“Sesso e nient’altro” (Essere diretti non migliora le cose)

Cesare scorse col dito la pulsantiera dell’ascensore e indicò un buco. «Chi è quel simpaticone che ha staccato il 69?».

Zenone spinse il pulsante 60. «Non lo so, ma spero che non abiti più qui».

La porta rimbalzò un poco contro il gancio metallico per poi chiudersi del tutto. Un piccolo altoparlante incastrato sull’angolo in alto si mise a gracchiare; a malapena si distinguevano le note di una vecchia musica da sala d’aspetto. L’accrocco iniziò a salire.

Zenone estrasse dalla tasca un mazzo con una dozzina di chiavi. «Quello Shade è stato fin troppo generoso a darci un appartamento praticamente gratis».

Cesare si grattò la testa. «Devo ancora capire come fai a non squagliarti dal nervoso davanti ai Recensori; e con che piglio hai raccontato la nostra… condizione».

L’ascensore si arrestò tra acuti stridii e la porta si aprì sbilenca. Zenone spinse fuori dall’abitacolo le due valigie. «Non puoi tremare ogni volta che incontri qualcuno che non sia un perfetto imbecille, Vat».

Le luci del piano si accesero una dopo l’altra, e illuminarono un poco il corridoio. Zenone adocchiò un foglio di carta attaccato con lo scotch sopra le piastrelle brune. «Per gli appartamenti 6001-6020, da questa parte. Vieni, Vat».

Le chiavi vorticavano nella serratura della porta 6015 tra i clac di ruggine e abbandono. Zenone spinse la porta e tastò il muro sulla destra; ruvido del muro, ruvido del muro… l’interruttore!

Cesare lasciò cadere la sua borsa. «Ma qui dentro è—».

«È bello e accogliente. Che ti aspettavi da un regalo?». Zenone raddrizzò la borsa di Cesare e la portò dentro l’appartamento.

Cesare entrò e richiuse la porta alle sue spalle. «Scusami; era da tanto tempo che non dormivamo in una casa… normale».

«Forse è questo il tuo problema, Cesare: non guardi le cose come sono realmente». Zenone mise una valigia sul tavolo, la aprì e ne tirò fuori due libri. «Non tutto è sommerso dal fumo della dissimulazione: la gente perbene vive la vita a carte scoperte».

Zenone lanciò uno dei due libri, che finì tra le mani di Cesare. «Adesso siediti qui e scrivi il nuovo copione: abbiamo un’altra serata, domani».


Bentornati, avventori! Per me è un immenso piacere ricalcare queste scene librario-ficcinare. Ma, questa volta, nessuna fanfiction: tra poco io, SpazzinoVattpadiano, vi condurrò (un po’ a forza, un po’ a stento) tra le pieghe di una storia d’amore originalissima, se escludiamo qualsiasi cosa tranne (forse) la genesi dei personaggi.

Se dovessi dipingere nella mia testa un prototipo di storia d’amore insulsa e sbilenca, probabilmente sceglierei Sesso e nient’altro, messo a disposizione da -Harrysbaby- su Wattpad. L’unica cosa che possa destare interesse in chi legge è già scritta nel titolo. Quanto al resto, non ho modo di salvare niente, tra avvenimenti forzati ed eccessivamente oleati e brodaglie scritte perché bisogna arrivare al prossimo amplesso. Vi consiglio di mettervi comodi e di prendere qualcosa da bere da Zenone: ne avrete bisogno.

Il libro inizia segnalando che il punto di vista spetta a una certa Sam. Sono le sei, e Sam si sveglia senza il rituale driiin della sveglia. Si alza, fa colazione e torna a letto.

Ho fatto bene o no a farvi sedere tutti? Quanta azione, quante informazioni tutte d’un colpo, che posta in gioco da conquistare!

La sveglia suona, come c’è da aspettarsi in un inizio wattpadiano rispettabile, ma alle otto meno un quarto. Due righe di routine mattutina e Sam è pronta per uscire. Arrivata a scuola, trova una certa Joe, che le chiede di copiare i compiti di matematica, cosa che ovviamente Sam accetta. Ma non è questo il punto interessante della scena, perché è qualcun altro su cui dovremmo concentrarci.

Capelli neri come la pece, la sua figura imponente che non lascia niente all’immaginazione a causa delle t-shirt che indossa e i suoi modi di fare che farebbero cadere chiunque ai suoi piedi.
Questo, è il profilo perfetto dello scapolo della Saint Marie High School: James Frost, un ragazzo che solitamente sta sempre sulle sue. Ultima cosa ma non meno importante, dalle donne vuole solo semplice e puro sesso. Nient’altro.

Compare un feroce grumo di cliché selvatico! Abbiamo il solito belloccio generico che usa le signore come asciugamano, e per di più introdotto in due righe striminzite senza una canonica “salita” che renda partecipi noi poveri lettori del perché Sam sia davvero interessata a lui. Ma, vi chiedo scusa, ho compiuto un errore imperdonabile: non avendo intenzione di sbavare dinanzi al primo maschietto postomi sotto gli occhi, sono già fuori dal pubblico potenziale di questa storia. Eppure sono qui. Né mi fermerò di fronte a controindicazioni così deboli.

