena!

Tornando al secondo film, segue poi la scena dove i Nani e lo Hobbit prendono il sentiero dentro Bosco Atro senza Gandalf.

L’unico dettaglio che mi ha fatto storcere il naso è stato la traduzione italiana davvero pietosa di una battuta di Bilbo:

-Questa foresta sembra malata. Come se una malattia l’avesse colpita.-

Ma va’?! Se pare malata è perché forse ha una malattia!

Che Capitan Ovvio!

In ogni caso, il senso del mistero che avvolge la foresta e lo stordimento dei Nani e dello Hobbit sono resi molto bene, a mio parere. E pure i ragni mi piacciono parecchio, così come le scene della cattura dei Nani e in generale le parti di Bilbo dentro Bosco Atro.

Ma poi…

Arrivano!

No, gli Elfi!

E con loro c’è la citazione del Signore degli Anelli, Legolas l’Invincibile, e la peggior Mary Sue che io avessi mai visto o letto in un prodotto ad alto budget fino ad allora, ovvero Tauriel!

Tan tan taaan!!

Da qui in poi, la storia naufraga miseramente, gravata da troppe sottotrame inutili e non risolte, e lo spettatore che si è scordato di spegnere il cervello comincia a soffrire.

Non è un’iperbole: alla storia semplice e lineare dello Hobbit viene aggiunto un inutile triangolo amoroso fra l’Elfa Sue, il Nano più hot e Orlando Bloom, il quale si porta appresso pure un conflitto poco chiaro con il padre Thranduil (reso più antipatico e razzista senza una ragione), e tutto ciò porta a scene su scene che, oltre a non esistere nel libro originario, sono appena decenti nel migliore dei casi, e ridicole nel peggiore.

C’è stata molta speculazione circa il fatto che il ruolo di Tauriel sia stato ampliato (o proprio creato) solo al fine di allungare il secondo e il terzo film, di modo da produrre appunto due film, e non solo un secondo capitolo, come era il progetto originario di Guillermo del Toro.

Di questo ha parlato ad esempio Lindsay Ellis, e non mi addentrerò oltre in quella discussione.

Per me resta il fatto che questa aggiunta appesantisce inutilmente La Desolazione di Smaug, e durante la prima visione mi fece apprezzare per contrasto ogni momento in cui Bilbo tornava protagonista della sua stessa storia (sapete, sarebbe lui Lo Hobbit).

Nelle visioni successive la sensazione non è cambiata, ma è aumentato il senso di noia e di fastidio durante le altre scene.

La nostra Tauriel, dicevamo, giunge con un’entrata in scena spettacolare, e va proprio ad ammazzare i ragni che attentano alla vita di Kili.

Toh, ma guarda che caso, per Mahal!

Dopo una gag comica fra Legolas e Gloin, padre di Gimli, che posso ancora accettare, i Nani vengono condotti al palazzo degli Elfi come prigionieri.

Mi ricordo che, a questo punto della visione, speravo ancora, assai ingenuamente, che il film non mi avrebbe deluso.

Ora i Nani avrebbero incontrato re Thranduil, Thorin gli avrebbe rinfacciato il mancato aiuto al tempo dell’attacco di Smaug, e magari ne sarebbe venuto fuori qualcosa di originale e intrigante.

Effettivamente, la scena del confronto fra i due re c’è, peccato che sia preceduta dall’imprigionamento dei Nani, dove avviene l’irreparabile.

Prima c’è questa gag ricorrente fra Fili che è pieno di armi e un Elfo che continua a sequestrargliele.

(da 1:32 a 1:47)

Ecco, mi ha fatto venire in mente un cartone tarocco di Pocahontas che vidi quando ero bambino. Lì c’era l’inglese buono, che, in barba a ogni correttezza storica, continuava a sequestrare armi alla sua spalla comica, sostenendo di essere venuti in missione di pace.

(da 08:10 a 08:37, da 11:20 a 11:38 e da 15:35 a 16:02)

Ma quello era un cartone per bambini, e uno parecchio scadente! Per farvi capire il livello, il cattivo del film era lo sciamano nativo americano, non certo i colonizzatori bianchi.

Tuttavia, inutile prendersela per questa idiozia. La scena peggiore di tutti e tre i film è questa.

