Esiste lo stile perfetto?

Assolutamente no.

Una cosa che noterete in fretta sarà l’esistenza di due pesi e due misure: quando sei famoso, il tuo stile è “elegante”, mentre, se sei sconosciuto, sei “pesante”; il famoso scrive in modo “essenziale”, l’emergente è “scarno”; il famoso è “criptico e ambiguo”, l’emergente “non è chiaro”.

Se controllerete guide, manuali e altro, vi diranno di scrivere in un modo e di guardare autori famosi e relativamente recenti.
E se un manuale ci dicesse di scrivere in modo essenziale e molti autori rinomati scrivessero in modo non essenziale? Per dirne una, pensate a George Martin, famoso in tutto il mondo: il suo stile è pieno di figure retoriche evocative.

Significa che, escludendo le regole grammaticali, è giusto scrivere nel modo che vi piace di più, a meno che non puntiate a pubblicare con una casa editrice specifica. In quel caso i manuali sono fondamentali, anzi, dovreste davvero studiarvi/partecipare ai corsi dei loro scrittori/editori.

Colgo l’occasione per darvi alcuni consigli generali. Ci sono tanti elementi da considerare, ma per non incasinarvi metterò solo quelli che considero più importanti:

  • per fare una scrittura immersiva, in generale dovete evitare i verbi percettivi. Non scrivete “Pino sentì una finestra sbattere con violenza”, ma scrivete “una finestra sbatté con violenza”. Per quanto, a una prima occhiata, possa apparire strano, il primo esempio è tell, il secondo è show. Altro esempio: rispetto a “A ogni rintocco dell’orologio mi sento come se una lama mi stesse affondando nelle carni”, la frase “Ogni rintocco è una lama che mi affonda nelle carni” risulta più immediata;
  • attenti con gli avverbi: ogni tanto ci possono stare, ma sono anche questi un tell. Non scrivete “urlò fragorosamente”, scrivete “l’urlo fece tremare la stanza”, oppure, al posto di “camminava lentamente” raccontate che “un anziano lo superò” (se va così piano che un anziano lo supera, è probabile che cammini davvero piano);
  • quando costruite una frase nella narrazione, evitate/limitate: ora (che potete usare nel discorso diretto), poi (la scena non deve essere solo una serie di azioni, ma se vi scappa qualche volta non vi mangia nessuno), replicò (se risponde, va da sé che sta replicando), “il fatto che” (rende prolissa la scena);
  • non dite cosa non è il personaggio. Concentratevi su cosa è. Se per esempio doveste dire “lei non era una ragazza come le altre“, state dicendo molto poco. Ammetto che dire ANCHE cosa non è può portare a un discorso interessante: “Non è cane, non è lupo, so soltanto cosa non è”, si dice di Balto. Ciò significa che il personaggio è anche in cerca dalla propria identità personale. Potete realizzare un personaggio figlio di due specie che ha problemi d’identità (tipo Tanis mezzelfo), che è figlio di due popoli, che ha giurato fedeltà a due signori, eccetera.
    Ricordate, però: nel linguaggio più usato, “mezzelfo” indica una creatura metà elfo, ma mezz’uomo? Chi ha letto il Trono di Spade o I draghi della notte d’inverno sa che indica qualcuno considerato incompleto.

In conclusione, ascoltate i consigli, ma, se non vi piace uno stile, non immergetevi nelle sue regole. In breve cercherete gli errori in modo compulsivo, perderete di vista i vostri veri obiettivi e scriverete esclusivamente per essere pubblicati. Agire in questo modo è il modo migliore per perdere la propria passione.

Qualcuno obietterà che per la scrittura ci pagano, quindi si può fare il sacrificio.

Beh… ne parleremo nel prossimo articolo!

fanwriter91

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