“My Trouble // Justin Bieber” (Quando Shade Owl s’incazza…)

Il tempo scorreva tranquillo, nell’appartamento di Shade Owl: Cthulhu stava spolverando i mobili con un piumino, un grembiule rosa che copriva parzialmente il suo viscido corpo verdastro, rimuovendo la sporcizia della settimana; Severus era nel bagno, da lui eletto a laboratorio, un calderone che bolliva pigramente sulla tazza del water convertita a fornello, mentre lui leggeva tranquillamente un libro e sorseggiava del the; Gaia dormiva profondamente in camera da letto, stravaccata sul materasso con la pancia all’aria e le zampe raggomitolate sul petto; Ellie era in balcone, intenta a ispezionare i dintorni col binocoloin cerca di Abby, nel caso in cui fosse tornata alla carica.

Mancava solo il recensore, che si era chiuso praticamente a chiave in cucina, e già da qualche ora nessuno lo sentiva fiatare. Inizialmente avevano tutti pensato che stesse cucinando, ma era da parecchio che nessuno sentiva un suono provenire da là dentro. Aveva anche abbassato la serranda della finestra, così che Ellie non potesse spiare all’interno.

Probabilmente, così avevano tacitamente concordato, era meglio lasciarlo stare perché, dopo aver passato una settimana a lavorare come tecnico reperibile, cosa che lo aveva portato a uscire più volte per eseguire interventi urgenti in varie città diverse, voleva starsene un po’ da solo in tranquillità.

Poi la quiete fu spezzata di colpo da un ruggito terrificante, un verso di furia cieca che fece tremare l’aria e scosse la porta della cucina e le finestre.

All’istante, Gaia spiccò un salto che dal letto la fece rimbalzare sulla parete del corridoio e poi in mezzo al soggiorno, il pelo ritto come spighe di grano. Se avesse avuto una coda, probabilmente, sarebbe stata simile al piumino per la polvere di Cthulhu, adesso.

Per quanto riguardava il Grande Antico, invece, si strappò di dosso il grembiule con un colpo secco, i tentacoli che si agitavano furiosi frustando l’aria.

Severus uscì di corsa dal bagno, quasi inciampò in Gaia, che gli soffiò contro con rabbia, e mentre lottava col proprio mantello per non perdere l’equilibrio sfoderò la bacchetta, puntandola alla cieca.

Contemporaneamente, Ellie fece irruzione dal terrazzo, rotolando a terra come Bruce Willis in tutti i film di Die Hard e puntando il fucile verso la cucina.

Subito dopo, la porta venne scardinata da un potente calcio (il che era piuttosto impressionante, dato che si apriva dalla parte opposta, ma un Buco di Trama aveva dotato Shade Owl della Superforza) e il recensore uscì furioso dalla stanza buia col computer sotto braccio, agguantò passando il fucile di Ellie, lo annodò come se fosse fatto di gomma e glielo ficcò di nuovo in mano senza una parola, andando a sistemarsi sulla sua poltrona preferita sotto gli sguardi attoniti del resto della squadra.

– Ognuno ai suoi posti.- disse sbrigativo, in tono secco – Abbiamo una recensione. Una seria. Dobbiamo demolire questa fic.-

– Ehm…- fece Severus, abbassando perplesso la bacchetta – … Shade… perché hai urlato? E perché hai rovinato il fucile preferito di Ellie?-

– Non mi serve un motivo per sottrarle delle armi.-

– Okay, ma l’urlo?-

– Miao!- esclamò Gaia.

– Perché questa volta siamo andati oltre il limite. In maniera oltraggiosa.- rispose Shade Owl.

– Di cosa stai parlando?- chiese Ellie, reggendo i miseri resti del suo povero fucile tra le mani.

– Tnlyk s’hna b’kthyu?-

– Credetemi, la mia reazione è totalmente giustificata.- disse Shade Owl, tirando fuori da chissà dove l’Elmo del Gufo e ficcandoselo in testa, per poi prendere la Spada della Furia di Quelaag +5 dal portaombrelli più vicino – Oggi è una cosa personale.-

*

Questo non è uno scherzo, gente: oggi, senza tanti preamboli, vi verrà proposta una stroncatura molto particolare, che per me è stata una questione personale fin da subito. Quando ho scovato questa fic, mi sono immediatamente reso conto di dovermene occupare io, difatti ho intimato ai miei colleghi recensori di non toccarla.

Ciò che stiamo affrontando è un abominio che va contro tutto ciò che sono e che mai sarò, e che non posso assolutamente lasciar correre.

Cominciamo col dire che si tratta di una fic (o meglio, dell’unica fic) scritta dall’autrice laragazzasuicida, dal titolo “My Trouble // Justin Bieber”.

https://www.wattpad.com/129225811-my-trouble-justin-bieber-capitolo-1

La protagonista di turno, il cui nome non intendo ancora rivelare per motivi che comprenderete tra pochi paragrafi, si è recentemente trasferita nel Bronx con la madre (ergo ci troviamo ancora una volta nell’unica città del pianeta). Per la precisione, nel South Bronx.

Tale scelta non è casuale perché, secondo la presentazione della fic (che vi chiedo di non leggere subito, ma di aspettare di scoprire il nome della protagonista, prima… fidatevi di me, è meglio che mi diate retta, dobbiamo arrivarci per gradi), il South Bronx è il posto peggiore di tutto il Bronx, che già è “universalmente noto per essere uno dei quartieri più violenti e pericolosi”, sempre secondo la presentazione.

Che non è del tutto sbagliato, il Bronx non è uno dei quartieri migliori di New York, in effetti. Il South Bronx è una delle aree in cui il Bronx è suddiviso, o meglio, lo era: tale nome aveva valore negli anni sessanta, quando ci fu il famoso degrado dell’area e la serie di incendi dolosi frutto di truffe assicurative a cui vi ho accennato nella recensione di Un Vicino Di Troppo. A tutt’oggi non c’è più una distinzione tra South Bronx e il resto del Bronx, ma la cosa della criminalità (che comunque non è neanche lontanamente vicina alla situazione degli anni sessanta-settanta) vale ancora.

La nostra Hope, qui, è al suo primo giorno di scuola, scuola in cui incontrerà il suo Bedboy. Visto che al momento non vi ho detto il vero nome di Hope, credo che renderò una sorpresa anche il vero nome del Bedboy, tanto per tenere alta la suspense.

Cercate di capirmi, quando mi sono trovato davanti questa fic sono rimasto sconvolto, ho bisogno di divertirmi un po’. E poi scrivo romanzi a capitoli, sono abituato a tenere la gente in sospeso.

Esaminando la fic da un punto di vista grammaticale e ortografico, ci si può aspettare di peggio: sì, spesso l’autrice si è mangiata qualche accento, ma generalmente è una spanna al di sopra della merda a cui siamo abituati. Se non altro non mi ha spinto a cavarmi gli occhi a ogni riga.

Inoltre, tale storia, di estrazione Wattpadiana, ha ottenuto ben 339K letture, 14.4K voti ed è suddivisa in 41 capitoli… o meglio, il capitolo 37 è suddiviso in “CAPITOLO 37 pt.1” e “CAPITOLO 37 pt.2”, e alla fine c’è un capitolo intitolato “GRAZIE”. In ogni caso, stiamo tornando un po’ al normale numero di capitoli che sono abituato a demolire io, dopo la roba “breve” che vi ho proposto ultimamente.

Procediamo subito, senza dare altre informazioni. Come sempre, ad assistermi abbiamo qui Severus Piton…

Piton: – Ehm… sì… prendo altro Distillato della Pace…-

… il Grande Antico Cthulhu…

Cthulhu: – Thnl’ke lhuk tb’oha ne’yl ktr’hne…- (Ho appena finito di pulire…)

… Gaia…

Gaia: (trascinando coi denti un sacchetto pieno di bottiglie di vodka) – Miao…-

… ed Ellie.

Ellie: (guardando il proprio fucile deformato) – E poi sarei io la psicopatica?-

Il riflesso di un mirino dardeggiò attraverso la finestra per un istante. Ellie ebbe solo un secondo per rendersene conto, e si tuffò immediatamente dietro una parete, proprio mentre il suono di uno sparo accompagnava l’arrivo di un proiettile che andò a conficcarsi nel pavimento.

Ellie: – Maledizione! È arrivata Abby e io sono senza fucile!-

*

Il primo capitolo si apre con la Hope che ci racconta di essere al primo giorno di scuola.

Oggi é il mio primo giorno di scuola. Non credo di dover essere ne felice ne agitata o spaventata, dato che ormai sono abituata a cambiare scuola. Si, per colpa di mia madre cambiamo spesso città. Da quando mio padre ci ha lasciate, mia madre é caduta in depressione e, con la speranza (per mia madre) di dimenticarlo, abbiamo iniziato a cambiare spesso casa. Ora siamo nel Bronx. Credo che lei non potesse scegliere posto migliore per vivere.

Da notare il sarcasmo…

Già, è sarcastica, la nostra Hope, infatti ci dice di essere più che certa che si troverà in guai seri.

Uhm… interessante. Saltiamo alcune cose e procediamo un po’…

Si, mi capitava spesso di trovarmi in mezzo a qualche rissa e di prendermi a scazzottate con qualcuno, a volte anche più grande di me di qualche anno.

Anche se odio pensarlo e dare ragione a i ‘grandi’, credo anche io che la scuola sia importante per formare il carattere di una persona. Nel mio caso, sono felice di aver incontrato persone con la quale ho dovuto difendermi. Se non fosse per loro, non ci sarei più da qualche anno… Insomma, ho solo 17 anni, se non sbaglio adesso, quando posso sbagliare?!

L’anno scorso mi chiamavano ‘Lunatic Tuft’, (Ciuffo Lunatico) a causa del mio ciuffo ribelle e i miei sbalzi d’umore improvvisi. Molti mi temevano, perché come mi ha sempre detto mio padre: Il diverso fa sempre paura.

Analizziamo un momento questo paragrafo: Hope ci dice di essere una per cui è facile finire in qualche rissa, ma anche che la scuola è importante (come in effetti ci ha dimostrato Justin Bieber in Danger, che pur essendo una specie di supercriminale andava ancora al liceo…), che diciassette anni sono l’età giusta per fare degli errori e che se non avesse incontrato persone da cui difendersi ora non sarebbe viva… ehm, okay, ora mi sono perso.

Cioè, deve essere grata a della gente che l’ha obbligata a difendersi perché se non ci fossero state queste persone oggi sarebbe morta? E di preciso, se queste persone non ci fossero state… chi l’avrebbe ammazzata?

Piton: – Porrei attenzione anche sulla parte finale, su ciò che le ha detto suo padre, ovvero che il diverso fa sempre paura. Non è un concetto sbagliato, ma stando a quanto si potrà evincere dalla storia, non si adatta minimamente a lei. Anzi, nemmeno da questi due paragrafi (né da ciò che hai tagliato) si può supporre che sia una frase adatta alla protagonista: vista la sua fama di rissaiola (e altri dettagli che leggeremo in seguito) è più facile che abbiano paura non della sua diversità, che non possiede, ma della sua aggressività…-

Ellie (cercando di montare il mirino telescopico su un nuovo fucile) – Mah, non capisco davvero come si possa aver paura di una ragazzina…-

Aha… certo… mentre ci pensi noi andiamo avanti.

Riassumendo brevemente ciò che segue, la Hope ci spiega che suo padre, passato a miglior vita da un po’ (non ci viene detto quanto) è stato parte fondamentale della sua vita e che, quando lei aveva tredici anni, le regalò un coltellino con cui la fece esercitare a colpire un bersaglio per le freccette.

Beh, mi fa piacere che abbia avuto un’infanzia in stile Ellie, sono capace di gestire le sociopatiche con DPTS, ma Hope non vive in un’America post Apocalisse degli Zombie, alle tredicenni di solito si regala il primo reggiseno (vabe’, è un esempio, passatemelo…).

Ellie: – Ehi, non facciamo questi paragoni, Joel mi ha regalato una doppietta!-

(si abbassa per evitare una palla da golf che sfonda una finestra e sfascia una bottiglia di vodka)

Ellie (guardando la vodka sparsa sul pavimento): – So, you have chosen death. –

Insomma, il padre le ha impartito un’educazione sana e assolutamente normale, insegnandole cose come il lancio del coltello e a mischiarsi alle gang.

Sì, perché quando lei e sua madre si trasferirono a Detroit, poco dopo la morte del Padre Senzanome, la nostra Hope iniziò a “frequentare brutta gente”:

Avevo iniziato a frequentare brutta gente. Erano tutti ragazzi più grandi di me, la maggior parte spacciatori e assassini, componenti di gang che si scontravano per ottenere il controllo del territorio.

Vabe’, una cosa sempre più sana, direi…

Ellie (piazzando una gatling alla finestra): – Ha comunque più senso del piano delle Luci/Lucciole! –

Shade: – Questa sembra una frase di fanwriter91… –

Ellie: – Mi ha fatto avere degli sconti per l’acquisto di armi, in cambio io sponsorizzo la sua teoria.-

Shade: – Sconti? Ma chi te le vende? –

Mercante di Resident Evil 4: – Ihihiihhi! Thank you! –

Che poi, capisco l’atto di frequentare brutti giri in seguito a un lutto del genere, chiaro… non che sappia come è morto suo padre (no, non ci viene detto), ma potrei capire se si trattasse di una reazione a questo evento.

Tuttavia, a quanto pare proprio suo padre l’ha spinta per primo in certi ambienti… insomma, potrà anche non averla lasciata a giocare in mezzo ai tossici mentre lui andava alle corse dei cavalli, ma se lui per primo le ha insegnato a tirare di coltello qualche domanda io me la faccio!

Insomma, finalmente la Hope (dopo quasi mezzo capitolo) si ricorda che è al suo primo giorno di scuola e che sono le sette del mattino, descrivendoci il suo abbigliamento. Grazie ad Azathoth non ci sono foto a mostracelo, per una volta…

Ellie (piazzando un manichino a forma di Joel vicino a un’altra finestra): – E meno male. – (il manichino viene crivellato di pallottole da elefanti)


Subito dopo ci viene presentata la madre, che l’ha avuta a diciotto anni e non sa assolutamente cucinare. In ogni caso, non è una donna cattiva, né la Hope la odia per qualche motivo… no, il loro è un rapporto madre-figlia assolutamente normale, per una volta. Un punto a favore.

Il capitolo si chiude quindi con la protagonista che esce di casa, e passiamo quindi al secondo.

Tanti pensieri mi frullavano nella testa… Sinceramente mi aspettavo il Bronx rumoroso, con gente che urla come nel caotico traffico di New York City, ma la realtà é diversa: silenzio. Un silenzio che ti aggiaccia e che ti paralizza.

E allora controlla bene dove ti trovi, perché il Bronx è sempre New York, e al mattino il traffico è pure lì, così come la gente per strada e magari anche qualche barbone.

Ah, ci dice anche di avere in tasca un regalino di John, il suo ex migliore amico di quando stava a Detroit: un tirapugni d’argento.

E ci va pure a scuola? Chissà perché la gente ha paura di lei…

Gaia: – Miao!-

Ma la parte divertente arriva adesso:

Qualche minuto dopo arrivai davanti a scuola. Tra gente che si faceva le canne e gli sfigatelli che ripassavano, non vidi molte ragazze. L’unica spiegazione logica era che, essendo ragazze, erano molto indifese, vulnerabili e facili da sottomettere e da violentare.

*

Severus sputò il the che stava sorseggiando, Cthulhu imprecò in R’lyehano, Gaia soffiò furiosa ed Ellie si bloccò mentre era in procinto di sporgersi oltre il davanzale della finestra, fermandosi un istante prima che Abby sparasse, evitando così che la sua testa venisse fatta scoppiare come un chicco d’uva. Non arrivarono altri proiettili perché pure Abby era rimasta scioccata.

– Ha davvero scritto una cosa del genere?- chiese Piton.

– Tln’kyh l’bhna uhkr nb’hut?-

– No, Cthulhu… non è per questo che mi sono arrabbiato, prima.- rispose cupo Shade Owl.

*

Insomma, bambini, la lezione è la seguente: se andate a scuola nel Bronx vedrete che i ragazzi si fanno le canne all’aperto, gli sfigati ripassano e le ragazze si nascondono per non essere violentate.

Okay che il Bronx è un quartieraccio, ma prima di tutto non ce li vedo tutti i “fighi” della scuola a bombardarsi di erba alle sette del mattino, né significa che solo gli “sfigati” decidano di prendere in mano un libro ogni tanto (a dire il vero nei quartieri a rischio sono forse uno o due i soggetti che studiano, ma vabe’, passiamola), ma ancora peggio è la parte sulle ragazze!

Cioè, quindi non solo potrebbero essere violentate pure all’ingresso di scuola, ma la nostra Hope, l’unica abbastanza coraggiosa da entrare tranquillamente e da portarsi dietro un tirapugni, è immune alle violenze?

Conservala per Abby, quella.

Lady R: – L’idea di un quartiere di periferia tremendo in cui le donne sono a rischio per ogni cosa non è una brutta idea per un’ambientazione, né priva di realismo (basta guardare un po’ di Peaky Blinders per capire che lo stato delle donne negli ambienti criminali non è troppo diverso da questo), ma ancora una volta il sessismo e il pericolo costante in cui le ragazze incorrono viene usato come mero elemento di sfondo per far spiccare la protagonista e far apparire i maschietti “belli e tenebrosi”. Perché è così che si fa luce su tematiche profonde della vita reale: mostrando le minoranze come vittime piangenti. Aprite qualunque film/serie/libro realistico con protagonisti queer e vedrete che manco dieci tirapugni potrebbero salvarli dal pestaggio obbligatorio anche se escono a comprare il latte.-

Che poi, detto tra noi, un tizio ha provato a violentare Ellie quando aveva solo quattordici anni. Lei gli ha aperto la faccia con un machete. Non scherzo, è successo davvero, nel primo The Last Of Us!

