“Slave – L. S.” (Nomen Omen – Parte 3)

[Potete trovare la seconda parte di questa recensione qui.]

Lo stereo a mille casse di Lady R diffonde una canzone pop tra i cortili del Castello di Lothric.

La Bionda prende il sole e beve Capiroshka.

“Breathe me in, breathe me out

I don’t know if I could ever go without

I’m just thinking out loud

I don’t know if I could ever go without”

-Salve, come va?- chiede Lady R. -Io ascolto musica, Harry Styles. Questa è Watermelon Sugar, è una bella canzone. Sta anche in classifica, forse la conoscete.

Ma perché, vi chiederete, ascolto Harry Styles se la sua persona è così intrinsecamente legata alle fyccyne?
Semplice: perché non permetterò che le fyccyne insozzino ancora il suo personaggio.

Un artista dotato, un’eccellente persona pubblica e un convinto femminista.

Io dico no a Harry Bedboi Styles – ma sì a Harry Styles il cantante. Quello bravo, che porta il rossetto e le maglie di glitter viola.

Ed è per questo che, dopo tanta attesa, tornerò a recensire Slave.

Per dare a lui e ai suoi colleghi la giustizia meritata.

La Bionda, computer: RICOMINCIAMO.-

Capitolo 25, Don’t Do It Again.

Riassunto dell’ultima puntata: Louis è svenuto e Harry panica. E quando riesce a svegliarlo, cercando di capire che è successo, torniamo subito nel territorio dell’insensibilità.

Dunque, abbiamo esaminato un sacco di tipiche tematiche da fyccyna. Abusi domestici, abusi parentali, rapimenti, malattia mentale, molestia sessuale, fobie… cosa manca, secondo voi?

PROBLEMI ALIMENTARI.

Che sono una problematica molto delicata, molto più universale di quanto sembri. Non è limitata alle ragazze, ai liceali, alle persone vittime di bullismo. E nel caso di Alison/Louis, anche se forse mi sbaglio, non è mai stata menzionata prima.

E, tanto per cambiare, la strategia del #bedboi per risolvere tale problematica è semplice, diretta e quanto più sbagliata possibile: ingozzamento forzato.

“Lo faccio sedere sullo sgabello vicino al bancone e cerco qualcosa da mangiare nel suo frigo. Trovo una cheesecake e con una forchetta gliela metto davanti.

«Mangiala. Tutta»

Mi guarda confuso, credendo che la mia richiesta sia uno scherzo, ma non lo è affatto. Non voglio che capiti mai più una cosa del genere e se per esserne certo devo fargli scendere tutta la torta giù per la gola lo farò.”

Shade Owl: – Certo, perché tutte le persone con disordini alimentari hanno una cheesecake nel frigorifero…-

Io, per fortuna, non ho mai sofferto di disordini alimentari, ma non devi essere vicino a quel mondo per sapere che questo NON è il modo giusto per occuparsi di una questione così delicata. È solo un altro promemoria che questo Harry Styles è uno scimmione che non ragiona e usa la forza bruta per ogni cosa.

Louis, poraccio, si mangia la torta finché non ne può davvero più – e qui ripenso alla famosa scena di Matilda, libro che certe autrici chiaramente non hanno letto – e, arrabbiato per ovvie ragioni, si chiude in bagno a chiave.

Harry la prende nella sua consueta maniera primate.

“«Louis, apri questa cazzo di porta!» sbotto, iniziando a battere il pugno sulla porta e come risposta ottengo un semplice “no”. Decido di non insistere più e passo direttamente ai fatti.”

Con una forcina (perché Louis, ragazzo dai capelli corti, dovrebbe averne una a disposizione, non è pervenuto, ma tanto prima era Alison e bisogna ignorare le discrepanze perché sì) Harry scassina la porta e trova, duh, il ragazzo che vomita. Segue un altro spettacolino scimmiesco, in cui Harry afferra di nuovo Louis per il polso. Così ha inizio una lite, che lascia a terra il morale di Louis.

Assieme alla sua dignità.

“Non mi è mai piaciuto che qualcuno mi costringesse a mangiare e probabilmente ho esagerato con lui, ma lo ha fatto anche lui nell’obbligarmi a mangiare tutta quella torta.

Mi giro per scusarmi, perché so che sarà sempre così: sono io quello che si scusa sempre. Ma il suono del campanello mi impedisce di iniziare con le scuse, così lascio stare.”

È Niall: GRAZIE! Caro ragazzo, sei venuto a salvarci!

Anche se non ha molto di intelligente da dire, al contrario si lamenta di come da quando Louis ha un ragazzo non se lo fila più. Ancora una volta, ovviamente, Louis si dà la colpa e si sente un pessimo amico. Perché ricordiamo, la colpa è sempre della donna (di Alison). Per fortuna Niall è comprensivo e, per riparare, lo invita a un pigiama party.

Nella scena seguente, con Harry ancora arrabbiato con Louis, vediamo il nostro eroe (con varie virgolette) presentarsi allo studio di Jason, il suo psicologo. All’uomo racconta di come Harry gli abbia insegnato a stare a galla, facendogli vincere la sua paura dell’acqua.

Omettendo ovviamente la parte in cui l’ha fatto quasi annegare e l’ha ingozzato per “curare” la sua anoressia. E ovviamente…

“Ti sta aiutando davvero molto, è una cosa buona”

…comincio a chiedermi se non fosse stato meglio se Harry l’avesse ammazzato come le altre donne (e forse gli altri ragazzi) che ha rapito.

Il colloquio non fa che spingere Louis a desiderare ancora di più di stare accanto al suo amato. E qui seriamente mi sono preoccupata, specie quando siamo passati dal nulla al POV di Harry. Ma per fortuna non c’è abuso, non nelle scene seguenti. Louis e Harry si abbracciano a casa del secondo, si coccolano, e Louis giura che mangerà. Così si risolve, almeno per ora, la sua anoressia.

Poi Louis si allontana per il pigiama party con Niall, e Harry decide di raggiungere Zayn per il loro lavoro di mafiosi.

Un capitolo corto, dai. Se tutti i rimanenti saranno così forse ne usciremo prima.

Nel capitolo seguente, Not Enough, vediamo il pigiama party da Niall, dove a quanto pare Louis e il padrone di casa sono beati tra un’orda di pulzelle.

Non fatemi immaginare Niall come Senor Pink, per pietà.

Sì, quello che vedete è un quarantaseienne grasso vestito da bebè circondato da soavi pulzelle in bikini adoranti. Non chiedete, perché c’è tutta una storia dietro.

Shade Owl: – Non insudiciare il Senor Pink con un simile paragone!-

Ma forse qui era scaduto il timer della schifezza, perché si ritorna in territorio offensivo in tempo zero.

“Penso sia la prima volta che [Niall] invita qualcuno oltre me in casa sua, per giunta delle ragazze, ma penso non ci sia pericolo essendo sia io che lui gay”

Ah, quindi se sei un uomo etero (lasciamo stare gli altri orientamenti, sicuro non sono manco concepiti) rappresenti di default un “pericolo” per le donne attorno a te. Mica è questione di decenza umana, di rispetto, di attenzione per il consenso… no, l’unico modo per non essere un molestatore se sei maschio è essere gay.

O essere un’altra ragazza, nel caso di Alison.

E ora che ci penso: siamo a un pigiama party pieno di personaggi femminili.

La Bionda, vodquila: ho paura.

Cominciamo col cliché dei cliché, obbligo e verità. E finiamo dritti di testa in After.

“«Parlaci della tua prima volta!»

«Non voglio giocare» dico immediatamente, alzandomi e lasciando il mio posto.”

Perché tutte le ragazze chiedono a una sconosciuta (di cui a malapena sanno il nome) dettagli specifici sulla sua vita sessuale, eh. Mica un come stai, cosa studi, dicci qualcosa di te… no, devi subito sciorinare i dettagli privati di cosa fai, hai fatto e faresti a letto. Magari non lo diresti nemmeno a tua madre, nemmeno a gente che stai effettivamente rimorchiando, ma *lei* (la ragazza bionda malvagia, ovviamente) deve sapere. It’s Obbligo E Verità, bitches!

Shade Owl: – Che poi, non è impossibile una domanda del genere… ma si tratta (solitamente) della variante alcolica del gioco, in cui si inizia con domande o obblighi relativamente innocui dopo i quali si beve uno shottino, e via via si ha una certa escalation che porta, appunto, a cose più spinte. È possibile farlo anche senza alcool, con la semplice carica data dall’osare sempre di più. Ma, appunto, è una cosa graduale, non si comincia subito da «dimmi chi ti sei fatta la prima volta»!-

La povera Alison (e mi preme più che mai ricordare che era una ragazza visto che siamo circondati da altri personaggi femminili) si allontana dal cerchio delle galline che la insultano e ignorano sentendosi come sempre esclusa.

La trafila della vergogna prosegue con Alison che va a mettersi il pigiama in bagno, nonostante le ragazze si siano tutte cambiate in camera. La camera con Niall, assieme a Niall.

Ah, ovviamente tutte se lo vogliono rimorchiare. Che immensa NOIA.

mattheus93: – Vogliono rimorchiare uno che sanno essere gay? O non lo sanno che è gay? –

Evgenij: – Ah, meravigliose contraddizioni di questa versione Larry! –

A onor del vero, la ragione per cui Alison vuole cambiarsi in privato non è pudicizia, ma desiderio di celare i segni delle botte di Harry sul suo corpo. Il che si limita a trasferire questa scena dalla causale misoginia da new adult al realismo terrificante.