(da 0:14 a 0:22)

Traduzione rapida:

Kili:- Non vuoi perquisirmi? Potrei avere di tutto nei miei pantaloni. –

Tauriel:- O niente.-

Quando la vidi al cinema, non riuscii a credere alle mie orecchie: La Desolazione di Smaug era appena diventato Natale a Bosco Atro!

“Potrei avere di tutto nei pantaloni”!

Ma vi rendete conto?! È di una tristezza e di uno squallore allucinanti!

E non stiamo guardando un cinepanettone, o un film idiota con alcuni youtuber, o un B-movie anni Settanta, di quelli che Tarantino adora imitare!

Questo dovrebbe essere il prequel ufficiale del Signore degli Anelli, la più grande saga Fantasy della Storia!

E l’Elfa cosa gli risponde?

“O niente.”

Booomm, l’hai spento proprio! Sei forte, zia Tauriel!

Davvero, sembra di guardare una puntata di una qualche serie tv ambientata in una scuola superiore!

O di sentire come la vera Evangeline Lily risponde alle avances dei ragazzotti volgarotti e pure brilli.

Io non riesco neanche a immaginarmi Peter Jackson che legge il copione e pensa: “Sì, queste battute ci stanno proprio, sono del tutto in linea con la poetica di Tolkien e la mia!”

Secondo me, l’hanno costretto con una pistola puntata al suo conto in banca: non c’è altra spiegazione, sul serio.

Avrei ancora molto da dire a riguardo, ma per ora mi limito a ribadire il concetto: alla mia prima visione del film, questo fu il punto di non ritorno. Da qui in poi si susseguirono scene atrocemente stupide, inutili o inconsistenti con la lore tolkieniana che resero per me impossibile apprezzare la visione.

Ecco qua un breve elenco:

  • la lunghissima sequenza da videogioco della fuga dei Nani nei barili, durante la quale Kili è ferito da una “freccia Morgul”;
  • Gandalf e Radagast si teletrasportano nel Rhudaur, ovvero dall’altra parte delle Montagne Nebbiose, per controllare che le tombe dei Nove sono vuote;
  • il conflitto poco chiaro fra Bard e Alfrid, e il dialogo fra Alfrid e il governatore di Esgaroth (che serve solo a vomitarci addosso un bel po’ di informazioni che poi non serviranno);
  • Tauriel e Legolas decidono di inseguire gli Orchi contro gli ordini di Thranduil;
  • Kili, Fili, Bofur e Óin vengono lasciati indietro da Thorin per via della ferita di Fili alla gamba;
  • Gandalf e Radagast si riteletrasportano a Bosco Atro, e Gandalf va da solo a Dol Guldur, dove ha un duello psichedelico con Sauron;
  • gli Orchi attaccano Esgaroth, e ne segue un’altra scena di lotta con Legolas Bloom e Mary Tauriel;
  • Tauriel guarisce Kili usando l’athelas, e Kili ci prova spudoratamente;
  • l’altra lunghissima sequenza da videogioco della lotta di Smaug contro i Nani e Bilbo.

E poi, dopo l’ultima di queste scene, il film finisce, con Bilbo che si domanda costernato:- Cos’abbiamo fatto? –

Invero, Bilbo, che gran pastrocchio avete fatto!

Ora, lo so che vorreste che esaminassi più in dettaglio queste scene: non temete, lo farò.

Tuttavia, al momento preferisco continuare con il mio racconto: siamo al 2014, e il terzo film dello Hobbit, La Battaglia delle Cinque Armate, sarebbe uscito a Natale.

Ebbene, non ero per nulla ansioso di vederlo. Al contrario: dopo quanto avevo visto, temevo che si sprofondasse ulteriormente nel trash e nelle tamarrate senza senso. E i trailer certamente non mi aiutarono a mutare le mie previsioni.

Venne infine il periodo natalizio: mi sentivo solo come sempre, nell’Era Prima di Sonja, e anche un po’ bloccato con lo studio. Ero reduce di una delusione amorosa della settimana precedente e non mi riusciva di finire gli ultimi esami universitari per dedicarmi interamente alla tesi. Insomma, ero nello stato d’animo perfetto per qualcosa di stupido, che richiedesse lo spegnere il cervello.