Ellie: – Ehi, io volevo usare una motosega, ma avevo solo quello a portata di mano! –

Vabe’, saltiamo la fuffa, la nostra Hope cerca l’aula di chimica e incrocia un ragazzo di nome Cole in corridoio:

“Piacere, io sono Cole.” Sorrise porgendomi la mano.
Inarcai il sopracciglio confusa del fatto che volesse fare ‘amicizia’ con me e insicura gli strinsi la mano. “Shade.” Forzai un sorriso.

*

Di nuovo, l’intero gruppo di assistenti ammutolì.

Shade Owl annuì con un sorriso amaro dipinto in volto.

– Già.- disse – Ora sapete perché ho urlato.

*

Ebbene sì: il nome della Hope è Shade Hamilton, come ci viene detto anche nella presentazione.

Ciò è un affronto senza precedenti per me, e non ho intenzione di passarci sopra. Che poi, chi accidenti potrebbe mai chiamarsi “Shade”, che vuol dire “Ombra”???

Piton: – Ehm… tu?-

Shade: – Tu fatti i cazzi tuoi!-

fanwriter91: (uscendo da un tunnel spazio temporale aperto grazie a una katana): – Siamo di fronte a una nuova serva di Hope! Shade, la sua Ombra! –

Ellie (gettandolo dentro con un calcio e prendendo la spada): – Zitto e scrivi il tuo libro! – (arriva un’altra palla da golf, ma Ellie la taglia a metà con la katana)

Lady R (con le forbici di Gekko Moria): – Intervengo io! La taglio, la chiudo in una cassa e la butto nell’oceano.-

Lasciamo perdere (per modo di dire) il nome della Hope e andiamo avanti: Cole, guardando come è vestita, le fa una domanda:

“Tu non sei una di quelle ragazze tutte strane che ascoltano solo musica punk o heavy metal e si tagliano le vene, vero?”

Risi per la sua spontaneità. “Cosa te lo fa pensare?” Aggrottai la fronte.
“Non lo so, forse per la tua maglietta nera e gli anfibi.” Disse insicuro stringendosi nelle spalle.

Sì, è proprio spontaneo.

Io mi vesto con felpone sformate col cappuccio e vecchi jeans, cosa sono, un tossico? E, tanto per la cronaca, non ascolto solo Lindsey Stirling: i Nigthwish sono tra i miei gruppi preferiti da almeno quindici anni.

Inoltre verso il 2016 ho anche pensato di uccidermi. Ma è un’altra storia, questa, e non merita di essere raccontata.

Pure una lettrice ha trovato ‘sta cosa offensiva:

“No ma tu stai insultando. Io ascolto quella musica li ma no vuol dire che mi taglio! Io sono sempre vestita con cose larghe e nere ma ciò non vuol dire che sia depressa! Scusami ma sembra che tu stia insultando le depresse e le ragazze come me!”

A credito dell’autrice, possiamo dire che ha risposto così:

“No, decisamente non voleva essere un insulto. Io ascolto quella musica, io mi vesto con cose larghe e nere. Ho solo scritto ciò che la gente pensa di me a prima vista. Mi dispiace sia arrivato questo, ma ripeto, non voleva assolutamente essere un insulto.”

Bene, ma se anche una lettrice ha commentato in questo modo, fatti due domande.

Passiamo al capitolo tre, con lunghi paragrafi di fuffa in cui Hopede fa di tutto per farci capire che non si fida di nessuno, arrivando a pensare che l’offerta di Cole di riaccompagnarla a casa in macchina dopo le lezioni sia un tentativo di stupro. Peccato non faccia una piega quando, a inizio capitolo, lui riveli di conoscere il suo cognome, che non può sapere dato che nessuno gliel’ha ancora detto. Difatti, oltre a un breve pensiero sorpreso, la Hope non ha alcuna reazione in merito.

Ma ricordiamoci che non si fida di nessuno.

Arriviamo alla fine della giornata scolastica, e prima di andare Cole saluta alcuni amici.

State per scoprire chi è il nostro Bedboy.

“Shade, ti dispiace se prima saluto degli amici?” Sorrise innocentemente con un’aria di scuse.

“Tranquillo, non mi dispiace.” Lo rassicurai.

Mi lanciò uno dei suoi migliori sorrise e prendendomi per mano mi condusse verso un gruppetto di ragazzi, tutti con la stessa giacca di pelle nera e la stessa medaglietta di Cole.

– Oh merda! Cole fa parte di una gang?! Cazzo come ho fatto a non capirlo prima? Avevo visto qualche ragazzo in giro per la scuola con la stessa giacca di pelle del mio amico, ma pensavo a stupide coincidenze!

[…]

“Lei chi é?” Chiese un ragazzo dai capelli dello stesso colore che ha il cielo d’estate dopo la mezzanotte, e gli occhi di ghiaccio.

“Shade.” Risposi fredda e distaccata, guardando attentamente quei sette ragazzi.

“Strano nome.” Aggiunse un altro, facendo un passo avanti verso si me. “Sean.” Mi tese la mano.

Esitai qualche secondo prima di decidermi a stringergli la mano.

“Loro sono Michael, Stefan, Logan, Bradley, Set e Justin.” […]

Esatto. È lui… il nemico di Luke, l’avversario degli Snipers, il servitore di The Boss, la vittima degli Altri…

JUSTIN BIEBER È TRA NOI!

E, naturalmente, è lui il capobanda:

“Cole, non fare tardi!” Lo avvertì Justin, risvegliandomi dai miei pensieri. “Afferrato capo.” Si scambiarono guardi d’intesa e poi, fortunatamente, Cole mi trascinò lontano da li.

Ellie (sparando con dei mortai): – Era il capo e lei non lo sapeva? –

Shade: – No… aspetta, ma quelli dove… –

Ellie: – Ho fatto amicizia con Homura. –

Joel (in un angolino, bevendo il caffè e leggendo “Le disgrazie della virtù”): – Sempre lieto di vederla fare amicizie. –

Shade: … okay, da domani tu ti metti una campanella…-

Successivamente i due salgono in macchina, e ancora Shade (mi salgono i brividi lungo la schiena… SONO IO SHADE!) continua a dirsi che non si deve fidare di nessuno, soprattutto questo tizio appena conosciuto che fa evidentemente parte di una gang a cui però non esita a riferire di aver fatto parte dei Destroyers di Detroit nel tentativo di scoprire qualcos’altro sulla sua banda.

“Hai conosciuto John McCrae?” Chiese evidentemente confuso e incredulo.

“Si, é stato il mio mentore e il mio migliore amico. […]

“Cazzo!” Disse ancora più incredulo di prima.

“Okay, forse é meglio che vada.” Feci per aprire la portiera, ma la sua voce mi bloccò.

“Aspetta!” Disse allungandosi per richiudere la mia portiera, impedendomi di uscire dalla macchina. “Non parlare dei Destroyers davanti ai ragazzi, ma soprattutto non dire che ne hai fatto parte. Non so come potrebbero reagire. E seconda cosa…” Prese il mio telefono dalla tasca aperta della mia giacca e digitó quello che penso fosse il suo numero per poi chiamarsi, per memorizzarsi sul telefono il mio numero. “Ora ho il tuo numero di telefono.” Sorrise soddisfatto.

“Stalker!” Lo rimproverai. “Ora posso andare?”
Scrollò la testa in segno di diniego e indicò con il dito la sua guancia, chiedendo implicitamente un bacio.
Alzai gli occhi al cielo e lo accontentai. 
[…]

Va bene… ora ti faccio vedere come il VERO Shade affronta queste stronzate:

1) Non ti fidi di nessuno, non sei disposta a rivelargli il tuo vero indirizzo, tanto che ti fai lasciare “tra la sesta e la settima”, che non esiste come indirizzo, visto che le strade numerate sono parallele… ma non esiti a dirgli, nel tentativo di farti i cavoli suoi, di essere stata membro di un’altra gang, che poi è effettivamente un qualcosa che potrebbe portarti un sacco di guai…

2) Dici di saperti difendere, di avere un tirapugni in tasca e di essere brava coi coltelli, ma quando questo ti impedisce di scendere non alzi un dito. Io gli avrei spezzato le dita, al tuo posto, e poi sarei andato via di corsa.

3) Ancora non muovi un dito quando questo ti ruba il telefono dalla tasca e si segna il tuo numero senza nemmeno averti chiesto il permesso! Non sei l’ex membro di una gang, sei una cretina! Fai tanto la dura, ci dici che non ti fidi di nessuno, che non ti fai mettere i piedi in testa e poi permetti che questo sconosciuto che fa parte di una banda di strada violi la tua privacy!

4) Lui conosce il tuo cognome fin da prima che qualcuno glielo rivelasse, è un criminale, ti ha detto chiaro e tondo che è pericoloso sbandierare il tuo passato (e anche se questo può farlo sembrare dalla tua parte, per me è un buon motivo per non fidarsi, dato che nessuno garantisce che manterrà il segreto), ti ha impedito di scappare quando ci hai provato, ti ha rubato il numero di cellulare e tu gli dai un bacio?

Evgenij:- La faccenda del telefono mi ha ricordato molto Bo in Dark, ma lei era del tutto inerme e atterrita di fronte a Enrico Stiloso, mentre questa Hope qui si era presentata come una dura. Ecco cosa succede ad andare avanti a suon di cliché. Bah!-

Passiamo adesso al capitolo quattro: Hopede vuole altre informazioni sulla gang, così chiama il suo vecchio amico John, secondo il quale il nome della banda in cui si è imbattuta è “Demons Murders”, o alternativamente “DM-16”, e che i nomi di “alcuni di loro” sono “Justin, Set, Cole, Logan, Michael, Stefan e Bradley”, cioè tutti quelli che ha già incontrato pure lei.

Ora, io non sono un vero esperto di gang, ma conosco un po’ di cose sulla criminalità, ho studiato tre cose sulla psicologia criminale, sui metodi, le prassi e le tipiche interazioni della malavita. Mi serviva farlo quando ho scritto storie che coinvolgevano quel mondo. Le gang di strada non sono il mio genere, ma per certe cose non hanno nulla di diverso da tutti gli altri criminali, mafia inclusa.

Per farvela breve, sarebbe logico che il capo di una gang di una città lontana da New York come lo è Detroit (sono oltre nove ore di auto, quasi due in aereo) conoscesse almeno di nome il capo di una potente gang che ha sede in un’altra città, magari anche dei suoi membri più in vista. Questo qui, però, conosce il nome di sette ragazzi che frequentano la scuola come dei bravi scolaretti.

Sono piuttosto sicuro che i membri più in alto nella gerarchia delle gang non abbiano tutto questo grande interesse a frequentare le lezioni.

fanwriter91: – Confermo. Un mio bullo che è diventato lo spacciatore locale e che ora sta scontando un ergastolo non ha mai superato la prima media. –

Quindi, come cavolo fa a conoscerli questo John?

Boh, mistero. Comunque, Ombretta (preferisco chiamarla così, da adesso in poi… non le posso concedere il mio nome) si sconvolge nello scoprire qualcosa di cui eravamo già sicuri dal minuto uno, e scopriamo che John le ha regalato una Colt (la Colt è un tipo di pistola. Nello specifico, il modello M1911 è comparso nella serie di videogiochi di Resident Evil), che lei tiene nel cassetto del comodino.

Riagganciato, Ombretta pensa che le mancano Detroit, i suoi vecchi amici, John e persino le sparatorie.

Ellie: (sparando qualche colpo contro il tetto di fronte) – Forte questa ragazza.-

Shade: – Tu chiudi il becco.-

Cioè, è pure stata coinvolta in qualche sparatoria? Fino a un attimo fa io credevo che si fosse limitata alle risse… e poi, sua madre non ne sa niente?

Porca miseria, questa qui gira armata, ha una pistola, se ha partecipato a delle sparatorie ha anche sparato a qualcuno…

Lady R: se vuoi una sparatoria… oh, sei in America. Ne faranno un’altra presto o tardi.-

Compiliamo uno dei miei elenchi numerati, anche se l’ultimo non è tanto distante.

Questa Hope, finora, ha:

1) Partecipato a delle risse (aggressione, se ci aggiungiamo l’uso del tirapugni si passa ad aggressione aggravata).

2) In riferimento al punto precedente ha sicuramente ferito qualcuno (lesioni personali, che possono diventare anche gravi o gravissime, a seconda della prognosi).

3) Possiede un’arma, sicuramente non registrata (detenzione illegale di armi da fuoco)

4) È stata membro di una gang. A parte il fatto che le gang di strada non lasciano semplicemente andare la gente come se nulla fosse, una volta che entri per uscirne non basta dire “eh, sai, trasloco…”. Non sono persone particolarmente ragionevoli. In ogni caso, faceva parte di un gruppo di criminali.

Siamo già a un bel po’ di reati per una ragazzina della sua età. E, ripeto, va ancora a scuola con una fedina del genere.

Voglio aggiungere anche un’altra cosa: la maggioranza degli abitanti del Bronx sono latini, seguiti dagli afro-americani, e solo il 10% circa è di etnia caucasica, e circa il 43% della popolazione, a casa, parla spagnolo.

Finora ho visto solo ragazzi bianchi.

Fatevi due conti.

Procediamo: c’è un timeskip, e per una volta trovo un’autrice che li sa fare senza segnalarli in qualche modo. Ombretta sta passeggiando per il parco, “dall’aspetto abbandonato”, e va a sedersi su un’altalena. Poco dopo sente le voci di un gruppo di ragazzi che si avvicina per importunarla.

La nostra Hope è pronta a saccagnarli di mazzate col suo tirapugni, che non serve a una beata sega contro un gruppo di teppisti infoiati (infatti ne colpisce uno, che poi scopriremo essere il capo di un’altra gang), ma dal sottosuolo manco fosse un Saibamen spunta fuori El Biebero, che si carica Ombretta in spalla e corre via con lei. E il gruppo di aggressori non lo insegue. Certo, dopotutto è un ragazzo da solo e disarmato che scappa con tipo cinquanta chili di peso sulle spalle (tiro a indovinare, è quasi il peso medio di una ragazza di quella età) che si dimena e protesta, come fanno a correrglidietro?

Quando sono abbastanza lontani, Justin mette giù la signorina Sacco di Patate e si fanno una chiacchierata:

“Si può sapere che cazzo vuoi?!” Sbottai contro al biondino che avevo davanti. “Se ti avessi lasciato, gli avresti spaccato la faccia.” Disse semplicemente. “E poi, sai… Non volevo che sprecassi uno dei colpi della tua pistola.” Sorrise sbattendo una mano sulla giacca, dove sotto c’era la mia Colt.

Certo, cinquanta chili di ragazzina contro un gruppo di membri di una gang di strada infoiati, non avevano speranze. E, soprattutto…

COSA CAVOLO NE SA LUI DI QUELLA PISTOLA?

Sul serio, è come il Justin di Top Secret, che aveva i superpoteri… solo che lì era telepatico, qui ha la vista a raggi X!

Vabe’, i due iniziano poi a discutere, perché Ombretta vuole tornare a casa da sola mentre Justin invece la vuole accompagnare.

La discussione procede anche nel quinto capitolo:

“Perché la fai così tanto complicata? Com’è possibile che devo sempre usare le maniere forti con te?!” Disse esasperato.

“Non so se ci vedi, ma ho due gambe!” Sbraitai.

“Si, due bellissime gambe e un culo che resuscita i morti. Muoviti, sali in macchina!”

“Come scusa?” Domandai scioccata per la naturalezza con la quale aveva detto quella frase.

“Smettila e sali in macchina!” Disse aprendo la portiera del passeggero. “Non ho bisogno del tuo passaggio, posso benissimo tornare a casa a piedi!” “Okay, l’ha voluto tu.” Disse venendo verso di me con fare minaccioso.

“Okay! Okay.” Lo fermai. “Va bene, salgo in macchina.” Agitai le mani in segno di resa.

Eri pronta a batterti con dei non meglio identificati aggressori, più numerosi e grossi di te, e ora che sei uno contro uno col vantaggio di una pistola in tasca… ti arrendi?

HAI SCASSATO LE PALLE AD OGNI PARAGRAFO CHE NON TI DEVI FIDARE MAI! E appena questo ti viene incontro “con fare minaccioso” tu ti arrendi?

Lady R: – “Sai come sono fatti i bedboi. Per loro no significa sì e sparisci significa prendimi, sono tua”.-

Bah… saltiamo quello che segue, la Hope è di nuovo a casa, ma suonano alla porta. È Cole, che “ha voglia di sparare a qualcosa”. Molto sano.

E vuole farlo… ehm… un momento. Leggete:

“Avevo pensato di venirti a trovare, ho voglia di sparare a qualcosa.” Disse spostando la giacca in modo da far vedere la pistola nella cintura dei pantaloni.

“Mmh… okay!” Risposi raccogliendo la mia giacca di pelle che avevo buttato per terra prima.

“Dove andiamo?” Domandai curiosa chiudendo la porta di casa.

“Li.” Rispose indicando l’angolo della strada.

“Potrebbe sentirci qualcuno… non credi?”