“I lividi sono ancora molto evidenti sul mio corpo, quasi da fare impressione, e non è una cosa buona. Continuo a ripetermi che non è nulla e cerco con tutto me stesso di non tornare con la testa su quel giorno. Sull’Harry fuori controllo che mi urlava cose cattive e sul dolore che mi ha fatto sentire. Sfuggo da quei ricordi e mi infilo il pigiama. Quando sono sicuro che non lasci intravedere nessun livido, esco.”

Onestamente preferirei vedere Alison shippata con una qualsiasi di queste oche stereotipate senza nome piuttosto che con Harry.

Ma dubito che succederà, perché casualmente scelgono da guardare proprio l’horror che Harry gli ha propinato in passato, che si chiamava Paranormal Experience ma qui non è nemmeno nominato perché chissene.

mattheus93: – Tra parentesi, quel film esiste davvero, ed è pure in 3D. –

Le ragazze – o meglio la ragazza stronza di prima, che ovviamente è bionda – prendono Louis in giro dandogli del codardo. Questi, così, per vendicarsi, spoilera la fine a tutti quanti.

E qui “Slave” poteva finire con un linciaggio.

mattheus93: – Tipo come il tizio che riempì di botte uno che, fuori dal cinema, spoilerò il finale di Avengers: Endgame? –

Niall, che è stato zitto durante Obbligo & Dettagli Loschi, se la prende con Louis per aver fatto il bambino. La lite verte ovviamente su Harry, su come se Louis non avesse voluto andare al pigiama party poteva starsene col “suo bel fidanzatino”.

Ovviamente la tizia dai capelli d’oro all’aura sparsi ci fa su battute losche. Specie perché Harry lo conoscono, sanno che va con tutte e non esitano a dare ad Allouison della cornuta.

Sempre la biondina di prima, la Regina Bourgeois Chandler Diamond Tiara Northwest Oberlin Rizzo Von Tussle di turno, che tanto ormai vista una viste tutte (nelle fyccyne e nello young adult, intendo, in generale per questi personaggi ho pienissimo rispetto, ciascuna di loro è speciale e importante nella storia in cui compare) chiede a Louis cosa possa trovare Harry in un “ragazzino insulso” come lui. Gli tocca una ciocca di capelli, Louis le colpisce la mano per fargliela ritrarre e scoppia una mezza rissa che non va da nessuna parte, eccetto che Louis inizia ad autocommiserarsi per le parole della Alpha Bitch di turno e si chiude in bagno a piangere.

Shade Owl: – E in tutto questo le altre invitate non hanno nemmeno un ruolo…-

Facendo cadere una trousse trova al suo interno una lametta e si taglia, pensando discorsi che veramente non si possono concepire.

“Nella mia vita, non mi sono mai sentito abbastanza. E Harry, anche se per poco, con la sua presenza è riuscito a farmi sentire meglio. Desiderato da qualcuno, importante.”

TI HA MASSACRATO DI BOTTE, RAPITO, VIOLENTATO, MARCHIATO!

Questo, per te, è essere “importante”?

Dal POV di Harry lo vediamo invece, assieme a Zayn, preso da attività di mafiosa natura. A quanto pare, vogliono derubare in maniera stealth un’altra gang, colpevole di aver rifilato loro banconote false.

A difesa dei due bulletti, questi criminali dovevano aspettarselo.

Ma l’assalto alla fortezza si interrompe quando Louis, tra le lacrime, chiama Harry per farsi venire a prendere.

Ora un bravo mafioso direbbe a Louis che non può con una scusa, e il ragazzo dovrebbe arrangiarsi chiamando magari suo padre.

Ma secondo la Prima Legge del Bedboi, la loro qualità come membri del crimine organizzato è direttamente proporzionale alla loro caratura come esseri umani. E quindi Harry porta rapidamente a termine il piano, facendo esplodere la loro automobile e via verso Louis.

Harry arriva a casa di Niall ed entra come un ariete appena sente che il giovane è in bagno.

Assistiamo alla bellezza di un’altra discrepanza, con l’arrivo della mamma di Niall.

“Niall, credevo di aver detto niente ragazzi”

Ah, ma allora Louis – che lei stessa ha accolto – cosa sarebbe?

Harry la manda affanculo – lei non chiama le autorità per sloggiare l’intruso, ci mancherebbe – e con un po’ di coccole il criminale dal cuore d’or(icalc)o riesce a portare via il suo (bleh) piccolo.

Harry minaccia le “troiette” della festa se oseranno fare ancora del male a Louis, e viene scacciato in malo modo dal padre di Niall, perché Lui È L’Uomo Di Casa e solo lui può cacciare gli sconosciuti, la mamma no, lei è *delicata*.

Un anime shonen. Negli anni Novanta. Scritto da un uomo non esattamente famoso per il suo femminismo.

IMPARATE.

Inoltre Harry è convinto che i due lo stiano cacciando non perché non lo conoscono e perché nei cinque minuti che è entrato ha insultato a parolacce padroni di casa e ospiti, ma perché non si fidano “di un tizio pieno di piercing e tatuaggi”.

È come quegli incel convinti che le donne non li vogliano perché sono “nerd”, quando invece è la loro personalità ad allontanare ogni pulzella pensante. O anche ogni essere umano adulto.

In macchina inizia a surriscaldarsi l’atmosfera, ma Louis è stanco e vuole andare a dormire. Harry, miracolosamente, rispetta il suo consenso e vanno a casa sua a riposare le stanche membra. Là trovano però uno Zayn incazzato per come è andato il piano, che saccagna di botte prima Harry e poi lo stesso Louis che rimane coinvolto.

Nel capitolo seguente, Teacher, scopriamo che Harry fa talmente schifo come mafioso che anziché far esplodere la macchina dei cattivi ha fatto esplodere quella dello stesso Zayn, piena tra l’altro di roba.

Evgenij (rotolandosi per terra dalle risate): – E io che pensavo che il trash di questo tipo si trovasse solo nelle fyccine meno famose alla “Afraid of You”! –

Ho due domande:
1. Come ha fatto a non riconoscere l’automobile, anche col buio?
2. Come ha fatto Zayn, appiedato, ad arrivare a casa di Harry prima dello stesso Harry?

Non che i commenti di Louis sulla cosa siano migliori.

“È una delle prime volte in cui vedo Harry sbagliare qualcosa, ma d’altronde è colpa mia”

…no, mica è colpa tua se quello è cieco, non la sopporto più ‘sta storia!

I due fanno pace abbastanza in fretta per la macchina perduta – Zayn, poraccio, aveva tutto il diritto del mondo ad arrabbiarsi, ma Harry non può *assolutamente* subire conseguenze… – ma Harry lo caccia appena si avvicina ad aiutare Louis, che è stato accidentalmente colpito durante la loro zuffa di prima.

Il POV di Louis finisce con loro due coccolati a letto.

Mah.

Essendo questo il capitolo “teacher”, è logico che la scena seguente (un POV di Harry ambientato la mattina seguente) veda il pericoloso serial killer andare tranquillamente a scuola assieme al suo ammmmmmmore.

Harry inizia dunque, come l’animale che è, a marcare il territorio attorno a Louis, ordinando al suo compagno di banco di alzarsi e trovarsi un altro posto, perché accanto alla sua bambola di porcellana può starci solo lui.

Per fortuna sopraggiunge il Contrappasso Dantesco: infatti Harry lancia la cartella appresso al ragazzo che ha scacciato, e proprio in quel momento sopraggiunge un professore.

Il professor Jensen, come Clay di Tredici. Che sia cresciuto e sia diventato un demolitore interno di ambiente fyccyco?

Per ora non fa nulla, prendendosi in silenzio le parolacce che Harry gli tira addosso.

Ah, nella sua testa Harry definisce il professore un “mongoloide”. Aggiungiamo anche l’abilismo ai suoi crimini, dai che lo spazio c’è.

Anziché sentire la lezione, Harry inizia a toccare le parti intime di Louis sotto al banco, per poi fargli il solletico sulla pancia quando il ragazzo si rifiuta. Il professor Jensen ordina a Harry di cambiare banco, ma quando vede che il bulletto non si smuove dalle sue convinzioni (e dalla sua sedia) fa spostare Louis, mettendo al suo posto il ragazzo che aveva fatto spostare prima.

“Inizio a infastidire il ragazzo che non può ribellarsi e che quindi sopporta tutto in silenzio. Tace perfino quando inizio a buttargli le matite e le penne per terra una dopo l’altra. Quando sto per buttargli a terra anche il quaderno la campanella suona, allora me lo strappa di mano e si precipita fuori inciampando anche nello stipite della porta. Scoppio a ridere a quella scena insieme al resto della classe”.

E questo è, effettivamente, un tipico atteggiamento da bullo di scuola. Ho avuto io stessa bulli simili in classe, che si divertivano a sparpagliare o rovinare il materiale scolastico delle vittime.

In uno dei miei due licei ne ho avuto uno che amava buttare gli astucci e i diari di certe ragazze (me, ma non solo) nel secchio, nella completa indifferenza del docente che doveva guardarci. Una volta ha anche versato dell’acqua su un mio quaderno aperto, e ha fatto mostra davanti agli altri compagni di pulirla via con un fazzoletto di carta facendo un bel buco nelle pagine.

E io posso capire che i professori non abbiano sempre il tempo di intervenire quando queste cose succedono. Ma nemmeno ostentare indifferenza e lasciare che succeda.

Ed è questo che mi fa incazzare di questo capitolo.

La ragazza bionda del pigiama party fa la carogna contro Louis/Alison e viene punita, trovandosi un Harry incazzato che insulta lei e la sua cricca. Ma se Harry stesso fa il bullo la sfanga, perché dopotutto si preoccupa della sua bianca donzella e del fatto che il professore “vuole infilarsi nei suoi boxer” (o mutandine, visto che in originale “Slave” era het).