Dopo che Sam lo ha «descritto nei minimi dettagli» (a chi avrebbe dovuto descriverlo, se non rompendo la quarta parete?, e come possono quattro parole in croce essere una descrizione accurata?), si accorge che il signorino Frost le si è avvicinato e le ha dato una pacca sulla spalla. Seguono elucubrazioni su quanto lui sia il «tipo di ragazzo da una botta e via» e Sam no, ma una bella ripassata non sarebbe completamente fuori discussione. La campanella della scuola interrompe questi sovrappensieri e il primo capitolo.

Giusto per dare qualche appiglio empatico nei confronti di una protagonista comprata al 3×2 del discount, Sam si siede all’ultimo banco a destra, «invisibile agli occhi di tutti», tira fuori le cuffiette e si mette ad ascoltare musica a palla. Passano non più di quattro femtosecondi e il professore la richiama e la spedisce in presidenza senza passare dal Via, come ci si aspetta da chi magari vorrebbe almeno essere ascoltato per finta.

Arrivata in presidenza, Sam viene condannata a una settimana di punizione, in pieno stile americano. Non ci viene spiegato il motivo specifico di una misura così drastica, ma ce lo faremo andar bene.

Sam, da brava studentessa buona a nulla, è abituata a finire in punizione (e allora perché è brava al punto di passare i compiti?), quindi va nella stanza preposta senza fare tante storie. Appena entra, però, le esplode il cuore – o, almeno, così c’è scritto («il cuore esplode»), ma credo che purtroppo la storia non possa finire né qui né così.

C’è Lui. Jame, è seduto sopra un banco.

È «Lui»? Sono indeciso tra due battute, ma entrambe non si addicono a uno spettacolo tendenzialmente per famiglie come questo dovrebbe essere. E poi, povero James, gli hai tolto la «s» alla fine! Ma non è finita qui!

Noto subito Georgie: lei è semplicemente la sgualdrina dell’istituto. Si struscia su Frost con aria completamente assorta, non preoccupandosi degli occhi indiscreti che la guardano. Lui, essendo maschio, l’accoglie a braccia aperte.

Semplicemente la sgualdrina della scuola. Cara Sam, avevi cominciato così bene: da subito stavi giocando a carte scoperte strillandoci che Frost voleva solo il sesso, e adesso non ti avventuri nel dire puttana o troia? Se è quello che pensi, e tu pensi solo cose corrette nella tua storia, non devi nasconderlo.

Sam, comunque, si accorge che nell’aula per la punizione ci sono quasi solo ragazzotti dell’ultimo anno, perciò decide di squagliarsela andando in bagno. Fissandosi allo specchio, si chiede perché se la stia «predendo» per le effusioni tra Georgie e il signorino Frost, che per deviazioni personali immagino sempre come un ipotetico fratello sbruffone di Shawn Frost di Inazuma Eleven.

A proposito di Frost, è uscito anche lui per andare in bagno, solo che è andato in quello delle ragazze, e Sam lo vede riflesso nello specchio. Vi risparmio lo scambio pietoso di battute in cui Sam mal cela l’influenza che Frost le provoca, perché ci sono porno con dialoghi più credibili. A proposito di show per famiglie, a poco più di un ventesimo della storia abbiamo il primo amplesso! Lui a lei, lei a lui, e poi attacco, sostegno, rilascio e decadimento – be’, così sembra una lezione di sound design, ma avete capito il concetto.

Alcuni commenti a questa scena, soprattutto quelli più recenti, sono riguardo l’assenza totale di contraccettivi e gli evidenti errori di battitura; quelli più vecchi, invece…

L’età dei commenti e il tipo di risposte che un capitolo come questo genera sono un’ottima spiegazione del milione di letture che Wattpad attribuisce a questa storia. La risposta, in tal caso, può essere una e una soltanto.

L’autrice, però, non ha ignorato le critiche: dopo aver revisionato il capitolo, e infatti vi ho portato il capitolo per com’è stato revisionato, ha lasciato scritto un messaggio in Bloc Maiusc.

ECCOVI IL SECONDO CAPITOLO. SPERO VI SIA PIACIUTO E NON GIUDICATEMI UNA PERVERTITA IO HO AVERTITO TUTTI DELLE SCENE CHE SAREBBERO POTUTE ACCADERE.

All’inizio del terzo capitolo, ovvero alla fine della punizione, Frost dà a Sam il numero di telefono e se ne va. E Sam assume l’atteggiamento dell’ameba rincitrullita. Va bene che ti ha rivoltata poco fa, ma trova un po’ di spina dorsale, maledizione! Sei o no la protagonista?

In effetti, anche Sam è perplessa sul proprio comportamento.