“No, non c’é nessuno, di solito é li che io e gli altri ci alleniamo.” Disse prendendomi per mano e trascinandomi li.

-Okay, ora ti stupra…- Giusto! Non fidarti.

Giusto, non fidarti di uno che vuol portarti a sparare all’angolo della strada in cui abiti.

Peccato che IN QUESTO STESSO PARAGRAFO come lui ti dice “andiamo a sparare” tu rispondi “okay”, neanche fosse una cosa normale! Se ti portasse al poligono non avrei nulla da ridire, è un posto come un altro per passare il tempo e fare pratica di tiro, ma qui parliamo di armi detenute illegalmente e usate in mezzo alla strada alla luce del giorno!

Per di più, stai pensando che “ora ti stupra” e che “non devi fidarti” subito dopo avere accettato di andare in giro da sola con lui! Viva la coerenza!

Insomma, la porta in un Vico Vicoloso™ dove sparano a qualche bottiglia e così finisce il capitolo.

Prima di passare al successivo, la nota autrice ci consiglia un’altra storia su Justin Bieber, My Dream Is You, scritta a suo dire dalla sua migliore amica.

Me ne occuperei, ma temo che l’autrice si sia rimossa da Wattpad, dato che non l’ho trovata. Beh, una cosa in meno da fare.

Siamo al capitolo sei, che si apre così:

*mentre tornavamo a casa*

Cioè, l’autrice ci ha proprio segnalato che stanno tornando a casa, invece di scriverlo normalmente nella narrazione?

Bah…

Insomma, mentre tornano a casa giocano a obbligo o verità, che poi è una scusa per farsi i cavoli l’uno dell’altra. Ovviamente a proporre il gioco è Cole, e la prima cosa che le chiede è se ha mai fatto sesso.

Scusa, ma gli affaracci tuoi?

Boh… comunque, Ombretta risponde che ha perso la verginità col suo amico John, anche se la rilevanza di ‘sta cosa, che poi una che non si fida nemmeno del suo cane non dovrebbe raccontare, normalmente, è pari a zero. Subito dopo lei insiste col chiedere cose sulla gang:

“Chi é il capo qui nel Bronx?” Fu l’unica cosa che mi venne in mente. “Sempre così curiosa, eh.” Disse prendendomi la mano e ricominciando a camminare verso casa mia. “Bieber.” Bieber? “Justin.” Rispose alla mia domanda inespressa.

Okay, allora:

1) Prima di tutto è scritto coi piedi, e si fa davvero, DAVVERO fatica a capire chi diavolo stia parlando. Autrice, ogni tanto vai accapo, per favore!

2) Figuriamoci, chi altri poteva essere il “capo del Bronx”? Che poi il Bronx è patria di numerose gang, quasi tutte rivali tra loro. Tra le più potenti e pericolose annoveriamo i Trinitarios, e stando alle mie ricerche in città sono presenti anche i Bloods e i Latin Kings. Sono tre delle gang più potenti e pericolose di tutti gli Stati Uniti, che controllano traffico di droga, prostituzione e altro, e hanno sedi anche nel Bronx, dove combattono tra loro. Difficilmente i membri più anziani di questi gruppi vanno ancora a scuola, quindi non mi venite a dire che un delinquentello che ancora frequenta il liceo è “il capo del Bronx”, capace di controllare criminali di questo calibro…

3) Non c’è un “capo” nel Bronx, come non c’è da nessun’altra parte. Ci sono bande più pericolose di altre, costantemente in guerra per il territorio. Alcune ne controllano stabilmente una porzione, ma se chiedi ai membri di una banda ti diranno che sono loro a comandare, se chiedi ai membri di un’altra la risposta sarà diversa, quasi sicuramente. E, ripeto, un mocciosetto che frequenta il liceo non comanda nemmeno l’ora della merenda!

Poco dopo i due arrivano a casa di Hope e si salutano. Abbiamo un cambio di POV, e stavolta è segnalato così:

Justin’s Point Of View

Beh, se non altro stavolta è scritto anche per esteso. È una cosa nuova.

Comunque, Justino e le sue Giovani Marmotte sono nel Capannone Abbandonato™ di turno, e il BIG BOSS si sta scaldando perché Cole è in ritardo, ma è solo fuffa.

Poco dopo, mentre trascina dentro il compare, il nostro Bedboy fa una domanda:

[…]“Il capo é già arrivato?” Domandai a Seth.
“Si Justin sono qui.”
Cazzo… “Hey Brock.” Lo salutai con una stretta di mano amichevole.

Ehm… domando scusa, ma… NON CI AVETE APPENA DETTO CHE JUSTIN ERA IL CAPO???

Se Justin è il “capo del Bronx”, allora chi è questo Brock? L’amico di Ash, quello deiPokémon? Dopo aver mollato i viaggi intorno al mondo si è trasferito a New York per fare il gangster? Sarà mica lui il mitico “The Boss” di Hazzard Hall?

Piton: – Potrebbe essere. Anche in quella fic avevamo un Justin supercriminale che veniva però sottomesso di punto in bianco da una figura a lui superiore che non ricompariva mai più e la cui sola esistenza in quel paragrafo metteva totalmente in discussione l’intero background criminale di Justin…-

Shade: – Ah, il grande “The Boss”… purtroppo, però, ho la sensazione che questo Brock, qui, non sarà esattamente al suo livello.-

Ad ogni modo, la scena dura solo un paragrafo scarso, in cui questo Brock chiede a Justin se ci sono novità, e l’unica cosa che gli riferisce lui è la quasi aggressione a Ombretta. Perché suppongo che una banda di strada non abbia niente di meglio da fare che interessarsi ad aggressioni casuali a una ragazzina che a malapena conoscono e di cui nella realtà non dovrebbe fregargliene quasi niente. Non hanno affari di cui parlare, tipo droga, prostituzione, armi o scontri con bande rivali.

Infatti, dopo che Brock ha chiesto da dove viene Hope, ordina di tenerla d’occhio e se ne va. Dando pure qualche premurosa raccomandazione:

[…]“Ci vediamo domani ora andate a dormire,domani avete scuola. Ciao.”

… persino Tomas coi suoi contratti era più intelligente…

Scusa, ma sei un capobanda o la loro mammina?

Torniamo al POV di Ombretta, naturalmente segnalato, che comincia con la segnalazione “*la mattina seguente*”, che dura tipo quattro righe (di Wattpad), il tempo di dirci come si veste, che è fondamentale, e poi siamo “*a scuola*”.

Odio queste segnalazioni di tempo e luogo con ogni fibra del mio essere. Gaia, altra vodka.

Gaia: – Miao!-

(un’altra palla da golf distrugge la bottiglia di vodka)

Lì a scuola Ombretta rivede Cole, Justin e il resto della loro squadra di droni, dove viene riassunta brevemente la cosa dell’aggressione:

“Ho saputo che hanno cercato di farti del male ieri.” Disse preoccupato.

Mi venne da ridere. “Nah, credo di essere stata io a cercare di fargli del male…” Passai il mio sguardo da Cole a Justin. “Ma il guastafeste mi ha tolto il divertimento.” Lo indicai con uno sguardo assassino.

“Lo avresti ucciso!” Rispose in sua difesa. “Se non mi fossi difesa mi avrebbe ucciso lui.”

Okay, Ombretta, chiariamo una cosa: TU NON AVEVI POSSIBILITÀ! Erano in tanti contro una, pesi se va bene cinquantacinque chili al massimo, nemmeno hai tirato fuori la pistola, sei sì e no riuscita a dargli un pugno, e il fatto che fosse potenziato dal tirapugni non vuol dire una sega! Anche se un solo colpo fosse stato sufficiente a stendere IL CAPO di una banda di picchiatori di strada, abituati a massacrarsi di botte con gente tre volte più grossa di te, gli altri avrebbero fatto in tempo ad acchiapparti, inchiodarti a terra e trasformarti in concime!

Qualcuno spieghi all’autrice (ma prima dovrete trovarla, non è più attiva su nessuno dei suoi profili) che ha scritto una serie di stronzate epiche!

Potrei credere che una ragazzina possa sopraffare questi energumeni solo se fosse la protagonista di un fantasy dotata di poteri quali la superforza, qui è fisicamente impossibile una cosa del genere!

Lady R: – Una Hope che realizza la scena del corridoio di Old Boy da sola… fantascienza.-

Finita la discussione su quanto la nostra Hope sia badass, Justin la trascina negli spogliatoi perché si prepari all’ora di ginnastica (da loro definita “motoria”). Dentro lo spogliatoio (in cui grazie al cielo Justin ha la decenza di non entrare) c’è già qualcuno:

Dentro c’erano tre ragazze che si stavano cambiando.

“Ciao.” Cominciò una che a prima vista sembrava una troietta.

“Ciao.” Ricambiai secca.

“Mi chiamo Beatrice (si legge Beatris), ma chiamami Tris.” Sorrise stringendomi la mano.

-Dai Shade! Non fermarti alle apparenze.-

Sì, non sarebbe una cattiva idea, visto che lei non sarà la #troja della storia, ma la BBF. E, altra cosa che odio, l’autrice ci deve per forza dire come si pronuncia il nome di un personaggio…

Lady R: – “A Beatrice. Eri una donna dalle mille qualità. Le fanfiction in cui finisci purtroppo no. E ora sei morta”. Chi indovina cosa cito si merita un abbraccio. Anche se più che quello il nome mi fa pensare alla edgy tryhard che compare in Fate: The Winx Saga, quel triste sostituto delle Trix. Ecco, per migliorare la scrittura NON guardate Fate. Guardate quello che ho citato alla riga sopra… perché sapete cos’è, vero? Merita da morire.-

“Ciao, sono Shade.” Sorrisi cercando di essere amichevole.

“Andiamo, vieni.” Mi prese per mano e mi portò in palestra.

“Tris!” Gridò qualcuno dietro di noi. D’istinto mi girai per vedere chi fosse e vidi Justin, in divisa da basket, venire verso di noi. “Vedo che stai già importunando la nuova arrivata.” Disse ironicamente Justin.

-Si conoscono?-

“Shade, lei é mia sorella.” Disse Justin indicando Tris.

Come vi avevo preannunciato, questa non è la #troja, essendo la sorella di Justin (e frequentano lo stesso anno? Allora Justino è ripetente. Come quasi sempre…), quindi sarà la Migliore Amica™ della protagonista.

Dopo abbiamo una fuffosa partita a basket, durante la quale Justin è liberissimo di violare il regolamento della scuola e giocare a torso nudo, tanto per consentire a Hopede di ammirare i suoi tatuaggi e i suoi soliti “muscoli scolpiti”.

Ellie (con cappello da laureata, occhiali e indicando i disegni su una lavagna): – Actually, gli addominali scolpiti, per quanto scenici, non rappresentano il fisico più forte. La muscolatura più potente appartiene alle persone come lo strongman che interpreta ser Gregor, soprannominato “la Montagna”, o Maui di Oceania. –

Shade: – Da quanto ti sei appassionata di queste cose? –

Ellie: – Mi servono per stabilire il calibro delle pallottole. – (si getta a terra per evitare un’altra mitragliata)

Saltiamo il resto e arriviamo al capitolo sette, ora di letteratura. Il professore chiede ai suoi bravi scolaretti se vogliono fare il prossimo compito a coppie, e tutti in coro rispondono di sì. Non sto parafrasando.

Sorvolando su quanto questa scena sarebbe assurda anche se non fossimo in una scuola del Bronx frequentata da membri di una gang, l’insegnante inizia a dividere i ragazzi a coppie. Hope dovrebbe finire con un certo Andrew, ma Justino protesta:

[…]“No!” Gridò Justin alzandosi in piedi. “Ci voglio stare io con Shade.” Si lamentò.

Non so, io inizierei a preoccuparmi, al posto di Ombretta…

E comunque mi salgono i brividi ogni volta che ne leggo il nome.

Poco dopo i due si danno appuntamento a casa di lei nel pomeriggio, poi Hopede arriva tardi alla lezione successiva e quindi non può entrare in classe. Viene quindi avvicinata da Brad (o Bradley), una delle scimmiette con cui Justin gira per la scuola, che la porta nel giardinetto sul retro dove si sdraiano ridacchiando come se fossimo in uno dei romanzi di Jane Austen, e la nostra Hope si lascia scappare che sa dell’esistenza della gang, cosa che stupisce Brad.

Non so, io al suo posto mi stupirei del contrario… se questa storia l’avessi scritta io tutti saprebbero chi fa parte della gang, specialmente perché i membri non tengono segreta la propria appartenenza! Indossano i colori della banda, e portano tatuaggi che dimostrano non solo l’appartenenza, ma anche il grado. Certi disegni e persino alcuni colori indicano chiaramente se sono capi, luogotenenti o persino se sono solo in prova o no.

In parole povere, i membri delle gang letteralmente sbandierano ai quattro venti di far parte di una banda, e quando entrano a tutti gli effetti ne sono così orgogliosi da uscire a festeggiare con gli amici.

Chiudiamo la parentesi e torniamo alla storia, proprio quando Brad ci dimostra doti telepatiche:

“Destroyers contro Demons Murders, un po’ di anni fa. É per questo che Cole ti ha detto di non dirlo a Justin. La sua reazione potrebbe essere qualcosa di inaspettato e pericoloso.” Disse Bradley rispondendo alla mia domanda inespressa.

“Tu come fai a saperlo?” Domandai curiosa.

“Sapevamo già che saresti arrivata, quindi Justin mi ha chiesto di fare delle ricerche sul tuo conto, e appena ho scoperto chi eri, l’ho detto a Cole. Lui mi ha consigliato di tenere la bocca chiusa e di vedere come sarebbero andate le cose. É anche per questo che Cole é venuto subito da te il primo giorno di scuola. Anche io so.” Sorrise timidamente. […]

Ahahah no.

Se davvero c’è stato uno scontro tra le due gang, per Ombretta entrare nel territorio dei rivali significa morte. O, almeno, questo sarebbe accaduto nella realtà, qui “aspettiamo di vedere come va”.

Lady R: – Menzione speciale la merita il nome della seconda banda, “Demons Murders”. Il doppio plurale rende impossibile qualunque traduzione logica. Sarebbe “Demon Murders”, “omicidi demoniaci”? “Demons Murder”, “I demoni uccidono”? “Demon’s Murders”, “gli omicidi dei demoni”? Così è solo insensato. Ed evitiamo il fatto che il modo con cui l’evento viene descritto “Destroyers contro Demons Murders”, lo fa rassomigliare a una partita di calcio.-

Evgenij:- Magari l’autrice intendeva “assassini demoniaci”, che sarebbe “Demon Murderers”. Comunque, non sono nulla in confronto alla nostra gang, i “Demon Reviewers”!-

Ad ogni modo, i due continuano a fare i tenerelli nell’erba per un altro po’, poi abbiamo un timeskip di qualche ora. Siamo all’ultima lezione della giornata, ma mentre Hopede si avvia in classe va a sbattere contro “un tipo un po’ più alto di lei” che le fa cadere di mano i libri.

Subito Hope gli dà addosso e lui, senza esitare, la afferra per il colletto. Per tutta risposta la nostra psicopatica preferita…

Ellie: – Cosa?! Credevo di essere io! –

… lo prende a pugni e, una volta tanto, otteniamo una reazione verosimile: essendo il suo avversario evidentemente più grosso e più forte di lei, a malapena volta la testa quando viene colpito e, riavutosi dalla sorpresa, s’incazza ancor di più.

Anche per questo, quando si ha il vantaggio della sorpresa, è bene mirare a stomaco o inguine.

Tuttavia Hope, che è cretina, continua a provocarlo invece di circuirlo o distrarlo, perché lei è una dura che sa sempre cavarsela, finendo con l’essere sbatacchiata contro gli armadietti. E adesso pensa bene di colpirlo all’inguine.

MA FARLO PRIMA NO, EH?

Vabe’, stavolta funziona, ma interviene “un adulto” che la nostra Hope intuisce essere il preside (pensando pure cheè un gran figo, ma ovviamente senza descriverlo), il quale mette fine alla cosa e la manda nel suo ufficio.

Il capitolo finisce così, e in quello successivo siamo nell’ufficio del suddetto preside.

La scena dura tipo nove righe scarse e ci vuol lasciare intendere che Hope abbia usato la sua femminilità per circuire il preside e farsi lasciare andare senza nulla di fatto: uno squallore raccapricciante, non irrealistico ma triste e cliché. Non ve la riporto, è così breve che nemmeno lo merita.

Sembra quando Harry veniva mandato da Silente per aver violato le regole e se ne andava scoprendo, con sua somma sorpresa (e nessuna MIA sorpresa) che non ci sarebbero state conseguenze.

Il punto è: se questa scena doveva risolversi in un nulla di fatto, a che serviva?

Boh… saltiamo la fuffa, all’uscita da scuola arriva Justin, furioso perché Ombretta ha picchiato il tizio di prima, tale Matthew, ma anche questa scena è insulsa e non serve a una beata sega.

A casa scopriamo che il preside ha chiamato (ah, ma allora quel tipo serve a qualcosa, dopotutto…), ed è l’ennesima, brevissima scena inutile in cui Hope litiga pure con la madre e che si risolve in una manciata di righe senza di fatto alcuna reale conseguenza.

Dopo un pisolino, Ombretta viene svegliata dalla madre: sta andando a lavorare ed è arrivato Justino per il progetto di letteratura.

Cinque secondi dopo ritroviamo Hope inchiodata al muro:

In un batter d’occhio, mi trovai con la schiena al muro e il corpo di Justin attaccato al mio.