Il professore effettivamente punisce Harry con una detenzione, ma questi se ne strafrega e gli tira anche addosso il foglietto che indica la punizione. Nessuna conseguenza, ci mancherebbe.

fanwriter91: – Dilettanti. Il mio preside avrebbe già contattato i servizi sociali. Ma tanti altri professori si sarebbero messi a ridere. –

Al momento non abbiamo prova di nessuna prepotenza a sfondo sessuale da parte di ‘sto Jensen verso Louis, ma io SO che ha ragione.

Perché ho il Dono.

No, perché se così fosse avremmo prova che Allouison ha effettivamente bisogno di Harry che la protegge, quindi tutta la sua aggressività è per il suo bene. Anche tu, ragazzina che leggi, non vorresti un fidanzato come lui? Certo, è possessivo, ti impedisce di entrare in contatto con praticamente chiunque, ma vedi… ha ragione. Se succede qualcosa, è colpa tua.

Il machiavellico piano di Harry è uscito direttamente dal reboot crudo e realistico di Paperino Paperotto: va dal preside e dichiarare di aver visto Jensen sniffare coca sulla scrivania.

“Ne ha chiuso una bustina nel cassetto, controlli se non mi crede”

Il preside, anziché andare subito a controllare – perché un professore che assume coca e la porta in una scuola piena di minori è una cosa effettivamente molto grave e va risolta – scaccia il noto bulletto della scuola dicendo che non ha tempo da perdere, o almeno richiedere delle prove, ma promette di andare a controllare a fine lezione.

Bene, così se Jensen fosse davvero un drogato avrebbe tutto il tempo possibile di nascondere le prove o eclissarsi dalla scuola.

SEI UN MALEDETTO GALAXY BRAIN. La Bionda, facciamogli un applauso!

Lady R respira da un sacchetto pieno di Estus D.

Lo schermo del tablet di Lady R si illumina, mostrando una videochiamata in arrivo.

La recensora risponde alla chiamata della sua collega.

-Cazzucced?-

-Qui tutto risolto!- risponde Hacchan grattandosi il collo. -Tutto risolto meno che le condizioni del mio bagno… sigh.-

-Peccato, è sempre orrendo quando succede. E la tua giovanissima amica?-

-Ah, la principessina sta benissimo, mi è bastato trovare un buco di trama che la spedisse dritta nella sua villa a Los Angeles. Dove, di preciso, lo ignoro tranquillamente. Comunque sia, prenditi pure un attimo di rifiato, qui ci penso io adesso.-

Capitolo 28, “I can own you”, “Ti posso possedere”. Cominciamo bene…

Prima di compiere le sue malefatte, il nostro bedbhoi raggiunge Louis in cortile, intento a pranzare con Damon (il ragazzo audioleso salvato da quest’ultimo da alcuni bulli).

Ovviamente che tipo di scena potremmo mai aspettarci, qui?

Se state pensando a una scenata di gelosia, avete vinto un biscotto.

Se state pensando a una scenata di gelosia condita da violenza, vi regalo l’intera scatola.

Senza lasciare il tempo a Louis di parlare, Harry scaraventa via l’insalata del povero Damon per scacciarlo. Per tutta risposta, si becca un ceffone da Louis.

Per quanto sia comprensibile la rabbia, non mi sembra proprio un atto carico di buon senso considerando il soggetto e infatti, per tutta risposta, Harry gliene restituisce un altro con gli interessi, mandandolo a sbattere contro il tavolo.

Salutiamo i buoni propositi di Harry per l’anno nuovo.

Dopo essersi beccato a sua volta un gancio da Damon, gli amici Tristan e Nick intervengono per bloccare Harry.

Mentre Louis e Damon si allontanano, Harry riflette su quanto “gli sfigati lì va a cercare in giro tutti Louis” [cit.] e si reca alla “classe” (non aula professori, non ufficio, vabbè) del professor Jensen per nascondergli la droga nel cassetto.

Non so voi, ma l’unico sfigato qui mi sembra lui e spero (invano, lo so) che questo scherzetto gli si ritorca contro.

A fine delle lezioni, Harry ferma Louis in corridoio per parlargli.

“Probabilmente vuole le mie scuse, ma era lui quello che pranzava con un altro ragazzo che oltretutto ha anche difeso, non il contrario.”

Inutile che mi stia a lamentare di quanto tutto ciò sia l’esatta rappresentazione della mentalità abusiva e maschilista (ricordiamo che nell’originale Louis è una ragazza, ma il concetto vale comunque anche in questo caso).

fanwriter91: – Sapete perché il bad boy maschilista fa di tutto per isolare la sua vittima dalle amicizie maschili ? Perché, nel suo maschilismo, crede che solo altri maschi possano minacciare la sua supremazia e fermare i suoi abusi. Care autrici, gente del genere non vi isola per tenervi per sé, ma per impedire che qualcuno possa aiutarvi! –

I due ragazzi discutono sulla precedente lite e Louis gli espone la sordità dell’amico.

“Perfetto, ora sapendo una cosa del genere non posso nemmeno più prendermela con lui. Non che m’importi qualcosa se sia sordo o meno, ma passerei per un menefreghista insensibile agli occhi di Louis e sto sul serio cercando di sembrare migliore.”

1. Cercando di far terra bruciata attorno a Louis ogni qualvolta un essere di sesso maschile gli si avvicini
2. Continuando a picchiarlo
3. Cercando di incriminare un professore reo di… boh?
4. A questo ci arriveremo tra un istante

Ammazza, se questo è fare del suo meglio non oso immaginare quale possa essere il suo peggio!

La coppia si riappacifica e nota il preside recarsi col professore alla sua aula.

Un manipolo di studenti curiosi si raccoglie sull’uscio (ma perché? Cosa c’è di così sconvolgente in un preside e un professore che conversano in un’aula?).

Il preside inizia a frugare tra i cassetti, incluso quello in cui avrebbe dovuto esserci la bustina di coca, senza tuttavia trovarci nulla.

AHA! Uno a zero, palla al centro.

Mentre preside e alunni si dileguano, Jensen restituisce a Harry la bustina.

Mi scusi?

Mi sta dicendo che ha preferito restituire la droga al suo alunno (criminale, ma pur sempre un suo alunno) solo per fargli fare la figuraccia davanti a Louis piuttosto che cogliere la palla al balzo per denunciare l’accaduto direttamente al preside e alle autorità?

Capisco bene che è impossibile applicare la ormai defunta logica comune in questa fanfiction.

Bisogna ragionare come ragionerebbe la fanfiction stessa… e la conclusione è che OVVIAMENTE la scelta più sensata è la prima.

Perché?

Beh, perché OVVIAMENTE la trama non andrebbe avanti, altrimenti!

Chiaramente Louis si arrabbia con Harry, il quale davvero trova inconcepibile come il suo ragazzo possa voler difendere il professore, arrivando addirittura ad accusarlo di essersi preso una cotta per lui. Ma se lo conosce da meno di ventiquattr’ore!

“Mi dà fastidio il fatto che difenda tutti tranne me.”

Beh, stella, vorresti anche che ti facesse un applauso, magari?


Piton: – Un applauso se lo merita, ma con la sua faccia in mezzo. –

Il capitolo si chiude con… l’inizio di uno stupro, il quale prosegue nel capitolo seguente, “Good”. No, NO! BUONO PER UN CA-

4. Stuprando nuovamente Louis

Sì, direi che sta proprio facendo del suo meglio per fare del suo peggio.

Segue la descrizione straziante della scena di stupro, dal punto di vista di Louis il quale non prova altro che dolore, sia fisico che psicologico.

Non mi soffermo neppure sui suoi pensieri: lo ama, sa che amarlo è sbagliato, ma non se la sente di andare avanti senza di lui.

Una spirale di violenza e abusi sessuali e psicologici dalla quale no, probabilmente qui non se ne uscirà.

Una volta terminato, Harry ordina a Louis di vedersi a casa del primo e lo abbandona nell’aula buia.

Il ragazzo cerca di ricomporsi, ma cede a un pianto liberatorio e si accascia sul pavimento.

Il rumore dei singhiozzi attira l’attenzione del professor Jensen che accorre in suo aiuto. Il pianto e non le precedenti urla? Mah.

Louis cerca di sviare l’attenzione da se stesso, scusandosi da parte di Harry per la storia della droga. Ma che mi lamento a fare…

Il professor Jensen sospetta che Harry gli abbia fatto del male (voglio davvero sperare siano solo sospetti e che non li abbia dunque sentiti), quindi cerca di offrirgli supporto.

“«Sai che se ti ha fatto qualcosa dovresti dirlo al preside, o meglio alla polizia?»”

Ahh, sarei davvero, DAVVERO commossa alla vista di questa linea di dialogo, se non fosse che il suddetto professore avesse poco prima gettato alle ortiche l’occasione di sbattere in galera il suddetto criminale! E no, non credo proprio che il preside avrebbe creduto a Harry piuttosto che a Jensen, considerando A. la ben nota condotta del ragazzo e B. il fatto che Jensen, per rimuovere la droga, dovrebbe di certo averlo visto mettercela.

Come da manuale, Louis decide di coprire i crimini di Harry e non denunciarlo, *triplo sigh*.

Trascorse due ore, Louis si reca ubbidientemente da Harry.

Quest’ultimo, apparentemente ritornato a essere dottor Jekyll, si scusa e lo abbraccia ed ecco che si ricade nella solita fuffa tenerella…

… che, per fortuna (si fa per dire), dura poco.

Harry nota il taglio che Louis si era autoinferto la sera del pigiama party e gli chiede, disgustato, perché l’abbia fatto.