Cazzo, ma che mi sta prendendo? Non capisco più niente. Io non sono così. Non sono una di quelle ragazze capaci di darla “al primo che incontrano” . No, non sono mai stata così. Ma lui, il suo odore. Sono come una droga per me. È come se lui fosse la mia qualità preferita di eroina. Oh mio dio. L’ho detto sul serio. L’ho proprio detto. Edward tu si che sai come entrare nella testa delle persone. Tra l’altro non che io abbia mai provato l’eroina.

Avrei tante, ma davvero tante domande riguardo questo pensiero della protagonista, ma mi limiterò a chiedere chi sia questo Edward, visto che lo stallone della storia si chiama James. Queste mie insicurezze, però, si fanno sentire anche poco più avanti, dopo che Sam ha accennato a una telefonata con sua madre.

Non ho mai raccontato nulla a mia madre, partendo dalle mie piccole cotte e arrivando ai tiri degli spinelli (ovviamente solo provati).
Mi alzo dal letto e vado fuori in balcone con un pacchetto di sigarette in mano. Ne prendo una e l’accendo. Il fumo, che ci crediate o no, mi aiuta. Mi sento leggermente più rilassata.

E qui, carissimi ospiti, rischio di scompormi un poco. Questo atteggiamento da “ragazzaccia, ma sotto sotto bimba speciale e preziosa” mi ispira a commettere stragi di Hope, che purtroppo esistono anche fuori dai libri, come ho avuto modo di constatare prima di finire la scuola e reinventarmi cabarettista qui per voi.

Fumata la sua sigaretta tattica, Sam rientra in casa e chiama Frost.

-Ciao, sono Samantha la ragazza di oggi, a cui hai dato il tuo numero. Ah già, anche quella che ti sei scopato. – Riflettendoci non gli avevo detto nemmeno il mio nome.
-Ah così ti chiami Samantha, beh ciao.-
Tutto qui? Ciao. Per cosa me lo hai dato il tuo numero allora?
-Ehm… Volevo chiederti, si insomma, se per caso…-
-Ne vuoi ancora?- Comimcia a dire con quella maledettissima voce.
-Beh io non l’avrei detto esattamente in quel modo. Sai avrei usato un po’ più di vocaboli. Del tipo, passo a prendere un caffè? Ecco qualcosa di più velato. –

Qualcosa di più velato. Mi sono ripromesso di non scompormi, e resterò calmo.

James arriva in quattro e quattr’otto e i due si preparano all’amplesso.

-Non ti facevo così. –
-Così come? –
– Direi così ingenua e così “vivace” al tempo stesso. –

Ho detto che devo restare calmo.

-Oh mio Dio! Si, piccola.-
Quando mi chiama “piccola” il mio cuore si crogiola.

Zenone, portami un gin lemon. E anche un gin senza lemon e un lemon senza gin: gioco alla roulette russa coi drink per disperazione. Giacché ci sei, porta da bere a tutti; facciamo una pausa. Tanto non ho intenzione di raccontare la performance sessuale dei due signorini.

L’indomani Sam riceve una chiamata dell’amichetta Joe.

-Stasera, Luke Benson, compagno di classe di James Frost, darà una festa nella sua grande villetta in riva al mare. E indovina? Siamo state invitate!-

Mi stai forse dicendo che il fratello del reverendo Richard Benson è compagno di classe del fratello di Shawn Frost?

-Ci passa a prendere Mark.-

Mancava solo Mark Evans nel ruolo di amico d’infanzia: ora la Raimon è completa!

La festa, come potete immaginare, si tiene in un villone sfarzoso in riva al mare. Come sia possibile avere una villa grande in riva al mare a New York è difficile a dirsi (ho dato un’occhiata dal satellite), ma il concetto di fondo è bello solido. Subito i fumi dell’alcol e della cannabis pervadono la scena, così da levare ogni dubbio riguardo il clima da ragazzacci trasgre.

In questo clima fumoso omni sensu, Sam si ritrova sola con James sulla spiaggia; lei con uno spinello, lui con una bottiglia di vino e due calici. Dopo cinque minuti, i due sono stesi supini e decidono che è passato troppo tempo da una scena di sesso, quindi si buttano nudi nel mare. Non è molto chiaro come siano riusciti, ma dopo mezz’ora i due sono di nuovo asciutti nella villa a bere. Addirittura Frost si offre di accompagnare a casa la nostra Sam, che vorrebbe trattenersi più a lungo di quanto Mark Evans possa permettersi col lavoro.

Arrivato sotto casa, Frost ha una delle uscite che lasciano trasparire il fieno con cui è stato impagliato.