Lentamente, alzai gli occhi fino ad incontrare i suoi, così intensi e pieni di rabbia e voglia di qualcosa che non riuscii a decifrare.

“Con questa sono quattro…” Sussurrò a pochi centimetri dalle mie labbra.

“C-cosa?” Balbettai, probabilmente incapace di fare una frase di senso compiuto, date le circostanze.

“Hai alzato gli occhi al cielo. Ancora.” -Shade! Riprenditi!- Mi schiaffeggiai mentalmente e tornai in me stessa. “Dobbiamo fare la ricerca.” Cambiai argomento.

Sorrise maliziosamente, ancora pericolosamente vicino alle mie labbra e disse: “La ricerca può aspettare.”

E così finisce il capitolo.

Qualcuno mi spiega perché fa la dura con tutti, picchiando chiunque le si avvicini, ma quando è Justin ad appiccicarla a una parete lei per tutta risposta riesce a malapena a balbettare?

Passiamo al capitolo nove, che si apre come segue:

“La ricerca può aspettare.”

Cazzo… Perché mi fa questo fottuto effetto?! E poi cosa intende dire con ‘la ricerca può aspettare’?

“Sei sempre così fottutamemte testarda!” Bisbigliò sempre più vicino alle mie labbra. “Mi fai andare i nervi a puttane…” -Oh dio! Ti prego, baciami. Ora!- Mentre stava per baciarmi, la sua attenzione si focalizzò sulla foto alle mie spalle che ritraeva me e mio padre qualche giorno prima che succedesse l’incidente. […]

Con ordine:

1) Ti risponderei volentieri se sapessi di cosa stai parlando. Fino ad ora avete parlato tipo quattro o cinque volte, la vostra conversazione più lunga è stata nel parco quando hai fatto a botte e non hai manifestato alcuna emozione particolare, mai una volta.

2) Cosa chiedi “in che senso”? Mi pare ovvio che non voglia fare la ricerca, ma che per una volta ci sia davvero qualcuno che vuole molestarti o peggio.

3) Stai pregando che ti baci? STAI PREGANDO CHE TI BACI?

Ti ha ATTACCATA AL MURO, brutta cretina! Altro che baciarti, è un criminale! Mi hai sfracellato i coglioni in quasi ogni capitolo pensando “mi sta chiedendo che ore sono, ora mi stupra”, e quando finalmente ne incontri uno che davvero sta evidentemente per stuprarti tu vuoi che ti baci? Ma fatti curare!

Ad ogni modo, la fotografia distrae Justin che, scoprendo che ritrae il defunto padre di Ombretta, la lascia andare e decide di fare il progetto di letteratura, ma ovviamente le cose normali non piacciono al nostro amico: Hope si è appena seduta davanti al computer, ma lui la fa alzare, si siede al suo posto e la fa sedere sulle proprie gambe.

Passiamo adesso al pov di Justin, che se non fosse segnalato non sarebbe riconoscibile.

I due hanno già finito la ricerca (quindi abbiamo un timeskip) e Justin se n’è andato al Capannone Abbandonato™. Qui scopriamo una verità incredibile:

Scesi dalla macchina, entrai nel capanno e, senza curarmi della presenza di nessuno, andai diretto nell’ufficio di Brock. “Potevi anche dircelo!” Sbottai spalancando la porta del suo ufficio. “Tenetela d’occhio…” Lo imitai.

“Justin, che succede?” Domandò appoggiando i piedi sulla scrivania.

[…]

“Cazzo! Lei pensa che tu sia morto!” Gli gridai contro.

“Justin di chi stai parlando?” Chiese Cole.

[…]

“Beh, ecco… Shade é mia figlia.” Disse Brock mantenendo il suo tono autoritario di sempre.

È suo padre? Brock è il padre che le ha insegnato a lanciare coltelli e a fare la teppista di strada? Ma Ash e Misty lo sanno?

Abbiamo una breve discussione fuffosa tra Justin e Brock, poi quest’ultimo ci fa un bello spiegone su come andarono le cose:

“É complicato… 18 anni fa, ho conosciuto Kate, la mamma di Shade, ci siamo innamorati. Eravamo giovani e… e poi é arrivata lei. All’inizio é stato complicato per entrambi, così giovani con una bambina. L’ho cresciuta io, le ho insegnato a difendersi e poi, era diventato tutto troppo pericoloso per loro. Aveva tredici anni e… beh, sapete come funziona quando fai parte di una gang. Se il nemico scopre il tuo punto debole, é finita. Ecco, lei era, ed é, il mio punto debole. Quando me ne sono andato, ho chiesto a John McCrae, quello dei Destroyers di Detroit, di tenerla lontano dai guai e di prendersi cura di lei.” Disse trattenendo le lacrime che minacciavano di uscirgli.

Come al solito, le spiegazioni sono piene di pathos e di emozione.

Un po’ posso capire il fatto che abbia deciso di tenerla lontana dai guai andandosene… ma ci sono alcune piccole pecche in questa storia.

Sì, un altro elenco numerato, ci vediamo in tribunale.

1) Il signor “sono un capobanda ma mia figlia non lo sa” ha vissuto con lei tredici anni, e non mi risulta che tenesse proprio nascoste le proprie attività. Devo credere che Ombretta non sapesse nulla della gang di cui era a capo? O che non ne sapesse nulla sua moglie? Moglie che, tra l’altro, non pare aver provato il minimo fastidio nello stare con un criminale la cui sola presenza poteva mettere in pericolo la vita di sua figlia…

2) Giusto, come dice Brock “se il nemico scopre il tuo punto debole è finita”. Ma farei notare una cosa a tutti quanti: come ci ha detto Brad, uno degli Scagnozzi Generici™, due capitoli fa, i Destroyers di Detroit hanno combattuto contro i Demons Murder, ovvero la gang di cui lui è a capo. Sono nemici, e il capo dei Destroyers sa che Ombretta è figlia di Brock. HA AFFIDATO SUA FIGLIA AL SUO NEMICO!

Piton: – Vogliate scusarmi un istante. – (si allontana, poi si ode una risata sarcastica e crudele e Piton ritorna con aria soddisfatta)

3) Quale capobanda si mostra vulnerabile ai suoi sottoposti? Questo stava per mettersi a piangere! Nella realtà il primo sfigato con manie di grandezza deciderebbe di spodestarlo! È un segno di debolezza potenzialmente letale!

4) Perché spiega ai suoi sottoposti i fatti della sua vita? Non sono affaracci loro! Lui è il capo, non si deve giustificare per le proprie decisioni private! Anzi, non deve giustificarsi e basta! Avrà quarant’anni, gioca ancora al big boss coi ragazzini che puzzano di latte e vanno a scuola e frigna che ha dovuto abbandonare sua figlia per proteggerla davanti a loro! Che razza di criminale sarebbe?

E non sono il solo ad aver dato segno di confusione, leggete questi commenti:

“*visible confusion*”

“MA CHE CAZZ STA SUCCEDENDO QUI?!”

“ma che cossssss”

Anche queste lettrici hanno avuto qualche problema a capire.

Torniamo al POV di Hope, che è un breve paragrafo prima della fine del capitolo. Nulla di importante, ma dal nulla John si presenta alla sua porta.

Capitolo dieci. Nemmeno il tempo di dirsi “ciao” che si chiudono in camera a pomiciare, ma mentre stanno entrando nel vivo suonano alla porta Cole e Justin, che come vedono John danno in escandescenze. Perché, come vi ho detto anche io, tra le due gang non corre buon sangue.

Ma l’autrice ha evidenti problemi di memoria, dato che continua ad alternare l’odio tra le due gang al fatto che Brock affidò al suo nemico la sua unica figlia.

Non so voi, ma io assegnerei a questo demente il premio Deficiente dell’Anno.

Evgenij: – Potrebbe aver superato la stupidità degli altri parenti delle Hope? Che sia il nostro nuovo campione? –

Shade: – Ok, tu come sei entrato? –

Evgenij: – Ah, ma io non sono veramente qui: questa è una proiezione olografica alimentata a buchi di trama. Secondo Sonja, è troppo pericoloso venirti a trovare di persona. –

Ellie (mentre prepara una molotov artigianale): – Ma che sciocchezza, ci sono io a tenervi al sicuro! –

Insomma, volano scintille, soprattutto tra John e Justin, forse perché entrambi vogliono farsi Hopede, forse perché sono entrambi due criminali incalliti, forse perché entrambi hanno il nome che inizia con J e la cosa suscita gelosie… così Cole e Hope, consci che se iniziassero a scannarsi là dentro, potrebbe accorrere la polizia o, peggio ancora, scatenarsi una nuova guerra tra gang, decidono di separarli e di condurli a più miti consigli.

No, scherzo, se ne vanno in cucina:

Io e Cole ci guardammo e, dopo aver alzato entrambi gli occhi al cielo, ce ne andammo in cucina, lasciando quei due a picchiarsi.

Okay, sentite… saltiamo il resto, andiamo più avanti, se vi faccio leggere qualcos’altro i vostri neuroni inizieranno a esplodere tipo lampadine.

Raggiungiamo l’ultima frase del capitolo, detta da Justin mentre Hope, come succede in quasi tutte le ficcyne, gli sta medicando i tagli dopo che lui e John hanno fatto a botte (tranquilli, anche John è ridotto come lui, ma si deve curare da solo):

“É solo che odio il pensiero che qualcuno ti abbia avuto prima di me.”

Eeeeee adesso vado a infilare la testa nel forno.

Evgenij:- L’invidia di non “averla avuta per prima”, come in Top Secret e quasi tutte le atroci fic di Bieber23!-

Shade: – Sigh… quanti ricordi…-

Passiamo al capitolo undici, saltiamo un po’ di fuffa. Hope, rimasta da sola, si è addormentata sul pavimento della cucina, non so perché, poi si sveglia “di soppiatto” (ehm… cosa?) e accanto a sé trova un biglietto di sua madre che le dice di rimanere a casa e che c’è il pranzo in frigo.

No, aspetta… questa donna è rincasata, ha trovato la figlia che dormiva seduta sul pavimento… e le ha lasciato un biglietto?

Io mi metto a dare qualche altra testata alle pareti…

Vabe’, Hope decide di pranzare, ma suonano alla porta: è Justin.

Ma che, non ce l’ha una casa sua? È sempre qui!

Salto TUTTO IL RESTO DEL CAPITOLO, poi… è totalmente fuffoso. Merita menzione solo l’ultima riga, in cui Ombretta chiede a Justin “perché fa quello che fa” (quindi immagino che gli chieda perché è un criminale) e lui a quanto sembra accetta di parlargliene.

Passiamo quindi al capitolo dodici, che contiene le informazioni richieste da Hope e, quindi, qualcosa di veramente interessante per la prima volta in tutta la fic.

No, scherzo, dopo due righe Justin cambia idea.

Ah, ovviamente il capitolo si apre con le frasi con cui si è chiuso il precedente, in perfetto stile anime che risveglia i miei desideri suicidi.

Rifiutato di parlare delle motivazioni che lo spingono a fare il criminale, Justin riceve una telefonata da Brock, il quale vuol sapere perché non è andato a scuola. Giusto, tutti i capi di tutte le gang ritengono fondamentale l’istruzione per i propri subalterni.

Ovviamente intuisce che Justino è andato a trovare Ombretta, e lo avverte: se prova a farci qualcosa lo apre come una mela.

A parte questo, c’è da far fuori un certo Harper, e senza fare domande Justin accetta di eseguire l’ordine. E chiede pure a Hope se vuole andare con lui.

Certo. Portati dietro una testimone.

Saltiamo la fuffa, che è parecchia e occupa gran parte del capitolo. I due hanno raggiunto… ehm… non lo so cosa hanno raggiunto. Sono arrivati da Harper, ma non so assolutamente dove si trovino, visto che non ci viene detto. Non so se siamo nei pressi di un Vico Vicoloso™, fuori da un bar, vicini a casa di questo Harper, accanto al Wall Maria…

Insomma, Hopede chiede a Justin “qual è il piano”:

“Entriamo e gli chiediamo gentilmente i soldi, se non ce li da, lo facciamo fuori. É semplice.” Le sorrisi sistemandole il colletto della giacca.

“E se invece ce li da?”

“Lo facciamo fuori lo stesso.” Alzai le spalle.

Lady R: – Aaah, la Tecnica Danger™.-

Ellie: – Certo… uccidere il proprio debitore, tutti sanno che questo è il modo migliore di condurre affari.-

Piton: – E poi, onestamente, non capisco perché ucciderlo anche se saldasse il debito: è una completa idiozia. In questo modo l’unico messaggio che passerà è che fare affari con la gang di Justin è pericoloso a prescindere: se non rispetti i patti muori, se li rispetti muori lo stesso. Così si faranno terra bruciata intorno, rimarranno isolati ed esposti a qualsiasi aggressione nemica.-

Shade: – Perché, ‘sta cosa che i membri della gang vanno tutti a scuola come bravi bambini? A me fa ancora più strano. Alla gestione a cazzo degli affari ormai ci sono abituato…-

Oh, e naturalmente Ombretta non fa una piega nel sentire le parole di Justin. Cioè, capisco che è abituata alla vita criminale, facendo parte di quel mondo, ma nemmeno lei obbietta che la strategia di Justin è totalmente idiota…

Parlando di idiozie, vorrei fare un salto nel passato. Torniamo indietro alla mia primissima recensione, Top Secret, resa famosa dalla presenza dei superpoteri dei vari criminali che vi comparivano.

Come immagino ricorderete, avevamo Justin che era telepatico, e Tomas, il suo capo, che sapeva creare chiavi magiche capaci di aprire qualsiasi porta (cioè dei Keyblade), di schivare le pallottole come Neo, di saltare dall’ultimo piano di un grattacielo senza morire sfracellato e di creare contratti per concedere prestiti alle sue vittime.

Oltre a loro due c’era anche qualcun altro, apparso solo all’inizio e poi sparito: parlo di Franc (scritto così), che ribattezzai Franc il Superumano, dato che era in grado di farsi sparare alla spalla lasciandosi scappare al massimo un grugnito e di poter ignorare la ferita senza medicarla.

Ebbene:

“Harper, dove sei?!” Gridai.

“Oh, Justin. Che piacere vederti!” Ironizzò comparendo seguito da due dei suoi scagnozzi.

“I soldi.” Arrivò dritta al punto Shade.

“Oh, e tu chi sei?” Chiese avvicinandosi a lei.

“Non sono nessuno. Ora dacci i soldi.” Sorrise ironicamente facendo lo sguardo da cerbiatta.

“Mi piacciono le donne intraprendenti.” Sorrise maliziosamente avvicinandosi ancora di più a lei, fino ad esserle praticamente di fronte.

“Non toccarmi.” Disse a denti stretti puntandogli la pistola alla testa.

“Hey! Hey! Hey!” Alzò le mani in segno di resa. “Okay, avrai i tuoi soldi.” Disse girandosi per andare a prendere i soldi. “O forse no!” Si girò di scatto e sparò sulla spalla di Shade, che non si mosse nemmeno di un millimetro.

Wow! Questa ragazza ha più esperienza di quanto pensassi.

Cthulhu: – …-

Ellie: – …-

Piton: – …-

Joel: -…-

Abby: – … –

Gaia
: – …-

Shade: – Gaia, quando ti sei ripresa portami della vodka. Pure tanta, per favore.-

LE SPARANO E NON SI MUOVE? NON FA NIENTE?

MA CHE CAZZATE STO LEGGENDO???

Inoltre, subito dopo Justin e Hope sparano a tutti e tre, facendoli fuori. Qui avviene una sparatoria in pieno giorno e nessuno se ne preoccupa. Saremo anche nel Bronx, ma mi rifiuto di credere che quando qualcuno inizia a sparare non ci sia uno straccio di curioso che mette il naso fuori per capire cosa succede, o qualcuno che comunque chiama la polizia, almeno in forma anonima! Che a nessuno importi che ci sono delle pallottole che volano per strada!

Superate queste stronzate ne abbiamo altre, perché Justin porta Ombretta al Capannone Abbandonato™ e da solo, senza strumenti sterili, senza la benché minima conoscenza medica o anatomica, le estrae il proiettile dalla spalla che poi disinfetta CON DELL’ACQUA OSSIGENATA e che si limita a fasciare con due bende.

Nella realtà sarebbe morta dissanguata e, se anche non fosse successo, di setticemia.

Ma a creare tensione non è questo, è il fatto che Brock torna “a casa” (quindi vive nel Capannone Abbandonato™) e Justin deve fare uscire Hope senza che i due si incontrino.

Ovviamente non ci riesce, e alla fine del capitolo i due si vedono.

Siamo al capitolo tredici, abbiamo un momento di tensione tra Hopede e Brock, e mentre la prima lo scaccia malamente (anche se forse e dico forse dovremmo ricordare tutti che siamo a casa di Brock) il secondo, in perfetto stile criminale incallito che si deve dimostrare forte davanti ai suoi uomini e che non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno, inizia a piangere e se ne va sbattendo la porta.


Joel: – Dilettante. – (Abby gli arriva alle spalle e lo trascina dietro al divano)

Subito dopo Justin mette Ombretta a letto per farla riposare. Abbiamo poi un timeskip fino al risveglio di Hope, quando il nostro Bedboy se la carica in braccio e la porta in cucina per farla mangiare.

Io vorrei capire com’è fatto questo Capannone Abbandono™… scherzi a parte, tutti lo chiamano sempre “capanno”, quindi non esagero quando lo chiamo così… ma ha camere da letto, bagno con lavatrice, cucina… l’autrice ha presente come sono fatti i capanni in città? O pensa che ci siano i “capanni” montani anche nel Bronx?