“«Perché ne avevo bisogno»”, risponde Louis e Harry si trasforma nuovamente in Mr Hyde.

Se vi starete chiedendo qual è il modo migliore di stare vicino a una persona che soffre di autolesionismo, vi risponderei che di certo non è il caso di prendere un coltellino a serramanico, infilzarlo nel braccio della persona che volete aiutare e chiedere se questo lo faccia star bene!

Davvero, questo schifo è incommentabile. Nell’esatto momento in cui pensi di averle viste tutte, questa fyccyna ti coglie alla sprovvista e ti sorprende… sempre in peggio, però.

Dopo quest’ulteriore scena di violenza gratuita e inutile, Harry porge a Louis un asciugamano per tamponare le ferite. Ovviamente, spero che quella lama fosse in qualche modo sterilizzata, poiché quanto meno ci vorrebbe del disinfettante per le ferite, maledetta capra!

“Perché le persone si ostinano a fare una cosa pur sapendo che non è una cosa giusta?”

Benvenuto sulla Terra, raggio di Sole.

Anziché prendere baracca e burattini e andarsene il più lontano possibile da questo psicopatico, Louis decide di raccontargli la ragione del suo autolesionismo.

Il quasi-padre degenere (Lady R, è tutto per te) aveva costantemente fatto pesare al ragazzo la morte della madre, lasciando che fosse il fratello maggiore a occuparsi di lui. Quest’ultimo, non avendo in realtà superato la morte della madre, il giorno in cui aveva promesso di insegnare a Louis a nuotare, si era poi tolto la vita, lasciando il ragazzo in balia della depressione e dell’autolesionismo.

Louis si era, poi, ripreso grazie a Liam, di cui era innamorato.

Alla menzione di Liam, il povero bedbhoi comincia a frignare, quindi Louis corregge subito il tiro raccontandogli di come lui, una volta entrato nella sua vita, gli avrebbe fatto desiderare, per la prima volta, di non morire.

Peccato solo che gli abbia suscitato questi desideri durante uno stupro, altrimenti sarebbe stato davvero romantico™.

Louis spiega di come le ciarle delle ragazze del pigiama party lo avessero fatto sentire indegno di lui e ovviamente il tutto finisce in coccole e fuffa condite da un “ti amo” da parte di Harry. Domani mi toccherà pulire il vomito anche da camera mia.

Il capitolo 30, “Right thing”, ovvero “Cosa giusta” (ma dove? MA DOVE?!), riparte dalla fuffa e dal padre di Harry che irrompe nella stanza e propone a Louis di partecipare con Harry al matrimonio di suo cugino Stephen.

Niente, come se non fosse successo NIENTE di NIENTE, ci ritroviamo l’insana coppia alla cerimonia intenta a spassarsela.

L’unico elemento a turbare di poco la quiete è la nonna di Harry, Elizabeth, con cui Louis si ferma a parlare e dalla quale cerca di ottenere informazioni riguardo al passato di Harry con sua madre.

La discussione viene interrotta da Harry stesso che invita Louis a ballare, mentre la vecchia signora propone a quest’ultimo di raggiungerla al bagno per conoscere la storia nel dettaglio.

Sulla schermata del PC di Hacchan compare improvvisamente una call. L’interlocutore che le si palesa, trafelato ma inumanamente impettito, è una sua vecchia conoscenza.

-Qui è il procuratore capo Miles Edgeworth-

-Oh, Edgey, che bella sorpresa!- risponde Hacchan con finta nonchalance.

-Sì… ecco… ti dispiacerebbe stare più attenta con quei buchi di trama?! Questa mattina…-

-… ti sei ritrovato una Franziska ubriaca sul divano?-

Nella vasca da bagno, grazie. Fossi in te correrei a nascondermi, sta venendo a cercarti.-

Chiusa tranquillamente la call, la recensora passa la parola alla sua collega Lady R, raccoglie i suoi averi nella tasca espandibile della felpa e si autodefenestra dritta sulla moto in corsa del Passante.

Sono sempre io, Lady R, sola con i miei demoni e i miei pensieri.

Anzi, no. Non sono da sola, devo ricordarmelo sempre. Ho il mio Corpo di Recensione e su di loro posso contare.

Deglutisce, prendendosi un sorso di Coca Cola sufficiente a riempire una piscina gonfiabile per distendere i nervi. La Bionda tappa la bottiglia (un modello infinito rubacchiato dal mondo di Harry Potter, tanto ormai il rispetto che abbiamo per esso è nullo) e la infila nella borsa.

Sono più cattiva dei miei demoni, come diceva Halsey.

A proposito di demoni, il capitolo 31 ha nome “Demons From The Past”. Ed è quasi Halloween, ma tu guarda la coincidenza. Magari capiterà qualche serial killer o slasher – no, non quel tipo di slasher, intendo quelli con il machete o la motosega – a fare giustizia.

Iniziamo dove eravamo rimasti prima, con Louis che va al bagno e vi trova Elizabeth intenta a rifarsi il trucco. Si parla ancora di quella cosa che è successa tra lei e Harry, ma Louis vuole aspettare di sapere il dettaglio della faccenda da Harry e non da lei. La scena in sé non ha nulla di sbagliato, anzi, è bello sapere che mi sono sbagliata su uno dei cliché che mi pareva di aver visto all’inizio della recensione. Elizabeth, effettivamente, è un’amica donna di Louis/Alison.

Anche se questa storia continua a non passare il Bechdel Test, nonché avere abbastanza sessismo da riempirne dieci saghe della Newton Compton. Come si manifesta quando, finito il ballo, i due ragazzi si incontrano per fare all’aMMore (oddio, se quello è amore… per fornicare, diciamo cosìvì) e sentiamo i pensieri di Louis sul tema:

“Abbiamo già fatto sesso, ma questa volta dovrebbe essere diverso”.

La differenza, mon chér, è che stavolta è consensuale. Avete presente, no?

Quello che non è cambiato è il caratteraccio di Harry, subdolo e disgustoso. Quando arrivano in camera, infatti, egli chiede a Louis “E se finirò per farti di nuovo del male?”

Allora, qui i casi sono due:

  1. Il male è qualcosa a livello “gli tiri i capelli troppo forte mentre stai per venire”, o “accidentalmente lo fai cadere dal letto e gli lasci un bernoccolo in testa”. In tal caso chiedi scusa, magari vi fermate e recuperate.
  2. Il male, cosa più probabile nel caso di Harry qui, è uno stupro come quelli di prima. Perché nonostante questa ambientazione scolastica di balli, banchi e bullismo possa farvelo dimenticare, questa storia è iniziata come quella di un serial killer che rapisce ragazze che sono sia privilegiate che rifiuti sociali senza una casa, le trascina in un bunker nel mezzo del nulla, le stupra, le tortura e uccide.
    Tale ragazzo ha deciso di lasciare in vita Louis perché chennesò, e nel mentre lo ha stuprato ancora, marchiato a fuoco, ha picchiato fino al coma il suo migliore amico, e questa è solo la punta di un iceberg grande come il Duomo di Milano.

Il fatto che si continui a rappresentare il comportamento di Harry come una sorta di seconda personalità, qualcosa che succede senza il suo controllo e povero lui che vorrebbe tanto limitarsi, è una visione terrificante. È inoltre un veicolo direttissimo per il victim blaming, perché toglie a Harry ogni responsabilità per le sue azioni, ponendolo invece come impotente pedina degli eventi e di una forza superiore al di fuori dal suo controllo.

E, ricordando che questa storia nasceva het, è inoltre una delle fondamenta della mascolinità tossica. Ricordate il liceo in cui hanno colpevolizzato le studentesse per le loro gonne perché facevano sporgere un po’ di gambe e “ai prof salta l’occhio”? La logica è la stessa. Poverino, non voleva farlo davvero, gli è scappato. Colpa loro che lo attirano, e se anche non è colpa loro perché non si trovasse un motivo per dargliela, comunque non sarebbe colpa sua. Poverino, compatiamolo e amiamolo.

Anche Louis ci è precipitato, abboccando con tutto l’amo, e vede solo premura nelle parole di Harry.

Non commento molto la scena di sesso perché presa singolarmente non ha nulla di male, Louis è perfettamente consenziente e apprezza quello che gli viene fatto. Certo, ancora una volta l’anatomia della cosa è quella di una coppia etero, unghie sulla schiena e tutto, ma in linea di massima funziona.

Ah, e finisce con Louis che scivola tra le braccia di Morfeo.

La Bionda, altra Coca Cola. E con caffeina, voglio rimanere sveglia fino al 2021.

Successivamente siamo nel POV di Harry, che…

-La Bionda, altra Coca Cola.-

-Ma Mia Lady, ne avete già bevuto qualche ettolitro-, dice la scudiera.

-Magari mi cascano i denti, se ne bevo abbastanza. Perché sto per finirli a furia di digrignarli.-

Harry, dicevo, sta avendo un incubo in cui fa del male a Louis versando un sacco di sangue. L’ambientazione dell’incubo, un buco nel terreno che anziché contenere uno Hobbit presenta catene attaccate al muro e delle cinghie, è palesemente il bunker del primo capitolo.

Ah, allora l’autrice non se n’è dimenticata? Purtroppo temo che non ci sia da festeggiare, perché ancora una volta si tratta di una scusa per farci dispiacere per Harry. Che ricordiamolo, prima di Louis/Alison ha ammazzato, torturato e violentato un sacco di ragazze, per non parlare dell’attività da criminale e di tutto quello che hanno fatto i suoi amici.