Eppure, non andai a vedere l’ultimo film della trilogia al cinema: e non tanto perché non volessi più dare un soldo al drago Warner (come però mi è piaciuto vantarmi di aver fatto in seguito), ma quanto perché, per una serie di coincidenze, non riuscii a organizzarmi con nessun gruppo di amici e amiche nerd.

A essere del tutto sincero, non ricordo neanche benissimo quello che è successo: ho un vago ricordo di una di quelle sere da solo, un po’ di alcool in corpo e una visione… diversamente legale del film, ecco.

Come che sia, la mia prima impressione fu: va beh, ho visto film fantasy peggiori. Tipo In the Name of the King.

Poi il giorno dopo mi resi conto di quanto in basso era caduta l’asticella.

Tuttavia, dovete capire la mia assenza di stupore, e dunque di indignazione: dopo La Desolazione di Smaug, sarebbe stato praticamente impossibile produrre un terzo film decente.

Anche perché di materiale del libro per bambini originario non restava poi molto da adattare. E il film è lungo…

Quindi, cosa ci hanno infilato per allungare il brodo a dismisura?

Ma è ovvio, no?

Sequenze tamarre da videogioco fantasy!!!

Se già avevo rischiato di assopirmi con le due sequenze di questo tipo nel secondo film, potrete immaginare quanto io abbia apprezzato tutte le scene della battaglia delle cinque armate.

Però, dai, il film tratta di quella battaglia, dovrà pur mostrarla, no?

La mia risposta da purista tolkieniano è NO!!!

O comunque in minima parte, poiché Bilbo non vi ha combattuto! E per buone ragioni, aggiungerei!

Nel libro, Bilbo si mette l’Anello per diventare invisibile, viene colpito da un sasso in testa mentre è nelle retrovie e sviene. Poi si risveglia quando ormai è notte e un soldato umano lo ritrova per caso. Così lo Hobbit torna all’accampamento, e lì un Gandalf ferito lo fa entrare nella tenda dove giace Thorin morente. Il loro ultimo dialogo è il più toccante e profondo di tutto il libro, e ne racchiude in effetti la morale.

A questo punto, e solo a questo punto, il lettore viene a sapere qualcosa di più della battaglia, dato che Bilbo stesso ascolta il breve racconto che gliene fanno altri.

Ora, io capisco che nella trilogia del Signore degli Anelli c’erano state grandiose scene di battaglia, e che quindi ci fosse una certa pressione a eguagliare tale effetto, ma resta il fatto che nello Hobbit non ci sono!

Va bene, però quelle scene che hanno inserito nel film sono belle da vedere, no?

Se vi piace la computer grafica che combatte con delle comparse generiche delle quali non sapete nulla, certamente. È anche fatta bene, per carità, però non bastano degli eccelsi effetti speciali!

Se non si prova nulla per lo scontro che si sta guardando, se non si riesce nemmeno a capire bene la situazione, come si può essere investiti emotivamente?

Caspita, la battaglia del Fosso di Helm era angosciante, perché era chiara la netta disparità fra le forze fino all’ultimo momento. Stesso discorso per l’assedio di Minas Tirith.

Qui invece boh! Muoiono un po’ di comparse tutte uguali (e questa non è una battuta, dato che in alcune scene si vede proprio che gli Elfi sono lo stesso modello che fa pure lo stesso movimento, solo in momenti diversi!), ma i veri personaggi importanti non sono mai in pericolo, tanto che si mettono anche a fare salotto nel bel mezzo della battaglia, in alcuni casi.

Persino fanwriter91, al quale piacciono i combattimenti molto più che a me, si è annoiato durante la visione, per dire!

E insomma, la maggior parte del film è occupata da queste scene.

Poi c’è Alfrid, che vince a mani basse il ruolo di personaggio inventato più inutile e odioso.

Infine, dopo tutta questa sofferenza, non abbiamo neanche la soddisfazione di vedere il funerale di Thorin, Kili e Fili: ehehe, lo so che quella scena esiste, ma è stata relegata ai contenuti speciali!