-Ti ho offerto da bere, ti ho accompagnata a casa, ti ho anche “coccolata”.- Disse quasi tutto d’un fiato.
Ma quando mai? Pensai io. Dov’è stato il momento coccole? Devo essermelo persa tra un martini ed un altro.
-Non capisco cosa stai cercando di dirmi.- Dico alla fine.
-Cazzo. Il problema è che non so neppure io cosa vorrei dirti. So solo che non ho mai, e sottolineo mai, fatto niente del genere per le altre ragazze con cui sono stato.-
-Si chiama essere gentili dalle mie parti, oppure si chiama semplicemente affetto nei confronti di un’altra persona.- Gli dissi.
-Lo so, ma a me queste cose non sono mai capitate. E io non voglio dirti di essere cambiato quando non è vero.-

Prima di passare al prossimo capitolo, i due buttano giù un altro gettone nel retro della macchina, giusto per non farsi mancar nulla.

Il quinto capitolo è pieno del Nulla, e può essere riassunto in due righe: i due piccioncini hanno un appuntamento in un ristorante figo e finiscono a casa di lui. Nel frattempo, veniamo a sapere che l’indomani i genitori di Sam le faranno visita.

Offro personalmente un drink da Zenone a chi immagini quale sia il taglio dell’incontro con la madre (e il padre, che interpreta più che altro il ruolo di cartonato). Scommesse fatte? Bene!

-Tesoro, allora! Come stai?- Mi sorprese mia madre.
-Bene mamma e tu?-
-Tutto okay, figliola.- Disse sorridendomi e stampandomi un grande bacio sulla guancia.
-Sono felice per te.- Dissi ricambiando il sorriso.
-Allora che ne dici di farmi fare un giro in questa tua nuova dimora?-

Segue un paragrafetto con la descrizione della casa in stile agenzia immobiliare.

Vi chiedo scusa se questo punto pare un po’ una noia; faccio fatica a dare il giusto peso agli eventi quando in un capitolo si corre pur trattando parti “importanti” della storia della nostra Sam e in quello dopo si parla approfonditamente delle pulizie al soggiorno.

Mentre Sam sta preparando la pasta (tanto anche a New York, cascasse il mondo, a mezzogiorno ci si fanno due spaghetti), Frost le scrive e, venendo a sapere della visita dei genitori, ottiene di conoscerli a cena. Questo sciupafemmine è passato da limonare anche la più consunta delle buone a nulla solo per il gusto di farlo a volersi presentare a mamma e papà di lei in nemmeno una settimana; alla faccia del sesso e nient’altro! A meno che l’autrice non stesse parlando di Frost, ma del bilanciamento dell’opera, cosa plausibile vista la copertina.

Trascorso, dunque, un po’ di «tempo con Joe e mamma» (non può essere stato scritto per sbaglio), Sam presenta James ai genitori, che per puro caso conoscono Frost senior e signora né hanno un minimo tentennamento riguardo questo fantomatico neofidanzato. Né tantomeno se ne vanno dopo Frost, bensì prima di lui, lasciandogli campo libero un’altra volta – non che Sam non volesse fare un altro giro in giostra, ma tenere il conto dei coiti non è il mio forte.

Era inutile. Non sapevamo distaccarci neanche per un attimo. Avevamo bisogno l’uno dell’altra, sempre.
In quel momento mi venne in mente la frase di una canzone…
“Goditi il momento che prima o poi finisce, l’amore spesso prende ma poi non restituisce.”

Tutto mi sarei aspettato, tranne che una citazione a una canzone di Fedez in bocca a un’americana. Benché questa sia in tema, ci sarà almeno una canzone in inglese o in spanglish che dica la stessa cosa.

Il giorno dopo, i due arrivano in ritardo a scuola e, finite le lezioni, devono tornare nell’aula delle punizioni. Sam chiede e ottiene di andare in bagno.

Da dentro la maglietta, in bagno, esco una sigaretta con un accendino e comincio a fumare.

Alla faccia della trasgressione! Ma sarà Sam a restare a bocca aperta, tornata in aula.

Missy, é messa a cavalcioni, sopra Frost e lo bacia intensamente. Il problema principale che mi opprime in questo momento è che lui ricambia con molto piacere. Ma appena apre gli occhi, fa staccare totalmente Missy sopra di lui e cerca di spiegarsi. Ma é troppo tardi, ho già preso la borsa e sto correndo via dall’aula di punizione con il professore che urla sia a me che a Frost di rientrare. Le lacrime cominciano a rigarmi il volto, cosa che non facevano ormai da tanto tempo. Mi sento afferrare per un braccio, mi giro e davanti avevo la faccia di James, come mai l’avevo mai vista. Ma non m’importava. Gli piantai una sberla nella guancia sinistra, lasciandolo senza parole. Me ne andai senza dire parole, non potevo crederci. Non volevo crederci

Questo Frost ha fatto un altro testacoda della personalità e Sam ci rimane male. Diciamo che era un po’ scontato, ma in una storia di questo livello i colpi di scena non possono essere troppo fuori dagli schemi. Vorrei anche fare un plauso al professore, che non riesce a mantenere un minimo di ordine né dentro né fuori dalla sua classe: la gente limona duro ed evade, ma questo prof rimane impotente.