E della trovata della “ragazza di Austin”, mi raccomando, GUAI a dimenticare quella scena.


fanwriter91: – Ma valà, sono comparse senza nome. –

Dobbiamo ricordarla noi al posto di tayspegicorn, che porta avanti l’incubo con una voce (quella di Harry) che ripete allo stesso Harry che, essendo lui un mostro, anche Louis si allontanerà.

Ora, un personaggio ammirevole, come vorrebbe essere Harry qui, coglierebbe tale incubo come un incentivo a migliorare, o almeno contemplerebbe la possibilità. Ma io so che non lo farà, anche senza andare a leggere i capitoli successivi.

L’incubo prende poi una piega freudiana con la comparsa della mamma di Harry, che picchia una versione bambina di Harry dopo che questo l’ha sorpresa con un altro. Per fortuna volge alla fine e il resto della scena è un insieme di scene domestiche con Louis e Harry appena svegli. Nulla di strano, senza sapere il contesto che c’è dietro sono anche graziosi.

Fino alla scena finale, con Louis che esce di casa per incontrare suo padre a pranzo con addosso la maglietta di Harry, e il suddetto Harry che pensa questo:

“Probabilmente prima o poi dovrò dirgli quello che è successo con mia madre. Dovrò svelargli i mostri del mio passato, ma non voglio assolutamente che se ne vada. Ho bisogno di lui”

Avendo stabilito che in questo mondo esistono gli psicologi… farsene passare uno? So che è bello e romantico da pensare, ma non si può pretendere di superare un trauma come quello che ha passato Harry, specie considerando come tale trauma l’ha reso, solo conoscendo quello giusto. Bisogna davvero impegnarsi a mostrare di essere cambiati, di essere diversi, e di voler passare oltre davvero.

E Harry non lo sta facendo. Né mai lo farà.

Il capitolo che segue si chiama Europe e inizia con Louis che incontra suo padre a un ristorante elegante. L’uomo deve avere qualcosa di importante: Louis lo sa perché non sta al cellulare come al solito.

OIP

Siamo finiti, scopriamo, in un film anni novanta: il padre di Louis, per ragioni d’affari e per “cambiare un po’ aria”, vuole trasferirsi in qualche capitale europea con il figlio appresso.

Beh, io abito a Roma. Vi aspetto, venite pure, vi preparerò una trappola coi fiocchi.

La Bionda, mi apri al volo il sito della ACME, che vedo cosa c’è in saldo?

Louis chiaramente non vuole, e la cosa non mi sorprende, non è una decisione che si prende alla leggera e dall’oggi al domani. Alle sue rimostranze, il Padre Senza Nome offre allora un’altra ragione per spostarsi: allontanarsi dai brutti ricordi.

Non viene detto cosa, ma tiro a indovinare: qualcosa che ha a che vedere con sua madre.

E un altro promemoria che tutti, TUTTI i padri, sono aBBusivi.

“«È stata colpa tua! Tutto quello che abbiamo passato, è stato per colpa tua! Il minimo che tu possa fare è ascoltarmi, perché farai come dico io. Verrai in Europa, mettitelo in testa!»”

Ancora una volta abbiamo a che vedere con un setup interessante, una situazione che avrebbe potuto offrire molti spunti con un personaggio ben costruito.

Ma siamo in “Slave” e l’unica cosa che conta per Louis è il fatto che starà lontano da Harry.

E proprio a Harry egli si rivolge in cerca di una soluzione. Lo stesso Harry che trova, appena arriva a casa, addormentato e strafatto di cocaina.

Certo, la persona giusta per risolvere i propri problemi.

-Qui c’è il 3×2 sulla dinamite, che ne dite?- chiede La Bionda dal sito ACME.
-Ma che aspetti, agguanta!-

Ma è tutto ok, perché a quanto pare Styles si fa di coca perché “lo fa addormentare”.

Shade Owl: – BALLE! La cocaina è una droga ECCITANTE, quindi non ti fa addormentare, ti tiene sveglio, e anzi ti può anche rendere violento e iperattivo! È l’EROINA che ti può fare addormentare, essendo un derivato della morfina, che è un oppiaceo!-

-Potrei suggerire un colpo in testa come rimedio alternativo?-

-Perché no, Mia Lady? Vendono a prezzo stracciato i martelli giganti.-

E non basta: guardate che linguaggio usano per parlare della cosa.

“Sembra nervoso a parlare di questo, ma allo stesso tempo sembra un bambino smarrito. È spaventato, ma non riesco a capire da cosa. Non penso di averlo mai visto seriamente spaventato, ma questa volta lo è decisamente.”

Già, povero piccolo cocainomane stupratore abusivo. Bravo Louis che decide di lasciarlo fare perché se dorme sembra “tranquillo” (logico, non può stuprare nessuno se è KO) ed evita di raccontargli i suoi problemi per non disturbarlo.

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Come detto prima, la cocaina è una droga stimolante e non intorpidente. Secondo Wikipedia, gli effetti a breve termine includono “l’aumento della vigilanza, sensazioni di benessere ed euforia, maggiore energia e infaticabilità, distorsione cognitiva e delle capacità recettive, accentuazione della reattività fisica e mentale, sensazione di aumento delle percezioni e incremento della libido”. Non esattamente la sostanza giusta per farsi un pisolino.

Infine, l’ultimo grave errore: Louis che, vedendo le buste di droga di Harry, decide come prima cosa da fare di imboscarsele e portarsele appresso.

La Bionda: stereo.

Harry si sveglia e telefona a Louis ma, non trovandolo, decide che la cosa migliore da fare è andare direttamente a casa sua. Perché nel suo universo il consenso è una spezia in polvere ottima con gli arrosticini e si mangia che è un piacere.

Ha un debole per i fatti tuoi! Il fantastico Harry Bedboi Styles, qui per voi! Guarda qua!

(A chi indovina cosa ho appena citato donerò in premio una miniatura di Britney Spears scolpita in legno di betulla e dipinta a mano. Come sarebbe “ne esistono”? Sempre sui dettagli ci si blocca…)

E come se non bastasse, quando Harry arriva a casa il padre di Louis lo informa che suo figlio è stato arrestato per possesso di cocaina.

  1. Signor Tomlinson, lei ha preso la cosa con una calma inaspettata. Capisco che lei sia #padreaBBusivo e consideri i sentimenti e la decenza allo stesso livello di come Harry considera il consenso, ma possibile che consideri una cosa del genere alla stregua di una nota sul registro? Lo sa, almeno, che tra una cannetta e della cocaina c’è della differenza?
  2. …Louis cosa si aspettava prendendo la troca? DI PRECISO?!

Harry, come sempre privo di pregi, dichiara di non essere abbastanza “coraggioso” per andare a recuperare il ragazzo che è stato arrestato per colpa sua. E lo ammette pure che è colpa sua, ma come sempre chissenefrega del prossimo.

Con un agile flashforward, passiamo al ritorno di Louis a casa. Il povero ragazzo, in lacrime, viene portato per la spalla da suo padre e sbattuto dentro casa senza cerimonie.

Harry, che è là presente a far chissà cosa, viene completamente bypassato finché Louis non chiede di parlare con lui.

E tra una cosa e un’altra emerge questo monumento al nonsense.

“«Mi sono fatto arrestare di proposito. Restando in carcere non avrebbe potuto portarmi via, e invece mi sbagliavo: mi ha fatto uscire»”

… La Bionda, forniscimi immantinente la sdraio glitterata di servizio: ho bisogno impellente di sedermi e contemplare la mia esistenza.

Ammettiamo pure che Louis’fathah fosse troppo preso dal lavoro per ascoltare il figlio e accogliere il suo consenso prima di organizzare un trasloco importante come quello. Ammettiamo che neanche in una situazione differente sarebbe stato possibile ragionarci.

Sono abbastanza sicura che ci fossero sistemi più agili che farsi ARRESTARE PER POSSESSO DI COCAINA. Ripeto, non si tratta di una cannetta da quattro soldi. È un arresto molto grave che può rovinare la vita di una persona, che avrebbe potuto mettere in pericolo anche il padre di Louis e far incriminare lo stesso Harry.

Solamente scappare di casa avrebbe potuto sortire un simile effetto. Distruggere le chiavi della sua macchina o fargli scomparire il portafogli con annesse carte di credito.

O se proprio bisogna compiere reati si può seguire il suggerimento di questo commento. “Ok, amo questa storia, l’ho letta tutta d’un fiato e spero che il padre di Louis finisca sotto un camion”. Che sarebbe orribile, ma almeno controllabile.

Invece no, nelle fyccyne devono sempre esagerare.

E a proposito del suggerimento sul camion, anche Harry l’ha preso in considerazione, perché il capitolo si conclude con Harry che propone al ragazzo che (si suppone/pensiamo) ama di uccidere suo padre. 

“«Lo uccido. Lascia che io lo faccia. Dimmi solo una parola e giuro che lo faccio. Anche ora»”

Il capitolo 33, Guilt (colpa) presenta una sorta di sottile foreshadowing.

Louis, aggrappato con la punta delle unghie all’ultimo spiraglio di decenza umana rimasto, rifiuta l’offerta di parricidio indiretto, affermando che il “lato cattivo” di Styles gli fa paura.

Non senza ragione, insomma.

“«Credevo che volessi restare con me», dice.”

Ancora una volta è tutto fin troppo chiaro. Il linguaggio di Harry, l’unico che conosce e capisce, è quello della violenza. Stanno portando fuori proporzione una situazione che sì, è anomala, ma allo stesso tempo si potrebbe risolvere con molto meno cancan.

Tutto questo non in base a Louis, che dalla questione è direttamente coinvolto, ma in base a Harry. Louis agisce in funzione di Harry, si affida a Harry per le sue decisioni e l’unica cosa che gli mancherà di qualunque posto abitino adesso – Londra è elencata tra le capitali che potrebbero raggiungere, quindi chiaramente non vivono là – è Harry. Persino Liam e Niall scompaiono, fate largo al Bedboi, campane suonate, tamburi rullate, guardate è proprio là.