Eh, bisogna avere pazienza, si doveva fare spazio per i vermoni giganti che non si erano mai visti prima e non si vedranno più, per Thranduil che cavalca un alce, per Dain che cavalca un cinghiale, per Thorin, Kili, Fili e Dwalin che cavalcano degli arieti, per il livello in cui Balin deve pilotare il carro da guerra nanico su un fiume ghiacciato, per Tauriel l’Inutile che non riesce a salvare Kili il Figo (giustamente!), per lo scontro fra Bolg il Generico e Legolas l’Antigravitazionale, e infine per il duello alla Sergio Leone (ma anche no) fra Thorin il Bello e Azog dalle Mille Protesi Meccaniche!

Ah, e non dimentichiamoci di quei dieci secondi contati di Beorn che salta giù dal dorso di un’aquila, si trasforma in un orso e fa a pezzi da solo un’altra armata di Orchi (o così pare lasciar intendere il film). Alla faccia, quella scenetta è proprio valsa la pena di introdurlo per bene all’inizio del secondo film!

Va bene, nella versione estesa del film questa scenetta è un po’ più lunga, e ce n’è pure un’altra simile poco dopo: in tutto si arriva a ben trenta secondi di presenza di Beorn nella Battaglia delle Cinque Armate. Che dire, un gran miglioramento!

Poi c’è tutta la faccenda della conclusione delle varie sottotrame, e principalmente della sottotrama triangolo amoroso demoniaco.

Forse non lo sapete, ma la ragione per la quale la musica di Melkor fu giudicata negativamente era che conteneva l’idea stessa del triangolo amoroso messo in un racconto solo per allungare il brodo e aggiungere conflitto a casaccio.

Insomma, La Battaglia delle Cinque Armate non è soltanto un film deludente, ma è tale da rendere retroattivamente meno bello il primo film e ancora più desolante il secondo.

Potremmo chiamare questo fenomeno “l’effetto Game of Thrones”, anche se questa è veramente un’iperbole, lo ammetto: almeno, il finale della trilogia cinematografica dello Hobbit ha senso (e vorrei ben vedere, visto che, fatte fuori le sottotrame inutili e i personaggi aggiunti a membro di Troll, è quello del libro!), e, preso a sé stante, non è nemmeno brutto, anzi!

Tuttavia, accadde proprio che rimasi tanto deluso da questo ultimo film ambientato nella Terra di Mezzo che per alcuni anni non ho più riguardato e nemmeno pensato a questa trilogia, mentre al contrario ho continuato a rivedere in parte o interamente Il Signore degli Anelli.

Le cose hanno cominciato a cambiare da quando è iniziata l’avventura di questo blog di recensioni, e mi è capitato di poter esternare il mio pensiero su questa trilogia qua e là, soprattutto su Wattpad.

Per molto altro tempo ho pensato di poterci scrivere qualcosa a riguardo, ma c’erano sempre impegni lavorativi o altre recensioni che avevano la priorità.

Poi giunse la pandemia, che fece perdere il ricordo di molti progetti passati e diede a tutti noi nuove preoccupazioni e nuovi obiettivi.

Infine, poco più di un mese fa pubblicai sul nostro canale Telegram (seguitelo, se già non lo fate!) un sondaggio dove chiedevo a voi lettrici e lettori cos’avreste preferito leggere sul blog, dato che la programmazione di questa primavera aveva consistito solo in consigli di scrittura di fanwriter91 e varie traduzioni in inglese e spagnolo.

E lì, un po’ per scherzare, un po’ per vedere se fosse la volta buona, inserii questa opzione:

“Un’analisi dettagliata di tutte le ragioni per le quali Evgenij non apprezza i film de Lo Hobbit.”

Non fu questa l’opzione più votata (furono invece a pari merito quelle relative a nuove stroncature di fic trash e a stroncature di film e libri egualmente trash), ma arrivò terza!

E dunque, ecco come siamo arrivati a questo punto.

Però, se c’è una cosa che ho imparato osservando il comportamento delle grandi case di produzione cinematografiche è che vale sempre la pena spremere quanto più possibile da ogni cosa.

Perciò, perché ridurmi a un solo articolo sulla trilogia de Lo Hobbit?

Qui mi sono solo riscaldato, ho rispolverato vecchi ricordi, affilato nuovamente il mio senso critico e accennato appena a tutto ciò che detesto maggiormente in questi film.