La signorina scappa dalla punizione e ritorna di corsa a casa a piangere «per secondi, minuti, o forse ore». Dopo citazioni improbabili e decine di messaggi di Frost, di cui per fortuna leggiamo solo i tre più importanti, qualcuno suona al campanello. È Giuseppina, l’amica del cuore: conforta la sua beneamata protagonista, le prepara da mangiare e le fa compagnia per addormentarsi, come fosse una sorella maggiore. Il tutto raccontato a questa velocità con cui vi ho esposto la cosa. E ora, gentilmente, abbiate a cuore il rapporto tra Sam e Joe. A nessuno interessa? Va bene.

Cambiamo capitolo, cambiamo giorno. Sam se la prende comoda: bagno in vasca, camicia da notte, scrollata del telefono sul letto. Campeggiano cinque nuovi messaggi di Frost su quanto la ami e gli dispiaccia e stia soffrendo; Sam, però, cerca di ignorare tutto. Cerca.

Mi sentivo… svuotata. Come un senso di vuoto alle pendici della bocca dell’anima.
Non sapevo come colmarlo. Anzi, lo sapevo, ma non potevo, non dovevo.

Si dice così, adesso? Addirittura mezzo capitolo prima di aver bisogno di ricorrere al Sesso™? Mi pare sensato. Frost attende fuori dalla porta, come un personaggio di un videogioco che aspetta il trigger per fare la battuta ed eseguire le due azioni assegnategli. Nel mezzo sono sbriciolate un po’ di frasi spicce per convincerci che «non era più sesso e nient’altro, era proprio diventato Amore.».

La sera, Frost propone, o meglio impone senza incontrare resistenza, una cena a casa sua, coi suoi, per ricambiare il favore. Abbiamo davvero poche parole spese su questo incontro inutile, che però si svolge in un ristorante francese con pista da ballo anche se tre righe prima l’ambientazione promessa era un’altra. Si mangia, si balla, ci si saluta e si torna a casa.

Il decimo capitolo, quasi a metà della storia, si apre con… Devo chiedere ai signori recensori del Tavolo d’Oro di voltarsi per un attimo.

Ora potete voltarvi di nuovo. Proseguiamo.

Dopo questo inizio frizzantissimo, Sam inizia la giornata saltando addosso a Frost prima di andare a scuola. Stacco coi tre asterischi, arriva Benson che avvisa i due di aver organizzato una nuova festa tutta sesso, droga e trap scadente. «Un piccolo party privato, solo gli amici più stretti». I due accettano, decidono di invitare a loro volta anche l’amica Joe e se ne vanno.

Arrivati sotto casa di Sam, James decide di dare sfoggio dell’educazione superiore che i suoi genitori facoltosi gli hanno concesso, evitandogli così di dover friggere patatine fino ai trent’anni.

-Ho la voglia matta di scoparti a sangue, signorina Smith. È da ieri sera che mi mancano le sue “coccole”.-

Capolavoro! Non è possibile fare meglio di così!

Queste parole furono la bocca che fece traboccare il vaso.

Mi correggo: è possibile fare meglio di così. Ad ogni modo, i due si slegano verso le cinque, perché altrimenti non reggeranno alla festona all night long del signorino Benson. Vi risparmio una scena con la macchina in corsa che frantuma i confini della realtà e della non pornografia della scena e, mentre vi porto alla festa di Benson, vi invito a prendere un secondo giro di drink: siamo ufficialmente a metà!

Arrivati alla festa, i due piccioncini trovano un’altra coppia, che però nessuno avrebbe potuto concepire se non in una logica quasi rowlinghiana di accoppiamento forzato: Benson, infatti, si è messo assieme a Joe. Ma i motivi di formazione di questa coppia distrarrebbero dal piatto forte della festa, ovvero le quattro canne a testa che la coppia principale si spara prima di darci dentro un’altra volta, appartatasi in una delle camere della villa di Benson.

Eh pensare che tutto era iniziato così per gioco, nei bagni della scuola, quasi tre settimane fa. Per puro spasso e un po di divertimento in più.

Per puro spasso. Non ti ha chiesto niente; non ti ha protetta da eventuali malattie veneree anche se si stava ripassando mezza scuola; non ti ha nemmeno chiesto il nome fino alla volta dopo. Davvero un bel gioco, niente da dire.

Per dovere di cronaca, il giorno dopo Joe e Sam si scambiano due battute riguardo i rispettivi ragazzi, ma è un dialogo così piatto e inutile che non aiuta a capire la vera posizione reciproca di amicizia. In effetti, non aiuta a capire proprio un bel niente, ma credo che ciò sia fatto apposta per comunicare un vago senso di profondità di pensiero – che ovviamente si perde nel momento in cui più di due neuroni sono attivi e sul pezzo.

Il giorno dopo, Sam trova una lettera nella cassetta della posta. Una lettera di James. Una lacrima strappalettere che mi ha alzato la glicemia in modo gratuito. Però ha funzionato: Sam si emoziona e i suoi pensieri vagano ascendendo alle stelle. Lei lo chiama, lui accorre, i due si abbracciano. Il capitolo finisce, l’autrice ringrazia tutti e si scusa per gli errori di battitura.