L’ultimo avviso è per gli eventuali cecchini. Fate fuoco adesso, prima che sia troppo tardi.

Shade Owl: – Ellie dovrebbe già essere in cerca di un buon angolo di tiro…-

Louis viene chiamato in casa dal padre e vi entra dopo un ultimo bacio sulle labbra di Harry. Il padre vorrebbe discutere con lui della questione, ma il ragazzo si chiude in camera e non vuole parlare.

In compenso, Harry riesce ad entrare in casa di Louis e parlare con suo padre, confessando che la cocaina incriminata era sua. E, come se non bastasse, confessa anche al suddetto padre che Louis si taglia ancora, semplicemente lui non se n’è accorto perché è troppo occupato ad essere degenere.

Sarà un parente di Jay, la mamma di Louis in “Don’t Let Me Go”, quella che non si accorgeva di un braccio rotto. Semplicemente meno scemo e più degenere, perché a una notizia del genere reagisce non con paterna e genitoriale preoccupazione, ma con fare offeso e risentito.

“«Come ti permetti, ragazzino?! Tu non sai assolutamente niente di me e di mio figlio. Dici che sta migliorando e un secondo dopo mi dici che le (sic.) hai trovato nuovi tagli sul polso.»

E la risposta di Harry è sale sulle ferite.

“«Perché l’ho aiutato. Gli ho parlato e non lo farà più. Lui ha bisogno di me. Ha bisogno di me tanto quanto io ho bisogno di lui.»”

Già, hai bisogno di lui per stuprarlo, seviziarlo, umiliarlo e servirtene a tuo vantaggio. Non credere che ce ne siamo dimenticati, piccola pila di monnezza.

Purtroppo, il padre di Harry ci casca con tutte le scarpe, perché solo per la volontà del bedboi decide di considerare le opinioni di Louis sul trasloco.

Non sul traslocare o meno, chiaro eh, non allarghiamoci. Semplicemente su cosa farà Louis stesso in relazione al trasloco, destinato a verificarsi a prescindere. Può seguire suo padre verso Capitale Europea Senza Nome – tanto valeva dire direttamente “in Francia” – o rimanere assieme al suo Dimonio del cuore in qualunque posto siano.

E indovinate qual è la risposta.

“«Io resto qui, papà»”

Strano, vero?

Provano, alla fine, a dare al Padre Senza Nome una sorta di mezza redenzione, in cui dice a Louis che gli dispiace per la questione della mamma morta e si rammarica che le cose siano dovute andare in questa maniera.

Ma non funziona, per vari motivi. Innanzitutto, non è credibile per un personaggio mostrato in questa maniera così poco lusinghiera per tutto questo tempo.

E secondariamente, ancora una volta, la colpa di un comportamento errato di un uomo viene addotta a una donna. Una donna la cui colpa è stata… morire.

Il padre di Louis non sbaglia mica eh, no. Se solo quella maledetta Mamma di Louis non si fosse permessa di schiattare come una scema lui potrebbe fare il bravo papà, ma nope.

Harry, invece, continua a proclamare possesso su Louis e sulla sua esistenza. Con un discorso che mi ricorda quello di Jade in “Insane”, recensito dalla mia valente sodale HacchanADL. E simili sono i miei sentimenti che esso suscita per me.

“Non può portarmelo via, non riuscirei a stare senza di lui. Se ripenso alla mia vita prima di lui non riesco a crederci. Lui ha riportato un po’ di bontà nella mia vita, mandando via molto male. Il male che ho fatto e che avrei continuato a fare. […] Per anni tutti quello di cui ho sempre avuto bisogno è stato un aiuto, un aiuto che però non ho mai ricevuto da nessuno, fino a quanto non è arrivato lui. In un certo senso mi ha salvato, proprio come io ho fatto con lui. Siamo così strani. Così diversi, ma allo stesso tempo abbiamo così tanto in comune. Uno è la cura dell’altro. È come se combaciassimo alla perfezione e mi piace pensare che sia davvero così.”

Lady R porta alla bocca la lattina di Coca Cola.

-Mia Lady, è vuota- dice La Bionda.

-Cioè, come sarebbe?- risponde Lady R.

-Che non c’è più Coca.-

-È questo che volevi dire?- Lady R ricade nella sua sdraio glitterata, quella che ti lascia i brillantini persino nelle pieghe del derrière. -Allora va e aprimene un’altra.-

Mentre lo dice le trema l’occhio. Sta impazzendo, forse.

E vorrei tanto avere un lungo discorso da esprimere su questo tema, che dica tutto quello che c’è di sbagliato in questa coppia e nel rapporto che hanno.

Vorrei avere le parole per raccontare il disprezzo che provo per le filosofie di queste storie, per quello che raccontano sugli uomini e sulle donne, sull’amore e sull’affetto, sulla malattia mentale e sui traumi.

Ma è difficile, perché questo tipo di spazzatura è troppo pervasiva. È viscida, ambigua, riempie ogni aspetto della quotidianità e di come le persone sono viste.

E soprattutto, il resto del capitolo sostiene quella filosofia, mostrandola attraverso un’altra coppia. Dopo un po’ di love love, infatti, scopriamo la retrospettiva dei genitori di Harry. Introdotta da una frase che fa poco ben sperare: “mio padre ha distrutto mia madre”.

La Bionda depone accanto a Lady R una tanica di Coca Cola grande come un Persecutore.

Da bambino, Harry sorprese la propria madre nell’atto di tradire suo padre con un altro uomo (non è detto in che maniera, semplicemente dice “vidi mia madre con un altro uomo”). Da quel giorno inizia a odiarla e, pur desiderando dire tutto a suo padre per qualche motivo non lo fa, si limita a “trattarla male”. La madre di Harry, da parte sua, inizia ad essere fisicamente violenta con il ragazzo e picchiarlo.

A quanto pare, i frequenti tradimenti della mamma di Harry erano causati a loro volta dai maltrattamenti del padre (SORPRENDENTE, non trovate?). Lei era affetta da depressione, spesso fedifraga e tossicodipendente.

“«Solo che nessuno se n’era mai accorto, tantomeno io che ero un bambino»”

Eppure proprio lui l’ha beccata mentre cornificava il padre. La coerenza è un pensiero di scarto.

Successivamente, sua nonna ha scoperto la situazione e ha fatto consegnare la madre a un ospedale psichiatrico. Harry avrebbe anche potuto farle visita, ma non ha osato.

Perché, vi chiederete?

“«Perché sono un codardo, Louis. Sono una vergogna! Non ho il coraggio di chiedere scusa a mia madre e nemmeno di dire a mio padre che mi fa schifo e che lo odio per tutto quello che ha fatto mia madre»”

Però hai il coraggio di rapire ragazze innocenti, stuprarle, ammazzarle e tenerle prigioniere in un bunker. Si chiama ciclo dell’abuso, o della violenza, e tu non stai facendo NIENTE riguardo alla questione.

Facciamoci caso: Harry qui sembra dimostrare una coscienza di cosa sia l’abuso e in che modo si manifesta, eppure non sembra considerare quel che fa come tale. Men che meno stuprare e uccidere quelle ragazze, men che meno quello che fanno i suoi amici.

Come se – ipotesi azzardata filosofica – tayspegicorn se ne fosse scordata.

O peggio ancora, considerasse queste sofferenze altrui come una sorta di scotto da pagare per quello che ha subito. Dopotutto, all’inizio della fic, afferma che Louis/Alison è speciale in quanto conosce la sofferenza, non merita di subire le torture per via del suo passato.

Quindi sì, la sua visione sembra essere quella.

E le coccole che Louis gli fa a fine capitolo, consolandolo mentre piange, NON sono meritate.

-Ce ne abbiamo messo di tempo, ma alla fine vi abbiamo raggiunti!- saluta Hacchan balzando giù dalla moto del Passante intenta a sgommare nell’androne del palazzo di Lothric.

-NO! Le azalee di Sua Maestà, poi tocca a me sistemare tutto! Frenate subito quell’arnese, tu fila a recensire!- Lady R agita il bastone e spinge freneticamente i fiori di nuovo sotto la terra.

-Meglio Harry Styles che questo sfacelo, almeno quello sa cantare.-

Hacchan tira fuori una chaise longue (siamo a palazzo, dopotutto) dalla tasca della felpa e si accomoda a fianco alla sua collega e alla di lei scudiera per concludere l’opera.

Capitolo 34, “Madness”. Quanto preferirei trovarmi a leggere il testo della canzone dei miei amatissimi Muse, piuttosto che questa porcheria.

Louis si sveglia accanto a Harry e lo osserva dormire.

“Ora ho tutto quello che cercavo, so cosa l’ha portato a diventare così violento e so cos’ha scatenato il suo odio verso tutti”

Ovviamente, eccole qui! Volevate la giustificazione per le violenze e i crimini del bad boy? Ah no? Per la prossima volta ci procureremo anche l’aiuto di King Crimson, promesso.

Una volta sveglio, il ragazzo gli propone di fare colazione insieme da Starbucks, ma Louis cerca di proporgli di far visita a sua madre.

Louis, ti prego, dammi lezioni di tatto e discrezione.

Come volevasi dimostrare, Harry reagisce in malo modo, ma non abbastanza da divenire violento… e non abbastanza da convincere Louis a farsi gli affari suoi.

Quest’ultimo, infatti, prima di congedarsi, approfitta di un momento di assenza di Harry per spiare dal suo telefono l’indirizzo di sua nonna.