Tornando alla scena, Justin è ovviamente a petto nudo e, quando si gira, Ombretta vede una cicatrice, oltre a muscoli e tatuaggi:

Quando si girò per cercare qualcosa da mangiare nel frigo, vidi per la prima volta una cicatrice che partiva dal collo e finiva verso la metà della schiena.

Ma, ancora una volta, non avremo informazioni di alcun tipo da lui e, dopo un enorme ammontare di fuffa che riguarda il fatto che (a quanto pare) Hope è vegetariana e su quello che mangiano i vegetariani (ma che cacchio ve ne frega? E poi, davvero c’è bisogno di spiegarlo?) tornano finalmente a parlare di Brock.

“Sei sicura di volerlo fare, non c’é fretta.” Disse rassicurandomi.

“Sono sicura.” Forzai un sorriso.

“Beh, é in camera sua.” Indicò dietro di me. […]

Aspetta aspetta aspetta… quindi dopo tutto questo Brock è ancora in casa? Ma non era uscito?

Il capitolo finisce poco dopo. Arriviamo al quattordici, quando finalmente ‘sti due si decidono a parlare. Essenzialmente le racconta tutto ciò che già sappiamo, aggiungendo questi ultimi dettagli:

[…] Prima di andarmene ho fatto in patto col “nemico”.” Disse mimando le virgolette.

“Chi?” Chiesi confusa.

“Avevo chiesto a John di tenerti fuori dai guai e al sicuro, ma ho saputo che ha fatto anche di meglio…” Rispose serrando la mascella, incazzato e seccato.

Quale patto abbia stretto di preciso non ci è dato saperlo… ha chiesto a John di occuparsi di Hopede, ma non si sa cosa gli abbia promesso in cambio. Di lasciare la città, mollandogli così il controllo di tutti gli affari, come ha effettivamente fatto? Plausibile. Ma non lo dice. Anzi, se davvero è questo che gli ha promesso, perché poi le due gang si sono scontrate, anni dopo? John aveva ancora Ombretta, poteva usarla come merce di scambio per ricattarlo e costringere i suoi nemici ad arrendersi.

Perché tutti i criminali delle mie recensioni sono più idioti di un lombrico lobotomizzato?

Boh, vabe’… saltiamo la fuffa, Hope ha perdonato suo padre, poi torna a casa e scopre che sua madre è sparita. Ne trova il telefono sul letto e, quando questo squilla, risponde prontamente:

“Hey bambolina, ti ricordi di me?” Disse una voce maschile dall’altra parte del telefono.

Mi sforzai e spremetti le meningi cercando di ricordare di chi fosse quella voce conosciuta. Cazzo, cazzo, cazzo…

“Anthony.” Sussurrai a denti stretti. A quel punto tutto ciò che sospettavo era diventato realtà. Il mio peggior incubo.

Ahm… chi… chi è… Anthony?

Cthulhu: – Tlrna klny f’glhuk jnt’heek nyt.- (Probabilmente il tizio che l’ha aggredita al parco.)

Shade: – Ci avevo pensato anche io… ma no, non da quanto si capisce leggendo il capitolo successivo! Questo Anthony è un tizio a caso con cui lei “ha già avuto a che fare”, punto e basta!-

Insomma, questo Anthony, con un’infinità di “piccola” (sento Lady R che sta abbattendo tutti i colonnati che incrocia), le dà appuntamento per incontrarsi a un indirizzo che non esiste ma sticazzi, è la cosa meno assurda, e finisce il capitolo.

Siamo ora al quindicesimo, Hopede ci spiega dettagliatamente come si prepara e prende “la sua dolce pistola” (questa ha dei problemi…) ed esce.

Ellie: (coccolando una .357 Special) – No, tu sei molto più bella… tu sei più lucida, sei più potente… sei la mia piccolina…-

Sappiate che Cthulhu, Gaia, Severus e io siamo indietreggiati fino all’altro lato della stanza, dopo questa…

Insomma… Ombretta si presenta al luogo dell’incontro, dove il viscidone è lì che la aspetta.

[…]“Guarda un po’ chi si rivede!” Esclamò ironico Mr. Il mio ego é grande come la casa bianca.

“Lei dov’è?” Cercai di mantenere la calma.

“Ora sarà già a casa.” Sorrise maliziosamente avvicinandosi a me.

“Come faccio a sapere che non stai mentendo?” Feci un passo indietro quando lui allungò la mano per cingermi la vita.

“Puoi chiamarla.” Disse indicando la tasca dei miei pantaloni dove c’era il mio telefono.

Esitante presi il telefono, e velocemente digitai il numero di mia madre.

Mentre ansiosa battevo insistentemente il piede a terra, restai in attesa.

[…]

“Pronto, Shade!” Gridò dall’altra parte del telefono.

Tirai un lungo sospiro di sollievo. “Hey ma’ dove sei?”

“Sono a casa. Tu dove sei?!” Disse ancora turbata e agitata.

“Mamma sto bene. Non preoccuparti, torno più tardi, ma ora riposati, okay?”

“O-okay.” Rispose singhiozzando.

Senza dire altro chiusi la telefonata.

Ma dai… sul serio?

Questa donna è stata rapita e rilasciata nel giro di poche ore per essere usata come arma di ricatto e, ora che è a casa, conscia che sua figlia è in compagnia della persona che l’ha rapita per farci chissà cosa (chissà cosa dal suo punto di vista, ovviamente) e non solo risponde con un blando “okay”, ma non ha minimamente pensato a chiamare la polizia!

La giustificazione “la vita nel Bronx è dura e quella dei criminali lo è ancora di più” non può reggere, non fino a questo punto! Va bene che i membri delle bande e chi abita nei quartieri a rischio non segue tutte le regole e le abitudini del buon cittadino, ma qui stiamo andando ben oltre il plausibile!

Andando avanti, dopo che Hope ha riagganciato, Anthony la trascina in auto e poi nel proprio appartamento, dove comincia a molestarla tutto contento. Senza accorgersi che lei ha una pistola addosso, ovviamente. Prima che si possa arrivare al dunque, tuttavia, bussano alla porta.

Minacciando di spararle, quindi, Anthony la fa rivestire e va ad aprire.

Cliffhanger, passiamo al capitolo sedici.

Indovinate chi c’è alla porta?

Esatto: Justino e i suoi Scagnozzi Generici™!

Insomma… potete immaginare chi fossero.

“Che volete?” Chiese Anthony scocciato, accendendosi una sigaretta.

“Shade?” Dissero i ragazzi in coro guardandomi scioccati.

“Li conosci?” Chiese altrettanto scioccato Tony.

“Si, siamo suoi amici.” Sbottò Justin. “Che ci fai qui?” Domandò avvicinandosi a me.

“Hey, stai lontano da lei.” Lo fermò Anthony.

Justin mi guardò aspettando che io facessi o dicessi qualcosa, mentre Anthony, invece, mi guardava come a dire: ‘Sai cosa succede se gli dici perché sei qui, giusto?’

Pensai velocemente, cercando una balla credibile. “Emh… io e Anthony… c’é, voglio dire…” Cazzo, cazzo, pensa…

MA SEI DEFICIENTE???

Quelli sono più di lui, sono dalla tua parte e sono armati! Dì la verità, brutta decerebrata! Il giorno dopo troveranno il cadavere di questo sfigato nell’Hudson e tu sarai salva!

Ma no, lei deve trovare una scusa, e prontamente Anthony la anticipa dicendo che lei è la sua ragazza. Ma che cretina…

Ovviamente Cole subodora qualcosa di strano, arrivando a chiamare Anthony “sfigato” come ho appena fatto io. E lui, tutto offeso, gli punta contro la pistola.

Certo, punta la pistola contro il membro di una gang davanti ai suoi compari, è la cosa più intelligente del mondo, questa!

Naturalmente è Hopede a proteggere Cole, non quei cretini dei suoi amichetti, e si mette tra i due, sulla linea di tiro, facendo un po’ la gatta morta per convincerlo a non sparare. Quindi ci vuole la patata per spingere questo idiota a non ammazzare il membro di una gang davanti agli altri membri di suddetta gang… e io che credevo che generalmente è una pessima cosa da fare per via del fatto che poi ci si potrebbe ritrovare pieni di piombo…

Lady R (con il piede sospeso dinanzi a una colonna ancora in piedi): – Ma poi il senso di scrivere questa come Donna De Fero che combatte e spara e tutto se tanto per cavarsi d’impaccio usa sempre la seduzione?-

Insomma, Justino e compagnia sono lì perché devono riscuotere dei soldi da Anthony, il quale fa un cenno a un ragazzo che non so assolutamente da dove diavolo sia venuto fuori di andarli a prendere.

E non è l’ultima cretinata:

“Possiamo parlare con Shade… in privato?” Domandò [Cole] precisando il fatto che -se avesse accettato- avrebbe dovuto andarsene.

Anthony si girò nuovamente verso di me chiedendo implicitamente se volevo parlare con loro, da sola, e io in risposta annuii sorridendo gentilmente.

“Si.” Rispose senza guardare loro, mantenendo lo sguardo su di me. “Fai presto, non mi piace aspettare.” Mi attirò a se e mi baciò con foga.

Non mi sottrassi al bacio, anzi… lo contemplai quando, dietro di lui, vidi due facce incazzate… quelle di Justin e Cole.

Cazzo! Avrei pagato per rivedere le loro facce!

La gelosia e la rabbia, riempivano i loro occhi.

Dire che mi stavo divertendo sarebbe stato un eufemismo…

No, ma siete seri?

Anthony ha costretto Hopede a seguirlo per fare sesso rapendo sua madre e la libera prima di essersi fatto la ragazza, lei viene per grazia divina raggiunta in modo puramente casuale dalle uniche persone che potrebbero salvarla e decide di mentire senza motivo, Anthony minaccia il membro di una gang con una pistola e nessuno fa una beata sega di nulla, nemmeno tirano fuori le pistole per minacciarlo di rimando, poi Cole chiede a un rapitore e stupratore di lasciare che lui e gli altri parlino da soli con la sua vittima e questo accetta… e infine Hope, che è stata ricattata, molestata, minacciata, che sta per essere stuprata (botte o non botte, ribellione o meno, se lei lo fa perché costretta è sempre stupro), pensa che si sta divertendo perché quei due coglioni sono gelosi?

ARGH! UNA PARETE! DATEMI UNA PARETE!

Piton: – Va bene… tutti insieme, al mio tre! Il Distillato della Pace, forza!-

Gaia: – Miao!-

Cthulhu: – Tnb’ly k’tha uhk njra wt’kyyl ne’huj!- (Ha preso la spada e la sta mulinando in giro!)

Ellie: – E poi sono io quella che non deve giocare con le armi? Lasciate che gli spari, per favore!-

La scena continua su questo tono, con Hope che pensa di divertirsi un mondo con quei due che sono gelosi, come se lei fosse lì per propria libera scelta, e ci fa pure la grazia di fornirci UN MININMO DETTAGLIO IN PIÙ su come conosca Anthony, finalmente!

Io e Tony, avevamo avuto una storia, e io lo avevo lasciato perché mi aveva tradito con una turista tedesca. Da quel momento non gli avevo più risposto a messaggi e telefonate, e non avevo più voluto vederlo.

Piccolo problema: LEI VIVEVA A DETROIT FINO A DUE PETOSECONDI FA! Se anche Tony avesse vissuto a Detroit, nessuno ce l’ha mai detto!

Ad ogni modo, Justin, che è un uomo moralmente migliore di qualsiasi altro essere umano in quella stanza, sussurra un “troietta” che offende a morte Hopede, la quale prende e se ne torna in camera da letto con Anthony.

Credo che tutta questa demenza mi stia per far sentire male.

Passiamo al capitolo diciassette.

Ombretta entra in camera da letto e trova Tony che dorme nudo sul letto.

No, aspe… voleva stuprarla e si è addormentato?

Onestamente non ne sono del tutto sicuro, ma solitamente la dinamica è “la vittima si addormenta e viene stuprata”, non “lo stupratore si addormenta e si fa sesso”…

Ellie: – … okay, questo è coglione.-

Ma non è mica finita, eh! Hopede ci dimostra il meglio di sé adesso!

Mi sedetti sul bordo del letto e gli accarezzai la guancia.

“Mmh.” Sporse la guancia verso la mia mano contemplando le mie carezze.

“Hey Anthony?” Sussurrai avvicinandomi al suo orecchio.

“Vieni qui.” Rispose con la voce impastata dal sonno appena preso, indicando con la mano il posto libero del materasso tra le sue braccia.

“Okay.” Risposi ridacchiando.

Era così dolce e indifeso in quel momento che mi dimenticai di ciò che era successo poco fa con quel coglione di Bieber.

-Non é vero! Ci stai pensando proprio adesso-

Cazzo.

Alzai gli occhi al cielo a me stessa e mi misi sdraiata tra le braccia di Tony.

“Mi sei mancata piccolina.” Sussurrò tra i miei capelli.

“Buonanotte Tony.”

Ma che cazz…

MA QUI SI ROVESCIA TOTALMENTE LA DINAMICA DEL LORO RAPPORTO!

Porca miseria… ha rapito sua madre, l’ha costretta a seguirlo, l’ha minacciata di morte… questo non è rimettersi col proprio ex, è subire molestie, coercizione e ancora poco uno stupro! E adesso fanno i pucciosi? Ma che cosa aveva in testa l’autrice?

Fuffoso timeskip, Hope va a scuola, e la sua unica preoccupazione è di “evitare quella faccia di cazzo di Bieber”. Arrivata viene intercettata da Beatrice/Beatris/Tris, chiamatela un po’ come vi pare, che vuol sapere come mai Justin è tornato a casa con un occhio nero.

Piton: – Non so, forse perché è un criminale membro di una gang?-

Shade: – Già, è risaputo che la gente della sua specie conduce una vita tranquilla e priva di rischi, infatti è assurdo che tornino a casa feriti o pieni di lividi…-

La risposta di Hope è che lui l’ha chiamata “troietta” (cosa vera) e che lei lo ha schiaffegiato (cosa che nessuna Hope farebbe mai…).

Tris si accontenta della spiegazione, dicendole che ha fatto bene e fuffa fuffa fuffa.

Ciò che segue è tutta una serie di turbe adolescenziali perfette per un teen drama, malgrado lo slut shaming presente, e del tutto fuori luogo per una storia di gang e criminali, quindi saltiamo ogni cosa a pié pari.

Arriviamo quindi al capitolo diciotto. La fuffa prosegue, la saltiamo tutta quanta. In classe rivede il tizio con cui ha fatto a botte in corridoio ed è finita nell’ufficio dell’inutile preside, il ragazzo alto di nome Matthew, e all’improvviso i due diventano amici perché lei scopre che sa disegnare bene.

Fuffa.

Dopo scuola Cole va a trovarla, scopre che lei e Tony non stanno davvero insieme (infatti lo riferirà immediatamente a Justin) e le chiede se può baciarla. Lei accetta perché questo farà imbestialire Justin. Ancora fuffa…

…finché Cole non ammette di essere gay.

Piton: – Un personaggio omosessuale? Ciò è davvero sorprendente.

Shade: – Meno sorprendente è ciò che dice quella pseudopiattola di Hope subito dopo.-

“C-cosa?! Voglio dire: non sembri, beh… ecco…” Balbettai.

“Non sembro gay?” Finì la frase al posto mio.

“Si, beh… di solito i gay, sono… come dire? Un po’ effeminati.”

Shade: – Lo trovi ancora ammirevole?-

Piton: – No. Ora potrei vomitare.-

Shade: – Immaginavo. Ellie, tu sei gay, cosa ne pe…-

Ellie: (afffilando un machete in un angolo con lo sguardo fisso) – Sangue, brandelli, frammenti d’osso, lembi di pelle, pezzetti di budella…-

Shade: – … io… credo che dovremmo… uscire di casa.-

Lady R (in contatto telematico con Donquixote Doflamingo unico e solo patrono dei ghey): -…e mi raccomando, una morte lunga e dolorosa. Se mi porti anche la pelle dopo poi tanto meglio.-

Evgenij:- Concordo con la vostra indignazione, ma io non ho capito per quale motivo prima lui le abbia chiesto il permesso di baciarla, nonostante non provi interesse erotico per lei…-

Shade: (tenendo Ellie a distanza con la scopa) – Nessuno l’ha capito. Non ha IL MINIM O SENSO!-

***

Sono riuscito a chiudere Ellie in balcone gridandole che ho visto un infetto e chiudendo le serrande dietro di lei, ma non so quanto durerà. Stranamente è scomparso anche Joel ed Abby ha smesso di far fuoco. Intanto procediamo col capitolo diciannove.

Hopede è di nuovo sola in casa, ma arriva Justin, cosa che la sconvolge. Però la nostra Ombretta è rapida a riprendersi:

Mentirei se dicessi che non sono andata ad aprire la porta saltellando con un sorriso a trentadue denti.
Arrivai davanti alla porta e in un millisecondo mi ricomposi, tornando seria e responsabile come sempre.

Non sperate di sapere perché è andato da lei. Io il capitolo l’ho letto, e non sono riuscito a capirlo. Intanto salto la parte in cui lei apre e lo vede con la maglietta bagnata, vorrei evitare che vomitiate.

Insomma, Ombretta lo fa spogliare per asciugarlo, e vi risparmio le deliranti sviolinate sulla strafigaggine del Bedboy, poi Justin mette su un CD e iniziano a ballare il tango, che a quanto pare Hope hastudiato. Non so se si possa dire lo stesso di Justin, però.