Fine.

Ci avete creduto, vero? Vi ho detto che eravamo a metà; e questa era la parte interessante del libro!

Erano passati 7 anni.
Sette anni da quella famigerataa lettera che era stata capace di farmi provare emozioni mai avvertite prima d’allora.
Sette anni in cui, il nostro amore, non è cambiato nemmeno di un millimentro.
Sette anni in cui abbiamo capito di essere le rispettive anime gemelle, l’una dell’altro.

La struttura del libro mi ricorda un po’ Camera con vista, tranne per la parte in cui i due personaggi principali copulano a ogni piè sospinto. I due sono assieme da un bel po’, hanno dei lavori sufficientemente remunerativi, abitano in un bel quartierino residenziale di New York. E oggi è il giorno delle nozze in chiesa! La penna che ha progettato questa storia spende molte più parole del necessario per descrivere ogni singolo ninnolo dell’abbigliamento da sposa di Sam, ma a me importa di più delle previsioni del tempo di Willits, California, del 25 gennaio 1963.

Al momento delle promesse matrimoniali, Frost tira fuori un foglietto e propina un’altra dose letale di zuccheri semplici.

Volevo solo dedicarti questa frase che è ispirata ad una delle tue saghe preferite, Harry Potter. E della quale spero tu possa comprenderne a pieno il significato.
“Mi manchi in qualsiasi momento. Mi manchi come ad Harry manca Lily. Come a George manca Fred. […] Ti ho difeso da qualsiasi pugnale ti venisse lanciato, come Dobby. Fedele come Ron ed Hermione, folle come Bellatrix. Ed io cercherei uno specchio delle Brame, perché son sicuro, vedrei te. Esattamente come ti vedo nel mio pensatoio, nelle foto animate, alla ricerca di un Giratempo. In modo che più di una vita venga salvata. La tua e la nostra.”

Le promesse di Sam sono molto meno pacchiane, ma tanto nessun lettore appropriato si deve immedesimare in James. I due si dicono i canonici “Sì”, e siamo tutti contenti. Ad aspettare i due sposini c’è una luna di miele alle Hawaii – e un’altra scena di sesso. E ciò ha senso, perché «tutto, in quel periodo, girò intorno al divertimento, al fumo e al sesso».

Siamo arrivati a questo punto e non vi ho ancora proposto una scommessa; vi chiedo scusa, sono troppo preso dagli eventi! Ma state tranquilli: ho una proposta d’azzardo apposta per voi che siete arrivati sin qui. Quale cliché comparirà nel capitolo che sta per cominciare? Come sempre, Zenone raccoglierà le scommesse passando tra i banchi; chi ci azzeccherà sarà debitamente ricompensato dopo lo spettacolo.

La sera stessa in cui i due tornano dalla luna di miele, Sam si sente male. E anche la mattina dopo. E si accorge di avere un ritardo nel ciclo. Fa un test da farmacia e scopre di essere incinta da una settimana. Ma chi l’avrebbe mai—

#INIZIO FLASHBACK
James, non possiamo.- Continuavo a ripetergli.
-Non preoccuparti, non penso che, una sola volts, sia quella decisiva.-

Allora, intanto non sono uno script Python e le righe che iniziano con l’asterisco non mi servono, perché non le ignoro. E poi non si tratta di “una sola volts”, come dice Frost (spero che Axel ti abbia sparato contro un Tornado di Fuoco): è dal primo capitolo che questi due cartonati cozzano l’uno contro l’altra senza il minimo riguardo. Questa sequenza sarebbe potuta avvenire anche dieci capitoli fa e avrebbe avuto lo stesso senso.

Ovviamente la carissima Sam non pensa nemmeno per un attimo all’aborto, benché ce lo strombazzi per un paragrafo interno, e Frost reagisce alla notizia con un «È meraviglioso.» che mi ha ricordato un pochino le risposte automatiche che mi dava il DVD di Winnie the Pooh mentre decoravo gli alberi di Natale.

Si, avevo solo 23 anni, ma dovevo, anzi sapevo, avevo l’assoluta certezza che tenere il bambino o la bambina che sia, sarebbe stata la giusta scelta. Una nuova vita stava per nascere. Così da poter completare ciò che io James avevamo sempre sognato, una famiglia. Magari con un cane, pensai sorridendo.

Tutto bellissimo, ma quando avremmo dovuto sapere che era questa la vita che volevate tu e James? Ah, adesso. Sono contentissimo per voi, allora.

Dopo qualche riga, Frost se ne esce con un mazzo di fiori e un biglietto.

A te che sei l’unica al mondo, l’unica ragione, per arrivare fino in fondo ad ogni mio respiro.”
“A te che non ti piaci mai e sei una meraviglia, le forze della natura si concentrano in te.”
“Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano.”
“Ebbene si, queste sono tutte frasi che ti dedico, perché è la pura verità.”