Se non ne avesse già prese abbastanza, un fracco di legnate gliele darei volentieri io.

Louis prende un taxi e si presenta a casa di Elizabeth con una banale scusa per chiederle di parlare con la madre di Harry, tale Gale. Nome differente da quello della vera mamma di Styles, che si chiama Anne. Ed è il nome del terzo elemento del triangolo di Hunger Games, credo che l’autrice avesse in mente “Gail”.

Una persona normale avrebbe invitato Louis senza mezzi termini a farsi una calamarata di fatti suoi; ma qui siamo su “Slave“, signore e signori, quindi la donna è più che lieta di aiutarlo nell’impresa, offrendosi addirittura di accompagnarlo.

Altro che “voglio che sia Harry a raccontarmi tutto”! L’unico motivo per cui Louis gli ha usato cotanta delicatezza è solo perché la stessa vicenda, raccontata da un terzo, avrebbe avuto meno sapore di lacrime.

Giunti in ospedale, Elizabeth pone le seguenti raccomandazioni a Louis:

“«Ci sono dei momenti in cui sembra la persona più debole del mondo, fiacca e senza forze, ma potrebbe diventare quella più arrabbiata in un momento. Se succede, non spaventarti.»”

Ah, ma sicuro! Un ospedale psichiatrico che lascia che un estraneo visiti un paziente con scatti d’ira potenzialmente violenti. Da solo.

Siamo di nuovo su “INSANE“, ormai non ho più alcun dubbio.

La descrizione della stanza che ci viene offerta è la seguente:

“La stanza non è molto grande, le pareti sono bianche e ci sono solo un tavolo, un letto, un armadio e una piccolissima finestra con le sbarre. Sembra una prigione per ricchi.”

Tralasciando l’ormai consolidato cliché delle sbarre alla Bedlam alle finestre di un normale ospedale psichiatrico (neanche giudiziario) e della comparazione con una cella… ma cosa diamine significa “prigione per ricchi”?? Quale splendida distopia classista è mai questa?

Louis si siede dinnanzi a Gale e comincia a parlarle, giustamente imbarazzato, poiché la sua presenza suscita solo confusione e diffidenza nella donna.

Nel momento in cui le nomina Harry, la donna si mostra genuinamente interessata e gli chiede del figlio ma, alla menzione di una sua possibile visita, si innervosisce al punto da scaraventare il tavolo all’aria e urla di non volerlo vedere.

No, inutile dirlo, nessuno interverrà nonostante il fracasso; Louis potrebbe anche crepare lì dentro e nessuno se ne accorgerebbe.

Siamo al capitolo 35, “Proof”, ovvero “Prova”, ma la cattiva traduzione ha fatto sì che venisse scelta la parola per “testimonianza/indizio” anziché quella per “tentativo”, ovvero “try”.
Domani ricordatevi di portare dei fiori anche per la professoressa di inglese di tayspegicorn.

Gale è terrorizzata dall’idea di far nuovamente del male al figlio, quindi Louis… *tira una testata contro una colonna di marmo* gioca a fare l’allegro psicologo.

Shade Owl: – Il marmo va colpito in modo particolare, o non si frantuma a dovere. Devi metterci più tecnica.-

“Ha paura di rifare di nuovo gli stessi errori, ma quello che deve capire è che Harry non è più il bambino indisciplinato che si lasciava picchiare, lui è cresciuto.”

Sì, è cresciuto e se vuole può coricarti di mazzate, così come ha fatto con altre povere innocenti ragazze.

Louis nota dei graffi sulle mani della donna e paragona il suo atto di autolesionismo nervoso al suo… colpirsi i polsi con degli elastici(?). “È stato difficile smettere”. Difficile smettere di pizzicarti i polsi, quando di base, però, continui a infliggerti dei tagli. Sono sinceramente allibita da quanto ancora questa storia possa confondermi.

“«Lei può guarire» dico con decisione, stringendo con forza la sua mano. Lei sembra rilassarsi un po’, ha capito che non sono poi così tanto cattivo com’è probabilmente la gente che lavora qui dentro.”

Io vorrei sinceramente capire che problemi hanno le autrici di queste fanfiction con gli istituti psichiatrici. È vero, esistono delle realtà in cui i pazienti vengono maltrattati dal personale medico e infermieristico, ma non è certo questo il caso, non essendo un’opera di denuncia.

È proprio il binomio psichiatria = detenzione e personale psichiatrico = torturatori ad essere quasi una costante al pari della polizia inefficiente, genitori degeneri e compagnia.

E niente, facciamo passare il messaggio che i pazienti affetti da disturbi psichici sono per forza di cose dei casi disperati da compatire e recludere in strutture al limite del grottesco.

Sicuramente sarà d’aiuto a tutti quelli che realmente soffrono di qualche disturbo e che vorrebbero farsi aiutare da qualcuno di competente.

Gale, infatti, giustamente domanda a Louis cosa ne sappia lui dei suoi problemi, non essendo medico.

“«Ho sofferto di depressione anch’io, ma sono qui. Ne sono uscito e puoi farlo anche tu!»”

Tralasciando il fatto che questa frase ha la stessa energia della scena dei drogatelli di Boris, ma come fa Louis ad aver capito che la donna soffre SOLO di depressione? A giudicare dalle sue precedenti reazioni, molto probabilmente avrà anche qualcos’altro, non si può certo sperare di risolvere il tutto a tarallucci e v…

“«Come… sei guarito?» […]
«Con l’aiuto di altre persone, di amici… di Harry»”

-… pronto, Hacchan?- la voce di Excel risuonò stranamente incerta dal ricevitore del telefono. -Senti, facciamo che per questa volta ti pago le ferie, gli straordinari di aprile e anche una cena, ma PER FAVORE TOGLI SUBITO QUELLA BOMBA DALLA SEDE DELL’ACROSS!-

Queste due linee di dialogo sono talmente brutte e fanno così incazzare da fare il giro e diventare deliziosamente ironiche. O forse sono io che sto sclerando.

Che nelle fyccyne si tenda a utilizzare l’escamotage dell’amicizia e dell’ammoreh come cura per la depressione, ormai, è risaputo e non mi stupisco quasi più di tanto… ma davvero Harry? Lo stesso Harry che lo aveva rapito, stuprato e picchiato ripetutamente fino a qualche capitolo fa?

fanwriter91: – Volendo proprio cercare una motivazione, si potrebbe dire che essere stati rapiti e aver sfiorato la morte possa spingere una persona, una volta superato il trauma, ad apprezzare di più la vita e ciò che si ha… MA NON IN QUESTO MODO! –

E niente… ovviamente Gale si convince a vedere suo figlio, chiedendogli una prova (sì, quella del titolo):

“«Torna di nuovo a farmi visita, voglio essere sicura di riuscire a mantenere la calma. Se funzionerà, vedrò Harry»”

Visto? Semplice. Tanto qui il personale sanitario serve solo ad avvisare Louis che è finita l’ora delle visite.

E il fatto che Louis rifletta sul fatto che, se anche Gale non riuscisse a mantenere la calma, non sarebbe un problema per Harry, continua a farmi immaginare quest’ultimo che atterra la madre con uno sberlone.

A questi eventi segue un’improvvisa sparizione di Harry. Non cerca Louis, né si fa vedere.

Tutto ciò, di conseguenza, porta quest’ultimo a preoccuparsi a tal punto da distrarsi, il giorno seguente, durante le lezioni del professor Jensen, il quale lo riprende gentilmente.

A fine lezioni, il professore lo chiama da parte per parlargli, offrendogli di incontrare lo psicologo della scuola poiché preoccupato per lui e i suoi rendimenti in calo.

Non posso crederci! Finalmente un’azione sensata e credibile in questa storia! Un professore che svolge correttamente il suo lavoro.

Purtroppo il mio idillio dura poco, ammirate la reazione di Louis:

“«Come?!» lo interrompo subito urlandogli contro, non appena sento quello che vuole da me. È completamente fuori di testa? Come può chiedermi una cosa del genere? Ma quant’è idiota! In questo momento vorrei prenderlo a schiaffi. Oh sì, lo vorrei tanto.”

Quanto ti capisco, Louis, quanto ti capisco. È esattamente ciò che farei a te in questo momento.

Louis cerca di liquidarlo ammettendo di vedere già uno psicologo, intimandogli di non intromettersi nella sua vita.

Seppur confuso, Jensen lo afferra per il braccio non appena questi fa per andarsene, cercando di giustificare il suo gesto.

Il tutto è descritto in modo abbastanza ambiguo: nonostante sia a tutti gli effetti una situazione positiva per Louis, in cui un insegnante si interessa ai suoi problemi e offre sostegno, Jensen viene descritto come nervoso, tanto da parlare a bassa voce per evitare di farsi sentire.

Quasi lo stesse aggredendo, che è esattamente ciò che la storia vorrebbe suggerirci.

E infatti… ecco che interviene il bedbhoi che salva la sua damsel in distress dal cattivo professore che, prontamente, rilascia il braccio del ragazzo nel momento in cui il “suo uomoh” ne reclama il possesso.

Shade Owl: – Ma da dove accidenti salta fuori, poi? Come faceva a sapere che Louis/Alison era «in pericolo»? Ci è stato APPENA DETTO che era introvabile!-


fanwriter91: – Da un buco di trama, of course. –

Farò domanda all’ACROSS anche per un risarcimento delle spese mediche.

I due innamorati se la filano e Harry spiega di essere rimasto coinvolto in una rissa la notte precedente.

Louis fa per andarsene, avendo appuntamento con Gale, e il suo amore abusivo, ovviamente, lo placca brutalmente e gli fa il terzo grado sui suoi spostamenti.