Sviolinate, sviolinate, poi Ombretta costringe Justin a lasciarla andare perché “sono nati per essere nemici”.

“Tu non fai più parte dei Destroyers!” Gridò cercando di attirare la mia attenzione.
“Chi ti dice che non é solo un modo per farvi fuori tutti.” Dissi puntandogli la mia pistola alla tempia.

Non so voi, ma a me questo cliffhanger fa solamente ridere.

Davvero dovrei credere che la ragazzina che per diciannove capitoli ha blaterato ad ogni paragrafo che non deve fidarsi perché appena le dicono “ciao” lei pensa che la vogliono stuprare (per poi fregarsene quando ci provano davvero), che si squaglia tipo gelato nel forno non appena vede Justin Bieber che ammicca, adesso riveli a tutti di essere in realtà andata a vivere a New York non perché la madre doveva lavorare ma perché è tutto un astuto sotterfugio dei Destroyer per sconfiggere i loro rivali?

Che poi, ripeto, lei è la figlia del capo, quindi John poteva semplicemente ricattare Brock e tanti saluti, come ho già detto un trilione di volte!

Passiamo al capitolo venti, che inizia in stile anime con l’ultima frase del capitolo precedente, e subito dopo Ombretta ammette che stava scherzando.

Ellie (trascinando un Joel con un grosso bernoccolo): – Beh, uno scherzo divertente, dai!-

Shade: – … quando sei rientrata? E che ne è di Abby?-

Poco dopo Justin la assale alle spalle e la appiccica al muro. Non so, forse doveva spararle.

“Non hai ancora risposto alla mia domanda.” Sussurrò a pochi centimetri dalle mie labbra.

“Q-qual era?” Balbettai intontita dalla sua vicinanza.

“Perché continui a respingermi?” Domandò cercando di mantenere la calma.

Malgrado queste siano aggressione e molestie, subito dopo un paio di frasi tumblr i due iniziano a pomiciare come folli, poi Justin prende le sigarette da un pacchetto lì vicino e se ne fuma una.

Al che Hope inizia a farsi venire le paturnie. Per le sigarette, non perché quello con cui pomiciava la stava aggredendo.

“Justin…” Sussurrai richiamando la sua attenzione.

“Che c’é?” Chiese facendo un altro tiro.

“Sono tue quelle sigarette?” Domandai sperando in una risposta affermativa…

Che purtroppo non arrivò. “No. Sono tue.” Mi guardò inclinando la testa di lato.

“No. Non sono mie. Io non fumo.” Scossi la testa iniziando a sudare freddo.

“Tua madre?” Chiese inarcando un sopracciglio.

“Non fuma.” Mi guardai intorno cercando qualcos’altro di strano, fino a quando la mia attenzione fu attirata da un foglietto giallo attaccato alla bacheca davanti alla mia scrivania.

Velocemente mi alzai dal letto e andai diretta davanti a quel foglietto.

“Siamo tornati.” Lessi ad alta voce strappandolo dalla bacheca.

Io personalmente non ci ho capito una sega.

Devo andare al capitolo ventuno (questo finisce poche righe dopo) per chiarire un minimo qualcosa: nell’angolo in basso a destra del foglietto ci sono le iniziali T.S., che a quanto pare sta per “The Street”, secondo Justin, quindi il nostro Bedboy agguanta Hope e la trascina al Capannone Abbandonato™, dove indice una riunione. Non parla con Brock perché ne indica una, la indice lui.

A quanto pare, The Street è una gang del Queens, che adesso vuole sconfinare nel Bronx sottraendo il territorio a Justin e i suoi compari, e hanno lasciato il messaggio nella casa di Hope perché, a quanto pare, pensano che faccia parte della banda di Justino.

Non so, io avrei tirato una molotov contro il loro Capannone Abbandonato™, o attentato alla vita di uno di loro per dare un messaggio. Non mi sarei introdotto in casa dell’ultima arrivata per fumare una sigaretta e lasciare uno striminzito bigliettino in bacheca che chiunque avrebbe potuto ignorare per chissà quanto.

Gaia: – Miao!-

Insomma, Justin e Brock sono preoccupati perché i The Street, che poi hanno davvero un nome idiota (anche se non quanto “Demons Murder”), sono il doppio di loro e potrebbero facilmente sconfiggerli, ma Hopede ha una brillante idea: chiedere aiuto ai Destroyers di Detroit (che sarebbero nemici della gang di Justin, ma sticazzi…) e ai Los Locos, che come scopriamo adesso è la gang di Anthony (e pure con loro sono nemici…).

Lady R: -Sostuisci la C con una B e avremmo i Los Lobos, quelli che cantano La Bamba.

Saltiamo il resto e andiamo al capitolo ventidue. Altro capitolo con incipit in stile anime. Voglio bermi acetone.

Siccome Brock non pensa che Hope sia al sicuro a casa propria, ha chiesto a Justin di portarla a casa sua. Certo, GENIALE: sarà molto più al sicuro a casa del tuo secondo in comando, nessuno attaccherà mai quel posto!

Dopo un breve timeskip, Hopede ci dà una rapida descrizione dell’ambiente in cui Justin l’ha condotta:

Quando la macchina si fermò, mi guardai intorno disorientata.

Cazzo… Sembrava di stare in una di quelle abnormi ville di Teen Cribs isolate dal mondo esterno (per chi non lo sapesse, Teen Cribs é un programma di Mtv, dove dei ragazzini ricchi e viziati ci mostrano le loro mega giganti ville piene di cose strafighe).

Era il posto più tranquillo e isolato del South Bronx. Era una villa sperduta, estraniata da tutto ciò che é la città.

Severus non ne può più.

MA CHE CAZZO STO LEGGENDO?

1) Justin è il secondo in comando di una gang del Bronx. Gente del genere non vive in megavillone! E questa volta non lo dico perché non è una cosa plausibile in un romanzo, è semplicemente un dato di fatto! Justin Bieber è un ricco bianco privilegiato e pure viziato, nella vita reale, che avendo fatto un sacco di soldi in giovane età ha buttato nel cesso una grossa fetta della sua fama e della sua vita con droga, alcool e altri eccessi perché si sentiva invincibile essendo ricco e giovane. Ha messo la testa a posto negli ultimi anni, tranquillizzandosi e riprendendosi. Il punto, comunque, è che non è membro di una gang per il semplice fatto che i bianchi privilegiati non entrano nelle gang! E dovrei credere che il Justin di questa storia è sia il membro di una gang che un bianco privilegiato con una megavilla in stile MTV?

2) Nei pressi del Bronx non ci sono campagne né ville da straricchi! La cosa che ci va più vicina sono le ville negli Hamptons, che comunque si trovano all’estremità di Long Island, molto molto distante da New York! Non esistono luoghi del genere nel Bronx, in nessuna sua parte! Gli immobili valgono troppo poco, c’è troppa povertà e criminalità! Nessuno costruirebbe cose del genere da quelle parti!

3) Questo fa parte del solito cliché di Justin che è un criminale violento e incallito ma che comunque conduce una vita agiata e opulenta perché è un figo pazzesco e le autrici modificano il suo background ogni due righe perché così è ancora più figo!

4) Da dove diavolo vengono i soldi con cui l’ha pagata? Perché vi assicuro che i genitori nemmeno vengono nominati!

Inoltre ci viene detto che la megavillona ha una depandance in cui vive Tris, che vuole la sua privacy.

Vabe’, voglio altra vodka.

Gaia: (agitando uno shaker) – Miao!-

Saltiamo un enorme mare di fuffa (questi sono qui per nascondersi e organizzare il contrattacco contro i The Street e perdono tempo a fare la pizza fatta in casa…) e finalmente chiamano John e Tony per dare loro appuntamento alle quattro del pomeriggio. Non di mattina presto, o magari quella stessa notte, per indire immediatamente un consiglio di guerra e studiare un piano per combattere contro i nemici che vogliono ammazzarli tutti, ma nel pomeriggio inoltrato, con tutta la calma del mondo, così che i The Street abbiano il tempo di organizzare qualche attentato ai danni di qualsiasi membro della banda.

Segue altra fuffa, poi finisce il capitolo. Passiamo al ventitré. Teniamo duro.

Per qualche motivo, ogni tanto i paragrafi iniziano con una data e un orario tra le parentesi quadre seguite dal nome “Morgan”. Non so perché. Qualsiasi cosa sia successa, l’autrice non si è curata di correggere.

In questo capitolo c’è un mare di fuffa in cui i due fanno i pucci pucci piccioncini, poi siccome sono minacciati da una gang rivale e stanno rischiando la vita decidono di prepararsi a combattere e vanno a fare incetta di armi e munizioni.

No, scherzo, vanno a scuola.

Lì, per qualche motivo, quando il professore entra in classe si alzano tutti in piedi (cosa che non succede più dagli anni quaranta, da quanto ricordo) tranne Hope, cosa che spinge il professore a mandarla in corridoio. Segue una scena che a me ha ricordato il film di South Park:

“La signorina Hamilton non ha voglia di alzarsi in piedi?” Chiese sarcastico quel deficiente del prof.

Sbuffai.

“Beh, forse avrà voglia di farsi un bel giretto per i corridoi.” Disse indicandomi la porta.

[…]

“Pezzo di merda.” Sussurrai aprendo la porta.

“Come scusa?!” Mi fermò irritato.

“Mh?” Mi girai facendo finta di niente.

“Può ripetere?” Chiese irritato.

“Lei é un pezzo di merda.” Affermai prima di uscire completamente dalla classe, fregandomene degli ‘oh’ dei miei compagni.

“Vai subito in presidenza! Maleducata! Io ti faccio sospendere e convoco anche i tuoi genitori… sempre che tu li abbia.” Gridò furioso.

Dopo questa, Ombretta s’incavola ancora di più, tant’è vero che spintona l’insegnante. Poco manca che lo prenda a pugni, ma l’inutile preside è ricomparso per fermarla e la spedisce nel suo ufficio.

Cthulhu: – Yjn’hke l’han bl’htnak ept’nyy l’hujk kuhrb dhbw’ak…- (È bello vedere un preside che per una volta fa il suo lavoro…)

Piton: – Non è Shade a fare questi discorsi di solito?-

Shade: – Non penso che si riferisca a Silente, ieri aveva il colloquio genitori-insegnanti e Cthylla è finita in presidenza…-

Nell’ufficio scopriamo che il preside ha ventitré anni, cosa fuori dal mondo perché a quell’età sei fortunato a fare le supplenze, sempre che tu abbia già l’abilitazione all’insegnamento, e quando Hope gli racconta come sono andate le cose (dicendo peraltro la verità) il preside, invece di risponderle che anche se l’insegnante non è stato educato, anche se ha detto qualcosa che non avrebbe dovuto e che pur avendo mostrato poco tatto non era diritto di Hope aggredirlo, le risponde che “prenderà provvedimenti”.

Insomma, punirà l’insegnante e non Ombretta.

Questo qui non è un preside, è una versione più giovane di Silente.

Piton: – Ah, ecco… ora ti riconosco.-

Evgenij:- Mi permetto di dissentire: Silente non ha mai promesso di prendere provvedimenti contro professori che davano punizioni arbitrarie e che talvolta sfociavano nel sadismo.-

Shade: – Perché Severus era il suo infermiere, aveva bisogno di lui.-

Ah, il preside si chiama Christian. Non so perché è importante.

Evgenij:- Oscuri riferimenti alle Cinquanta Sfumature di Orrore?-

Saltiamo il resto del fuffoso capitolo. Arriviamo al ventiquattro, ed è il momento dell’incontro tra le gang. Dei The Street ancora nessuna notizia. Onestamente non mi sembrano poi così pericolosi… finora si sono limitati a lasciare un post it e delle sigarette.

Volano fuffosi paroloni per sottolineare che tutti, qui, sono dei duri, e che solo Hopede può farli andare d’accordo, poi fanno due conti:

[…]“Come ho detto prima, in tutto, sono 22. Hanno tra i 17 e i 23 anni. Nathaniel li ha radunati apposta per prendersi il nostro territorio.” Conclusi.

“Effettivamente se ci uniamo siamo 27 contro 22.” Sorrise Justin compiaciuto.

“No, saremmo 25 contro 22.” Lo corressi.

“Chaz e Ryan, giusto?” Chiese Timothy.

“Chi?” Domandai confusa.

“Chaz e Ryan sono altri due dei nostri componenti.” Mi informò Seth. “Per questo saremmo 27 contro 22.” Concluse.

No, io non ho capito… siete venticinque o siete ventisette?

E, soprattutto…

MA DAI, ANCORA CHAZ? CAPITAN INUTILE CHE RITORNA?

E c’è pure il suo assistente, Ryan l’Onnipresente!

Lady R: – Basta che non sia Ryan lo Sciacallo Kuhn, il Serial Killer Kawaii della Perfida Albione. Lui queste cose non le fa, lui ammazza direttamente.-

E perché non si sono mai fatti vivi finora? Cos’è, erano troppo impegnati a giocare a Pac Man?

Nota: Chaz viene nominato, qui, ma non apparirà MAI! MAI! È DAVVERO L’APOTEOSI DELL’INUTILITÀ!

Insomma, Hope dà appuntamento a tutti per il giorno dopo alle nove. E dopo quanto segue io ho riso:

“Cosa?!” Gridò James dei Destroyers.

“Ma come?! Domani é Domenica!” Si lamentò anche Bradley.

BUAHAHAHAHAHAH!

No, ma dai! C’è una gang incazzata che vuole uccidervi e rubarvi il territorio e vi lamentate perché vi danno appuntamento alle nove di domenica mattina?

Ma siete criminali o bambini dell’asilo?

Salto poi un gigantesco cumulo di fuffa, come per esempio Justin e Hope che invece di prepararsi all’imminente battaglia con i The Street si mettono a giocare a basket. Arriviamo direttamente alle nove di domenica, quando si ritrovano per organizzare un piano d’azione:

“Quando agiremo?” Chiese uno dei Los Locos, Nick.

“Tra due settimane, al ballo.” Risposi.

“Il ballo studentesco?” Chiese Justin.

“Certo.” Affermai. “Gli abiti saranno tutti in stile ottocentesco, comodi per nascondere ogni tipo di arma.” Sorrisi.

Chi è che organizza un ballo studentesco in stile ottocento? In un liceo? E, soprattutto, chi fa una qualsiasi di queste cose in un quartiere come il Bronx?

Boh… ancor più straniante è che Hopede prende letteralmente il comando di tutto e inizia ad allenare i membri delle tre gang. Lei, l’ultima arrivata, che allena dei gangster incalliti per farli combattere contro un’altra gang.

C’è anche una scena in cui viene sottolineato di nuovo quanto sia superforte Hope, quando un tizio gigante tutto muscoli la sfida in combattimento e lei riesce a sopraffarlo. Dovrebbe essere un momento d’azione e tensione, ma in realtà è infantile, fuffoso e irrealistico.

Salto l’intera scena e la fuffa che viene dopo, arriviamo al capitolo venticinque e saltiamo altra roba ancora, che è ulteriormente fuffosa.

Justin e Hope sono a casa di lei, e sua madre annuncia che è arrivato Jasper.

Voi vi starete chiedendo: e chi è Jasper?

Ebbene, è un poliziotto. Ma di quel tipo che mi fa desiderare di demolire le pareti di casa a testate.

Jasper: occhi azzurri, capelli biondo platino, affascinante e simpatico, ma con un unico difetto… era un poliziotto.

Lo avevo conosciuto il giorno in cui ero arrivata nel Bronx. Era stato gentile, mi aveva aiutato con le valige e mi aveva confessato che lui sapeva.

Si, sapeva che avevo fatto parte dei Destroyers, sapeva che avevo ucciso delle persone, ma a lui non importava. Mi promise che mi avrebbe protetta e che mi avrebbe aiutata qualora ne avessi avuto bisogno.

Ma perché? PERCHÉ?

Perché un poliziotto random dovrebbe fare finta di niente sapendo che lei è una criminale, e anzi, come scopriamo solo adesso è pure un’assassina e addirittura dovrebbe arrivare a coprirla? Chi è questo tizio? Perché mai la vuole proteggere? Cosa c’è nel cervello dell’autrice? È davvero convinta che tutto questo sia normale?

Considerando che non è più attiva sul sito non lo posso sapere, quindi anche lasciare commenti è del tutto inutile.

Poco dopo Hope presenta Jasper e Justin, che di nuovo non vanno d’accordo perché hanno la stessa iniziale. Come è successo con John. E anche perché, a quanto pare, si sono già incrociati in passato. Beh, Jasper è l’unico poliziotto di New York, è logico che Justin lo abbia già visto…

Mentre la madre di Hope li chiama per mangiare, qualcuno bussa alla porta: sono due dei membri dei The Street.

Ma che, tutti si sono dati appuntamento a casa di Ombretta?

In ogni caso, sono lì solo per consegnarle una scatola di qualche genere da parte di un certo “Nathaniel”, che non so chi sia.

Ellie: – E c’era bisogno di consegnargliela a mano? Bastava lasciarla sulla porta. Certo che non hanno proprio idea di come si faccia a condurre affari criminali… forse dovrei andare da loro e spiegargli un paio di cosette…-

Una pallottola attraversò la finestra e fece esplodere una delle bottiglie di vodka che Gaia stava miscelando. Sbuffando, Ellie recuperò la carabina.