Ora, oltre a Fedez, devo pure bermi che un americano arriva a citare Jovanotti anziché uno dei centomila miliardi di cantanti country e soul che hanno al loro paese? Se questo è vero, allora dopo provo a inviare un paio di mail ad americane a caso citando… che ne so… gli 883 oppure Tiziano Ferro.

In questa situazione di scorrimento di latte e miele, James fa il bravo elfo domestico, preparando la cena e rendendosi amabile, al punto di non rispondere al «Dov’è Joe?» di Sam senza fare una battuta scontata; si preoccupa di sapere il parere del ginecologo, che riconosce che avere problemi in gravidanza alla prima settimana è quantomeno singolare; fa compagnia a Sam davanti al televisore mentre guardano un film. E questo asservimento alla trama non ha nemmeno una spiegazione interessante che io possa proporvi, nemmeno uno straccio di riassunto sopra le righe per cui un lenone con tutti i crismi sia diventato un marito “modello” e, a breve, un “buon” padre di famiglia.

A proposito di quel film, Sam va in biblioteca per prendere il libro da cui è tratto, cosa più che legittima. Un po’ meno legittimo è stato il copia-e-incolla del riassunto di tale libro, che occupa gran parte del capitolo. E questo scopiazzare ovviamente è ai danni di Wikipedia, perché la fatica è molta anche nel cercare di alleggerirsi il carico di lavoro. In calce al capitolo, l’autrice segnala che effettivamente è dedicata a tale autore la sezione appena conclusa. Spero che nessuno mi dedichi mai una cosa siffatta, frettolosa e approssimativa.

A questo punto, abbiamo praticamente finito. Potreste essere spaesati: il libro è solo a tre quarti della sua estensione, e la ciccia dovrebbe saltar fuori ora o mai più. Eppure io vi posso esibire un motivo molto chiaro per saltare non uno, non due, ma nove capitoli di questo libercolo.

Avviso.
Volevo avvertire prima di leggere il capitolo che da oggi, un capitolo corrispinderà ad un mese di gravidanza, poichè descrivere nove mesi sarebbe troppo lungo. Per questo ho preferito usare questo metodo, buona lettura.

Io vi posso giurare di non aver mai letto nove capitoli così vuoti, senza senso e buttati là nella mia vita. Persino i capitoli di Un Nuovo Dio, che ho sviscerato in altre sedi, hanno maggior senso di esistere. Non sono altro che fuffa, quisquilie ed inezie del pubblico; e, vedendo queste ultime, preferirei non condividere la specie con chi scrive quella roba. Oso solo dirvi che è ricopiato pari pari il testo di All of the Stars di Ed Sheeran al terzo mese e che la figlia nata si chiama Marylin.

L’ultimo capitolo si apre con questa perla.

Se da piccola mi avessero mai chiesto come avrei immaginato la mia vita, adesso, da adulta, avrei risposto “esattamente così”. Non credo si possa provare una più grande soddisfazione personale nel vedere a che punto sia giunta la mia vita. Credo di aver trovato la felicità.

Mi fa molto piacere sapere che possono ancora esistere donne di questo calibro, donne che, raggirate da un ragazzo sprovveduto ma dal gran carisma e dal portafogli sempre pieno, anelano ad annientare sé stesse e a trovare realizzazione nel solo rapporto di coppia, coltivando solo in modo approssimativo e sporadico le loro (pochissime) amicizie. Sono davvero colpito.

Vi risparmio il resto del capitolo: è la fiera dei buoni sentimenti in saldo, con concetti per niente originali né tantomeno genuini; c’è un momento lacrima strappastorie con la bambina che scopre che si può piangere dalla felicità; l’autrice ringrazia tutte le lettrici per aver concluso la storia.

Mentirei se vi dicessi che sono stato sorpreso negativamente da questa storia: sin dal titolo si capisce a che cosa si vada incontro qualora si inizi a leggere. Ciononostante, il fatto che questa storia giochi a carte scoperte sin da subito non è sufficiente a colmare la voragine lasciata da comportamenti quantomeno discutibili dei protagonisti, una trama in sé esile al punto di risultare inconsistente e un continuo soffermarsi su dettagli meta-narrativi come i biglietti, le lettere, le canzoni, i libri preferiti dell’autrice, che aggiungono all’esperienza solo un’indistinta voglia di far prendere fuoco a qualcosa, qualsiasi cosa, da quanto forzati e smielati sono. Per di più alcune lettrici potrebbero essere rimaste deluse: nonostante il titolo, l’ultima parte del libro non è affatto Sesso e nient’altro. Sembra, più che altro, un inno all’essere madri di bellissimi pargoli e pie mogli di mariti schizzati.

Non sono sicuro che questa storia vada osteggiata come contro il regolamento o profondamente immorale: le basta svolgere nel più efficace dei modi il ruolo di storiella insulsa, e tanto basta.