Louis si inventa la scusa dello psicologo (il quale, per tutte le volte in cui è stato nominato nella giornata, avrà sviluppato le orecchie di Dumbo) e si avvia verso l’ospedale.

Signore e signori… finalmente l’ultimo capitolo, “Thanks”. Sì, davvero. GRAZIE A ODINO!

Giunto all’entrata della struttura, Louis si imbatte… in Harry, il quale ha probabilmente fatto di nuovo uso della smaterializzazione per seguirlo, temendo si vedesse con “quel coglione” (Jensen).

Il ragazzo, allora, cede e gli racconta dei suoi incontri con la madre, invitandolo a incontrarla.

E Harry:

“«Accompagnami… e poi mi arrabbierò»”

Un po’ come quando mi comportavo male e mia mamma, dopo un rimprovero, mi diceva “e a casa avrai il resto”.

Ovviamente chissene della storia della prova; Louis entra nella stanza di Gale seguito direttamente da Harry.

Inutile descrivere la scena fuffosa dell’incontro fra madre e figlio, serve solo a distogliere ulteriormente l’attenzione dalla tossicità di Harry, di cui la madre ovviamente non conosce i crimini, né credo le verranno mai menzionati. Quelle ragazze sono semplicemente evaporate.


fanwriter91: – E qui ritornano le speculazioni: l’autrice si è dimenticata di ciò che ha scritto? –

A fine incontro, i ragazzi tornano a casa. C’è tensione durante il tragitto, Louis sa che a casa ne buscherà di santa ragione, “ma per quello che ho visto in quella camera varrà decisamente la pena tutto quello che mi farà”.

L’apice di una relazione abusiva: l’accettazione della violenza del partner come la normalità.

Harry trascina Louis fuori dalla macchina e dritto in camera di quest’ultimo con la consueta furia, deciso a picchiarlo.

Ma…

… non ci riesce. Sente di non poterlo più fare. Wow, che pathos. Che meravigliosa epifania. “Allora lui è davvero cambiato!” [cit. necessaria]

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Al sollievo per essere divenuto “incapace di fargli del male” [insert laughters here], segue l’ennesima scena copia-incolla di sesso vaniglia che saltiamo più che volentieri.

Il bello arriva solo il giorno dopo.

Svegliatosi con accanto il suo ammoreh ancora dormiente, Louis sente il campanello di casa suonare e si reca ad aprire.

È Liam.

“«Mi ricordo tutto. Mi ricordo quello che è successo»”

E… con questo cliffangherone mastodontico, la storia si conclude.

Già, la versione slash di “Slave” non va oltre questo capitolo.

Oh, ma non vi preoccupate, noi di Demoni di EFP non abbiamo assolutamente intenzione di lasciarvi così a bocca asciutta!

Il portone del castello di Lothric si spalanca di botto, violentemente.

L’esile eppur minacciosa figura di Franziska von Karma si staglia in controluce.

-TU, SCIOCCA! Hai finito di nasconderti, sono qui per fartela pagare!- tuona la procuratrice avanzando a grandi passi verso Hacchan.

-Oh, F-franzy, che bella sorpresa! C-come va con la sborn-YAAA!- esclama la recensora, mentre una pioggia di scudisciate si riversa su di lei.

Ma lo scudiscio della giovanissima procuratrice si intreccia al bastone di Lady R, perché la recensora si è posta tra la collega e la ragazzina.

-Ferma. Su, tesoro. Ti offro un po’ della mia Coca, ma vedrai che ci sono cose più importanti da fare.-

-Qualcosa di più importante di picchiare questa sciocca?-

-Zì. Siediti che ti spiego…-

-Mi ricordo tutto. Mi ricordo quello che è successo- esclama Liam, il volto serio e lo sguardo posato su Louis.

-L-liam… p-posso spiegarti…- comincia il ragazzo balbettando, ma gli occhi di Liam si accendono di furia.

-Cosa vorresti spiegarmi?! Allora tu sapevi tutto! Credevo fossi mio amico e invece stai coprendo il criminale che mi ha mandato in coma!-

-Ma… ma lui l’ha fatto per me…-

-Non una parola di più!- una ben nota voce femminile dall’accento tedesco irrompe improvvisamente nella conversazione.

La donna, seguita a ruota da un omone vestito con un trench consunto, fa schioccare a terra la frusta in segno di comando.

-Sono il detective Gumshoe, della polizia di Fanficcinopoli.- si presenta l’uomo, mostrando il distintivo -Lei mi aspetti qui, dovrà seguirmi in centrale per omessa denuncia di lesioni aggravate.-

Con due sonore spallate al ragazzo, il detective si fa strada nell’abitazione assieme alla procuratrice.

Dopo pochi minuti, urla indistinte e rumore di mobili scaraventati in aria e frustate raggiungono le orecchie di Lady R e HacchanADL, giunte da poco sul posto.

-Ora è tutto finito, finalmente ci sarà un giusto processo e Harry e la sua banda la pagheranno cara per tutti i loro crimini!- esclama la recensora soddisfatta.

-Quando la realtà entra nelle fyccyne, per le fyccyne non c’è scampo. Che ne dici, un’altra soddisfacente giornata di lavoro?-

Oddio, soddisfacente… la vita non è una sitcom come non è una fyccyna.

“Slave” è la fyccyna per eccellenza, e avrebbe potuto essere solo una stranezza passeggera se non avesse dato inizio a un vero e proprio filone.

Dei problemi che hanno i personaggi e le situazioni abbiamo parlato in abbondanza, e tornarvi ulteriormente sarebbe inutile e ridondante. Ma vorrei ricordare un’ultima volta la faccenda del serial killer, e di come tutto questo venga accantonato a favore dell’amore romantico.

Un amore che cancella ogni altro rapporto, che isola Louis/Alison da ogni altro elemento del suo mondo e fa virtualmente terra bruciata in tutte le direzioni.

Un amore che gli/le porta via la felicità, la sicurezza, l’autosufficienza.

Un amore che non è degno di essere tale, da parte di un uomo che dubito sappia anche solo amare.

E come tutti i serial killer, avrà la fine che merita.

Un saluto a tutti.

Lady R, HacchanADL e tutti i loro amici~

mattheus93 (sgusciando fuori da una tana): – Ok, credo che mi ritaglierò un piccolo spazio per parlarvi un po’ di due curiosità sulla Slave originale.

La prima curiosità riguarda la pagina Facebook Slave e co., inattiva da anni. Su di essa ho trovato che le fan usavano come prestavolto di Alison una biondina di nome Sasha Pieterse. Si tratta di un’attrice e cantante sudafricana naturalizzata statunitense, celebre per avere interpretato Alison DiLaurentis nella serie tv Pretty Little Liars. Già, Alison, come la protagonista della Slave het. Tayspergicorn avrà preso ispirazione dalla serie tv per il nome o si sarà trattato di una semplice associazione delle fan? Questo non so dirlo.

La seconda curiosità riguarda l’originale finale di Slave, nel caso voleste sapere come finivano le vicende di Alison ed Harry.

In breve, Liam e Alison hanno una discussione seria al tavolo di un bar in cui parlano della cosidetta relazione della ragazza (spezzone recuperato dalla recensione di D):

“Come hai potuto non andare alla polizia?”

Chiede Liam, senza riuscire nemmeno a guardarmi in faccia. Sembra spaventato, scioccato, addirittura ferito per questo, ma lui non può capire. Ovviamente non può capire. Lui conosce solo la parte cattiva di Harry.

“Liam, non è come pensi…” Sussurro quasi, stringendo il bordo della tovaglia con nervosismo. In questo momento vorrei solo stringere la mano di Harry alla mia, come ogni volta fa lui per ricordarmi che lui è sempre con me. l solo pensiero di dover vivere di nuovo senza Harry mi distrugge, avrei perso ancora una volta la mia vita. Tornerei a sopravvivere semplicemente. Non ce la farei mai.”

Liam, duramente, le fa notare che Harry è pericoloso, ma lei ribatte che ora è cambiato, non alza più le mani su di lei e che la ama sinceramente.

Sconvolto, Liam capisce che Alison è malata e le dà dei fogli, su cui ha stampato pagine di Wikipedia realtive alla Sindrome di Stoccolma, onde farle capire che lei sta con Harry perché ha svillupato questa patologia.

Furiosa, Alison afferma che non è così, che ama davvero Harry, e urla a Liam di sparire dalla sua vita.

La storia finisce poi con Harry che si fa un esame di coscienza e capisce che la cosa migliore da fare è allontanarsi da Alison per il suo bene. Così scrive una lettera d’addio per la donna che ha tanto amato e si autodenuncia alla polizia.

Alison e Liam leggono assieme questa lettera: il primo esulta, ma Alison, sentendosi una voragine nel petto, piange amare lacrime, pensa che Liam non l’ha mai veramente capita e dice: “E se il dolore fosse l’unica cosa a farmi andare avanti?”

Insomma, è come se ammettesse di avere amato sin dall’inizio le sevizie di Harry!

In conclusione, Slave è solo una storiaccia che usa la Sindrome di Stoccolma per giustificare le azioni insensate della protagonista e il passato tragico per scusare le azioni del bad boy di turno. Così, anni fa, iniziò la diffusione di questo squallore, assieme a quello di Dark e Danger. –

PS: (Aggiornamento del 06/10/2020) Buone notizie… “Slave – L.S.” è sparita da Wattpad! A cancellarla è stata proprio l’adattatrice, sorridocoilarry, che si è trovata d’accordo con le nostre critiche e ha detto di non aver considerato le implicazioni della fic stessa sei anni fa, dimostrando grande maturità e apertura al dialogo. Che dire… una vittoria a tutto tondo!

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