Ellie: – Ancora?! Beh, prima devo finire qui.-

Gaia: (spazzando i cocci, seccata) – Miao…-

Mh… tu spazza, poi con lei ci parlo io.

Insomma… secondo Ombretta non è una bomba, anche se non ha prove per sostenerlo.

“Come fai ad esserne così sicura?” Chiese ancora Jasper.

“É più bello uccidere con le tue mani la vittima… ed usare una semplice bomba non é la stessa cosa.” Disse Justin.

“Beh… per voi é diventato addirittura bello uccidere delle persone innocenti.” Commentò infastidito Jasper.

“Se le uccidiamo non sono innocenti.” Puntualizzò Justin fulminando con lo sguardo Jasper.

Già, certo… voi siete dei paladini.

Evgenij:- Questo dialogo viene direttamente da “Danger”, non ho dubbi a riguardo!-

Dentro la scatola, comunque, c’è un biglietto fuffoso che dovrebbe essere una minaccia con una maschera di pizzo da indossare al ballo.

Nemmeno vi sto a riportare qualcosa, è tutto estremamente ridicolo. Nemmeno capisco perché non regolare i conti prima del ballo, invece di aspettare fino a quel momento…

Il giorno dopo che dei criminali che vogliono ucciderla consegnandole delle minacce scritte sono andati a trovarla a casa sua Hope, come ogni decerebrata che si rispetti, va a scuola, dove Tris le presenta una certa Rebecca.

Più tardi conosciamo anche Ryan, finalmente, e poi in classe entra il preside deficiente che annuncia a tutti che l’insegnante di italiano se n’è andato e a sostituirlo sarà un certo Ethan Hook, che subito e senza averlo mai visto una volta in vita sua Hope identifica come uno dei The Street.

Le stronzate si stanno accumulando.

Salto tutto il capitolo ventisei, che è assolutamente inutile e fuffoso.

Arriviamo quindi al ventisette. Saltiamo ulteriore fuffa, la gang si incontra a un campo da basket per fare il punto della situazione:

Feci un respiro profondo riorganizzando le idee, prima di cominciare a parlare.

“Hanno appena iniziato, e non si fermeranno facilmente. Stamattina sono entrata in classe, ed è entrato il preside, annunciando che il vecchio prof di italiano non c’era più e che a sostituirlo sarebbe stato Hook. Se avete dato un’occhiata ai fogli che vi ho dato l’altro giorno, dovreste ricordarvi di Ethan.” Chiusi gli occhi per un secondo prima di riaprirli. “Ethan Hook.” Alzai gli occhi al cielo.

“Che cosa? Ma com’é possibile?” Chiese Seth incredulo.

“Ha 24 anni, é il più grande tra loro, e in qualche modo dovevano iniziare a farci capire che stanno arrivando. Per farlo hanno scelto di usare lui.” Alzai le spalle.

“Sono stati bravi.” Disse Tony.

“Si.” Concordò seccato Justin.

Oh, sì… hanno trovato lavoro a uno dei loro in una scuola pubblica, sono terribili!

E poi, il più vecchio di cosa, che ci sono gang come i Latin Kings con membri che hanno anche quarant’anni e più! Ma davvero l’autrice è convinta che solo i ragazzini giovani e belli siano membri di una gang? Che ci sia un limite d’età?

Lady R: – Nella Donquixote Family il membro più anziano ha settant’anni, seguito da sessantuno, cinquantadue e quarantanove. L’età minima, invece, è…0. Dellinger è infatti l’unico personaggio di One Piece ad aver fatto il pirata per tutta la vita, nonché il più giovane ad entrare in una ciurma, appunto a zero anni, adottat* dai membri anziani. Ha comunque più senso di ciò che sta succedendo qua.-

Ellie: (imbracciando un lanciagranate e sparando un colpo fuori dalla finestra) – Che poi, se proprio volevano essere intimidatori, avrebbero dovuto lanciare qualche molotov, o sparare a raffica da un’auto con una mitraglietta, o ammazzare uno dei loro e lasciare il cadavere davanti alla porta di qualcuno… magari potevano mandare pezzi di corpo… o fare come nel film “Il Padrino”, e mettere una testa di cavallo nel…-

Shade: – Ellie, continua la tua guerriglia e lasciaci lavorare, per favore!-

Vabe’, comunque… dall’indomani anche gli altri frequenteranno la stessa scuola di Justin e Ombretta, che viene eletta come capo, e fondano la gang “The Black Jacks”.

Lady R: – Lo stesso nome dei fan delle 2NE1, gruppo k-pop molto importante. SACRILEGIO!-

Ma non erano i Demons Murder alleati con i Destroyers di Detroit e i Los Locos? E i capi non erano Brock, John e Anthony? E ora mollano tutto per passare agli ordini di Ombretta?

Saltiamo tutto ciò che viene dopo, sono delle cretinate colossali, inclusa una scena in cui Hope si intromette TOTALMENTE A CASO in un inseguimento di polizia…

Siamo arrivati al capitolo ventotto. Ulteriore fuffa, ma Justin porta Hope nel North Bronx… sulla riva dell’omonimo fiume.

Peccato che il solo fiume che confini col Bronx è l’Hudson! Non esiste un fiume chiamato “North Bronx”! L’autrice nemmeno ha guardato una dannata cartina topografica! Ha inventato riferimenti geografici totalmente a caso! Non ha idea di come sia fatta New York!

Senza contare che ha fatto andare i suoi personaggi, attualmente minacciati di morte da una gang rivale, a fare un bagno da soli in un posto isolato dove possono essere facilmente ammazzati! Non solo è ignorante in materia geografica, nemmeno sa come si scrivano fic sulla malavita!

Infatti, nell’infinita sequela di fuffa che segue, mentre i due fanno allegramente shopping per il ballo, vengono raggiunti da Nathaniel e un paio dei suoi Scagnozzi Generici™. Qui scopriamo che in qualche modo Nathaniel conosce già Ombretta, e parte un flashback:

#flashback

“Hey John! Cazzo, ci sono i Tigers.” Dissi battendogli una mano sul petto per attirare la sua attenzione, e con l’altra, indicando la gang, non troppo distante da noi.

I Tigers, erano una gang di Los Angeles, con cui avevamo dei conti in sospeso.

“I Destroyers!” Esclamò Paul, il capo dei Tigers, avvicinandosi a noi.

“Tigers.” Salutò cortesemente Johnny.

In una frazione di secondo, tutti, e dico tutti, estrassero le pistole, puntandole verso il nemico.

“Ti porti ancora dietro la bimba?” Chiese guardandomi con un sorriso particolarmente inquietante sulle labbra.

“E tu fai ancora da babysitter al tuo piccolo fratellino?” Lo provocò John.

Subito il mio sguardo, si incrociò con quello del fratello di Paul, Nathaniel, che tra le altre cose, mi stava puntando la sua pistola addosso.

[…]

La mia pistola era saldamente puntata su Paul, che a sua volta la teneva puntata su John e, John, su Nathaniel.

“Forza piccolina! Premi il grilletto!” Mi provocò Paul.

John mi lanciò un’occhiata di fuoco, chiedendomi implicitamente di non farlo.

“Dai Lunatic Tuft!” Disse enfatizzando quel nomignolo, ormai sulla bocca di tutti.

“Shade.” Mi richiamò John, sperando che mi calmassi.

“Cosa succede? Eh? Non hai il coraggio?” Continuò a provocarmi. “Manca il paparino?”

“Smettila!” Gridai mentre una lacrima mi solcava la guancia.

“Oops… ho toccato un punto dolente?” Sorrise.

Ero ancora troppo sensibile sull’argomento…

Mio padre era morto solamente un mese prima, e chiunque lo nominava, spesso, subiva gravi conseguenze.

“Andiamo via.” Johnny abbassò la pistola.

“Si bravi, andatevene.” Abbassarono tutti le pistole, io per ultima.

[…]

“Andiamo piccola…” Mi sussurrò John, prendedomi il braccio e tirandomi per allontanarmi da loro.

[…]

Quando fui abbastanza lontana, mi voltai, e dopo aver gridato il suo nome, gli sparai.

Nathaniel cadde in ginocchio vicino al corpo ormai senza vita del fratello.

Fu l’ultima immagine che vidi prima che Johnny, prendendomi di forza, mi portò via.

#flashback

E quindi non c’era alcun bisogno di sparare dato che si stavano tutti ritirando. Hopede è semplicemente una ragazzina insicura che si lascia provocare dal prossimo. Oltre a essere un’assassina.

Saltiamo il resto, questi qui sono tipo in cinque e invece di ammazzare Hope e Justin si limitano a fare scenette da adolescenti.

Siamo ora al capitolo ventinove. Tantissima altra fuffa adolescenziale in cui i due criminali incalliti minacciati di morte da una gang rivale fanno il bagno in una jacuzzi e bevono scotch, o guardano Spongebob e poi vanno a letto presto perché il giorno dopo hanno scuola, e il mattino dopo Hopede ha pure una discussione con Ethan Hook che oltre a essere un membro di suddetta gang è anche un suo professore, cosa già abbastanza assurda di per sé anche senza il fatto che il tema sono dei compiti che Hope non ha fatto, e per tutta risposta quello si limita a colpire un armadietto quando lei fa l’arrogante.

Qualcuno faccia un corso di criminalità all’autrice, che magari si fa una cultura in materia…

Più tardi, Hope parla con Matthew (ricordiamoci: il tizio gigantesco con cui andò a sbattere in corridoio facendoci a botte e che, la volta dopo, era diventato istantaneamente suo amico rivelando pure delle “doti artistiche”) a cui dà appuntamento per le undici di sera con l’intento di fare graffiti insieme.

Lo scopo è ricoprire la scuola di graffiti durante la notte:

Avevamo fatto un capolavoro.

L’indomani, tutti avrebbero saputo che a comandare nel Bronx, erano i BlackJacks.

Ah, certo, avete imbrattato una proprietà pubblica! Siete il terrore della città!

Lady R: – Mi ricorda Tre Metri Sopra Il Cielo, con la scritta di Step sul ponte a Corso Francia.-

Ellie: – Io… io credo di doverci parlare con questi qui… Piton, quanto prendono gli insegnanti?-

Piton: – Mai abbastanza, temo. E comunque, disgraziatamente, non ci è permesso scuoiare i nostri studenti.-

Ellie: (bloccandosi nell’atto di infilare in una borsa un coltello da caccia) – Cosa? Davvero?-

Shade: – Io personalmente non ti affiderei mai dei minori, sappilo.-

Ellie: – Sì… mi sa che la pensava così anche Dina…-

Okay, ora mi sento una merda…

Andiamo avanti, siamo al capitolo trenta. Ne mancano solo altri nove, dopo.

Hopede è a casa sul letto dopo la grande impresa criminale di quella sera, e arriva Justin che picchetta sulla finestra per entrare. Il nostro Bedboy ha purtroppo delle brutte notizie:

“Harper… te lo ricordi? Lo avevamo ucciso insieme, quella volta che mi avevi accompagnato?”

Chiese senza guardarmi.

“Si…” Annuii.

“Siamo sospettati. Delle telecamere di sorveglianza ci hanno ripreso mentre fermavamo l’auto vicino al pub.” Scosse la testa.

Già. A quanto pare qualcuno sta effettivamente indagando sulla morte di Harper, arrivando addirittura a sospettare di questi due! Allibisco!

Così, Justin decide che hanno bisogno di un alibi, e siccome dall’altra parte della strada c’è un motel scrive un messaggio a non si sa chi perché violi il computer della reception e faccia comparire una prenotazione a loro nome per quell’orario, giustificando così la loro presenza.

Piccolo problema.

Il motel potrebbe avere delle telecamere, almeno alla reception, e loro di sicuro non compaiono nelle riprese. E se anche non dovesse averne, chiunque lavori lì potrà confermare di non aver mai visto quei due in vita sua. Infine, Harper ha sparato a Hopede. C’è del sangue, sulla scena del crimine, del DNA! Se era nel motel, come ci è finito lì?

Il loro è un alibi assurdo, in parole povere!

Subito dopo suonano alla porta due poliziotti:

[…]“Lei, e il signor Bieber, siete sospettati di omicidio doloso ai danni del signor Harper.” […]

Omicidio… doloso? Cos’è, si sono appena inventati un cavolo di reato? Gli incendi sono dolosi, non gli omicidi!

Detto questo mettono le manette ai due e li portano in centrale, tutto questo con la madre di Ombretta che a malapena fiata.

Nessuno chiederà un avvocato, né la madre di Hope, che è una diciassettenne, come viene ricordato proprio durante l’interrogatorio, sarà presente per tutta la scena. Tutti i diritti più basilari sono stati ignorati tranquillamente, si limitano a fare domande a Ombretta che risponde come ha concordato con Justin.

Finito con l’interrogatorio lei e Justin si fanno una bella risata, dopotutto sono riusciti a evitare un arresto per omicidio e ingannato la polizia, è giusto divertirsi un po’:

“Che gli hai detto quando ti hanno chiesto cosa ci facevo nel motel?” Le chiesi divertito.

“Gli ho detto: Due ragazzini, 17 e 18 anni, da soli, in un motel… stavamo facendo una ricerca di scienze, no?”

“Cosa?! Davvero?” Iniziò a ridere. “Non ci credo! Cavolo avrei voluto vedere le loro facce!” Esclamai iniziando a ridere insieme a lei.

“Oh Dio!” Cercò di smettere di ridere. “Mi fanno male le guancie.”

Se non altro adesso avete una mezza idea di come sia vivere con Ellie.

Il mattino dopo, a scuola, l’attenzione di Ombretta viene attratta da un gruppo di studenti accalcati. Credendo che si tratti di una rissa e volendo partecipare (non sto scherzando) si precipita lì, poi il capitolo si chiude su un cliffhanger, dicendoci che vede qualcosa che avrebbe preferito non vedere.

Capitolo trentuno, di nuovo un incipit in stile anime che mi fa desiderare di tuffarmi in una vasca di uranio impoverito, poi scopriamo che sì, questa è una rissa, ma non tra studenti, ma tra Justin e Ethan, che IN TEORIA sarebbe un insegnante, quindi Justino può considerarsi espulso.

Quanto segue non è un dialogo razionale:

Justin era a cavalcioni su Ethan e si stavano picchiando.

Ma com’era possibile che nessuno stesse cercando di separarli?!

Velocemente gli andai vicino e prendendo Justin per il colletto della giacca di pelle, lo tirai indietro. “Brutti idioti, che cazzo state facendo?!” Li divisi tenendoli a distanza.

“Ha iniziato lui!” Dissero entrambi indicandosi.

“Ma guardatevi! Sembrate due ragazzini!” Li rimproverai.

“Che sta succedendo qui?” Il preside si fece largo tra la folla.

Alla buon’ora!

“Forza, tutti in classe!” Gridò facendo liberare i corridoi.

Feci anche io per andarmene, ma mi fermò.

“No Shade. Anche tu.” Disse indicando il suo ufficio.

Ma che palle! Devo per forza essere punita anche quando non faccio niente?!

1) Come ho già detto, IN TEORIA Ethan è un insegnante, mentre Justin è un teppista che ancora frequenta la scuola. Uno dei due può dirsi tranquillamente espulso.

2) Bello che si accusino a vicenda come bambini… sì, molto maturo, e soprattutto molto credibile. Nella realtà Justin avrebbe portato un coltello o una pistola e avrebbe ammazzato Ethan, altro che picchiato.

3) “Punita anche quando non faccio niente” cosa, che questo preside non ti ha mai punita, nemmeno quando tu hai aggredito un insegnante! Non hai mai subito conseguenze per le tue azioni!

La cosa comunque si risolve letteralmente in tre righe: Hope mente dicendo che quei due litigavano per lei e il preside li manda via dicendo che non vuole vederli.

E io riprendo a spaccare i muri col cranio.

Cthulhu: – Bnty, lhn’ja kt’hub…- (Eh, ma che palle…)

Ellie (prendendo anche lei un muro a craniate): – Geniale! In questo mondo la mia testa diventerà a prova di proiettile! –

Joel (mettendosi del ghiaccio sul bernoccolo): – Ahia… lo avessi saputo prima… –

E quando escono dall’ufficio, lei dà uno schiaffo sulla nuca a entrambi, chiamandoli “cretini”.

Certo, con Justin posso anche capire, ma l’altro è un insegnante, nonché il membro di una gang che vi vuole morti. Cos’è tutta ‘sta confidenza?

Non sto a riportare nient’altro, il capitolo è tutto fuffa, anche un’inutile scena in cui Ombretta e Justin vanno da Dunkin Donuts e incontrano Nathaniel. Quello dovrebbe essere un momento di tensione, invece c’è un ridicolo scambio di messaggini e poi un paio di minacce a vuoto.

Siamo al capitolo trentadue, Hope torna a casa e scopre che è andata a fuoco. Sua madre è viva, ma dovrà andare in ospedale, quindi letteralmente dal nulla (dico sul serio… appare dal nulla) arriva Tris che le offre di andare a stare da lei e Justin finché sua madre non si rimette.

Avendo capito che sono stati i The Street a provocare l’incendio, Hopede indice subito una riunione al Capannone Abbandonato™ solo per dire loro che al ballo gliela faranno pagare. Considerando che già progettavano di combattere contro i The Street al ballo, mentre questi hanno finalmente fatto qualcosa di criminale prima di quella data, sarebbe più logico una rappresaglia immediata… ma vabe’, loro sono criminali esperti, sanno meglio di me come si fa.

Il resto del capitolo lo salto. È fuffa.