Spero che ciò basti anche a voi. Non mi resta che ringraziarvi per non essere fuggiti a metà strada e augurarvi una buona notte.


Zenone premette il pulsante di accensione della lavastoviglie per bicchieri. «Non sei andato male».

Cesare si guardava nel riflesso dello specchio sopra la spina delle birre e si sistemava alla buona il papillon rosso. «Non male? Hanno pure applaudito alla fine!».

«Puoi sempre migliorare, e oggi hai fatto meglio del solito». Zenone si mise un canovaccio mezzo umido sulla spalla. «Ma non credere che basti così».

La porta del ripostiglio del bar si aprì un pochino e ne uscì una vocina: «Quando ho finito di lucidare i calici, posso farmi un drink?».

Zenone sbuffò. «No, Teresa! Te l’ho già detto cento volte: sei troppo piccola per bere».

Cesare si guardò intorno; tutti gli invitati di quella sera erano usciti. «Ricordami ancora perché hai accettato di prendere lei come garzona».

Zenone alzò le braccia. «Ha chiesto di trasferirsi qui, e il proprietario ci doveva un favore. Qualcosa dovrà pur fare, oltre a cercare di vuotarci la cantina un sorsetto alla volta».

«Ma a che pro averla tra i piedi? Ci sei sempre tu qui, ormai, a meno che—».

Un’esplosione divelse la porta d’ingresso del lounge. Due figuri in abito scuro e incappucciati si fecero strada tra i mattoni sbriciolati. «Vattazi, Mennecchi! Siamo venuti a prendervi!».

Zenone caricò una sfera di energia nella mano e, flesso il braccio, la scagliò contro gli incappucciati. Uno dei due si levò il mantello e con un movimento del braccio destro deflesse il colpo verso il soffitto. Crollarono pezzi di legno e intonaco, si sollevò una nuvola di polvere. Zenone fece due passi indietro verso la porta del ripostiglio e la chiuse, poi scavalcò il bancone e prese Cesare per mano.

I due corsero verso l’entrata ormai distrutta. Poterono osservare più da vicino i due tizi che avevano aperto così amichevolmente la porta. Cesare si sforzò di ridere. «Ma guarda! Ormai l’Eclissi manda Gianni e Tancredi a farci fuori».

I due uomini vestiti di nero avevano assunto la forma dei due bangtan, ma solo il loro volto era familiare. La loro giubba grigia, gli stivaletti neri, la cintura stracolma di aggeggi: tutto ciò che avevano era per scovare e uccidere.

Il sicario che sembrava Taehyung fece un passo avanti. «Non complicateci ulteriormente le cose. Fatevi annientare e forse non sentirete dolore».

Zenone prese in mano un pezzo di mattone. «Ma a noi piace complicarvi le cose» e lo lanciò in direzione dei sicari. «Adesso!».

Cesare pestò con un piede a terra. «Shock sferico!». Una sottile coltre arancione planò verso i due sicari, travolgendo il mattone lanciato e sbriciolandolo. I bangtan furono sbalzati fuori dal locale, ma caddero in piedi.

Cesare scattò in avanti, con un’altra sfera di energia carica nella mano sinistra. Zenone si precipitò nel ripostiglio e aprì la porta. «Teresa carissima, puoi chiudere tu la cassa oggi? Ho da fare».

Teresa stava litigando con le casse dell’acqua vuote per farle stare dritte. «Come… io? Ma certo!».

Zenone sorrise. «Ma mi raccomando: se ti scopro a bere il gin come l’ultima volta, te lo decurto dalla paga».

Teresa si mise le mani dietro la testa. «Va be—».

Zenone era già volato fuori dalla porta, e si preparava allo scontro.

Cesare unì l’indice al medio, e spazzò l’aria col braccio. «Squarcio magico!». L’aria si compresse attorno a quel segno, poi scattò in avanti verso i due bangtan, che la schivarono lasciandola passare tra loro due.

Jungkook portò una mano alla cintura. «Se avete finito, dovremmo fare il nostro lavoro». Impugnò una pistola e la puntò verso Cesare e Zenone. «Un’ultima parola?».

Una nuvola nera piombò tra i due schieramenti. «Sectumsempra!». I due bangtan caddero a terra doloranti. Cesare si portò la mano alla tempia, e scagliò il Fulmine verso i sicari, di cui non rimase che polvere.

Zenone tirò un sospiro di sollievo. «Grazie mille, professor Piton».

Piton si voltò verso i due. «Avete ben poco da ringraziare. È la seconda volta in pochi mesi che la città è presa di mira da criminali per colpa vostra». Si avvicinò a Zenone e gli puntò la bacchetta contro. «La prossima volta potrei non essere qui a salvarvi. Vi consiglio di trovare un modo per meritarvi la fiducia che i signori Demoni hanno riposto in voi, e di trovarlo alla svelta». E scomparve in un’altra nuvola nera.

Un pensiero su ““Sesso e nient’altro” (Essere diretti non migliora le cose)

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