Tanto più che il prossimo sarà il trecentesimo articolo di questo blog: mi pare più quindi che giusto dedicarlo a sviscerare Alfr… ehm, volevo dire l’argomento in questione!

A presto, con furore,

Evgenij

8 pensieri su “Una recensione a lungo attesa

  1. Spero di leggere presto il resto della recensione 😀
    Questa trilogia è una delle peggiori occasioni sprecate della storia, secondo me: scenografia spettacolare, musica mozzafiato, ottima recitazione eccetera… ma la trama? (Tolto il primo che tuttora trovo ben fatto)
    Devo dire che però il loro lato buoni personalmente lo trovo, nel senso che a loro tempo mi piacquero abbastanza (ma andavo alle medie) da spingermi a leggere Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli… e il resto è storia!

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    1. Ciao! Concordo con te: infatti, la principale emozione che sento nei riguardi di questa trilogia è la delusione. Poi certamente c’è del buono nei tre film: adoro anche io la colonna sonora e gli adattamenti delle canzoni, ad esempio. Ne parlerò più in dettaglio, lo prometto.
      Credo che, almeno in parte, ciò spieghi anche come mai questi film ti abbiano motivata a leggere le opere di Tolkien: se non ci fosse stato nulla di buono, dubito avrebbero avuto lo stesso effetto.
      Nel complesso non siamo al livello di Eragon o dell’Ultimo Dominatore dell’Aria di Shyamalan: a mio parere, quelle due trasposizioni cinematografiche non spingono a leggere/vedere l’opera originale, a differenza di quella dello Hobbit. Come hanno detto vari altri critici prima di me, c’è un buon film intrappolato in questa trilogia: come un’Archengemma in un blocco di nera pietra lavica dell’Orodruin.

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  2. Ho apprezzato molto la tua recensione, sia per il tono brioso, sia per le osservazioni che tendenzialmente condivido. Personalmente il capitolo cinematografico che proprio non sono riuscito a digerire è stato il terzo film, che tra le altre cose, riprende gratuitamente elementi dell’assedio di Minas Tirith già visti nel Ritorno del Re, applicati invece alle rovine di Dale, che in realtà era stata praticamente distrutta dal drago e dagli effetti del tempo. Il personaggio di Dain è reso in modo veramente squallido, quando invece, sia nell’Hobbit che nelle Appendici del Signore degli Anelli, appare molto misurato e saggio…fu lui che invità Thrain a non reclamare il possesso di Moria, visto che il Balrog si aggirava ancora da quelle parti.

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    1. Quanto hai ragione circa il modo in cui è stato sprecato Dain!
      D’altra parte, a quel punto erano già state sprecate così tante possibilità. In ogni caso, menzionerò il Re Sotto la Montagna nel prossimo articolo.

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  3. Finalmente ho letto questa recensione! È davvero divertente e mi complimento con te per le battute che hai inserito 😀
    Mi ritrovo in molte cose che dici. Il primo film mi sembra il migliore e la scena degli indovinelli con Gollum è la parte più riuscita! Inoltre, le sequenze d’azione tipo quella dei barili e l’inutile sottotrama di Kili e Tauriel mi infastidiscono non poco…
    Secondo me, il problema principale di questa trilogia è l’incapacità di “emanciparsi” dalla precedente. Le strizzatine d’occhio e i rimandi a “Il Signore degli Anelli” sono troppi, dopo un po’ stufano! Penso che, se i film fossero stati due anziché tre, com’era nei programmi, il risultato sarebbe stato molto migliore.

    P.S. “Tra l’altro, la Ellis nel terzo video racconta di come la Warner Bros abbia di fatto ricattato il governo della Nuova Zelanda, costringendolo a non garantire diritti sindacali ai lavoratori nell’industria del cinema, sotto la minaccia di portare la produzione da qualche altra parte”… Cosa?! Non ne sapevo assolutamente niente! Che vergogna…

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    1. Mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato quanto ho scritto!

      Ci sto mettendo un sacco per la seconda parte, ma spero di farcela entro metà del mese.

      Quanto alla vicenda dei diritti sindacali dei neozelandesi, ti consiglio di vedere il terzo video di Lindsay Ellis (The Desolation of Warners), per ascoltare le testimonianze dirette di quei lavoratori e trovare altre fonti importanti a riguardo.

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