Abby (entrando dopo aver sfondato la parete): – Ellie! Ti ammazzo! –

Ellie (puntandole contro la pistola): – Non se prima ti ammazzo io! –

Abby (idem): – Ma io ti sparerò per prima! –

Ellie: – Sono troppo psicopatica perché tu possa impressionarmi! –

Abby: – Ahahaha, credi di farmi paura? Dov’è piuttosto quel bastardo? –

Joel (nascosto sotto al tappeto ma coi piedi che sporgono): – Qui non mi troverà mai! –

Shade: – Brave, avete riassunto il senso… –

Cthulhu (trascinandosi dietro un secchio di malta, avvilito) – Tknyyy…- (Uffa…)

Siamo arrivati al trentatré, che è altrettanto fuffoso. Hope e Justin sono sul punto di fare sesso, ma si fermano per far rosicare le lettrici.

Nella seconda metà Hope ha un appuntamento con Nathaniel, ma prima di arrivare incrocia un certo Harry…

Piton: – Cento punti in meno a Grifondoro.-

Shade: – No, non “Potter”… non ti triggherare a caso, Severus!-

… dicevo, incrocia un certo Harry, anche lui membro dei The Street, che la mette in guardia su Nathaniel:

“É armato, e non ha buone intenzioni.” […]

Ma dai? Davvero? Non ci sarei mai arrivato da solo!

“Io non sono come loro. Non sto dalla loro parte. Ti spiegherò perché, ma più avanti. Ora vai, e fai attenzione Shade.” Mi abbracciò velocemente e mi spinse all’interno della via, sicura che luo fosse qualche passo dietro di me.

Considerando che l’avvertimento è perfettamente inutile, dato che letteralmente chiunque avrebbe potuto immaginare una cosa del genere, tanto valeva dirci subito chi fosse questo Harry e spiegarci perché ha rischiato la vita tradendo i The Street… ma vabe’, procediamo.

Segue l’incontro con Nathaniel, Ethan e un altro paio di Scagnozzi Generici™ che serve solo a sparare altre inutili minacce a vuoto, poi Harry accompagna in macchina Hope fino a casa, così da spiegarle “un po’ di cose”.

Tali cose le verranno spiegate nel capitolo trentaquattro.

“Perché mi stai aiutando?” Gli chiesi in cerca di risposte.

“Perché é giusto così.” Distolse lo sguardo.

“Non é una risposta.” Affermai decisa.

Conoscevo questo ragazzo da poco, e già avevo capito che c’era qualcosa di più importante sotto quelle parole.

Lo conosci da poco? Diciamo pure che lo hai incontrato adesso! Magari ti sta raggirando per dare un vantaggio al suo capo!

Si rigirò verso di me, piantando i suoi occhi nei miei. Non erano più di quel verde/azzurro di prima. No, ora erano scuri, cupi e coperti da sentimenti completamente negativi.

Tristezza, odio e vendetta, ecco cos’erano quei sentimenti.

Ma dai! Il Coglionegan! E lo possiede qualcuno che non è il protagonista maschile! Deve essere un Bedboy! Magari un Potenziale, tipo le Cacciatrici di Buffy!

[…]“Due anni e mezzo fa, quel bastardo infame, senza cuore di Nathaniel, ha violentato mia sorella…” Si fermò qualche secondo, interrotto da una lacrima che gli solcava il viso. “Le ha fatto talmente tanto male psicologicamente, da indurla al suicidio…” Strinse la presa sul volante.

[…]

“Ho aspettato troppo, e ora é il momento della mia vendetta.” Strinse i denti fissando di nuovo gli occhi nei miei.

Per un attimo, avevo pensato che fosse tutto un piano di Nathaniel per ingannarmi, ma gli occhi di quel ragazzo, così pieni di sentimenti… mi avevano fatto capire che era sincero.

Lo conosci da due petosecondi netti! Cosa ne sai, tu? Magari è sociopatico, e sta solamente raccontando una storia per raggirarti!

“E ho bisogno di te. Devi aiutarmi. Sei l’unica persona in grado di batterlo.” Mi prese la mano.

“Spero solo che tu riesca a fidarti di me.” Concluse con un sospiro prima di spostare lo sguardo.

“Perché adesso? Sono passati più di due anni, perché hai aspettato così tanto?” Cercai di dargli conforto, accarezzandogli la mano.

“Perché non ne ho mai avuto il coraggio. E tu sei la mia unica possibilità.” Disse in fine, con un tono disperato.

Alla fine dei conti, tralasciando ‘sta cosa che Hopede si fida totalmente a caso di un estraneo che appartiene alla banda di un suo nemico che la vuole morta, la storia non è del tutto assurda. Tuttavia, stando a quello che so sulle gang, coloro che ne fanno parte, per quanto violenti possano essere nei confronti degli altri, generalmente non toccano i membri della loro comunità, e in particolare i parenti dei loro affiliati.

Torno a citare i Latin Kings, una delle gang più grandi e più potenti degli Stati Uniti, che hanno del territorio anche a New York (oltre che altre città). Sono una delle gang più potenti e più grandi del mondo, con una struttura gerarchica e organizzativa che farebbe invidia al governo Americano.

Vi risparmio i dettagli e vi parlo della disciplina: a quanto mi risulta facendo ricerche, se un membro della gang ritiene che un altro membro abbia violato il regolamento in qualche modo (e sono piuttosto sicuro che violentare la sorella di un membro sia eccome una violazione…) allora si avvia un procedimento disciplinare presentando un vero e proprio modulo, manco fossimo allo sportello delle tasse.

Ed è pure bello dettagliato, eh… non ne so molto, ma include un sacco di informazioni diverse relative all’accusa in questione, incluse altre persone presenti e testimoni. Se l’accusato viene ritenuto colpevole durante l’udienza della Corona (praticamente la fazione più alta dei Latin Kings) la sanzione varia a seconda della gravità del reato, e può essere non corporale o corporale. Tra queste ultime c’è pure la morte.

Ora, io non pretendo che tutte le gang al mondo abbiamo la struttura e la disciplina dei Latin Kings, ma non credo proprio che sia permesso violentare impunemente i membri della propria comunità, in particolare le sorelle degli altri membri.

Chiusa parentesi, andiamo avanti.

Ascoltata questa storia, Ombretta dà appuntamento per le quindici a Harry…

Piton: – Cento punti in meno a grifondoro.-

Shade: – Oh, Severus, hai rotto!-

… e va a riposare. Ovviamente a casa di Justin, ricordiamo che sua madre è in ospedale.

Saltiamo il resto del capitolo.

Siamo al trentacinque e saltiamo la fuffa: Harry chiama Hopede mentre questa è in bagno e a prendere la chiamata è Justin, che immediatamente parte in quinta e s’ingelosisce. Scenetta di gelosia a suon di “chi è questo qui” eccetera, e finisce con Justin che pretende di farle telefonare tenendo attivo il vivavoce così che possa sentire anche lui.

Bimbo, tu hai dei problemi…

Ma poi, Hope non è il capobanda? Non può dire la verità? Non può sfanculare Justin e dirgli che può avere tutti gli amici uomini che vuole? Io non posso smettere di leggere ‘sta cagata e andare a drogarmi, che è un passatempo più sano?

Passiamo oltre.

Har… (guardando preoccupato Severus) il tizio dell’altra gang… ha chiamato per dire che i The Street hanno trovato altre cinque persone, e ora quanto a numeri sono pari. L’unico loro vantaggio è che questo qui è segretamente dalla loro parte.

Cthulhu: – Tne’yb rnh’ka l’hank ubr?- (Quindi è solo questione di numeri?)

Ellie: – Certo che no. Joel e io ci siamo intrufolati in migliaia di fortezze di predoni e nidi di infetti. Eravamo da soli o al massimo in due o tre contro decine, a volte centinaia di avversari. Il fatto che siano pari in numero, o anche con una o due persone in più, non fa alcuna differenza. Quello che conta non è avere tanti membri della banda, ma avere gente capace e un buon equipaggiamento. Se volessi potrei darvi una dimostrazione anche adesso.-

Si abbassa per evitare delle bolas che distruggono una lampada.

Shade: – Prima finisci questa cosa con Abby… o almeno invitala a bere qualcosa, così magari si calma un po’. Gaia può offrirle un buon drink.-

Gaia: (pulendo un bicchiere con un panno) – Miao!- (un’altra palla da golf distrugge una bottiglia di vodka)

Ad ogni modo, Hope decide (finalmente) di spiegare a Justin chi è Harry (Cthulhu sta placcando Piton per tenerlo buono), malgrado quest’ultimo continui a fare scenate di gelosia degne del peggiore dei teen drama.

Saltiamo altra fuffa (incluso un lunghissimo e inutile pezzo in cui Hope, con l’aiuto di Tris e di un’altra Amica Generica™, si prepara per il ballo), pezzo che arriva fino alla fine del capitolo.

Il trentasei si apre dal punto di vista di Justino El Biebero, che insieme “agli altri” (chi siano di preciso non lo so) sta aspettando Hope e le altre due, così da andare a quel dannato ballo dove finalmente combatteranno contro i The Street e questa ridicola pantomima finirà.

Farei notare un dettaglino insignificante: Tris è la sorella di Justine andrà al ballo. Lui sa che combatteranno, lei sa che combatteranno. Voleranno pallottole, ci sarà sangue, gente che muore, molti saranno in pericolo di vita. Al di là delle altre potenziali vittime collaterali, al di là del fatto che le gang si combattono in mezzo alla strada, e non ai balli scolastici, dato che non siamo in un musical, a Justin non dà fastidio l’idea che sua sorella possa finire nel fuoco incrociato?

No, eh? Mi sa di no…

Saltiamo tutto quanto, è fuffoso e inutile. Capitolo trentasette.

Anzi, trentasette parte uno. Sì, l’autrice l’ha diviso in due parti.

Hope, Justin e gli altri sono fuori dalla palestra, e poco dopo arrivano i The Street. Cole sta per estrarre la pistola, ma…

“Frena!” Gridai.

Justin, accanto a me, mi diede una gomitata e sussurrò: “Ma che cazzo fai?”

Lo ignorai e mi rivolsi nuovamente a Nathaniel. “Loro non centrano nulla. La faccenda riguarda solo me e te. Quindi, perché non lo facciamo alla vecchia maniera?” Suggerii. “É me che vuoi, no?” Inarcai un sopracciglio.

Scoppiò in una fragorosa ristata inquietante e annuì. “Per me va bene… ma ti avviso, sarà dura.”

“Corpo a corpo.” […]

Insomma, tutta la cosa della guerra tra gang, la preparazione, le due palle che mi hanno fatto con la cosa che stavano per combattersi, rimandando ogni singolo momento in cui avrebbero potuto scontrarsi fino a dopo il ballo… si risolve con una scazzottata tra Hope e Nathaniel.

Mi ricorda l’ultima parte di Twilight, questa cosa…

Insomma, i due iniziano a darsele e finisce il capitolo. O meglio, la sua prima parte.

La seconda parte del capitolo trentasette si apre con un paragrafo (uno solo) in cui questi due combattono e ovviamente vince Ombretta, che sviene per la fatica subito dopo.

Se fosse durato tipo tutto il capitolo o quantomeno la maggior parte, come sarebbe normale per un vero combattimento da cui dipendono le sorti di tutti (sì, vabe’, di tutti…), avrei anche capito. Questi però se le sono date per sì e no due minuti. Persino io che non sono un picchiatore e non faccio arti marziali ormai da un po’ reggo di più.

fanwriter91: – Sì, ma tu mica miri a uccidere l’avversario, loro avranno sicuramente usato una serie di colpi proibiti mirati ai punti vitali! –

Shade: – Beh, sappi che non lo hanno fatto nemmeno loro. Si sono solo dati un paio di pugni.-

Ellie (sbattendo una Finestra Indistruttibile Non Economica in testa a Abby): – Figata! Ah, comunque ho vinto. –

Shade: – Ehm… non la uccidi? –

Ellie: – No, sennò la storia finisce. –

Saltando una discreta quantità di fuffa, il giorno dopo Hope incontra della gente nuova:

Restai abbastanza stupita quando non vidi solamente i ragazzi della mia gang.

Uomini adulti, più o meno della stessa età di mio padre, parlavano tra loro giocando a carte intorno a un tavolo.

[…]

“Ieri sera,” iniziò Cole. “mentre eri concentrata a picchiare Nathaniel, loro,” continuò indicando gli uomini, che mi sorrisero gentilmente a mo’ di saluto. “hanno colpito alle spalle i The Street.”

“Già… siamo gli ex Demons Murderers.” Ridacchiò uno di loro. “Sono Jeremy Bieber, il padre di Justin.” Si presentò l’uomo.

“Oh…” Suusrrai senza parole.

“Li hanno fatti fuori tutti, dal primo all’ultimo, senza fare il minimo rumore. Nathaniel non si é accorto assolutamente di niente mentre lottavate.” Disse Anthony.

…………….

E non potevate pensarci fin dall’inizio? E poi, chi li ha chiamati? Justin? Quando lo ha fatto? O è stato Brock? E poi, davvero sono riusciti a mettere su un’azione da commando senza che nessuno lo notasse? I The Street si sono fatti battere così, senza rendersi conto di nulla? Ma che schifo di criminali sono?

Evgenij:- So che non si tratta del dettaglio più rilevante, ma vorrei far notare che ora il nome della banda è diventato “Demons Murderers”: ancora sbagliato, ma vicino alla mia idea di quella che doveva essere la versione corretta! Avevo ragione! E l’autrice non sapeva l’inglese, ovvio.-

Il resto del capitolo è fuffoso, quindi lo possiamo saltare. Arriviamo al trentotto. È il penultimo, teniamo duro.

Anche perché non ce ne frega niente. I due protagonisti si dichiarano semplicemente amore, non c’è nulla di rilevante.

Arriviamo così all’ultimo, il trentanove.

Come ci dice subito la headline sono passati tre mesi (ho voglia di spararmi), e Tris e Tony si sono messi insieme con la stessa logica con cui Toriyama ha accoppiato Bulma e Vegeta (o con cui Oda ha accoppiato Baby 5 e Sai), tanto che lei adesso è pure incinta.

Incinta del tizio che ha rapito la madre della sua migliore amica per ricattarla in cambio di sesso, ricordiamolo.

Anche Harry, che è venuto fuori essere gay, si è messo con Cole, mentre Brock si sta rimettendo con la madre senza nome di Hopede, e ora è la vigilia di Natale:

“Shade, Justin! A tavola!” Gridò mio padre dal piano di sotto.

Era la vigilia di natale e tutti i BlackJacks erano qui per festeggiare come una famiglia.

Beh, si… una famiglia un po’ allargata ma pur sempre una famiglia.

Già, un’allegra famigliola di assassini.

Segue solo fuffa. E così finisce la storia.

Eee… ce l’ho fatta!

Che dire… una discreta miniera di cretinate.

L’autrice, chiaramente, non ha la minima idea di come funzioni il mondo criminale, di come siano strutturate le gang e di come si comportino i loro membri. Ha creato un teen drama strapieno di turbe adolescenziali e ha creduto di poterlo infilare in un contesto di guerra tra bande, ma ha solo fatto un casino dietro l’altro, senza capo né coda né senso, con personaggi che hanno reazioni totalmente inadeguate alla situazione, senza contare che l’intera parte sulla criminalità era più irrazionale della radice quadrata di due.

C’è poi il fatto che Justin, una celebrità reale, interpreta un criminale, cosa che va contro ogni regolamento, e che la sua storia con Hope sia trattata come una grande vicenda amorosa, con le loro attività illegali fatte passare per una cosa praticamente di tutti i giorni e che è anzi la normalità, a cui non si deve badare perché (come ci insegna la logica di Adriana v.) “non voglio giustificare un omicidio MA in strada funziona così”.

Anche la parte in cui Cole ammette di essere gay e Hope se ne esce con la cosa che di solito gli omosessuali sono più “effemminati”… quella è una grave mancanza di rispetto verso una comunità intera. Vero che nelle gang di solito chi è gay non è ben visto (anzi, diciamo pure che se il membro di una gang facesse coming out lo ritroverebbero cadavere in seguito a un brutale pestaggio dopo venti minuti), ma qui si voleva trasmettere un messaggio di tolleranza che, invece, è andato totalmente a farsi benedire.

Voglio poi citare Chaz Capitan Inutile: qui raggiunge la massima espressione della sua funzione, dato che, come avete visto, viene citato una sola volta e poi non compare mai, in nemmeno un’occasione! Dio, è il personaggio più inutile dell’universo, non esiste paragone!

Beh, più o meno.

E non ci dimentichiamo, poi, la cosa più grave. L’insulto supremo. La massima offesa.

LA HOPE AVEVA IL MIO NOME!

Nessuna doccia laverà mai via lo sporco portato da quest’onta.

Beh, ad ogni modo ce l’ho fatta. Ho sconfitto un’altra ficcyna, e posso ritenermi soddisfatto.

Ora devo provvedere a sedare la guerriglia tra Abby ed Ellie, prima che degeneri ulteriormente.

Un saluto da me e dai miei assistenti Severus Piton…

Piton: – Ammirevole.-

… il Grande Antico Cthulhu…

Cthulhu: – Tbly n’khaa thns’jeh lkn’unb, tjn’ha…- (Dovrò riparare parecchi danni, temo…)

… la mia gatta Gaia…

Gaia: – Miao!-

… e, appunto, Ellie.

Ellie: (prendendo la mira con un fucile di precisione) -Maledizione, Abby è fuggita ed è tornata alla carica…uhm… forse da qui riesco a centrarla…-

A presto!

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